sabato 30 agosto 2008

Formula Petit Dejuner

Croissant, cappuccino con panna, cioccolata per la bambina e caffè, a Orange:



Marmellata di pomodori verdi e di albicocche, succo d'arancia, pane e burro e l'immancabile caffeina, sempre a Orange, ma in un'altra piazzetta:


Un caffè servito come si deve, a Nizza, sotto i portici di Place Massena:


venerdì 29 agosto 2008

Quesiti per la Gelmini

Domande-richieste per la ministra Marie Etoile (come la chiama Milady):
1) Hai introdotto la Cittadinanza come materia. Ok. Ma se non aumenti le ore di lettere me lo dici come fai ad aggiungere una materia con tanto di voto? Non comprendi che da qualche altra parte si dovrà tagliare? Potresti darci delle ore in più?
[Su questo in data 3 settembre devo dire che la ministra sembra avermi dato ascolto: l'educazione alla cittadinanza resta una serie di obiettivi da spalmare sulle diverse discipline e non una materia a sé]
2) Ti sei assicurata che negli ultimi due anni di scuola primaria facciano davvero la storia antica? Perché in prima media non si può cominciare dal Medioevo se sconoscono Greci e Romani... attenzione! Io non penso che la colpa sia degli insegnanti, ma del fatto che a quell'età gli allievi non siano ancora pronti per apprendere la storia al di là dell'aneddotica edificante e delle immagini con didascalia... Qundi per favore, potresti rimettere a posto i programmi?
3) Hai rimesso i voti in decimi e hai posto il livello di insufficienza in condotta a 5: giusto. Sai, anche prima in realtà Buono è sempre stato come dire 7 e Sufficiente come dire 6. Ma ti ringrazio per averci dato la possibilità di scandire un minimo di differenza tra il 5 e il 3, mentre prima era tutto un egalitario Non sufficiente. Ma ti sei mai chiesta se per caso il sistema voti sia tutto da ripensare? Lo sai che io dopo anni di declamata trasparenza (in parole povere, ho sempre detto il giudizio all'allievo) ora credo che sia davvero desolante la continua richiesta di sapere il giudizio (o voto che sia) e penso di adottare tutto un altro metodo? Cioè penso che dirò semplicemente se l'allievo è migliorato o peggiorato e in cosa, tenendo i voti per me?
4) Quando dici che si potrebbe bloccare la ristampa dei manuali delle "materie tradizionali, cioè Italiano e Matematica" scherzi o sei seria? Certo, che il mero restyling grafico non serve, ma non serve per alcuna disciplina. Pensi davvero che l'Italiano e la didattica dello stesso non abbiano una propria evoluzione? Hai mai sentito parlare di De Saussure e di Chomskji? Sai che forse innovando i manuali della tradizionale grammatica e introducendo un'impostazione generativista si potrebbe migliorare anche l'apprendimento?

sabato 16 agosto 2008

Progetto accoglienza?!

LaVostraProf di Dieci minuti di intervallo in un recente post parla di Progetto Accoglienza, vale a dire (per chi non fosse addetto ai lavori) quelle ore che nella prima porzione dell'anno si dedicano all'ambientamento dei primini. Paroloni e paroloni che si sprecano, attività che si propongono, buoni propositi che si auspicano... ma, si sa, l'importante è scioccarli all'inizio... poi tutto il resto vien da sé. Cosa faccio per ottenere l'effetto?
1) mi pongo sulla soglia della classe senza entrare e senza parlare, aspettando che si rendano conto della mia presenza. Poi faccio capire con poche e brevi parole che sto attendendo che si siedano e si stiano zitti. Solo dopo entro.
2) mi presento brevemente e dico la frase clou della giornata: non sono la televisione, quindi mentre io parlo voi non parlate, non vi alzate, non fate altro. Se io parlo voi ascoltate, così come farete fra di voi (n. d. r. questo secondo aspetto sarà molto più difficile del primo...).
3) faccio l'appello, cercando di superare da subito uno degli incubi peggiori di ogni insegnante: non avere la padronanza dei nomi. Vabbè che poi i nomi dei più discoli li sai già dopo tre minuti...
4) comunico quello che serve per il nostro studio insieme (quadernoni, titoli dei libri...) approfittando per una prima panoramica delle materie che faremo. Già che ci sono dico cosa portare l'indomani (tipo il quadernone da dedicare alla grammatica).
5) leggo loro qualcosa che dovranno solo ascoltare (perché libri di testo per le prime settimane manco a parlarne...): ancora devo scegliere cosa.
Non sono bastarda dentro, lo faccio per loro... per creare le condizioni adeguate perché possano davvero imparare qualcosa... il rispetto dei turni di parola e la capacità di ascolto per esempio... per far loro scoprire la faccia tenera del mio carattere c'è tanto tempo. Ricordo un alunno che verso novembre del primo anno a un mio cenno di sorriso mi chiese: "Prof, ma allora lei ride?". Eppure con la classe di quell'alunno nel corso del triennio ci siamo fatti un sacco di risate e abbiamo condiviso un profondo affetto reciproco :-)

giovedì 14 agosto 2008

Leggimi forte

immagine da biblioragazzi.wordpress.com

La mia amica Carmenlasorella (di cui mi piacerebbe ricevere un commentino qua e là) mi ha prestato Leggimi forte, un bel libro sulla lettura ad alta voce di Rita Valentino e Bruno Tognolini.

Si tratta del racconto di un'esperienza prima che di un saggio: vi sono inserite infatti le riflessioni di un genitore che ha coltivato -tra alti e bassi e pur nelle normali difficoltà- l'abitudine di leggere a voce alta alla figlia, ora quindicenne. Il messaggio chiave del libro è contenuto nelle prime pagine:

"Gli umani appena nati, paiono esseri fragili e precari, in bilico sul ciglio della vita, come sul crinale di una collina. Forse lo sono davvero, o forse è la nostra ansia di genitori che li vede così. Fatto sta che, a quel punto, noi prendiamo d'istinto a chiamarli, con voci e sorrisi, perché da quel crinale si lascino scivolare verso di noi, da questa parte e non da quella. [...] La voce umana ha un potere grande e segreto. [...]
Parliamo agli animali, che non conoscono parole, parliamo a una lapide, a una pianta, a uno specchio; a una persona in coma perché ricordi la vita umana, e vi ritorni.

E a un neonato perché si fidi e vi entri.

La voce echeggia come un canto di balena, in quell'oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita, per dire tre sconfinate verità: io sono qui, tu sei qui, il mondo è qui. [...]

La cosa fondamentale che questo libro dice a un genitore è dunque questa: parla a tuo figlio.

Hai un potere di umana magia nella gola, unico eppure comune: perché ne sei avaro?

Parla con lui, parla con lei. Non negargli ciò che sai fare, che gli serve.

E se non sai cosa dire, ci sono sorgenti di parole giuste, che son fatte per questo: leggi un libro".
Non occorre essere attori, né essere particolarmente bravi ( il genitore in questione dice di essere anche un po' balbuziente, eppure ha letto Il signore degli anelli alla figlia dai cinque ai sette anni...): l'ho potuto sperimentare in prima persona. Da giugno scorso un po' per caso (volevo leggere il libro da me scelto come testo di narrativa prima dell'inizio dell'anno scolastico e mia figlia di sette anni è rimasta incuriosita dalll'illustrazione di copertina) abbiamo quasi ogni giorno letto un pezzetto de Il giardino segreto. Non credevo, ma pur non presentando il libro particolari grafici accattivanti nè illustrazioni a colori, lei desidera che io legga e ascolta anche per un quarto d'ora (credo, perché non ho mai guardato l'orologio)... stiamo per finire e già parliamo del prossimo libro. Anna dai capelli rossi? Le Cronache di Narnia? Vedremo.
Per ora sono già contenta: oltre che riempire la casa di libri, regalarli e frequentare le librerie... non avevo trovato la chiave per aprire a mia figlia la porta del magico mondo della lettura, che mi ha tenuta impegnata per tanti pomeriggi già dalla scuola elementare. Più che preoccuparmi di ciò che mia figlia mangia (che non è granché, chi la conosce lo sa) ho sempre sperato che avesse buoni amici e e che leggesse buoni libri perchè so che sono queste, forse, le cose che hanno fatto la differenza nella mia vita.

venerdì 8 agosto 2008

(Ri)scoperta del Giappone

Nella scelta dell'argomento con cui iniziare il colloquio d'esame di terza media (ora "di stato di primo ciclo") , si sa, gli alunni si orientano sulle "solite" cose; prima e seconda guerra mondiale, in particolare, sono l'opzione più gettonata. Ma anche droga, energia (con incursione sulla bomba atomica e dunque... seconda guerra mondiale) e via dicendo. Ecco perché lo scorso giugno in quel di un pomeriggio afoso e annoiato, quando agli esami orali si è seduta una ragazzetta che ha voluto proiettare, spiegandole, delle bellissime immagini sul Giappone e sugli aspetti caratteristici della cultura nipponica... la commissione l'ha accolta con un sorriso compiaciuto e l'ha ascoltata con un certo interesse. Io già sapevo e devo dire che mi aveva colpito la passione dell'allieva per tutto ciò che è giapponese.

Come sapete, ho poi letto L'eleganza del riccio: la mia curiosità sul Giappone è cresciuta grazie ai personaggi di Paloma, la ragazzina appassionata della cultura giapponese, e di monsieur Ozu, il nuovo condomino di rue de Grenelle 7, ma anche della stessa Renée, portiera di raffinata cultura dello stesso condominio. Anzi, si potrebbe dire che i dettami e le raffinatezze della cultura del Sol Levante siano un fil rouge del romanzo.

Grazie a questo libro ho ricordato cose di cui avevo già idea, come la pratica di condensare un pensiero profondo in una brevissima poesia come l'haiku o come la cerimonia del tè.




foto tratta da un blog sui manga giapponesi: http://moonfairy.iobloggo.com/

A proposito del rituale del tè, la protagonista del romanzo dice: "anch'io so bene che il tè non è una bevanda qualunque. Quando diventa rituale, rappresenta tutta la capacità di vedere la grandezza nelle piccole cose. Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire, oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell'animo una gemma di infinito? [...] Il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite".
Renée ama inoltre i film di Ozu, di cui parla spesso, e le camelie; Paloma conosce perfettamente le regole del go, l'equivalente giapponese degli scacchi. L'arrivo di Kakuro Ozu nel condominio incuriosisce tutti gli abitanti di rue de Grenelle: la sostituzione delle porte con pareti scorrevoli, l'usanza di togliere le scarpe entrando in casa, l'esigenza di evitare la simmetria, il concetto di wabi (forma nascosta del bello)...
Cercando qua e là nel web ho trovato poi un bel sito sui diversi aspetti della cultura giapponese: All Japan. In esso vengono indicati diversi links di approfondimento, come Giardini giapponesi, un sito sull'Origami (o arte di piegare la carta), sulle magie dell'ikebana (arte di disporre i fiori recisi) e del bonsai, sui giochi e in particolare sul sudoku... Leggendo, insomma, mi sono resa conto che il Giappone mi era molto meno estraneo di quanto pensassi: in fondo mi piace il sudoku, ho sempre ammirato i film di Kurosawa, il kimono, la disposizione dei giardini, ho in casa un piccolo giardino zen, ho letto Banana Yoshimoto e come tanti sono cresciuta in compagnia di Mila e Shiro & co.
Continuando nella mia navigazione virtuale ho anche scoperto con una certa sorpresa che l'unico Museo italiano del tè si trova a Raddusa, in Sicilia: la Casa del tè. Vi sono poi diversi blog interessanti sul Sol Levante: Io e il Sol Levante, Sognando il Giappone, Arigatò...

giovedì 7 agosto 2008

Suggerimenti didattici da L'eleganza del riccio


Oltre ad essere un bellissimo libro, L'eleganza del riccio è curiosamente disseminato di spunti per l'insegnamento...

A parlare è Paloma, una studentessa francese di scuola media:

"Il francese con questa prof si riduce a una lunga serie di esercizi meccanici, sia di grammatica che di analisi testuale. Con lei sembra che i testi siano stati scritti per poter identificare i personaggi, il narratore, i luoghi, il plot, i tempi del racconto, ecc. Penso che non le sia mai venuto in mente che prima di tutto un testo è scritto per essere letto e per suscitare delle emozioni nel lettore. Pensate un po', non ci ha mai chiesto: "Vi è piaciuto questo brano/libro?". Eppure è l'unica domanda che potrebbe dare un senso allo studio dei punti di vista della narrazione o della costruzione del racconto... Per non parlare del fatto che, secondo me, le menti degli alunni delle scuole medie sono più disponibili alla letteratura rispetto a quelle dei liceali o degli universitari. Mi spiego: alla nostra età, basta che ci raccontino qualcosa con passione, toccando le corde giuste (quelle dell'amore, della rivolta, della sete di novità ecc.) e il gioco è fatto". (p.150)


"Ma a cosa serve la grammatica?: ha chiesto Achille. [...] La professoressa ha fatto un lungo sospiro, tipo -sono costretta a sorbirmi delle domande stupide- e ha risposto: Serve a parlare e a scrivere bene. [...] Sostenere davanti a degli adolescenti che sanno già parlare e scrivere, che questa è l'utilità della grammatica è come dire a qualcuno che per fare bene la cacca e la pipì bisogna leggersi la storia del water attraverso i secoli. Non ha senso! [...] Io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza. [...] Quando si fa grammatica, si accede a un'altra dimensione della bellezza della lingua. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare com'è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa, perché pensiamo: Ma guarda che roba, guarda com'è fatta bene! Quanto è solida, ingegnosa, acuta!" (pp. 151-52)

martedì 5 agosto 2008

Lilli de Libris e la biblioteca magica


Un libro-bussola per altri libri, dicono gli autori nella dedica inziale: "se ogni libro è un mondo a parte, allora la Biblioteca è l'universo che accoglie questi mondi. Un universo da esplorare a caso o con metodo, ma che a ogni rotta riserva straordinarie sorprese".
Voglio conservare in particolare una citazione di Simen Skjonsberg (da L'orrendo piacere. Epistole sui misteri della lettura):
"Cammino lungo gli scaffali della biblioteca. I libri mi voltano la schiena. Non in modo ostile, ma invitante, come a volersi presentare. Metri e metri di libri che non riuscirò mai a leggere. E lo so: è vita che mi si offre, in aggiunta alla mia, che sta lì ad aspettare solo di essere sperimentata: Ma con la velocità con cui scompaiono i giorni, le possibilità rimangono inutilizzate. Uno solo di questi libri basterebbe a cambiarmi la vita: Chi sono adesso? Chi sarei dopo?"

domenica 3 agosto 2008

Grembiule a chi?

Quando ho letto la storia dell'auspicato ritorno del grembiule a scuola... mi è ritornata in mente una mia idea di qualche tempo fa... perchè noi insegnanti non abbiamo un bell'armadietto (tipo scuola americana dei telefilm) per stiparci i ferri del mestiere (registri, libri, opere di consultazione, foto-ricordo...), ma anche un bel camice e un bel paio di pantofole modello infermiera? A me piacerebbe.
Uno, visto il magro stipendio, il camice ci affrancherebbe dalla quotidiana scelta dell'abito adatto: io opterei per una bella tuta d'inverno da sostituire con maglietta monocolore e bermuda d'estate.
Due, il camice farebbe molto "professional".
Tre, ve le immaginate le pantofole? Da sfilare furtivamente sotto la cattedra?
La cosa si svolgerebbe così: arrivo a scuola, firma in sala dei prof, apertura dell'armadietto, leva cappotto, metti camice, leva scarpe, metti pantofole e... via in classe! Che ne dite, colleghi?
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