domenica 10 giugno 2007

Fine anno

Ultimi giorni di scuola: c'è aria di smobilitazione più che di vacanza.
Aule più deserte del Gobi con banchi e sedie impeccabilmente in fila, lavagne intonse, serrande chiuse come occhi in letargo.
Prof che scorazzano avanti e indietro per i corridoi tra la segreteria e l'aula informatica, con inevitabile sosta alla macchina del caffé (che oggi mangia i soldi più del solito): hanno in mano e in duplice copia le relazioni coordinate, singole, i programmi effettivamente svolti debitamente firmati da almeno tre alunni, i giudizi globali, la griglia dei giudizi sintetici.
Hanno in mano uno scorcio di vita dei loro alunni: ammessi? Non ammessi?
Gli adempimenti di fine anno riempiono migliaia di fogli: me li immagino come stormi di uccelli bianchi tormentati dal vento. I registri vengono irrevocabilmente sbarrati e la parola fine prende la forma di una firma di sbieco dal piglio notarile.
Sulle spalle il peso del tempo trascorso. Negli occhi la speranza di un'estate serena.
All'orizzonte come un'alba temuta eppure attesa si intravede già il nuovo anno: sembra così lontano eppure nei volti dei ragazzi e nel loro corpo in crescita vedi già il mondo come sarà.

Insegnare a scrivere

Quanto di più difficile oggi. Ma io non mi arrendo. Mi sono inventata l'ora di laboratorio di scrittura. Risultato: rifiuto iniziale, quando l'impresa appare una "mission impossible", tollerata poi efonte di grandi soddisfazioni per tutti alla fine. Pubblicherò due post a parte, per mettere a disposizione i materiali di base laboratorio:
1) un vademecum per l'autocorrezione del testo scritto (da un copyright del mio amico Salvo Menza; adattato alla scuola media da me)
2) il vero e proprio percorso del laboratorio (si tratta di appunti, non badate agli errori!)

Vademecum per l'autocorrezione

Livello I (I media)
Punteggiatura

VIRG
Tra il soggetto e il suo predicato, o all’interno di un sintagma (tra articolo e nome, tra nome e aggettivo...) non va la virgola.
PUNTO
Le frasi vanno separate correttamente.
DUE PUNTI
I due punti vanno usati per spiegare l’enunciato precedente e per introdurre un elenco o un discorso diretto.
PUNTINI
Sono tre.
VIRGOLETTE
All’inizio e alla fine del discorso diretto, per introdurre una citazione, per delimitare il titolo di un giornale o un modo di dire.

Ortografia

MAIUSC
Dopo il punto, per i nomi propri, per le sigle, le festività, i periodi storici.
GRAFIA REGION
Attenzione al modo di scrivere le parole, che spesso ricalca la pronuncia regionale. Per es. NZ invece di NS, tipo * penzare; NC invece di NG, tipo * manciare; BB invece di B, tipo * subbire...
ORT
Attenzione agli errori generici di scrittura. Per es. ZZIONE invece di ZIONE, tipo * azzione, circolazzione... Controlla: A VOLTE
UN
L’articolo indeterminativo maschile singolare è senza apostrofo.
H
La H va scritta nelle voci del verbo avere ho, hai, ha, hanno. Controlla: la H non va su “o” congiunzione, “a” e “ai” preposizioni e “anno” nome!
UN’
Ci vuole l’apostrofo quando l’articolo indeterminativo femminile ‘una’ si trova davanti a vocale.
APO
Controllare: PO’, DA’ (per dai), D’ACCORDO che vogliono l’apostrofo (QUAL È è senza)
ACC
Controllare: le parole tronche, tipo città, perché; più, può, ciò, già, giù, dà verbo, è verbo, là e lì avverbi di luogo, né congiunzione, sé pronome, sì affermazione, tè bevanda. N. B. L’accento sarà acuto (´) su : sé, né, perché, poiché e tutte le congiunzioni che contengono che. L’accento sarà grave (`) su: caffè, tè, è, cioè.
TIT
I titoli di opere, di film, di poesie... vanno sottolineati; se si scrive al computer vanno scritti in corsivo.

Livello II (II media)
Lessico

LESS
Le parole vanno secondo il loro corretto significato. Se non sei sicuro controlla sul dizionario.
REGION
Spesso si usano parole tipiche dell’italiano regionale. Controlla sul vocabolario.
REGISTRO
Si dovrebbero evitare espressioni colloquiali tipiche del parlato.
ESSO
Abuso del pronome ‘esso’.
MA
Ripetizione del ma.
RIP
Ripetizione generica.

Sintassi

SOGG
Il soggetto, sottinteso o no, deve essere sempre chiaro e concorde con il verbo.
REGG
Ogni verbo deve avere i suoi complementi necessari. Per es. Conosco Maria, non: *Conosco a Maria.
REL
Il pronome relativo va concordato con l’elemento a cui è riferito.
SEM
Attenzione al significato delle parole. Per es. un furto illegale.
PRON
Errori nell’uso dei pronomi (es. lontananza dell’antecedente)
CONC
L’articolo va concordato con il nome, il nome con l’aggettivo, il soggetto con il predicato, il pronome con il suo antecedente.
VERBO
Manca il verbo!
TEMPI
I tempi verbali vanno concordati correttamente.
MODI
Uso errato dell’indicativo invece del congiuntivo. Controlla dopo il se: non ‘se lo sapevo’, ma ‘se lo avessi saputo’.
COND
Uso errato del condizionale. Per es. ‘se sarebbe’, invece di ‘se fosse’.

Livello III (III media)
Coerenza e coesione

CONTR
Contraddizione. Non posso dire che odio la scuola e che quest’anno mi trovo bene a scuola, senza perlomeno spiegare cosa intendevo nella prima frase. La contraddizione può esserci anche tra due frasi a distanza.
COES
Mancanza di collegamento adeguato tra le frasi.

Informazione

FALSO
Affermazione errata.
ILLOG
Affermazione illogica.
INUT
Concetto inutile.

Laboratorio di scrittura

Progetto scrittura: insegnare a scrivere (e a studiare)

1.1 La rielaborazione di un testo dato
(per tutte le classi)
La parafrasi

Dal greco “parafrazo” = dico con altre parole.
Fare la parafrasi vuol dire tradurre oralmente o per iscritto con proprie parole ciò che troviamo scritto in un testo dato, dunque trasferire il lessico del testo nel nostro lessico facendo appello a un proprio vocabolario mentale.
Possiamo spiegare ogni espressione con un’altra presente nella nostra memoria (parafrasi lessicale).
Possiamo aggiungere altre informazioni non direttamente ricavabili dal testo, ma frutto di uno studio più approfondito (parafrasi integrativa). In questo caso ciò che il testo suppone va recuperato ed esplicitato [presupposizioni semantiche (legami di significato interni, parole chiave, richiami di significato esterni, cioè con altri testi); presupposizioni enciclopediche (informazioni sul contesto storico letterario); presupposizioni pragmatiche (sensibilità individuale del lettore)].
Praticamente si comincerà con una lettura in classe guidata dall’insegnante che da subito dirà agli allievi di evidenziare e di riscrivere le parole o le espressioni poco chiare o sconosciute, per poi passare alla chiarificazione di tali passi e alla spiegazione del testo, con un’eventuale riscrittura o con la formazione di un corredo di note e apparati alla pagina di testo.

Il riassunto

Per comprendere occorre necessariamente riassumere, cioè “assumere nuovamente”, ri-comprendere. Insegnare a riassumere oralmente o per iscritto è in definitiva insegnare a scegliere, distinguere e ricomporre, cioè insegnare a studiare.
Vi sono fondamentalmente 4 direzioni del riassunto:
1) dallo scritto allo scritto (sintesi di un testo informativo, recensione, scheda...).
2) dallo scritto al parlato (esposizione sintetica di un testo da studiare, svolgimento di un discorso in base ad una scaletta).
3) dal parlato al parlato (riesposizione orale di discorsi, lezioni, dialoghi...).
4) dal parlato allo scritto ( resoconto, schema di lezione...).

Come procedere per fare un riassunto?
Quello che appare un blocco unico, il testo, in verità è l’insieme di parti ben distinte, nel testo scritto anche visivamente (mediante i capoversi, i paragrafi, i titoli, indicazioni grafiche poste a margine, parole evidenziate con inchiostri o caratteri diversi...). ES. Se io voglio mangiare una torta incartata da una pasticceria, devo anzitutto scartarla, poi tagliarla con un coltello per prenderne una fetta e infine a pezzi inghiottirla. Così se voglio studiare un argomento di storia, es. l’Islam, devo anzitutto guardare la confezione (quante pagine sono? vi sono titoli o suddivisioni già poste nel testo che mi possono aiutare?), poi devo suddividere il testo in parti più piccole, ponendo attenzione alle cose più importanti, infine devo fare mio l’argomento assegnatomi.

Riassumere:
Leggere- Evidenziare- Dividere in sequenze- Distinguere le sequenze- Riformulare

Ecco dunque i passi da seguire:
1) lettura orientativa.
2) divisione in parti. Le parti del testo sono le sequenze. Se si tratta di testo narrativo la sequenza si distingue per un cambiamento di tempo, luogo, personaggio. Se sitratta di un testo espositivo-argomentativo, la sequenza si distingue per argomento o funzione logica. Sequenza = blocco o unità informativa che svolge lo stesso punto del discorso, cioè risponde alla stessa domanda. Sicuramente ogni capoverso introduce una nuova sequenza. Ma all’interno di un paragrafo si possono, volendo, individuare altre sottosequenze. Praticamente si porrà un segno grafico in grado di separare visivamente le sequenze.
3) estrazione delle informazioni. Ad ogni sequenza si associerà un titolo (costituito da una breve frase) o parola-chiave (con la tecnica della nominalizzazione, trasformando cioè verbi e aggettivi in nomi) e lo si porrà accanto o si accoppierà una domanda alla quale quella sequenza vuole rispondere. Così avremo già una schematizzazione del testo, o in altra forma, un sommario.
4) gerarchizzazione delle informazioni. Distinguere le sequenze in principali e secondarie o accessorie. Due sequenze principali possono essere collegate tra loro da un qualche legame di causa ed effetto per esempio. In questo modo il testo potrà essere trasformato in uno schema grafico. Gli indicatori fondamentali per la gerarchizzazione di solito sono già presenti nel testo, basta fare attenzione. Essi sono: a) le anafore (rinvii, parole o espressioni che si riferiscono alla stessa cosa o ad una cosa precedentemente enunciata; es. L’Islam è una religione monoteista. Un’altra caratteristica è la sottomissione richiesta al fedele...); b) i connettivi (elementi che segnalano un legame tra pezzi di testo più o meno ampi; es. prima, dopo, inoltre, in conclusione, in primo luogo, innanzitutto, allo stesso modo, analogamente...). Un’altra tecnica da insegnare, a volte più semplice dell’analisi dei connettivi, è quella delle domande-ponte, cioè domande che permettono di passare da una porzione di testo all’altra: finora abbiamo visto l’Islam in generale, ma dove e come si è formata questa nuova religione? quali le conseguenze storiche della sua diffusione? essa ha influito anche sulla storia europea? quando? dove?...).
5) riepilogare e sintetizzare. A questo punto sulla base del sommario o dello schema costruito si può procedere alla riformulazione del testo per iscritto o all’esposizione orale sulla base della scaletta elaborata.

1.2 Lavorare sulle sequenze come passo per produrre un testo logico e coerente.

1) Localizzare le sequenze distinguendole per funzioni (introduzione, esemplificazione, descrizione, confronto, elenco…).
2) Contrassegnare le informazioni distinguendole in E (essenziali) e S (secondarie). Suddividere la pagina a metà e porre da una parte le E e dall’altra le S.
3) Assegnare titoli alle sequenze. I titoli possono essere proposti da tutti e discussi, invitando a scegliere quello più adeguato.
4) Cogliere e analizzare i segnali (indicatori linguistici) dell’organizzazione del testo e delle relazioni in esso presenti: analisi dei connettivi e delle anafore.

1.3 La produzione di un testo
Il testo descrittivo
(I media)

Insegnare a descrivere può essere un primo semplice passo per insegnare a scrivere un testo. In esso, infatti, è presente un certo limite dato dall’oggetto della descrizione, che di solito è concreto, per esempio una persona o una giornata, una situazione. Abbiamo però anche una certa dose di libertà di scelta nello schema da seguire e negli elementi da evidenziare, cosicché si potrà introdurre il concetto di pianificazione del lavoro, che è la premessa indispensabile per ogni esercizio di scrittura. I passi da seguire sono:
1) lettura e comprensione della consegna
2) scaletta delle idee
3) stesura
4) autocorrezione.
Esempi: Descrivi la tua casa, la tua famiglia, uno dei tuoi compagni, la tua classe...

I testi regolamentati
(I-II media)

Un altro tipo di testo che può essere molto utile proporre è quello regolamentato da convenzioni: la lettera o il diario per intenderci. Qui il limite è dato proprio dagli elementi convenzionali che offrono già uno schema entro cui muoversi. L’aspetto della pianificazione però non è assente perché occorrerà farsi un’idea di quello che si vuole raccontare. Altro testo abbastanza costrittivo è la cronaca, in quanto prende in considerazione solo un determinato arco di tempo e i fatti in esso accaduti (per produrre una cronaca si richiameranno le 5 W e H: Who? What? When? Where? Why? How?).


Il tema
(II media)

Dato un tema si deve poter scrivere un testo coerente su di esso. Come? Qui la libertà di scelta è tanto più grande quanto più generico è il tema assegnato ed è quindi più facile disperdersi o andare “fuori tema”. Ecco perché prima di cominciare a scrivere si devono raccogliere le idee e ordinarle in uno schema preliminare. Le idee possono venire alla rinfusa ed essere disposte ordinatamente solo in un secondo momento: per questo prima bisogna scrivere ogni cosa che venga in mente per poi eliminare, sviluppare, ordinare.
A seconda del tipo il tema può essere:
1) espositivo
2) descrittivo-narrativo
Per il tipo argomentativo si rimanda la testo argomentativo propriamente detto.
Le fasi di lavoro sono due:
Prescrittura
Analisi della traccia

Raccolta delle idee e delle informazioni

Organizzazione delle idee e delle informazioni

Stesura della scaletta
Produzione del testo
Prima stesura

Revisione

Copiatura in bella o stesura defivitiva.
1) Analisi della traccia: cogliere le parole chiave e le possibilità offerte dal titolo. Es. Stare con gli altri. Esponi quali occasioni si pongono al giovane di oggi per stare con gli altri: quali sono gli aspetti positivi della condivisione? Quali problemi possono verificarsi?. Esprimi il tuo pensiero a riguardo.
2) Raccolta: posso scrivere a grappolo o a raggera le idee che mi vengono in mente in modo disordinato.
3) Organizzazione e stesura della scaletta: devo suddividere le idee secondo uno schema o mappa concettuale. Es. prima posso fare una serie di considerazioni generali sullo stare con gli altri conoscere gente e stare con altri fa parte della vita, ne abbiamo molte occasioni, il più delle volte è piacevole; poi passerò a disinguere tra stare, condividere, essere amico di un altro; infine passerò ad analizzare gli aspetti positivi e i possibili problemi. Posso anche arricchire i diversi punti con opinioni ed esperienze personali.
4) Stesura: ogni punto della scaletta corrisponderà ad un paragrafo (porzione di testo compresa tra un capoverso e l’altro, visivamente l’a capo. Ogni paragrafo dovrà essere opportunamente collegato al successivo.
5) Revisione: controllo degli errori, delle dimenticanze, degli eventuali fuori tema.
6) Stesura definitiva: fare attenzione ad una grafia leggibile e pulita.

Temi:
La scuola che vorrei…
Lo sport: divertimento o competizione
Un luogo che mi è rimasto nel cuore
L’amicizia
Il rispetto per la natura

Il testo argomentativo
(III media o biennio)

Argomentare fa parte del nostro vivere quotidiano: ogni giorno infatti affermiamo opinioni portando esempi, dati, citazioni di altri o ascoltiamo ragionamenti di altre persone alla TV, a scuola... Produrre testi argomentativi educa al ragionamento, abitua ad adottare il punto di vista degli altri e a fornire giustificazioni valide. Come costruire un testo argomentativo su un dato problema:
1) documentarsi: con l’aiuto dell’insegnante si faranno delle letture e si intavoleranno delle conversazioni per acquisire dati utili allo svolgimento del compito.
2) fare una scaletta di ciò che si vuole dire secondo lo schema dell’argomentazione: a) esordio (parte iniziale che stabilisce le premesse, presentando brevemente l’argomento del discorso; b) narratio (esposizione dei fatti, dei termini della questione); c) confirmatio (esposizione degli argomenti a favore della propria tesi); d) refutatio (possibili obiezioni alla propria tesi e confutazione delle obiezioni); e) conclusione (riepilogo e appello finale).
3) autocorrezione.


L’analisi del testo
(tutte le classi)


1.4 Nota: insegnare a prendere appunti
Chi sa prendere appunti impara più facilmente. Prendere appunti, però è un’attività complessa difficile da imparare e da insegnare. Richiede capacità di analisi, di riorganizzazione delle idee, abilità linguistiche di ascolto e di ricodificazione di materiali già dati.
Esercitarsi a prendere appunti
1) Partire dal testo scritto, proponendo alla classe di simulare una situazione del tipo: devi assolutamente imparare ciò che dice un dato testo, ma non lo puoi sottolineare, hai solo un quaderno e una penna, non hai tanto tempo; come fai? Puoi annotare le cose importanti, scegliendo le parole chiave, le frasi fondamentali, utilizzando abbreviazioni, simboli, senza curarsi troppo della sintassi. Questo esercizio ha un valore preparatorio in quanto la fonte, essendo scritta, non sfugge subito alla nostra attenzione.
2) Più difficile prendere appunti da un discorso orale, ma anche questo può essere esercitato, per es. cercando di annotare le cose più importanti di un documentario televisivo o di un telegiornale.
3) Da ultimo si potrà chiedere alla classe di appuntare le parti fondamentali di una lezione e poi anche di una discussione in classe.

Gli appunti vanno poi rielaborati, sciogliendo magari simboli e abbreviazioni e aggiungendo quello che in un primo momento si è tralasciato. Questa operazione va fatta presto, in quanto più passa il tempo più tendiamo a dimenticare. Gli appunti possono fungere da base per un proprio schema del libro di testo, cioè possono essere integrati. Per la valutazione si potranno cotrollare gli appunti presi in classe o a casa da un libro con stile telegrafico...


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Insegnare un metodo di studio

Come studiare?
(liberamente ispirato a R. Mazzeo, Insegnare un metodo di studio, Il Capitello)

1.1 La lettura orientativa


Quello che appare un blocco unico, il testo, in verità è l’insieme di parti ben distinte, nel testo scritto anche graficamente (mediante i capoversi, i paragrafi, i titoli, indicazioni grafiche poste a margine, parole evidenziate con inchiostri o caratteri diversi...). ES. Se io voglio mangiare una torta incartata da una pasticceria, devo anzitutto scartarla, poi tagliarla con un coltello per prenderne una fetta e infine a pezzi inghiottirla. Così se voglio studiare un argomento di storia, es. l’Islam, devo anzitutto guardare la confezione (quante pagine sono? vi sono titoli o suddivisioni già poste nel testo che mi possono aiutare?), poi devo suddividere il testo in parti più piccole, ponendo attenzione alle cose più importanti, infine devo fare mio l’argomento assegnatomi. Esperimento del testo senza titolo:

La procedura è realmente molto semplice. Prima si sistemano le cose in gruppi differenti. Naturalmente un gruppo può essere sufficiente: dipende da quanto c’è da fare. Nel caso che non ci sia l’opportunità bisogna andare da qualche altra parte, e questo è il passo successivo, altrimenti tutto è apposto.
L’importante è non eccedere: cioè è meglio far subito troppo poco che troppo. Lì per lì questo non sembra importante, ma possono nascere delle complicazioni. Uno sbaglio può essere costoso. Dapprima l’intera procedura sembrerà complicata. Ben presto però diventerà un altro aspetto della vita. È difficile prevedere se avrà fine la necessità di questo compito nell’immediato futuro, ma non si può mai dire. Dopo che la procedura è completata si dispone il materiale in vari gruppi che possono essere poi messi in luoghi appropriati. Eventualmente essi saranno ancora usati e l’intero ciclo dovrà essere ripetuto[1].


Presentare questo brano senza il titolo significa impedirne la comprensione, che invece apparirà ovvia quando si svelerà il titolo. In tal modo sarà intuitivo afferrare la necessità di una lettura orientativa per affrontare qualsiasi argomento di studio. In che cosa consiste la lettura orientativa?
1) Sguardo d’insieme: rendermi conto della veste esterna della porzione di testo che mi è stata assegnata. Per un capitolo di storia, per es. mi devo rendere conto di quante pagine sono. Poi posso dare una lettura più attenta al titolo e ai sottotitoli. Guarderò anche le parole messe in evidenza graficamente (per es. con l’uso del neretto), le illustrazioni, gli eventueli riquadri e schemi.
2) Individuazione dei contenuti essenziali. Sulla base di quanto osservato nella lettura d’insieme, posso già individuare i contenuti essenziali di quanto sto per leggere. Essi possono diventare l’ossatura del mio schema sul quaderno. Appunterò gli argomenti suggeriti dai titoli alla debita distanza l’uno dall’altro per poi riempire e integrare il mio schema iniziale.
3) Le 7 domande di Aristotele. Già so di cosa mi parlerà il capitolo che sto per leggere. A questo punto posso anche vedere se già so rispondere alle 7 domande di Aristotele:
a) chi? che cosa?
b) come? dove? quando?
c) perché? a quale scopo?
1.2 La lettura sistematica e la schematizzazione

1) Estrazione delle informazioni. Posso ora leggere e individuare i contenuti principali sottolienenadoli e poi appuntandoli sul mio schema. Potrei applicare il metodo delle sequenze con titolo. Così avremo già una schematizzazione del testo, o in altra forma, un sommario.
2) Individuazione delle cose che non capisco. Devo subito appuntare le cose che mi sono poco chiare per poi ritornarci sopra o chiedere all’insegnante.
3) Gerarchizzazione delle informazioni. Distinguere le sequenze in principali e secondarie o accessorie. Due sequenze principali possono essere collegate tra loro da un qualche legame di causa ed effetto per esempio. In questo modo il testo potrà essere trasformato in uno schema grafico. Gli indicatori fondamentali per la gerarchizzazione di solito sono già presenti nel testo, basta fare attenzione. Essi sono: a) le anafore (rinvii, parole o espressioni che si riferiscono alla stessa cosa o ad una cosa precedentemente enunciata; es. L’Islam è una religione monoteista. Un’altra caratteristica è la sottomissione richiesta al fedele...); b) i connettivi (elementi che segnalano un legame tra pezzi di testo più o meno ampi; es. prima, dopo, inoltre, in conclusione, in primo luogo, innanzitutto, allo stesso modo, analogamente...). Un’altra tecnica da insegnare, a volte più semplice dell’analisi dei connettivi, è quella delle domande-ponte, cioè domande che permettono di passare da una porzione di testo all’altra: finora abbiamo visto l’Islam in generale, ma dove e come si è formata questa nuova religione? quali le conseguenze storiche della sua diffusione? essa ha influito anche sulla storia europea? quando? dove?...).


1.3 La preparazione dell’interrogazione

1) Riepilogo ed esposizione orale. A casa potrò ampliare lo schema rileggendo quanto già letto in classe e poi potrò ripetere oralmente l’argomento sulla base dello schema sul quaderno. Cercherò anche di chiarirmi le parti che in classe non avevo ben afferrato. C’è chi ha bisogno di ripetere più volte, c’è chi non ripete affatto: ognuno dovrà trovare il metodo adeguato a se stesso.
2) Svolgimento di eventuali esercizi.
3) Preparazione di un quesito da porre in classe al compagno interrogato. Non è un quiz per mettere in difficoltà il compagno, ma per aiutarlo a dire quello che sa.



[1] Il titolo è Il lavaggio del bucato

Vi presento i ragazzini di oggi


Un sedicenne si suicida per aver subito continui insulti e vessazioni dai compagni che lo additavano come gay. Certo, quando in classe accadono episodi del genere (es. da me ultimamente succede che uno dice all'altro: "tu, zittA!) io come minimo blocco immediatamente il "gioco". Certo, anche che a me sembra impossibile che uno possa suicidarsi perché vessato dai compagni. I giornalisti semplificano, e vallo a sapere com'è andata veramente e quanti segnali di fumo avesse lanciato il povero adolescente senza che ci fosse uno disposto ad ascoltarlo!
C'è chi mi ha chiesto: ma sono così cattivi i ragazzini di oggi? Provo a presentarveli, non da mamma (perchè si sa ogni scarrafone...) ma da insegnante. I ragazzini sono piccoli uomini, ma senza l'esperienza. Ciò comporta che siano, come tutti gli uomini, buoni e cattivi nello stesso istante. Ma rispetto agli uomini fatti, la mancanza o la scarsezza dell'esperienza comporta che non abbiano (o abbiano in quantità trascurabile):
1) bon ton
2) mentalità politically correct
3) pietà
Il primo punto è un trascurabile dettaglio (poi ci fai l'abitudine), il secondo NON è un difetto, il terzo già comincia ad essere un problema.
Ed ecco che interviene o dovrebbe intervenire l'EDUCAZIONE, che parola grossa. E che fatica mettersi in gioco per comunicare, per aprire la mente, per introdurla alla realtà, per trasmettere la tradizione... Ognuno di noi, chi più chi meno, ha a che fare con un "ragazzino": adulti, svegliatevi!
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