sabato 11 ottobre 2008

Qual è la vostra parola preferita?


Matteo Bianchi, autore del Dizionario affettivo della lingua italiana (ed. Fandango) ha rivolto questa domanda a 330 scrittori  che italiani che hanno scelto e commentato una parola cui sono in qualche modo legati. "Nonostante" è la parola scelta da Claudio Magris ("Pare sia stata l'ultima parola pronunciata da Ibsen alle soglie della morte, dopo molti anni di stato quasi vegetativo...". "Morte" il vocabolo preferito da Giuseppe Genna che spiega così la sua scelta: "la sillaba MOR (...) allude ad AMORE". Chiara Gamberale predilige "annuire" mentre Erri De Luca opta per "ebraico". "Domani" nel senso attribuitogli da Rossella O'Hara è la preferenza di Giancarlo De Cataldo. "Anelito" quella di Walter Siti.
Se mi dovessero fare questa domanda cosa risponderei?
Probabilmente la parola MARE, per il suono antico che evoca acque generatrici, per l'immagine di serenità, ma anche di incostanza e avventura, per il sapore dell'apertura e del viaggio (ricordo ancora la sensazione di soffocamento la prima volta che mi sono trovata sulle Dolomiti e con lo sguardo cercavo il mare all'orizzonte senza trovarlo), per la vastità e per l'indomabilità, simbolo di tutto ciò che è grande e incommensurabile... fu S. Agostino a sorridere davanti a quel fanciullo che in riva al mare disse di voler mettere il mare dentro il suo recipiente, un po' quello che facciamo tutti quando tentiamo di incasellare ciò che non è possibile ridurre alla nostra portata.
E voi, ditemi... qual è la vostra parola preferita?

giovedì 2 ottobre 2008

Il cardellino e la libertà


"Quando ritornò nel nido, con un piccolo verme in bocca, il cardellino non trovò più i suoi figlioli. Qualcuno, durante la sua assenza, li aveva rubati..
Il cardellino incominciò a cercarli dappertutto, piangendo e gridando; tutta la selva risuonava dei suoi disperati richiami, ma nessuno gli rispondeva.
Un giorno un fringuello gli disse:
- Mi pare di aver visto i tuoi figlioli sulla casa del contadino.
Il cardellino partì, pieno di speranza, e in breve tempo arrivò alla casa del contadino. Si posò sul tetto: non c'era nessuno. Scese sull'aia: era deserta. Ma nell'alzare la testa vide una gabbia appesa fuori dalla finestra. I suoi figlioli erano lì dentro, prigionieri.
Quando lo videro, aggrappato alle stecche della gabbia, si misero a pigolare chiedendogli di portarli via; e lui cercò di rompere col becco e con le zampe le sbarre della prigione, ma invano.
Allora, con un gran pianto, li lasciò.
Il giorno dopo, il cardellino tornò di nuovo sulla gabbia dov'erano i suoi figli. Li guardò. Poi, attraverso le sbarre, li imboccò uno per uno, per l'ultima volta. 
Infatti egli aveva portato alle sue creature il tortomalio, che era un'erba velenosa, e i piccoli uccellini morirono.
- Meglio morti - disse - che perdere la libertà". (Leonardo da Vinci)
Carel Fabritius, Il cardellino, 1654, L'Aja, Mauritshuis. (chi volesse approfondire il tema del cardellino nella storia dell'arte può visitare www.ilclubdelcardellino.org)

La lettura di questa favola in classe è stata l'occasione per un'inaspettata discussione sul tema della libertà. Quanto è importante la libertà? Quando si perde la libertà? Cos'è la libertà? Per rispondere a quest'ultima domanda il libro di antologia suggeriva di partire da questa frase: "Io mi sento libero quando...", visto che è più facile partire dalla descrizione di un aggettivo che di un nome astratto. Ebbene, il dibattito è stato molto interessante. Ragazzi di I media (tutti del 1997, tutti ancora con facce da bambini)  hanno dato risposte interessanti e per nulla scontate.  Libertà è vivere sentendosi voluti bene, è non essere costretti a fare qualcosa, è fare quello che si desidera ma rispettando gli altri e sé stessi, ci si sente liberi quando si è felici. Grazie ragazzini.

martedì 30 settembre 2008

Cambio di stagione

Nel mio armadio tante cose da passare al vaglio, regalare, riciclare, buttare. Faccio un po' di ordine mentale, parlandovi un po' di me.

La mia divisa: semplicità e comodità.
I colori: amo soprattutto il grigio.
Scarpe: comode, quasi mai il tacco.
Gioielli e accessori: un tocco di fantasia qui ci sta.
Sempre: fede e anello di fidanzamento tenuta da un fermanello di oro appartenuto a mia nonna, orologio Tissot.
Mai: mutande filiformi e minigonne.
Cosa mi piace del mio guardaroba: che non sembro una signora.
Cosa vorrei cambiare: vorrei più cose abbinate.
Trucco: assolutamente mineral.
Ossessione: magliette bianche.
Negozi preferiti: Zara, Pull&Bear, Promod, H&M
Il prossimo acquisto: cappotto e occhiali da sole non graduati (torno alle lenti a contatto!)
Un errore: una gonna bianca. Non la metto per non sporcarla.
Un sogno: un cappotto Max Mara.

E voi? Vi va di rispondere a queste domande? (anche sul vostro blog, però segnalatelo...). N. B. Trattasi di intervista asincrona o in differita che dir si voglia.

sabato 27 settembre 2008

Il labirinto: metafora della vita


Ci sono immagini che mi attraggono in modo ricorrente, che mi incuriosiscono. Una di queste è il labirinto. 
Le origini non solo si perdono nella notte dei tempi, ma se ne ritrovano rappresentazioni a tutte le latitudini e in zone completamente indipendenti: probabilmente esso nacque come forma architettonica atta conservare e proteggere tesori o vie di fuga. Infatti, la sua pianta contorta è costruita apposta per confondere chi entra che tende a perdere, dopo l'ingresso, qualsiasi punto di riferimento.
Il labirinto più famoso è però quello di Cnosso, costruito da Dedalo per custodire il mostruoso Minotauro, sconfitto poi da Teseo con l'aiuto di Arianna. Rappresenterebbe la vittoria della ragione su ciò che è animalesco tramite il paziente dipanarsi di un filo tenuto da Arianna, l'anima. Esistono fin dalla preistoria anche labirinti come segni grafici, impressi sulla pietra o su altri materiali.
Vi sono anche labirinti letterari, come quello descritto da Petrarca nel Canzoniere: il poeta dice che vi entrò quando si innamorò di Laura e che non riuscì più a uscire. 
I labirinti sono quindi di due tipi: quelli con scelta multipla e percorsi senza sbocchi che possono non portare alla meta; quelli a percorso tortuoso ma obbligato, detti unicursali e storicamente originari. I primi rispecchiano una visione pessimista in cui la meta rimane quasi irraggiungibile; i secondi invece portano alla meta, anche se attraverso soste, momenti di scoramento, esitazioni, ripensamenti. 
Ci vuole una buona dose di pazienza per raggiungere il centro anche se appare a tratti così vicino. A questo secondo modello appartiene il labirinto pavimentale di Chartres. A questo link interessanti approfondimenti tra cui una simulazione del percorso di andata e ritorno. Ci sono diversi punti del tracciato, anche subito all'inizio del cammino, in cui la meta è lì, ma non puoi ancora accedervi. Devi allontanartene, devi quasi volgerle le spalle, sembra quasi perduta, ma poi il cammino ti riporta improvvisamente a sperare. Devi lasciare per strada presunzione e fretta: le scorciatoie nella vita non esistono. Anche in montagna la vetta ti appare subito in tutto il suo splendore (e se così non fosse non cominceresti neanche a camminare) ma poi non la scorgi più,  proprio quando sei molto vicino. Non è il momento di cedere alla disperazione. Perché sai che la meta c'è. L'hai già vista. E sei sulla strada giusta.
Lo stesso schema del labirinto di Chartres si trova all'ingresso del Duomo di Lucca, una delle città poste sulla via Francigena. Essa era nel Medioevo un'importante via di pellegrinaggio verso Gerusalemme. 

Quindi il labirinto rappresenta anche il cammino del pellegrino verso la città santa e per estensione verso la Gerusalemme celeste. Nell'interpretazione cristiana il filo di Arianna è la fede, che soccorre le intuizioni e la forza della ragione. Ma c'è un'altra simbologia cristiana che è ancora più appassionante: Teseo è Cristo stesso che si sottopone alla prova e che una volta sconfitta la morte ritorna per portare con sé tutta l'umanità.
"Nel labirinto non ci si perde. Nel labirinto ci si trova". (H. Kern)

venerdì 26 settembre 2008

Le antiche civiltà e la mitologia


Sui popoli antichi in generale, ma in particolare sulle città e sui personaggi storici: i popoli antichi. Merita davvero una visita un lavoro, anche questo in generale su tutte le antiche civiltà, fatto da studenti: Studiare la storia per avere radici e ali.

Per esplorare la civiltà egizia fate una visita al sito Eternal Egypt, in cui potete trovare immagini tridimensionali, da web cam,  grande abbondanza di reperti e testimonianze figurative, testi approfonditi (ma in francese o inglese). 
In italiano invece il sito flash che si trova sul portale Aton-Ra: occorre cliccare su Aton-Ra (in basso) e poi registrare un nick name d'accesso. La navigazione è molto piacevole e dettagliata in sezioni, come la religione, la storia, i georglifici, le immagini... In italiano anche l'Antico Egitto di Iside, con diversi approfondimenti e dei giochi: un modellino per costruire in scala la Piramide di Cheope e la possibilità di scaricare e utilizzare l'antico gioco Senet. Sempre in tema ludico sul sito King TutOne si possono prelevare delle clip-arts egizie, per esempio per decorare cartelloni e ricerche.
Il patrimonio del British Museum è dispiegato nel sito Ancient Egypt, in cui cliccando sulle immagini stesse si possono approfondire gli argomenti con brevi testi (in inglese) e ulteriori immagini. Immediato e visivo.

Per approfondire alcuni aspetti della civiltà fenicia si potrebbe partire dall'alfabeto, che i Fenici molto probabilmente inventarono e comunque contribuirono a diffondere: una pagina di wikipedia mette a confronto l'alfabeto consonantico fenicio con quello greco e latino. Altri aspetti, come le origini, la religione, le attività economiche sono presentate in questo sito. Sulla navigazione fenicia e in particolare sulle invenzioni che la facilitarono rivoluzionando il modo di andare per mare (per esempio il timone): il sito iter maritimum.

Per quanto riguarda Cretesi e Micenei si può dare un'occhiata alle pagine del sito Storia, costruito con schemi, disegni e illustrazioni di studenti, che spazia anche sull'antica Grecia. Oppure si può scaricare a questo indirizzo un file power point sull'argomento. Il sito Miti3000 è un utile punto di partenza per un'unità di apprendimento su miti e personaggi epici, di cui c'è un vocabolario ipertestuale dalla A alla Z. Anche Sulla cresta dell'onda contiene un excursus in ordine alfabetico con immagini esplicative.

Queen Nefertiti (48,3 cm), Staatliche Museen Berlin

mercoledì 24 settembre 2008

Grigliata mista

La mia proposta di griglia è piaciuta. Un fronte compatto di colleghi ha avanzato l'ipotesi di utilizzare anche il 2, ma la Dirigente molto semplicemente ha detto NO. Chiuso.
Così sono stata scelta "grigliatrice ufficiale" della scuola.
Ho stilato questa griglia:

Griglia di valutazione per le verifiche orali

 

L’alunno rifiuta di sottoporsi alla verifica, dichiarando la propria impreparazione: 3

L’alunno mostra gravi lacune nell’acquisizione dei concetti e dei contenuti oltre che  nell’esposizione: 4

L’alunno mostra una preparazione incompleta e presenta imprecisioni nell’esposizione, pur ricordando i concetti essenziali: 5

L’alunno mostra di possedere i concetti essenziali che sa esporre in modo sintetico, seppure con qualche approssimazione: 6

L’alunno ha organizzato i contenuti in modo adeguato e li sa esporre in modo corretto: 7 

L’alunno ha organizzato e approfondito i concetti e li sa esporre ordinatamente: 8

L’alunno ha approfondito i contenuti e li espone in modo sostanzialmente autonomo dalle sollecitazioni o dalle domande-guida dell’insegnante: 9

L’alunno ha approfondito e rielaborato in modo originale i contenuti e li espone in modo autonomo e brillante: 10.

E questa:

 

 Griglia di valutazione per le verifiche pratiche

 

L’alunno rifiuta di svolgere il lavoro o non porta il materiale necessario: 3

L’alunno svolge il lavoro solo se continuamente sollecitato e in modo inadeguato e gravemente lacunoso: 4

L’alunno segue le sollecitazioni dell’insegnante, ma svolge il lavoro in modo incompleto, con approssimazioni e imprecisioni: 5

L’alunno svolge il lavoro in modo essenziale, pur con varie approssimazioni e imprecisioni: 6

L’alunno svolge il lavoro in modo adeguato, con poche imprecisioni: 7

L’alunno svolge il lavoro in modo pienamente preciso e ordinato: 8

L’alunno svolge il lavoro in modo autonomo, appropriato e originale: 9

L’alunno svolge il lavoro in modo autonomo, creativo, brillante: 10.

E ancora, questa:

Griglia di valutazione della condotta

L’alunno non rispetta le regole di comportamento, pur sollecitato e richiamato, si dimostra recidivo nel mettere in pericolo se stesso, i compagni e il personale scolastico, nel danneggiare le strutture o nella mancanza di rispetto verso gli altri e trascina altri verso il comportamento deviante: dal 3 al 5 (si ricorda che basta il 5 in condotta per non ammettere alla classe successiva)

L’alunno rispetta le regole, ma solo se continuamente sollecitato, oppure non ha rispettato le regole in episodi sporadici, mostrando poi la buona volontà di riparare; o ancora l’alunno rispetta le regole del vivere sociale, ma arriva spesso in ritardo/ fa molte assenze/ spesso va via in anticipo: 6

L’alunno rispetta sostanzialmente le regole, pur essendo moderatamente vivace: 7

L’alunno rispetta le regole, è collaborativo nei confronti dei compagni e dell’insegnante: 8

L’alunno rispetta le regole, è collaborativo nei confronti dei compagni e dell’insegnante e si pone come elemento trainante positivo all’interno della classe: 9

L’alunno rispetta le regole, è collaborativo nei confronti dei compagni e dell’insegnante, si pone come elemento trainante positivo all’interno della classe e si è distinto in qualche episodio o comportamento altamente esemplare: 10.

N. B. Per gli aspetti che riguardano il rispetto delle regole e la partecipazione alla vita della classe, collaborazione, laboriosità e partecipazione attiva e pertinente alle lezioni, la valutazione avviene mediante il voto di condotta che viene deciso collegialmente.

Per gli aspetti che riguardano l’organizzazione del metodo di studio, la pianificazione del lavoro, il rispetto delle consegne, la puntualità e la precisione nel portare il materiale didattico, la valutazione avviene all’interno delle singole discipline, se lo si ritiene opportuno anche  predisponendo una voce all’interno del registro personale del docente (es. “rispetto delle consegne, organizzazione del materiale didattico, pianificazione e ordine nel metodo di studio”).

Ora è tutto grigliato.

martedì 23 settembre 2008

- Sotto il 3 non si va! - disse il Dirigente.

La mia proposta di Griglia di valutazione per le verifiche scritte

L’elaborato si presenta nullo (in bianco): 3

L’elaborato presenta gravi lacune (EDIT: è gravemente incompleto con molti e gravi errori, oppure, pur essendo completo, presenta), numerosissimi errori e imprecisioni*: 4

L’elaborato (EDIT: è incompleto, ma essenzialmente corretto oppure, pur essendo completo) presenta pochi ma gravi errori o molti errori non gravi o ripetuti**: 5

L’elaborato (EDIT: è completo e) presenta pochi errori non gravi o imprecisioni ripetute, ma delinea un livello essenziale di competenze raggiunte: 6

L’elaborato è corretto con qualche imprecisione o errore sporadico: 7

L’elaborato è pienamente corretto e svolge la consegna in modo adeguato: 8

L’elaborato è pienamente adeguato alla consegna, graficamente ordinato, molto preciso (EDIT: oppure con tratti di originalità creativa): 9

L’elaborato presenta caratteri di eccellenza (EDIT: nel problem solving), originalità e sviluppo creativo della consegna: 10

* Per l’elaborato linguistico a questo livello si registrano gli errori di ortografia, concordanza morfologica e sintassi, oltre che le gravi lacune di coerenza e coesione testuale. Per l’elaborato di matematica si registrano invece errori grossolani di procedimento e gravi lacune nel possesso delle regole.

** Per l’elaborato linguistico a questo livello si registrano gli errori di punteggiatura, le imprecisioni sintattiche e di lessico, oltre che l’inadeguatezza della coerenza e della coesione testuale. Per l’elaborato di matematica gli errori di calcolo, imprecisioni nel procedimento e approssimazione del possesso delle regole.

lunedì 22 settembre 2008

La preistoria e l'inizio della storia

Palafitte con animali, Graffito preistorico, Capo di Ponte Valcamonica, Parco Nazionale delle incisioni rupestri

In un vecchio post avevo già parlato del webquest, un percorso guidato di ricerca nella Rete per facilitare l'approfondimento di un certo argomento. In queste settimane in classe stiamo affrontando il periodo delle prime civiltà fluviali e del passaggio dalla preistoria alla storia. Ecco di seguito una serie di siti da far visitare, recensire e, perché no, studiare ai nostri alunni.
Il sito delle Grotte di Lascaux permette una vera e propria visita virtuale di quella che viene definita la Capella Sistina della preistoria. Anche i siti megalitici possono essere virtualmente visitati, grazie a Stone Pages, in lingua inglese.
La preistoria può essere fruita attraverso gli esperimenti di archeologia sperimentale, con i quali vengono riprodotte le condizioni di vita dell'uomo primitivo. Tra gli altri, l'accensione del fuoco e la scheggiatura della selce.
Un documentario molto approfondito sull'evoluzione degli ominidi si trova nel sito Becoming Human, tutto in inglese.
Un lavoro di una classe terza di scuola media ci aiuta conoscere la storia della scrittura, con un bel corredo di immagini. Ma l'invenzione della scrittura è inserita anche tra gli approfondimenti della sezione Invenzioni e Scoperte del sito Cronologia. Queste sono divise in tabelle corrispondenti ai diversi periodi della storia umana e corredate con utili schede che riportano precise nozioni scientifiche.
Molto particolareggiata anche la sezione che il sito del Ministero per i Beni Culturali dedica all'Alimentazione nell'Italia antica. Se però si vuole una pagina web più semplice e immediata si può visitare questa sulla storia del pane, illustrata con disegni fatti da ragazzi, e questa per uno sguardo generale alla storia dell'alimentazione.

sabato 20 settembre 2008

Il professore Capo


Certe volte tutto sta nell'incipit. Nei libri, come nei legami con le persone e le cose.
Quando il prof di italiano e latino è entrato nella nostra classe ( I liceo classico sezione D) aprendo con veemenza la porta e dicendo, ex apbrupto, "C'è una ragione per cui la letteratura italiana è iniziata in ritardo rispetto alle altre letterature romanze?", in realtà non ha fatto altro che confermare le innumerevoli e paurose leggende che si dicevano di lui. Ci avevano avvisato di farci trovare pronti con un quaderno, eppure non pensavamo così pronti.
Cominciammo a prendere appunti, senza il tempo di capire bene.
Ci chiamava di lei, non sopportava le approssimazioni e le sciatterie; ricordo come fosse ora la vanniata alla prima giustificazione per motivi di sciopero: "ma come vi permettete di dire che scioperate? lo sapete quanto è costato ottenere il diritto di sciopero, lo sapete che chi sciopera rinuncia volontariamente alla paga giornaliera?".
Era inflessibile nell'appuntare gli orari dei ritardi: ci spiegò che una volta, durante gli anni di piombo aveva salvato un alunno da un sommario processo fornendogli un alibi inconfutabile perché vero.
Poteva parlare (e parlò) per un'ora di seguito della parola malinconia. Inseriva qua e là, Camilleri ante litteram, qualche termine siciliano inconsueto, suscitando le nostre risa.
Nelle interrogazioni non voleva che ripetessimo i suoi appunti né il paragrafo del libro di testo, ci faceva spiegare le poesie e ci spremeva finché dai versi enucleassimo il pensiero e la vita dell'autore, il contesto filosofico e letterario dell'epoca. I temi erano momenti di studio: ricordo in particolare il titolo impossibile "I personaggi femminili della Gerusalemme Liberata" per il quale ho impiegato due ore a studiare e una a scrivere. Potevamo usare libri, appunti, approfondimenti e quanto era in nostro potere portare dentro uno zaino.
In latino andavo bene. Dopo il primo sei allo scritto (in un mare di quattro e tre) alla verifica successiva mi ordinò di spostare il banco alla sua destra: "Lo sa cosa diceva S. Bernardo di Chiaravalle? - mi chiese - (no che non lo sapevo, ovvio), diceva Beata solitudo sola beatitudo, quindi lei che rispetto alla sua classe potrebbe avere una cattedra di Latino a Oxford, da questo momento in poi nei compiti si sta qua". "Perché vede, - aggiunse - lei oltre a essere brava è anche buona, ha un'anima naturaliter christiana, quindi le devo impedire di aiutare gli altri".
Mi predisse che sarei diventata una professoressa. Morì il settembre dopo il nostro diploma.
La prima lezione sul ritardo della letteratura italiana l'ho capita studiando filologia romanza all'Università.
Van Gogh, Il Postino Joseph Roulin (1888), inchiostro marrone e gesso nero su carta

venerdì 19 settembre 2008

L'accento in italiano

Tra le incombenze del professore di Lettere c'è, almeno in I media (non so se sia così anche nelle classi prime del superiore), il compito ingrato di richiamare alla mente le regole dell'uso dell'accento grafico, ma anche fonico. Scartabellando qua e là nella rete ho trovato una pagina dell'Accademia della Crusca che toglie ogni dubbio, anche quello della pronuncia di utensile, anodino e leccornia.

giovedì 18 settembre 2008

Dell'orario scolastico...

... o del sudoku impossibile.
"Scusa, potresti darmi il pomeriggio insieme a Pincopalla? Sai, noi lavoriamo in sinergia..."- chiede la prof Unabuonaparolapertutti - "ah, senti, un'altra cosa: mettimi anche con Sempronia, che così ci dà una mano..."
"Senti, non è che potresti farmi coincidere l'orario con La Vispa Teresa che abita proprio dietro casa mia e viaggiamo insieme?"
"Mi raccomando, che non vada a finire come l'anno scorso, che avevo tutte le ricreazioni in classe e non avevo neanche un minuto per andare in bagno!" (questa poveretta la capisco: ci sono giorni in cui mettere un pannolone appare l'unica via percorribile...)
"Io avrei bisogno di non entrare alle prime ore per poter lasciare il bambino a scuola"- domanda Mammaatempopieno (e non di rado accade che alla richiesta precedente si accompagni anche la seguente: "Io avrei bisogno di non uscire alle ultime ore per poter riprendere il bambino da scuola").
"Sarebbe bellissimo poter entrare sempre alle ultime ore: sarei disposta a fare tutti i pomeriggi, così di mattina faccio palestra, massaggi, pedicure, manicure... sai c'è meno gente..."- vagheggia Miss Cinema 1974.
"Non mi appioppare tutti i pomeriggi, mi raccomando"- chiede una.
"Non mi mettere tre ore di seguito"- chiede un altro.
"Mettimi due ore di seguito, altrimenti appena li ho sistemati suona la campana!"-dice una.
"Dammi le prime ore in classe, che sono ancora addormentati", presto convertito in  "No, ci ho ripensato, qualche prima ora ok, ma non tutte".
E non si contano i colleghi su più scuole, le allattanti, i part-time su tre giorni, le coincidenze da evitare (la palestra che non può essere fruita contemporaneamente da due insegnanti di scienze motorie e il laboratorio di informatica  che ha un tot di posti)...
Il vice-preside dice sì a tutti, assicurando il suo impegno a che le esigenze di tutti vengano rispettate. 
Poi l'orario lo fa con il computer. 
Dà un'aggiustatina qua e là, giusto per togliere le magagne più vistose e "comu finisci si cunta" (traduzione: "come la storia finisce così si racconta")... le geremiadi continueranno per qualche giorno e poi si rimanderà tutto all'orario dell'anno prossimo.

lunedì 15 settembre 2008

Col cucchiaino


Corretti test di ingresso: niente di difficile, ho solo letto una fiaba e dettato semplici domande di comprensione del testo. Trovate miriadi di errori ortografici, lessicali, sintattici. Dopo un primo moto di ribellione in cui più o meno i miei pensieri erano di genere scaricabarile (ma come possono dire che la scuola elementare funziona?!)  seguiti da un più intimistico ora come faccio e da un disperato non ce la posso fare, sono addivenuta ad una decisione: rimboccarmi le maniche e cominciare la sgrossatura. 
Perché dopo dieci anni di scuola media una cosa la so: i tre anni cuscinetto tra la primaria che funziona e la secondaria che conta (quella di secondo grado) servono a dirozzare, potare e ripulire. Da noi "s'a da faticà".
Conosco fin troppo bene la smorfietta di disgusto di chi apprende che non insegno nel liceo liceale ma in una scuola media qualsiasi (ma come, ancora non sei passata al superiore?!) e francamente me ne infischio.
Così sono entrata in classe e con un bel sorriso ho detto ai miei ventisei alunni che i test erano andati male, ma che gli errori sono la bussola che ci indica la strada e che il mio obiettivo era eliminare tutti gli errori di ortografia entro la fine dell'anno scolastico (non so se ci riuscirò ma se capiscono che ho dei dubbi siamo fritti, per cui per ora punto in alto).
"Potete farcela se mi seguite: correggete gli errori da me siglati, ricopiate due volte le frasi scritte correttamente, fate una tabella con tre colonne (parola sbagliata, parola giusta, sigla dell'errore)... mi aspettavo mugugni e facce annoiate, invece ho visto ragazzetti che prendevano la penna e si mettevano a lavoro.
Che dite, ce la farò?

sabato 13 settembre 2008

La scala docimologica di Bigano

Da La Stampa (tramite Spicchi di Limone):

Leggete i diversi esemplari di studente e sappiate che io e mio marito abbiamo scoperto

di essere stati uno studente talpa (io)  e uno studente flipper (lui)... E voi, in quale tipo vi

riconoscete?


Ovvero: la scala docimologica che ho nel cuore
(e non sul registro) di Robero Bigano
...
Lo studente sasso: 1 - 2 ½ 
Da cosa si riconosce lo studente sasso
Lo studente sasso è un fenomeno rarissimo in natura, una sorta di yeti della scuola. Occupa lo spazio della sua sedia come un masso morenico: dove si piazza all'inizio dell'anno, lì lo ritrovi alla fine. Non conosce né evoluzioni, né involuzioni. Puoi fare acrobazie, piroette, blandirlo, minacciarlo: lui rimane sempre uguale. È un pessimo conduttore di energia. Il calore non lo penetra, il tuo affetto non lo intacca. È inconsapevole di tutto, non ha coscienza di nulla, nemmeno della sua esistenza, figuriamoci di quella dell'insegnante. La sua preparazione è una costante: lui non sa MAI nulla, per principio. Se per caso ricorda qualcosa si spaventa e s'azzittisce per un altro mese. Alle domande del prof., risponde emettendo inquietanti fonemi gutturali (di complessa decifrazione) su cui ancora oggi la scienza s'interroga.
...
Lo studente pianta grassa: 2 - 3 ½
Da cosa si riconosce lo studente pianta grassa 
Lo studente pianta grassa vegeta nelle classi culturalmente aride. Per via evolutiva ha saputo sviluppare un primitivo sistema di sopravvivenza che gli consente di adattarsi a luoghi con scarse precipitazioni affettive e relazionali. È sospettoso per natura e non si fida di nessuno. Se cerchi di avvicinarti, di stabilire con lui una qualche forma di contatto, ti pungi. Dentro di sé trattiene tutto e non drena niente. Può vivere per anni in simbiosi con lo studente sasso (dando vita in questo caso ad un giardino roccioso minimalista). È provato che alcuni esemplari, in presenza di un habitat favorevole, possono raggiungere nella scuola un'età ragguardevole. La preparazione dello S. P. G. consiste nel ripetere le domande del docente e annuire a ogni sua parola. Se riesce bene questa scenetta lo S. P. G. è convinto di meritare una valutazione più che sufficiente. Di tanto in tanto, in media una volta all'anno, produce un piccolo grazioso fiorellino di conoscenze (o di buoni propositi): il bocciolo resiste appena una decina di minuti, poi avvizzisce subito.
...
Lo studente minestrone: 4 – 4 ½
Da cosa si riconosce lo studente minestrone 
Lo studente minestrone vive all'aria aperta, senza grossi problemi di socialità. La scuola, con le sue noiose scadenze, interferisce purtroppo con questo suo stile di vita spensierato e naïf. Imparare qualcosa per lui è una seccatura, un fastidio da scrollarsi di dosso nel più breve tempo possibile. La sua preparazione avviene sempre sotto pressione. La sera prima della verifica (o nell’ora che la precede) sbuccia veloce qualche nozione, la inzuppa nell'acqua della retorica, caccia tutto nel pentolone della memoria e mette sul fuoco. Quando l'insegnante-chef alza il coperchio della sua preparazione per controllare come procede la cottura, vi scorge solo pezzetti di conoscenze che galleggiano nel brodo della superficialità e tra i vapori dell'inconsistenza. Se poi si azzarda ad assaggiare una sua idea, prima si scotta e poi si accorge che è sciapa.
...
Lo studente groviera: 5 – 5 ½ 
Da cosa si riconosce lo studente groviera 
Lo studente groviera si distingue per le vistose bolle d'aria che produce il suo apparato elaborativo. Gli individui che appartengono a questa specie sono soliti stabilire un rapporto piuttosto intermittente con l'ambiente scolastico. Se gli esemplari più dotati, all'occorrenza, sviluppano la capacità di ammalarsi provvidenzialmente nel giorno (o nell'ora) in cui è stata fissata la degustazione dei loro saperi, i soggetti meno evoluti (detti comunemente "emmental") appaiono decisamente più lenti nel predisporre efficaci strategie di difesa e diventano perciò facili prede dei Tirannoprofius Rex. Gli addetti al controllo della stagionatura degli S. G., quando stimano il livello di maturazione raggiunto, non devono farsi ingannare dalle apparenze. È nota infatti la capacità di questi bei tomi di rivestirsi con una crosta di conoscenze apparentemente solida; tuttavia, non appena si procede ad incidere lo strato di nozionismo che riveste la forma, non sarà difficile scorgervi all'interno i caratteristici "buchi" della preparazione.
...
Lo studente pappagallo: 6 – 6 ½
Da cosa si riconosce lo studente pappagallo 
Lo studente pappagallo si nutre solo del becchime che gli passa il suo libro di testo. Ha le ali ma non sa volare. Vive appollaiato sul trespolo della sufficienza senza farsi troppe domande. Scrive pari pari tutto ciò che blatera l'insegnante senza rielaborare un gran che. Da bravo scolaretto impara a memoria un certo numero di frasi che ripete all'interrogazione con la stessa espressività di una segreteria telefonica. Non riesce ad esprimere un solo concetto senza farlo precedere o seguire da una sfilza di "praticamente". Ogni lettura critica o personale, ogni selezione delle fonti, gli fa drizzare le penne e gli fa strillare "questo non era da fare!". Vive nel terrore che l'insegnante, destandosi dal torpore che produce l'ascolto della sua esposizione, lo interrompa per chiedere il significato di quanto ha appena detto.
...
Lo studente flipper: 7 – 7 ½ 
Da cosa si riconosce lo studente flipper 
Lo studente flipper è uno ragazzo spregiudicato, che sa ottimizzare i risultati con il minimo impegno. Da vero DeeJay della scuola gli basta un'occhiata per stimare la RAM di un professore. Capisce subito qual è la merce che si vende o l'argomento che fa tendenza alle sue lezioni. In prossimità della verifica si concentra sull'essenziale e tralascia i dettagli superflui: un po' di nozionismo, un pizzico di demagogia, due paginette di appunti (rubati alla compagna secchiona), una ripassata veloce ai titoli del libro di testo, ed è fatta. Al momento giusto lancia nel flipper della verifica la pallina delle sue nozioni in modo che colpisca, rimbalzando di qua e di là, il maggior numero di punti sensibili del roboprof in ascolto. Quando vede totalizzato sul display del registro un punteggio che ritiene soddisfacente, si stufa e passa a giocare con un altro videogame.
...
Lo studente talpa: 8 - 9 
Da cosa si riconosce lo studente talpa
Lo studente talpa è un ragazzo scrupoloso e metodico. Lo studio per lui non è mai un obbligo ma un piacere un po' masochista. Le cose veloci, improvvisate o troppo facili, lo lasciano indifferente. Sa scovare in ogni argomento, tema o problema un lato affascinante, che approfondisce con calma, assaporandone le più profonde e intime correlazioni. Pianifica sempre ciò che deve fare con largo anticipo e, prima delle verifiche, si sofferma a ripassare per benino tutto quello che lo ha davvero interessato. A volte sa formulare domande di sorprendente profondità e per questo è un po' temuto dagli insegnanti versione 486. Durante la stagione dei compiti in classe ospita momentaneamente, accanto al suo banco, lo studente groviera. Questo sodalizio dura giusto il tempo della verifica, poi ciascuno torna nell'area di provenienza dimostrando disinteresse per quanto hanno insieme concepito.
...
Lo studenteVasco da Gama:1 0
Da cosa si riconosce lo studente Vasco da Gama 
Lo studente Vasco De Gama ha capito che ogni verità è solo una bugia non ancora scoperta. Ascolta con attenzione ciò che dice l'insegnante, ma sente che non basta. Ogni volta che qualcuno gli indica un limite, un confine oltre il quale è inutile spingersi, dentro di sé si domanda cosa mai si nasconde dietro la linea d'orizzonte: forse un continente sconosciuto? Da vero esploratore conta unicamente sulle stelle della logica, sul vento della fantasia e sul coraggio della curiosità. Lo sconfinato oceano del sapere che si agita attorno a lui è qualcosa che lo strega, i segreti racchiusi nella Rete non lo lasciano dormire. A volte, quando il fascino dell'ignoto si fa irresistibile, prende il largo e sparisce per qualche tempo. Ma quando torna porta con sé esperienze straordinarie che lo rendono speciale, unico tra tutti. Per queste sue qualità può diventare l'incubo dei professori versione Pentium V.
àbsit iniuria verbo
( e buon lavoro a tutti!)

giovedì 11 settembre 2008

Cronaca del primo impatto (2)



Bene, entro in classe.
Scena della porta di cui ho parlato qualche post fa: io ferma e loro brevemente si ricompongono nel loro banco. Mi presento. La collega che mi ha preceduto ha fatto mettere in ogni banco un bel cartellino con il nome ben visibile (tipo conferenziere) cosicché cerco di imprimermi i nomi mentre li guardo (con scarsissimi risultati). Dopo i convenevoli di rito (comprate questo, comprate quello, portate sempre i quaderni richiesti perché vi metto il voto se non lo fate, NON usate il cancellino...) leggo loro un racconto.
Silenzio: non quel vuoto insignificante della distrazione assonnata, ma quell'aria pregna e vivida di attenzione. Mi ascoltano: l'imprinting è scattato. Già ci apparteniamo.

Cronaca del primo impatto (1)

Io quando entro in classe mi riposo. Come mai? Mi spiego: essendo stata investita della carica di responsabile di plesso sono la destinataria di qualcosa come 150 messaggi verbali al minuto.
La cosa si svolge più o meno come segue. Entro e la bidella dopo avermi salutato mi dice: "Eh, prof. è venuto il genitore Tal dei Tali che vorrebbe sapere perché suo figlio non compare nell'elenco degli iscritti alla classe di chitarra".
-Ah, ok...
- Ci vuole parlare? E' qua. 
(e te pareva)
La signora si avvicina, è affranta, mi spiega il problema.
- Va bene, signora prendo nota e cerco di risolv...
Una collega si avventa su di me: "Ma lo hai visto? Oggi dovevamo essere tutti presenti e Sempronio non si è degnato di farsi vivo!"
-Eh, sì... hai ragione, ora lo chiamiamo, sai ha ore in un'altra scuola...
-Eh, certo.. ma queste cose bisognerebbe controllarle...
(nel frattempo congedo con lo sguardo rassicurante la signora)
Sento un certo clangore provenire dalla zona caffè: che starà succedendo? Ma non ho il tempo di girarmi che si avvicina un collega: "La macchinetta mi ha fregato due euri" (ma io chi sono, il tecnico della macchinetta?)
-Magari facciamo chiamare la signora (la bidella di prima) per far venire il tecn...
"Ahhhhhh": sento un grido. Una collega è stata punta da un'ape: "Ecco, lo sapevo! L'ho vista: è un'ape nidificatrice!" (E là tutto un chicchiericcio su api che si insediano in casa in improbabili nascondigli...)
Salgo per le scale e prima di approdare al primo piano una piacente collega mi chiede come deve fare con un cinese, iscritto nella sua classe: non sa un'acca di italiano né di inglese. Sottoporremo il problema (cinese) alla preside. Chissà che non trovi una soluzione...
Nel corso della mattina ho poi accompagnato due ragazzi da una classe all'altra per via di errori negli elenchi, ho fatto un giro insieme al vicepreside per leggere l'orario e ricordare che davvero il cellulare non si può usare, e che non si può entrare in ritardo più di tre volte a quadrimestre, ho esposto alla Dirigente il problema cinese e le ho dato il numero di Sempronio perché lo chiamasse.
Bene, non vi pare che in classe io trovi finalmente un po' di pace?!

mercoledì 10 settembre 2008

Vivere è cominciare... sempre.


Lo diceva Pavese. Quanto di innocente e puro c'è in ogni nuovo inizio, quanta speranza e attesa che qualcosa accada. Un amico una volta diceva che trattiamo gli altri per come li pensiamo e li custodiamo dentro di noi. Vero. Ci penso da giorni o forse da mesi, in fondo già dall'anno scorso avevo gettato lo sguardo sul settembre che sarebbe arrivato. E ora sto per conoscere i miei nuovi alunni con i quali trascorrerò i prossimi tre anni. Dai nomi stampati su un elenco non riesco a immaginare i volti né potrei incasellarli semplicemente sulla base dei giudizi delle maestre (anche perché più volte mi è capitato di nutrire profonde simpatie per chi "va male" a scuola)...
Si comincia e che sia davvero un nuovo inizio: per loro e per me.

P. S. Una di loro, lo so già, non la conoscerò domani: è molto malata e per ora non può venire a scuola. Mi hanno detto: "sì, ne hai segnati 25, ma in realtà sono 24 perché M. non viene"... eppure io spero di averne 25 al più presto. Ragazzina, coraggio: abbiamo tante cose da vivere e da affrontare insieme. Ti aspetto.

lunedì 8 settembre 2008

38 °

C'è caldo. Si riesce a lavorare solo dove c'è un condizionatore. Oggi la vice-preside, boccheggiante, è entrata in Presidenza (climatizzata) per chiedere che anche nella sua stanza si installasse il condizionatore. E la Donna Delmonte, in preda a un attacco di sana indignazione ha gridato: "Continuano ad anticipare l'inizio delle lezioni... e noi siamo in Africaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!". 
E qui si parla ancora della torre di comando. E noi poveretti costretti a stare in classe con i 40° all'ombra? Per carità, si lavora ugualmente. Ma, come disse Hitchcock in un suo film, è scientificamente dimostrato che oltre i 30° i delitti aumentano... 

venerdì 5 settembre 2008

Maestro unico sì o no?


Per la Gelmini sì. La motivazione del ministro è il risparmio, c'è poco da dire.
Ma volendo astrarci da questa amara realtà e volendo ragionare serenamente su questo dilemma, noto che allo stato attuale gli insegnanti di scuola primaria sono quasi tutti (se non tutti) di formazione umanistica, anche coloro che ad oggi insegnano aritmetica. Si sono via via specializzati nell'insegnamento delle operazioni e delle tabelline, ma sul campo.
Discorso a parte per quanto riguarda l'inglese: a mio parere per insegnare la lingua straniera occorre la laurea specialistica e la figura dell'insegnante spero che sia aggiuntiva al maestro unico, al quale davvero non si può chiedere anche la pronuncia british...
Poniamo che mia figlia abbia non tre brave insegnanti come oggi (però badate, l'insegnante di matematica è laureata in Lettere!), ma una, pur sempre brava. Ai miei occhi di genitore non cambierebbe nulla.
Mi si potrebbe obiettare che se la suddetta insegnante non fosse brava ai miei occhi qualcosa cambierebbe, eccome. Ma il problema in questo caso non sarebbe ideologico bensì pratico: il reclutamento degli insegnanti dovrebbe essere più rigido e il controllo sull'efficienza dell'insegnamento più vincolante.
Pur essendo in sostanza d'accordo con il decreto ministeriale (perché non ne vedo la pericolosità pedagogica) vorrei però  suggerire a Maria Stella di ridurre drasticamente il numero degli alunni per classe, per esempio a 18 alunni e vorrei altresì proporle di garantire comunque l'orario antimeridiano fino alle 13 e qualche sezione a tempo pieno. Per far questo non bastano le 24 ore dell'orario attuale del maestro (4 ore giornaliere per 6 giorni): si potrebbero aggiungere 2 o 3 ore di inglese e 2 di informatica oltre all'ora già prevista di religione. Il tempo pieno dovrebbe invece avere un organico a sé.
Discorso completamente diverso quello della perdita delle cattedre la quale spero venga compensata dai pensionamenti, in modo da non creare disagi a colleghi che erano sicuri del posto che occupavano e ora non lo sono più. C'è un anno di tempo per correre ai ripari: se il mio posto fosse a rischio approfitterei per un passaggio di ruolo (e non stento a credere che quest'anno ci sarà un esodo in massa)...
Qui un'intervista sull'argomento a Paola Mastrocola

mercoledì 3 settembre 2008

Rompicapi scolastici


Non ci si crede: dalle ore 8,30 alle 13,30, quasi senza interruzione, siamo stati chiusi in un'aula per formare le classi prime. Oltre a me c'erano altri due di Lettere di I media, un docente di scienze motorie, il vicepreside, il docente responsabile dei corsi musicali e due maestre di V.

I fattori del rompicapo erano: 121 alunni di cui 9 ripetenti (2 diversamente abili, che per comodità da ora in poi classificherò come H) e altri 5 H, più 21 casi problematici suddivisi dalle maestre in problematici normali, problematici al quadrato e problematici al cubo e una trentina di "ottimi", il tutto da redistribuire in 5 prime, tenendo conto delle richieste dei genitori (chi ha scelto il corso musicale, chi il tedesco, chi lo spagnolo, chi il francese).

Dopo discussioni, ipotesi, tentativi di tirare a sorte i casi più spinosi, contrattazioni di alta diplomazia, invasioni di campo da parte di colleghi che avevano avuto richieste varie da parte di genitori ansiosi, abbiamo condotto la nave in porto pur tra mille peripezie. Il risultato scontenta un po' tutti: c'è chi ha quattro ripetenti, ma "fantasmatici" (il collega che li ha così apostrofati intendeva dire che sono spesso assenti), chi un alunno H ma 5 casi problematici, chi quattro ottimi e due problematici al cubo, chi addirittura un solo caso grave che è insieme ripetente, H e problematico all'ennesima potenza!
Ma il lungo lavoro è servito almeno a evitare le famigerate classi-ghetto, soluzione facile ma profondamente ingiusta per tutti.

La mia classe, che conoscerò il 12 settembre è una delle due sezioni musicali, con inglese e spagnolo e contiene: n. 25 alunni di cui sei ottimi, 2 alunni H, 1 ripetente, 3 casi problematici di cui 1 al cubo! Che ne dite, m'è andata male?!

Qualche spunto di riflessione da chi non te lo aspetti!

Leggete qui, ma non andate subito alla conclusione... non rovinatevi la sospresa! Si tratta di un articolo che contiene diversi spunti utili per insegnanti e per chi è interessato al mondo della scuola in genere... anche se (occorre dirlo?) la scuola dovrebbe essere al centro dell'interesse di tutti dato che riguarda l'educazione e l'istruzione dei nostri figli.

martedì 2 settembre 2008

Proposta pratica per migliorare la scuola

Domani dopodomani ore 8, 30 riunione della Commissione Formazione Classi: spero vivamente che non si riduca a un mercante in fiera di cattivo gusto. Mio obiettivo principale: evitare classi ghetto, rispettando il più possibile le richieste dei genitori... facile, vero ;-)
Sempre domani e dopodomani ore 10,30 (e poi dicono che al Meridione si lavora meno!): riunione per fissare obiettivi comuni di apprendimento per dipartimenti disciplinari. Cioè: gli insegnanti si riuniscono a gruppi per materia e stabiliscono insieme per grandi linee cosa devono imparare gli alunni. Inoltre si scelgono le prove di ingresso, anch'esse comuni. In tal modo la collega del monitoraggio potrà estrapolare dati il più possibile omogenei dalle diverse classi fornendoci poi dei grafici sui livelli di rendimento.
Ebbene: oggi ho guardato per l'ennesima volta le Indicazioni per il curricolo forniteci l'anno scorso dal Ministero e ho letto con molta attenzione quali sono le competenze che ogni alunno deve raggiungere al termine della scuola primaria. Per esempio: saper prendere parte agli scambi comunicativi, rispettando i turni di parola e intervenendo in modo pertinente. Certo, per verificare in ingresso se tale competenza è stata raggiunta bastano forse pochi istanti in classe. Ma per competenze più specifiche, come cogliere l'argomento principale di un testo espositivo o le caratteristiche basilari di un testo poetico, non sarebbe utile soffermarsi per valutare esattamente cosa sanno o non sanno fare gli alunni?
Uno dei difetti principali della scuola italiana, infatti, è a mio parere la quasi totale incomunicabilità tra i diversi cicli dell'istruzione, come se a ogni I classe si ricominciasse tutto daccapo. Ma in realtà l'alunno prima di sedere di fronte a noi è stato di fronte ad altri: ha frequentato 5 anni di scuola primaria o 3 di scuola secondaria di I grado. E ha imparato qualcosa.
Io che me lo trovo davanti vorrei conoscere questo pregresso, vorrei avere qualcosa di certo su cui appigliarmi, perché è più adeguato partire dal positivo.
Per questo ci sono le prove di ingresso, sì. Ma non sarebbe più pratico che a ogni allievo corrispondesse un fascicoletto snello, scritto in italiano e non in burocratichese, in cui le competenze acquisite vengano esplicitate?
"L'alunno sa fare un riassunto in modo corretto, ma non ancora un tema ben articolato", oppure "tende a ripetere a memoria, fare attenzione a farlo ragionare"... è impossibile che questo un giorno avvenga?

sabato 30 agosto 2008

Formula Petit Dejuner

Croissant, cappuccino con panna, cioccolata per la bambina e caffè, a Orange:



Marmellata di pomodori verdi e di albicocche, succo d'arancia, pane e burro e l'immancabile caffeina, sempre a Orange, ma in un'altra piazzetta:


Un caffè servito come si deve, a Nizza, sotto i portici di Place Massena:


venerdì 29 agosto 2008

Quesiti per la Gelmini

Domande-richieste per la ministra Marie Etoile (come la chiama Milady):
1) Hai introdotto la Cittadinanza come materia. Ok. Ma se non aumenti le ore di lettere me lo dici come fai ad aggiungere una materia con tanto di voto? Non comprendi che da qualche altra parte si dovrà tagliare? Potresti darci delle ore in più?
[Su questo in data 3 settembre devo dire che la ministra sembra avermi dato ascolto: l'educazione alla cittadinanza resta una serie di obiettivi da spalmare sulle diverse discipline e non una materia a sé]
2) Ti sei assicurata che negli ultimi due anni di scuola primaria facciano davvero la storia antica? Perché in prima media non si può cominciare dal Medioevo se sconoscono Greci e Romani... attenzione! Io non penso che la colpa sia degli insegnanti, ma del fatto che a quell'età gli allievi non siano ancora pronti per apprendere la storia al di là dell'aneddotica edificante e delle immagini con didascalia... Qundi per favore, potresti rimettere a posto i programmi?
3) Hai rimesso i voti in decimi e hai posto il livello di insufficienza in condotta a 5: giusto. Sai, anche prima in realtà Buono è sempre stato come dire 7 e Sufficiente come dire 6. Ma ti ringrazio per averci dato la possibilità di scandire un minimo di differenza tra il 5 e il 3, mentre prima era tutto un egalitario Non sufficiente. Ma ti sei mai chiesta se per caso il sistema voti sia tutto da ripensare? Lo sai che io dopo anni di declamata trasparenza (in parole povere, ho sempre detto il giudizio all'allievo) ora credo che sia davvero desolante la continua richiesta di sapere il giudizio (o voto che sia) e penso di adottare tutto un altro metodo? Cioè penso che dirò semplicemente se l'allievo è migliorato o peggiorato e in cosa, tenendo i voti per me?
4) Quando dici che si potrebbe bloccare la ristampa dei manuali delle "materie tradizionali, cioè Italiano e Matematica" scherzi o sei seria? Certo, che il mero restyling grafico non serve, ma non serve per alcuna disciplina. Pensi davvero che l'Italiano e la didattica dello stesso non abbiano una propria evoluzione? Hai mai sentito parlare di De Saussure e di Chomskji? Sai che forse innovando i manuali della tradizionale grammatica e introducendo un'impostazione generativista si potrebbe migliorare anche l'apprendimento?

sabato 16 agosto 2008

Progetto accoglienza?!

LaVostraProf di Dieci minuti di intervallo in un recente post parla di Progetto Accoglienza, vale a dire (per chi non fosse addetto ai lavori) quelle ore che nella prima porzione dell'anno si dedicano all'ambientamento dei primini. Paroloni e paroloni che si sprecano, attività che si propongono, buoni propositi che si auspicano... ma, si sa, l'importante è scioccarli all'inizio... poi tutto il resto vien da sé. Cosa faccio per ottenere l'effetto?
1) mi pongo sulla soglia della classe senza entrare e senza parlare, aspettando che si rendano conto della mia presenza. Poi faccio capire con poche e brevi parole che sto attendendo che si siedano e si stiano zitti. Solo dopo entro.
2) mi presento brevemente e dico la frase clou della giornata: non sono la televisione, quindi mentre io parlo voi non parlate, non vi alzate, non fate altro. Se io parlo voi ascoltate, così come farete fra di voi (n. d. r. questo secondo aspetto sarà molto più difficile del primo...).
3) faccio l'appello, cercando di superare da subito uno degli incubi peggiori di ogni insegnante: non avere la padronanza dei nomi. Vabbè che poi i nomi dei più discoli li sai già dopo tre minuti...
4) comunico quello che serve per il nostro studio insieme (quadernoni, titoli dei libri...) approfittando per una prima panoramica delle materie che faremo. Già che ci sono dico cosa portare l'indomani (tipo il quadernone da dedicare alla grammatica).
5) leggo loro qualcosa che dovranno solo ascoltare (perché libri di testo per le prime settimane manco a parlarne...): ancora devo scegliere cosa.
Non sono bastarda dentro, lo faccio per loro... per creare le condizioni adeguate perché possano davvero imparare qualcosa... il rispetto dei turni di parola e la capacità di ascolto per esempio... per far loro scoprire la faccia tenera del mio carattere c'è tanto tempo. Ricordo un alunno che verso novembre del primo anno a un mio cenno di sorriso mi chiese: "Prof, ma allora lei ride?". Eppure con la classe di quell'alunno nel corso del triennio ci siamo fatti un sacco di risate e abbiamo condiviso un profondo affetto reciproco :-)

giovedì 14 agosto 2008

Leggimi forte

immagine da biblioragazzi.wordpress.com

La mia amica Carmenlasorella (di cui mi piacerebbe ricevere un commentino qua e là) mi ha prestato Leggimi forte, un bel libro sulla lettura ad alta voce di Rita Valentino e Bruno Tognolini.

Si tratta del racconto di un'esperienza prima che di un saggio: vi sono inserite infatti le riflessioni di un genitore che ha coltivato -tra alti e bassi e pur nelle normali difficoltà- l'abitudine di leggere a voce alta alla figlia, ora quindicenne. Il messaggio chiave del libro è contenuto nelle prime pagine:

"Gli umani appena nati, paiono esseri fragili e precari, in bilico sul ciglio della vita, come sul crinale di una collina. Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genitori che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi prendiamo d'istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa parte e non da quella. [...] La voce umana ha un potere grande e segreto. [...]
Parliamo agli animali, che non conoscono parole, parliamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio; a una persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ritorni.

E a un neonato perché si fidi e vi entri.

La voce echeggia come un canto di balena, in quell'oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita, per dire tre sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui. [...]

La cosa fondamentale che questo libro dice a un genitore è dunque questa: parla a tuo figlio.

Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro?

Parla con lui, parla con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve.

E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste, che son fatte per questo: leggi un libro".
Non occorre essere attori, né essere particolarmente bravi ( il genitore in questione dice di essere anche un po' balbuziente, eppure ha letto Il signore degli anelli alla figlia dai cinque ai sette anni...): l'ho potuto sperimentare in prima persona. Da giugno scorso un po' per caso (volevo leggere il libro da me scelto come testo di narrativa prima dell'inizio dell'anno scolastico e mia figlia di sette anni è rimasta incuriosita dalll'illustrazione di copertina) abbiamo quasi ogni giorno letto un pezzetto de Il giardino segreto. Non credevo, ma pur non presentando il libro particolari grafici accattivanti nè illustrazioni a colori, lei desidera che io legga e ascolta anche per un quarto d'ora (credo, perché non ho mai guardato l'orologio)... stiamo per finire e già parliamo del prossimo libro. Anna dai capelli rossi? Le Cronache di Narnia? Vedremo.
Per ora sono già contenta: oltre che riempire la casa di libri, regalarli e frequentare le librerie... non avevo trovato la chiave per aprire a mia figlia la porta del magico mondo della lettura, che mi ha tenuta impegnata per tanti pomeriggi già dalla scuola elementare. Più che preoccuparmi di ciò che mia figlia mangia (che non è granché, chi la conosce lo sa) ho sempre sperato che avesse buoni amici e e che leggesse buoni libri perchè so che sono queste, forse, le cose che hanno fatto la differenza nella mia vita.

venerdì 8 agosto 2008

(Ri)scoperta del Giappone

Nella scelta dell'argomento con cui iniziare il colloquio d'esame di terza media (ora "di stato di primo ciclo") , si sa, gli alunni si orientano sulle "solite" cose; prima e seconda guerra mondiale, in particolare, sono l'opzione più gettonata. Ma anche droga, energia (con incursione sulla bomba atomica e dunque... seconda guerra mondiale) e via dicendo. Ecco perché lo scorso giugno in quel di un pomeriggio afoso e annoiato, quando agli esami orali si è seduta una ragazzetta che ha voluto proiettare, spiegandole, delle bellissime immagini sul Giappone e sugli aspetti caratteristici della cultura nipponica... la commissione l'ha accolta con un sorriso compiaciuto e l'ha ascoltata con un certo interesse. Io già sapevo e devo dire che mi aveva colpito la passione dell'allieva per tutto ciò che è giapponese.

Come sapete, ho poi letto L'eleganza del riccio: la mia curiosità sul Giappone è cresciuta grazie ai personaggi di Paloma, la ragazzina appassionata della cultura giapponese, e di monsieur Ozu, il nuovo condomino di rue de Grenelle 7, ma anche della stessa Renée, portiera di raffinata cultura dello stesso condominio. Anzi, si potrebbe dire che i dettami e le raffinatezze della cultura del Sol Levante siano un fil rouge del romanzo.

Grazie a questo libro ho ricordato cose di cui avevo già idea, come la pratica di condensare un pensiero profondo in una brevissima poesia come l'haiku o come la cerimonia del tè.




foto tratta da un blog sui manga giapponesi: http://moonfairy.iobloggo.com/

A proposito del rituale del tè, la protagonista del romanzo dice: "anch'io so bene che il tè non è una bevanda qualunque. Quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la grandezza nelle piccole cose. Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'animo una gemma di infinito? [...] Il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite".
Renée ama inoltre i film di Ozu, di cui parla spesso, e le camelie; Paloma conosce perfettamente le regole del go, l'equivalente giapponese degli scacchi. L'arrivo di Kakuro Ozu nel condominio incuriosisce tutti gli abitanti di rue de Grenelle: la sostituzione delle porte con pareti scorrevoli, l'usanza di togliere le scarpe entrando in casa, l'esigenza di evitare la simmetria, il concetto di wabi (forma nascosta del bello)...
Cercando qua e là nel web ho trovato poi un bel sito sui diversi aspetti della cultura giapponese: All Japan. In esso vengono indicati diversi links di approfondimento, come Giardini giapponesi, un sito sull'Origami (o arte di piegare la carta), sulle magie dell'ikebana (arte di disporre i fiori recisi) e del bonsai, sui giochi e in particolare sul sudoku... Leggendo, insomma, mi sono resa conto che il Giappone mi era molto meno estraneo di quanto pensassi: in fondo mi piace il sudoku, ho sempre ammirato i film di Kurosawa, il kimono, la disposizione dei giardini, ho in casa un piccolo giardino zen, ho letto Banana Yoshimoto e come tanti sono cresciuta in compagnia di Mila e Shiro & co.
Continuando nella mia navigazione virtuale ho anche scoperto con una certa sorpresa che l'unico Museo italiano del tè si trova a Raddusa, in Sicilia: la Casa del tè. Vi sono poi diversi blog interessanti sul Sol Levante: Io e il Sol Levante, Sognando il Giappone, Arigatò...

giovedì 7 agosto 2008

Suggerimenti didattici da L'eleganza del riccio


Oltre ad essere un bellissimo libro, L'eleganza del riccio è curiosamente disseminato di spunti per l'insegnamento...

A parlare è Paloma, una studentessa francese di scuola media:

"Il francese con questa prof si riduce a una lunga serie di esercizi meccanici, sia di grammatica che di analisi testuale. Con lei sembra che i testi siano stati scritti per poter identificare i personaggi, il narratore, i luoghi, il plot, i tempi del racconto, ecc. Penso che non le sia mai venuto in mente che prima di tutto un testo è scritto per essere letto e per suscitare delle emozioni nel lettore. Pensate un po', non ci ha mai chiesto: "Vi è piaciuto questo brano/libro?". Eppure è l'unica domanda che potrebbe dare un senso allo studio dei punti di vista della narrazione o della costruzione del racconto... Per non parlare del fatto che, secondo me, le menti degli alunni delle scuole medie sono più disponibili alla letteratura rispetto a quelle dei liceali o degli universitari. Mi spiego: alla nostra età, basta che ci raccontino qualcosa con passione, toccando le corde giuste (quelle dell'amore, della rivolta, della sete di novità ecc.) e il gioco è fatto". (p.150)


"Ma a cosa serve la grammatica?: ha chiesto Achille. [...] La professoressa ha fatto un lungo sospiro, tipo -sono costretta a sorbirmi delle domande stupide- e ha risposto: Serve a parlare e a scrivere bene. [...] Sostenere davanti a degli adolescenti che sanno già parlare e scrivere, che questa è l'utilità della grammatica è come dire a qualcuno che per fare bene la cacca e la pipì bisogna leggersi la storia del water attraverso i secoli. Non ha senso! [...] Io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza. [...] Quando si fa grammatica, si accede a un'altra dimensione della bellezza della lingua. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare com'è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa, perché pensiamo: Ma guarda che roba, guarda com'è fatta bene! Quanto è solida, ingegnosa, acuta!" (pp. 151-52)

martedì 5 agosto 2008

Lilli de Libris e la biblioteca magica


Un libro-bussola per altri libri, dicono gli autori nella dedica inziale: "se ogni libro è un mondo a parte, allora la Biblioteca è l'universo che accoglie questi mondi. Un universo da esplorare a caso o con metodo, ma che a ogni rotta riserva straordinarie sorprese".
Voglio conservare in particolare una citazione di Simen Skjonsberg (da L'orrendo piacere. Epistole sui misteri della lettura):
"Cammino lungo gli scaffali della biblioteca. I libri mi voltano la schiena. Non in modo ostile, ma invitante, come a volersi presentare. Metri e metri di libri che non riuscirò mai a leggere. E lo so: è vita che mi si offre, in aggiunta alla mia, che sta lì ad aspettare solo di essere sperimentata: Ma con la velocità con cui scompaiono i giorni, le possibilità rimangono inutilizzate. Uno solo di questi libri basterebbe a cambiarmi la vita: Chi sono adesso? Chi sarei dopo?"
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