martedì 19 febbraio 2008

Momenti di scoramento

-L'hai fatto l'esercizio? (notare il singolare: mi sono convinta forse per stanchezza che assegnare un solo esercizio avrebbe facilitato lo svolgimento dei compiti, del resto alcuni che i compiti li fanno sempre non avrebbero bisogno neanche dell'unico esercizio, perché sovraccaricarli?)
-No (faccia contrita, che non riesce a suscitare in me il benché minimo senso di pietà, anzi...)
-E perché?
Adesso: ci sono delle frasi che fanno emergere il peggio di noi. In particolare per me in scala ascendente le seguenti:
1) Perché non ci sono arrivato.
2) Me lo sono dimenticato.
3) Non lo sapevo.
Grandissimo testa di cutipicchiu, non ci sei arrivato a fare che? E lo dici a me, che in una giornata sono mamma, moglie, professoressa, funzione strumentale, facilitatore del PON, verbalizzatrice del Consiglio di Istituto, donna delle pulizie, confidente, consigliera e certe volte anche contemporanemante due o tre di queste mansioniiiiii?
Dimenticato che? Te lo dimentichi il panino col salame piccante delle nove di mattina? Te lo dimentichi il cellulare?
E poi... non lo sapevi? Io scrivo i compiti sul registro di classe come una scribacchina fiorentina e tu dici che non lo sapevi? Qui sarebbe il caso di raccontarti quella volta che avendo io, fresca di patente sulla Fiat 127 ereditata dal nonno, preso un senso vietato da poco istituito ed essendo stata fermata dal vigile, dissi incautamente: "mi scusi, non lo sapevo" e lui: "signorina, che le pare che ad ogni segnale nuovo le dobbiamo mandare l'avviso a casa?".

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