giovedì 8 dicembre 2016

Latte nero e Istanbul

"L'aria è cristallina e il cielo è blu, solcato da nuvole rosa che si spostano verso le colline più in là. Istanbul sembra pulita e ringiovanita, come una giovane sposa appena uscita dall'hammam". Con queste parole Elif Shafak, una delle mie scrittrici preferite, descrive la sua splendida città che ho avuto la fortuna di visitare nel 2015.


Una città dal passato millenario, paragonabile forse solo a Roma per ricchezza di monumenti e di storia.


Della Shafak ho letto quasi tutto e tra i sui romanzi questo è un po' sui generis: autobiografico e surreale, narra la complessità del diventare madri.
"Non ci sono coincidenze nell'universo, solo segni. Li vedi?", con questa frase che immaginerete sottolineata a matita, vi invito alla conoscenza delle sue opere.

martedì 8 dicembre 2015

Ogni mattina a Jenin


 "I palestinesi avevano pagato il prezzo dell'Olocausto ebreo. Gli ebrei avevano ucciso la famiglia di mia madre perché i tedeschi avevano ucciso quella di Jolanta": la storia della terra palestinese sembra essere il frutto di un perpetuarsi di errori e ingiustizie che vengono da molto lontano e che intrecciano famiglie, vicini, conoscenti in un groviglio di sangue e vendetta. Improvvisamente quella che era una terra dimenticata dai più diventa, dopo la Seconda Guerra mondiale, il prezzo di un impossibile risarcimento, quello dovuto agli ebrei dopo il nazismo. E così da ingiustizia nasce ingiustizia: gli arabi residenti vengono espropriati dai nuovi profughi e trasferiti in campi in cui i diritti umani vengono cancellati.
La storia del popolo palestinese viene raccontata attraverso le vicende di una famiglia e di un villaggio, Jenin: "una casa, una fattoria, un villaggio alla volta. demoliti, confiscati, rasi al suolo - un'incessante appropriazione della terra palestinese, 'imperialismo al millimetro', lo chiamava Haji Salim".
Una famiglia segnata dai lutti, dalle contraddizioni e dalle atrocità, eppure una famiglia. Un libro duro ma appassionante. Apre un varco su una storia taciuta e dimenticata e per questo andrebbe letto a scuola, accanto a quelli che raccontano l'Olocausto e che invece il mainstream ci restituisce amplificati.

domenica 8 novembre 2015

Il giardino delle nebbie notturne


Ho da poco finito Il giardino delle nebbie notturne, romanzo ambientato in Malesia durante la seconda guerra mondiale. Al centro l'egemonia giapponese nel sud est asiatico e il relativo dramma delle colonie abbandonate dalla madrepatria inglese. La protagonista, Yun Ling è proprio una reduce di un campo di prigionia giapponese nel quale ha perso la sorella. Alla memoria di questa, Yun Ling vuole dedicare un giardino tipico giapponese. Era il pensiero di un giardino visitato in Giappone a permettere alle due sorelle di distrarsi dalle angherie subite e di continuare a sognare una vita serena. 
Per realizzare questo progetto, Yun Ling si trasferisce nella tenuta malese di Majuba dove vive l'ex giardiniere dell'imperatore, Aritomo. Nel rapporto tra apprendista e maestro si scoprono le tradizioni dell'arte dei giardini in pietra, dei tatuaggi, del tè, della calligrafia, del tiro con l'arco e altre usanze nipponiche. 
Molto interessante l'odio-amore per il Giappone che vive nel cuore della protagonista. Un popolo, che storicamente può assumere il ruolo di persecutore, conserva comunque una sua dignità. Anche il singolo persecutore, in condizioni storiche mutate, può assumere un'altra luce: la protagonista, non a caso, dopo aver lasciato il campo, diventerà giudice e dedicherà la sua carriera a punire i crimini di guerra. Il perseguitato diventa quindi in un altro periodo storico il vendicatore. 
Nulla però restituirà la sorella a Yun Ling e giustizia fatta non le darà la pace.  Il vero nemico è dentro di lei ed è l'odio che non le dà requie: "Non lasciare che prenda il controllo della tua vita" - le dice Aritomo.
Consigliato per gli appassionati di storia, di cultura giapponese e di paesaggi del sud est asiatico.

Un libro, un viaggio: andare alla scoperta delle verdeggianti piantagioni del tè nelle Cameron Highlands.



(immagine da Zingarate)

lunedì 21 settembre 2015

M. e i 4 kg di pasta




Classe prima media. Il primo giorno la prof chiede a tutti di presentarsi e di rivolgere qualche parola alla classe. M., alunno Asperger (autismo ad alto funzionamento) alla sua docente di sostegno: "Io sono qua per imparare, non per perdere tempo".

Scuola è anche cominciare a conoscere un po' questi personaggi.
Lui dice sempre senza eccezione quello che pensa, senza riuscire a mentire e non accetta le convenzioni scolastiche, che risultano un po' stupide anche a te, dopo che lui le ha passate al vaglio. "Se una mamma compra un etto di prosciutto a €...., due vasetti di yogurt a €.... e 4 kg di pasta..." arrivato alla pasta chiude il quaderno e chiede: "Perché 4 kg? A che servono?". "Sarà la spesa della settimana" - dice la sua docente di sostegno. "Sono troppi anche per una settimana", la risposta.
Credo di aver trovato IL personaggio di quest'anno.
M. soffre il caldo che sfortunatamente ci attanaglia in questi primi giorni di scuola. Così, dopo aver scoperto che nella mia stanza ho l'aria condizionata, si siede di fronte a me alla mia scrivania e legge i racconti di E. A. Poe. 
"M., - gli dico - puoi venire qua quando vuoi, ma devi portarti qualcosa da fare, un libro da leggere o un compito da completare". "Ok", mi dice. Ogni tanto mentre io passo da una telefonata a un colloquio, da una cartaccia a una rogna, interrompe la lettura e mi esterna qualcuna delle sue considerazioni: oggi ha voluto avere chiarimenti sulle mie rassicurazioni del primo giorno di scuola sulla teoria gender.
Arriva la mamma e la prima cosa che le dice è "Mamma, mi trovo benissimo in questa scuola". Poi guarda la prof di sostegno e afferma perentorio: "Provo un grande affetto per te".
Prevedo ulteriori sviluppi.

venerdì 18 settembre 2015

La parrucchiera di Kabul per i venerdì del libro


A Deborah non era mai bastato essere solo un'estetista: "È un bel lavoro, ma io volevo trovare qualcosa che mi permettesse di contribuire a salvare il mondo". E non la trova in una vita perfetta, anzi. Proprio dal disastro della propria vita matrimoniale, la donna riesce a scorgere una via d'uscita nella missione da volontaria a Kabul, dove fonda una scuola per parrucchiere. Il salone di bellezza, infatti, è un luogo a parte, dove gli uomini non possono entrare (le donne non possono essere viste senza velo) e dove ci si può esprimere in libertà. Non solo. Il mestiere di parrucchiera è proprio un lavoro adatto per la donna afghana, costretta a vivere sotto la protezione di un uomo, che sia il padre o il marito o tutt'al più un parente stretto. E invece, acconciando capigliature e truccando spose, la donna può guadagnarsi da vivere senza correre il rischio di essere importunata o tacciata di chissà quali immondezze.
L'istinto avrebbe portato Deborah a un'azione di forza per infrangere quelle barricate dietro le quali le donne erano costrette a muoversi come fantasmi, nascosti alla vista dal burqa. Ma "la cultura muta molto più lentamente dei sogni" e cercare di accelerare il processo di cambiamento può fare più danni che altro.
Un libro che apre un mondo, quello di un paese sofferente, che vive nei drammi e negli occhi di donne profonde, capaci di vera amicizia e di forti sentimenti.

lunedì 14 settembre 2015

Viaggio in Turchia: impressioni di Istanbul

Istanbul è davvero tutto e il contrario di tutto: è una città sul mare, ma è anche una città d'arte. È antica ed è moderna. Porta in sé le contraddizioni di una città orientale mescolata una metropoli di stampo europeo. Del resto, è risaputo, è posta tra Europa e Asia. Per me è stata una scoperta continua e vorrei rendervi partecipi delle mie impressioni.

Istanbul è sul Bosforo, anzi direi che lo avvolge come con un bambino recalcitrante: lo Stretto tra Mar di Marmara e Mar Nero è stato infatti dichiarato "acque internazionali" per evitare ala Turchia di essere coinvolta nella responsabilità sul passaggio di merci, armi, navi da guerra. Perché da qui passa veramente il mondo, aspettando i turni di sei ore dei sensi unici alternati:


Vedi il Bosforo da tutte le angolazioni e ognuna è diversa dall'altra, ti sembra sempre diverso anche tra uno scatto e l'altro, per la luce e per il continuo movimento delle navi. Osservi le due sponde di Istanbul divise e collegate dallo Stretto: per viaggiare dall'Europa all'Asia si passa nel Bosforo (tramite traghetti), sul Bosforo (i ponti sono tre e un altro è in costruzione) e sotto il Bosforo (con al nuovissima linea metro Marmaray). La crociera è un'altra bella avventura da vivere, tra moschee, palazzi e villaggi di pescatori non ti stanchi mai di guardare:


A Istanbul è suggestivo anche camminare sulla terraferma, però: ogni quartiere, ogni svolta, ogni salita e ogni discesa riservano una sorpresa ispirandoti l'inquadratura di una foto.


Il tratto di mare che divide la parte antica dalla parte moderna, il Corno d'Oro (foto sopra sulla sx), è un antico estuario ma in realtà è un fiordo visto che a prevalere è l'acqua salta del mare. 
Qualche indicazione pratica solo per una perlustrazione sommaria:
- la topografia di Istanbul, complicata a spiegarsi a parole, è visivamente semplice


Sotto: Mar di Marmara e Sultanahmet, parte antica. Poi il Corno d'oro che divide Sultanahmet da Beyoglu, la cosiddetta parte moderna, ricca anch'essa comunque di testimonianze storiche. Al di là del Bosforo sulla destra la sponda asiatica (Uskudar, Kadiloy...). Proseguendo verso l'alto sul Bosforo si arriva al mar Nero. La vista del Corno d'oro della foto è presa da Eyup, in alto alla fine del Corno. Tutto chiaro?

- cosa non perdere? I minareti di Santa Sofia contrapposti a quelli della Moschea Blu, le moschee più piccole e meno famose, l'atmosfera surreale della Cisterna Basilica, i parchi (del Topkapi e di Gulhane), i mercati (Grand Bazar, Bazar delle Spezie, il mercato di Uskudar, arata Bazar), il cibo da strada (pannocchie bollite e poi arrostite, le ciambelle di pane col sesamo, il panino con lo sgombro arrostito a Eminonu, il classico kebap -si dice così- da asporto e lo yogurt denso con il miele). E poi passeggiare: non ci si può perdere visto che certi monumenti sono visibili anche da lontano e aiutano a orientarsi.

venerdì 11 settembre 2015

Avevano spento anche la luna per i venerdì del libro



Una storia impressionante quella dei popoli baltici deportati da Stalin in Siberia, anzi nell'Artide, sul mare di Laptev. E il libro che la racconta, Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys, andrebbe conosciuto e letto in tutte le scuole: "Parlatene. Queste tre minuscole nazioni (Lituania, Lettonia, Estonia) ci hanno insegnato che l'amore è l'esercito più potente. Che sia l'amore per un amico, amore per la patria, amore per Dio o anche amore per il nemico, in ogni caso l'amore ci rivela la natura davvero miracolosa dello spirito umano" .
La misconosciuta tragedia accomuna le tre piccole nazioni baltiche, terre contese tra il blocco sovietico e la Germania nazista durante gli anni della Seconda guerra mondiale e oltre. In quell'oltre, fatto di un regime che impose il silenzio agli occhi del mondo occidentale, sta tutto il dramma di decenni di sopportazione che al momento della caduta del muro di Berlino, miracolosamente non sfociarono nella vendetta ma nel desiderio della tanto agognata pace. "Nel 1991, dopo cinquant'anni di brutale occupazione, i tre paesi baltici hanno riconquistato l'indipendenza, in maniera pacifica e con dignità. Hanno scelto la speranza e non l'odio e hanno dimostrato al mondo che anche alla fine della notte più buia c'è la luce".
Il libro racconta la deportazione sul Mare Artico dal punto di vista di una ragazzina e della sua famiglia: il racconto vi coinvolgerà, sentirete la loro fame, il freddo e riuscirete perfino a percepire la paura e lo sconcerto per le efferatezze delle guardie sovietiche. Ma vale la pena inoltrarsi in quel territorio glaciale per sondare ancora una volta gli abissi dell'animo umano e della storia.
Un libro, un viaggio: mi riprometto di fare prima o poi un viaggio tra le capitali e le cittadine dei paesi baltici, come un omaggio alle vittime di questa silenziosa persecuzione.
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