venerdì 5 settembre 2008

Maestro unico sì o no?


Per la Gelmini sì. La motivazione del ministro è il risparmio, c'è poco da dire.
Ma volendo astrarci da questa amara realtà e volendo ragionare serenamente su questo dilemma, noto che allo stato attuale gli insegnanti di scuola primaria sono quasi tutti (se non tutti) di formazione umanistica, anche coloro che ad oggi insegnano aritmetica. Si sono via via specializzati nell'insegnamento delle operazioni e delle tabelline, ma sul campo.
Discorso a parte per quanto riguarda l'inglese: a mio parere per insegnare la lingua straniera occorre la laurea specialistica e la figura dell'insegnante spero che sia aggiuntiva al maestro unico, al quale davvero non si può chiedere anche la pronuncia british...
Poniamo che mia figlia abbia non tre brave insegnanti come oggi (però badate, l'insegnante di matematica è laureata in Lettere!), ma una, pur sempre brava. Ai miei occhi di genitore non cambierebbe nulla.
Mi si potrebbe obiettare che se la suddetta insegnante non fosse brava ai miei occhi qualcosa cambierebbe, eccome. Ma il problema in questo caso non sarebbe ideologico bensì pratico: il reclutamento degli insegnanti dovrebbe essere più rigido e il controllo sull'efficienza dell'insegnamento più vincolante.
Pur essendo in sostanza d'accordo con il decreto ministeriale (perché non ne vedo la pericolosità pedagogica) vorrei però  suggerire a Maria Stella di ridurre drasticamente il numero degli alunni per classe, per esempio a 18 alunni e vorrei altresì proporle di garantire comunque l'orario antimeridiano fino alle 13 e qualche sezione a tempo pieno. Per far questo non bastano le 24 ore dell'orario attuale del maestro (4 ore giornaliere per 6 giorni): si potrebbero aggiungere 2 o 3 ore di inglese e 2 di informatica oltre all'ora già prevista di religione. Il tempo pieno dovrebbe invece avere un organico a sé.
Discorso completamente diverso quello della perdita delle cattedre la quale spero venga compensata dai pensionamenti, in modo da non creare disagi a colleghi che erano sicuri del posto che occupavano e ora non lo sono più. C'è un anno di tempo per correre ai ripari: se il mio posto fosse a rischio approfitterei per un passaggio di ruolo (e non stento a credere che quest'anno ci sarà un esodo in massa)...
Qui un'intervista sull'argomento a Paola Mastrocola

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