per insegnare non basta sapere. Ci vuole la capacità, che si impara, di costruire un ponte tra te e l'alunno. Questa capacità non è innata. Insegnanti non si nasce, si impara a esserlo giorno dopo giorno.
Ti dico anche come ho cambiato idea: prima la pensavo esattamente come te.
Un giorno ho detto a una classe che una certa idea era accattivante. Poi ho parlato parlato parlato. E notavo facce smarrite. A un certo punto una ha detto: "prof, ma perché ha detto che quell'idea era cattiva?"
Un'altra volta ho detto "ovvero" e ho subito avvertito che loro non avevano capito il significato della parola.
Così ho compreso che per farmi capire devo sapere a chi sto parlando e devo anche immaginare che non mi capiscano. Inoltre devo controllare che l'impressione cha abbiano capito corrisponda al vero. E che tutti abbiano capito, non solo il primo che dice "sì, ho capito" (quello bravo, in genere).
Altra considerazione. Quando ti dicono: "prof, ma a che serve?" Non vogliono veramente sapere a cosa serve. Più che altro hanno paura di non farcela, non hanno capito, pensano che non riusciranno, e si ritraggono, dietro una domanda. Le domande non sempre significano quello che appare. Così come certe reazioni, di nervosismo, di iperattività. A gestirle si impara.
Se insegnare è una capacità innata, imparare accade casualmente.
Chiamale tecniche, strategie, trovate... ma si imparano. Così come si impara a leggere l'esametro o a scrivere un testo coeso.
Quel ponte si costruisce studiando, approfondendo, sbattendo la testa con la didattica e le teorie dell'apprendimento.
P. S. All'università ho studiato solo letteratura, teoria della letteratura, linguistica generativa e chi più ne ha più ne metta, mi sono sempre rifiutata di fare didattica. Non ho mai studiato psicologia, non sono diplomata al magistrale, il dottorato l'ho fatto di filologia dantesca... per dire che naturalmente sarei portata ad altro tipo di studi...