venerdì 17 ottobre 2014

Scelte e bilanci



Superati i quarant'anni si è più inclini ai bilanci. 
Perché quando si ha tutto il futuro con le sue possibilità tutte aperte e le sliding doors sono ancora da varcare, si è convinti che ci sia ancora del tempo per portare a termine il compito che ci è dato in questa vita. 
Poi ti accorgi che molte delle porte aperte per forza di cose si sono chiuse: hai fatto una scelta universitaria e non un'altra, l'altra di fatto l'hai accantonata per sempre; hai sposato una persona; hai avuto uno o più figli e non credi che ne avrai altri; hai un lavoro, lo hai anche cambiato, ma ora hai definitivamente quello.
E così ti ritrovi ad avere acquisito quasi senza accorgertene l'attitudine a rimandare a un altro momento quello che veramente importa: il week end, la vacanza, l'anno prossimo... fino a un tempo indefinito e vago che ha la caratteristica peculiare di non arrivare mai.
Ma i quarant'anni sono già arrivati. E li hai anche passati! Non è più tempo di rimandare, di tirarti fuori dalle circostanze per aspettare un futuro indefinito.
È ora di starci dentro alle circostanze, di viverle fino in fondo, di dare ed esprimere se stessi, senza avarizia.
Anche perché rispetto alla promettente aspettativa della gioventù il passo verso la delusione è breve. E là è tutta una pura questione di scelta: percorro la strada che ho scelto (e/o che il destino ha scelto) o continuo a lamentarmi?

domenica 12 ottobre 2014

Istantanee da Napoli



Ho avuto l'occasione per lavoro di trovarmi a Napoli per tre giorni e così tra la cerimonia finale del settennio del Piano Operativo Nazionale 2007-13 e gli eventi di Tre giorni per la scuola ho fatto delle belle passeggiate alla riscoperta di una città che avevo già visitato qualche anno fa, riportando a casa una piacevole sorpresa.

Perché Napoli racchiude mille volti diversi: è una città di mare e di panoramiche colline, è maestosa come una capitale ma se giri la testa scorgi vicoli impenetrabili dalla luce, è ricca di storia e di carattere, le persone sono aperte e immediatamente simpatiche, ha una triste fama di città pericolosa ma le gioiellerie non sono blindate, tutto ti parla di bellezza ma anche di sperpero, di arte ma anche di incuria. 



In certi angoli sembra Roma, in altri viali Milano, in certi scorci Barcellona e in altri ancora una qualsiasi periferia degradata. Se non l'avete mai visitata, ve la consiglio vivamente. conto già di ritornarci al più presto.

Napoli è anche (o soprattutto) un'esperienza del gusto e dello sguardo. I dolci fenomenali, i colori, i cornetti in tutte le salse, i ciondoli tradizionali, le statuine e i presepi più pittoreschi...


... la pizza! Non c'è pizza più emozionante di quella gustata su spartani tavoli di marmo da Michele sulla Forcella. Solo due tipi: margherita (con variante doppia mozzarella, la pizza in primo piano... la mia!) e marinara. Poca scelta anche alle bevande, ma con una fila di almeno mezzora e 7 € al massimo esci ampiamente soddisfatto:




venerdì 10 ottobre 2014

#10libri per i venerdì del libro (4)

Non devo faticare per ricordare gli ultimi dieci anni di letture, perché molte di esse le ho recensite su questo blog che accompagna le mie vicende dal 2007. Quindi ecco a voi la mia quarta lista di 10 libri che hanno fatto da pietra miliare per il mio percorso di formazione:

1) Milena, l'amica di Kafka, la forza di una donna nello sfacelo del campo di concentramento.
2) La sposa normanna di Carla Maria Russo, la forza di una donna, madre di Federico II, in un mondo dominato dalle beghe di corte.
3) Strane creature di Tracy Chevalier, la forza di una donna in un mondo colmo di pregiudizi.
4 ) La luce sugli oceani di M. Stedman, misterioso pseudonimo. Storia di colpe, maternità negate, riscatti, perché il bene e il male a volte convivono nella stessa circostanza.
 5) Century Saga di Ken Follett. Ho letto La caduta dei giganti e L'inverno del mondo. Non vedo l'ora di cominciare l'ultimo volume:



6) I diari di Etty Hillesum. la fede e la fiducia nel positivo di una donna ebrea nella disumanità di un'epoca segnata dalle persecuzioni razziali.
7) La sorella di Mozart di Rita Charbonnier. Una donna all'ombra di un fratello più famoso.
8) Le arance di Dubai, di Cristina Costa: la visione di una Sicilia venduta agli Arabi.
9) Vargas F., Piccolo trattato sulle verità dell'esistenza, perché a volte piccoli rimedi risolvono grandi problemi. Ma devo dire che senza i gialli del commissario Adamsberg non lo avrei notato.
10) Stoner di J. E. Williams: l'ultimo libro che ho letto. Consigliatissimo.

martedì 7 ottobre 2014

#sentinelleinpiedi

Si può non essere d'accordo con qualcosa? Si può ancora dirlo in Italia?

Ebbene, penso che sia accettabile il modello tedesco dell'«Eingetragene Lebenspartnerschaft», che non equipara a tutti gli effetti la convivenza tra persone dello stesso sesso al matrimonio, ma applica ai conviventi disposizioni analoghe a quelle contenute nel codice civile tedesco per la disciplina del matrimonio. La legge assicura per esempio pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo ed assistenziale, e conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza. Inoltre, in caso di morte di uno dei partner, al convivente sono attribuiti i diritti successori, come la pensione di reversibilità, il diritto a subentrare nell'affitto e l'obbligo di soddisfare i debiti contratti dalla coppia. La legge tedesca non riconosce ai conviventi il diritto di adozione congiunta.

Ma non sono d'accordo con molte delle rivendicazioni LGBT. Non sono d'accordo per esempio con le adozioni da parte di coppie gay né con l'educazione pro-gender nelle scuole.
E non mi piace un paese in cui manifestare questo silenziosamente suscita tante reazioni indignate (il sedicente intellettuale Saviano ha parlato di violenza culturale inaudita) o violente (e non mi accetto neanche che qualcuno di fronte alle aggressioni, queste sì inaudite, si sia preoccupato solo di far notare che fossero state una pubblicità per i manifestanti). Molti hanno già preso le distanze, mi pare davvero significativo lo stato qui di seguito:


domenica 5 ottobre 2014

Teacher's Day 2014


Giornata Internazionale dell'Insegnante: navigando sul web ho notato che viene celebrata in tutto il mondo eccetto che in Italia. Perché? Azzardo un'ipotesi: al di là delle figure ormai mitologiche del maestro Manzi e dei maestri di campagna, negli ultimi anni la figura dell'insegnante si è ridotta allo stereotipo delle serie TV quando non all'ingrata e triste descrizione di alcuni film, come Il rosso e il blu. 
La vulgata ci trasmette l'immagine di una professione di ripiego, iperfemminilizzata, in cui fondamentalmente si tira a campare. 
Del resto, lavorando nel mondo della scuola non si fatica molto trovare esempi di questa tipologia di docente. Non tutti sono così, è vero, ma in chi ha a che fare con il mondo scolastico da utente, è diffusa l'esigenza, espressa in modo più o meno consono all'ambiente, di un insegnante in grado di prendersi in carico le difficoltà di ogni allievo e non solo dei bravi, di rinnovarsi per stare al passo con i tempi e di saper appassionare la classe. 
Un insegnante che si metta in gioco, che sappia ribaltare le proprie abitudini didattiche e che di fronte a un alunno refrattario non dica per prima cosa una serie di ovvietà che lasciano il tempo che trovano: non si applica, non fa i compiti a casa, ha i genitori separati, in famiglia non è seguito...
Mi trovo a ripeterlo spesso quando presiedo consigli di classe: "ok, questa è la diagnosi... per la cura?". Non basta denunciare superficialmente il problema. Occorre andare a fondo di esso, capirne le reali motivazioni e poi offrire ai genitori e all'alunno stesso gli strumenti per uscirne. Altrimenti la scuola non farà altro che fotografare e confermare le differenze socio-culturali tra gli studenti, rinunciando ad agire su di esse. 
Tristissima un'immagine che mi è stata da poco riferita: davanti al caso di una studentessa di medio calibro, bravina si direbbe, una docente insoddisfatta ha raccontato di aver incontrato la madre e di aver capito perché l'alunna non avesse speranza. Non ha speranza - ha detto in modo lapidario. Proviene da un certo quartiere, abita in una certa via, la madre è quello che è, cosa volete di più da lei? 
Lo dico proprio chiaramente: questo tipo di insegnante- diffuso, diffusissimo - non merita alcuna celebrazione.



venerdì 3 ottobre 2014

#10libri per i venerdì del libro (3)

Dai venticinque ai trentacinque ho letto di tutto. Ho spaziato per la narrativa straniera, italiana contemporanea, per i best sellers, per la letteratura rosa e minore; ho ricominciato per lavoro a leggere libri per ragazzi, alcuni dei quali hanno arricchito la mia vita di giovane "signora". E quindi la scelta è difficilissima, ma ecco altri 10 pietre miliari della mia vita, non di bambina o adolescente, ma di adulta:

1) Kristin figlia di Lavrans. Non ne parlo ora perché ne ho già parlato qui. La sua autrice è stata Premio Nobel per la letteratura.


2) Morte dov'è la tua vittoria? (storia di Laura, a tinte forti, ma pieno di speranza)


3) Corpi e anime, di Van der Meersch (storia di medici, di dolori, di speranze e di malattie, di amore ed eroismo quotidiano)

4) Il signore degli anelli, approfittando di un riposo forzato, divorato in un fiato, nonostante la mole

5) Le Cronache di Narnia, Il nipote del mago (per le mirabili pagine de La fondazione di Narnia, nuova Genesi)

6) Eldest di Ch. Paolini

7) Harry Potter

8) Astrid Lindgreen, Vacanze all'isola dei gabbiani



9) La casa degli spiriti che mi ha aperto il mondo della letteratura femminile sudamericana

10) I pilastri della terra, che mi ha aperto il mondo di Ken Follett

mercoledì 1 ottobre 2014

Lo Stato dov'è?



A più di un anno di distanza dalla mia nomina a Dirigente Scolastico mi ritrovo a sentirmi come don Chisciotte che lottava contro i mulini a vento.
La giungla delle normative, delle leggi e leggine tutto sommato con i dovuti studio e applicazione si affronta.
Anche la contraddizione tra le norme tutto sommato si affronta: sono pochi casi, certo delicati, ma una soluzione si trova.
Ma lo scarica-barile tra le istituzioni, la sordità degli uffici, l'indifferenza degli enti locali... questo no.
Scrivi, segnali, ribadisci, riproponi, riscrivi. Telefoni, perdi la pazienza, ma dall'altra parte niente.
O meglio, quando trovi un tizio dotato di buona volontà a volte se ne viene a capo. Ma ci sono settori completamente lasciati a se stessi. Da una parte hai il docente che ti porta le sue giuste lamentele sulla finestra rotta, la serranda bloccata, la pittura scrostata. O il genitore che chiede un servizio più efficiente. Dall'altra hai un Comune o una Provincia che non ti risponde.
Hai la sensazione di non avere uno Stato alle spalle, che anzi lo Stato ti butti in prima linea senza darti gli strumenti adeguati.
Davvero c'è qualcosa di inceppato in questo Paese. E siamo talmente abituati all'inefficienza, che abbiamo imparato a non alzare più la voce, a non denunciare più e a ricorrere al fai da te e all'arte di arrangiarsi.
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