martedì 29 gennaio 2008

Comprensione del testo

Avete presenti quegli obiettivi del tipo "individuare informazioni esplicite", o "dedurre informazioni implicite" da un testo? In classe ho un campione del settore. Si leggeva la descrizione che Verga fa di Mazzarò nella novella La roba:
"Tutta roba di Mazzarò. (...) Pareva che Mazzarò fosse disteso tutto grande per quanto grande era la terra, e che gli si camminasse sull pancia. - Invece egli era un omiciattolo, diceva il lettighiere, che non gli avreste dato un baiocco, a vederlo; e di grasso non aveva altro che la pancia, e non si sapeva come facesse a riempirla, perché non mangiava altro che due soldi di pane; e sì ch'era ricco come un maiale; ma aveva la testa ch'era un brillante, quell'uomo".
Mi rivolgo al campione:
-Dai, dico, spiega cosa hai capito ( ma forse dovevo già intuire da come aveva letto, che non aveva capito granché)
- Sì, proffa! Certo! Se dice che "di grasso aveva solo la pancia" voleva dire che aveva il pipino piccolo, vero? (risata collettiva, anche mia, perché il soggetto in questione nel dirlo ci credeva davvero)
Non faccio in tempo a fermarlo che mi spiega anche la frase finale:
-E poi quando dice che "aveva la testa ch'era un brillante" voleva dire che era pelato, no?

domenica 27 gennaio 2008

Dicono di noi...

Sono tanti gli amici che mi hanno linkata: immagino questi nodi come legami nella rete, come corsie preferenziali che permettono uno scambio fluido e reciprocità. Due "citazioni" in particolare mi hanno fatto piacere:

- l'articolo Anna Rita Ruberto su Scuola e Didattica, che ci cita tra i blog didattici.

-la descrizione regalatami da Didalgo

Grazie a chi ci segue!

venerdì 18 gennaio 2008

Pff, maschi!

Entro per la prima volta nella prima che ora è in terza e rimango subito un po' basita: 16 maschi e 7 femmine. Bah. Più volte, negli anni, mi sono messa le mani nei capelli per cercare di capire come arginare la forza vitale che caratterizza l'alunno maschio in età di scuola media. Non sempre ci sono riuscita. Perchè dovete sapere che si tratta di un armadio semovente a un'anta. Armadio per via della stazza (stiamo parlando di una media di 1,75-80, ma io ne ho anche uno di 1,96), a un'anta perché sono quasi sempre magri e muscolosi, semovente perché non stanno un attimo fermi. Si muovono in modo scomposto, scattano per un nonnulla (non hai fatto in tempo a sentenziare su un improperio che hai udito e già vedi uno che si avventa su quello che ha proferito l'insulto con una gamba tesa all'altezza del collo), si salutano con schiaffoni che farebbero intronare chiunque, ma non loro. Per loro sono segni di affetto. Hanno un sesto, che dico sesto, settimo (ottavo suvvia), senso per i doppi sensi boccacceschi, per dirla letterariamente. Ormai evito certe parole come se giocassi a Taboo, ma c'è sempre qualche significato non previsto nelle parole che disgraziatamente noi insegnanti di caserme travestite da classi pronunciamo. E in questo caso ovviamente sento risatine e mormorii dietro di me che guardo disperata la lavagna per trovare un modo di uscire dall'empasse senza interrompere la lezione che so sulla subordinata soggettiva. Poi, mentre le ragazze potrebbero morire appresso a uno che neanche le guarda, loro riscuotono un successo enorme con il gentil sesso in maniera direttamente proporzionale alla loro rozzezza. Loro sono sempre indecisi tra due o tre ragazze e alla fine preferiscono giocare a carte o parlare di calcio.
Come capisco Hermione Granger che di fronte a una delle tante di Ron disse sospirando: "Pfff, maschi!"

mercoledì 16 gennaio 2008

Indignazione

Josef Ratzinger, insigne uomo di cultura prima che Pontefice, rappresentante di quel Papato a cui si deve la fondazione dell'Università La Sapienza in cui oggi alcuni scientisti di stampo ottocentesco lo rifiutano, non può prendere la parola in un paese democratico, ostaggio di pochi illiberali.
Il Papa andrà tra qualche mese all'Onu e pronuncerà parole che potranno apparire scomode a non pochi interlocutori. Ci saranno le critiche. Ma dopo che avrà parlato. Nessuno gli impedirà di prendere la parola. In un paese democratico.

martedì 15 gennaio 2008

Corso di aggiornamento

Siamo al secondo giorno di corso. Un esperto dei 230 di Berlinguer-De Mauro, uno dei pochi ammessi dalla Moratti e confermati da Fioroni per le sue consultazioni di gabinetto ci sta raccontando la scuola che va verso Lisbona 2010 (mi sa che ci va come un treno impazzito).
Questo dovrebbe essere l'anno-cantiere in cui il Ministro Medicoprestatoallistruzione dovrebbe mettere a punto degli aggiustamenti sulla base dei suggerimenti che gli provengono dalla scuole che sperimentano le novità.
Tra le cose interessanti a un certo punto il relatore ha detto: "C'è poco da fare: la scuola cambia non se cambiano le leggi, ma se cambiano i docenti"... ma va? Lo sappiamo. Ma il Ministro lo sa?

venerdì 4 gennaio 2008

Esperimento su Hopper

E. Hopper, Cape Cod evening (1939), oil on canvas.

L'esperimento consiste nel provare a raccontare la storia che ognuno vede nel quadro. Comincio io.
La casa è la quiete della civiltà e della luce, la foresta invece è buia. Il cane, a cui l'uomo si protende inutilmente, guarda chissà dove e l'uomo, in tenuta casalinga, è osservato da una donna, abbigliata in modo più formale, che lui però non degna di uno sguardo. Sono tre esseri che non comunicano tra loro, ma c'è un legame tra le due persone. Qualcosa di non detto. La donna vorrebbe parlare e le finestre del bow-window dietro di lei respirano semiaperte in attesa. Ma l'uomo è rivolto ad altro e, in un correlarsi di architettura e stato d'animo, la porta dietro di lui è irrimediabilmente chiusa. Sembrano esclusi anche dalla casa. Forse la casa rappresenta un'unione che non c'è più?
Sono due coniugi ormai acquietati in un matrimonio statico. Lui gioca con il cane per non affrontare problemi spinosi e lei attende ma senza molte speranze, come dimostrano le braccia conserte. Forse dentro casa avevano cominciato un chiarimento, ma poi lui, attirato dal cane che abbaiava, è uscito fuori per sfuggire una situazione scomoda. Lei avrebbe voluto continuare a parlare, ma poi lo aveva seguito. Sperando in una parola, che però non è arrivata.

Uno scrapbook su Hopper: http://americanart.si.edu/collections/exhibits/hopper/index.html

giovedì 3 gennaio 2008

Perché mi piace Hopper


E. Hopper, Cape Cod morning (1950), oil on canvas.


Spesso penso a un quadro di Hopper per esprimere una sensazione, un'impressione, un pensiero non del tutto definito. Definire un pittore per un non specialista è come addentrarsi in un luogo sconosciuto senza i necessari punti di riferimento, ma l'arte non è solo per i critici d'arte, anzi non è dei critici d'arte. Così provo a spiegare perché Hopper mi piace.


È il pittore delle finestre: bow-windows, vetrate con tende svolazzanti, spalancate, semichiuse su stanze vuote o sul mare.


È il pittore dei luoghi-non-luoghi: scompartimenti di treno, sale d'aspetto, stazioni di servizio con o senza presenza di uomini. Ma dove persone ci sono, sono persone che aspettano, che attendono qualcuno, che pensano a qualcosa che sai anche tu. Perché sono persone come te.


Dipinge anche paesaggi di bellezza fuori dall'ordinario: quieti, illuminati, in cui l'uomo c'è ma non si vede. C'è il mare, spesso. E ci sono fari in cui tu sai che da qualche parte affacciato a qualche finestra c'è un uomo, o una donna che guarda l'orizzonte.

Ma è anche il pittore delle scene che raccontano: quadri che sembrano scatti fotografici lasciano immaginare tutta una vita dietro. Potresti forse raccontare tu chi sono le persone ritratte in certe scene, dire ciò che lega l'una all'altra e spiegare cosa le ha spinte a trovarsi là dove il pittore le vede.
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