venerdì 16 novembre 2007

Dialogare davvero significa essere disposti a cambiare idea

Vi è mai capitato di parlare con qualcuno che la pensa in modo diverso da voi e di percepire con chiarezza che questa persona non prende neanche lontanamente in considerazione il fatto che potrebbe avere torto, almeno in parte, e che voi potreste avere ragione?
Se vi è capitato, conoscerete anche la sensazione che deriva da un simile incontro: ci diciamo che non vale la pena parlare e che eviteremo in futuro altri scambi con un interlocutore tanto granitico e impenetrabile.
Ma i ruoli spesso si invertono: a chi, infatti, non è capitato di irrigidirsi allo stesso modo sulle proprie posizioni in una conversazione?
Bisognerebbe invece cominciare un dialogo con l'idea che il nostro interlocutore potrebbe insegnarci qualcosa, potrebbe farci crescere e migliorare; con la disponibilità di modificare almeno in parte il nostro modo di vedere le cose.
Mi fa piacere esordire come contributor nel blog di Palmy con un post su questo argomento, perché io e Palmy, lo dico con orgoglio e compiacimento, abbiamo un lungo esercizio in fatto di conversazioni che partono da posizioni apparentemente inconciliabili, ma alla fine ci siamo sempre incontrati a metà strada, abbiamo imparato l'uno dall'altra, superando i pregiudizi e modificando convinzioni radicate. Attenzione, però: la discussione a volte dura molto, raggiunge toni aspri (ma questo capitava tanto tempo fa), e, soprattutto, si svolge in più match. E il silenzio durante gli intervalli è essenziale per ragionare in modo davvero sereno. A me è successo, ad esempio, durante uno di questi intervalli, di rendermi conto che Palmy aveva ragione, che io mi sbagliavo e che questa scoperta non mi provocava dolore. Al contrario, il confronto, che ha comunque sempre il suo prezzo in termini emotivi, mi aveva aperto una nuova prospettiva: la mia mente aveva una strada in più, che porta a mete diverse e prima impensate, e tutto è adesso più luminoso di prima. Valeva la pena scontrarsi. Ne vale ancora la pena.
Ora, questa riflessione me ne suscita un'altra. Non ha senso parlare sempre con le stesse persone, non serve a molto discutere con chi la pensa come te, con chi appartiene al tuo giro, al tuo partito, con chi condivide la tua ideologia. In simili contesti, infatti, non si fa altro che annuire, non si fa altro che confermare le proprie convinzioni (il che in sé può essere importante), ma non c'è un vero esercizio dell'intelletto, e raramente si impara qualcosa di veramente nuovo. Chi discute solo con persone del proprio giro, poi, è poco preparato a trasmettere la propria cultura (conoscenze, convinzioni, scoperte...) a chi non appartiene a quel giro, e forse è anche meno disponibile ad ascoltare.
Queste considerazioni hanno importanza anche nell'ambito dell'insegnamento scolastico (il post, dunque, non è completamente OT), dato che a scuola si trasmette cultura. Ma dovrei dire, a questo punto, che a scuola la cultura si scambia e si crea. Ma questa è materia per un altro post.

Chi volesse vedere il più recente degli scambi fra me e Palmy può sbirciare fra i commenti ad un recente post sul mio blog:
http://salvomenza.wordpress.com/2007/11/07/i-ragazzi-conducono-mentalmente-e-inconsapevolmente-delle-dimostrazioni-per-assurdo-che-poi-non-riescono-a-descrivere/

1 commento:

  1. Ma come si fa in questi casi? Cosa faccio, commento o ti rispondo con un post?
    Per ora ti rispondo con un commento: sono d'accordo sulla necessità e sull'utilità di un sano confronto con gli altri. Il feedback che l'altro ci invia per il fatto stesso di reagire a ciò che siamo è un utile strumento di autovalutazione, anche nell'insegnamento. Noto che spesso una discussione si deteriora non per il contrasto delle idee ma per imponderabili ragioni che spesso non dipendono nenanche da chi abbiamo davanti, ma per esempio da un tizio qualsiasi che poco prima ci ha suonato con il clacson. Me ne accorgo quando i miei alunni la mattina prima che io apra bocca mi chiedono:"Prof, ma è arrabbiata?". Io in quel momento so che la lezione almeno all'inizio sarà determinata dal mio stato d'animo. Epperò... siamo umani e l'intelletto non vive senza tutto il resto (animo, corpo, alluce dolorante, notti insonni...).
    Quando noi ci confrontiamo chissà perché certe volte ci scontriamo senza motivo, ma poi si addiviene ad un sano compromesso, un misto di evoluzione dell'idea iniziale, stima, amicizia, pietre sopra, veli pietosi (sì, a volte anche quelli)... e si ricomincia.
    P.S. Ho trasformato in link quello che tu con molta galanteria avevi solo citato.

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