sabato 11 ottobre 2008

Qual è la vostra parola preferita?


Matteo Bianchi, autore del Dizionario affettivo della lingua italiana (ed. Fandango) ha rivolto questa domanda a 330 scrittori  che italiani che hanno scelto e commentato una parola cui sono in qualche modo legati. "Nonostante" è la parola scelta da Claudio Magris ("Pare sia stata l'ultima parola pronunciata da Ibsen alle soglie della morte, dopo molti anni di stato quasi vegetativo...". "Morte" il vocabolo preferito da Giuseppe Genna che spiega così la sua scelta: "la sillaba MOR (...) allude ad AMORE". Chiara Gamberale predilige "annuire" mentre Erri De Luca opta per "ebraico". "Domani" nel senso attribuitogli da Rossella O'Hara è la preferenza di Giancarlo De Cataldo. "Anelito" quella di Walter Siti.
Se mi dovessero fare questa domanda cosa risponderei?
Probabilmente la parola MARE, per il suono antico che evoca acque generatrici, per l'immagine di serenità, ma anche di incostanza e avventura, per il sapore dell'apertura e del viaggio (ricordo ancora la sensazione di soffocamento la prima volta che mi sono trovata sulle Dolomiti e con lo sguardo cercavo il mare all'orizzonte senza trovarlo), per la vastità e per l'indomabilità, simbolo di tutto ciò che è grande e incommensurabile... fu S. Agostino a sorridere davanti a quel fanciullo che in riva al mare disse di voler mettere il mare dentro il suo recipiente, un po' quello che facciamo tutti quando tentiamo di incasellare ciò che non è possibile ridurre alla nostra portata.
E voi, ditemi... qual è la vostra parola preferita?

giovedì 2 ottobre 2008

Il cardellino e la libertà


"Quando ritornò nel nido, con un piccolo verme in bocca, il cardellino non trovò più i suoi figlioli. Qualcuno, durante la sua assenza, li aveva rubati..
Il cardellino incominciò a cercarli dappertutto, piangendo e gridando; tutta la selva risuonava dei suoi disperati richiami, ma nessuno gli rispondeva.
Un giorno un fringuello gli disse:
- Mi pare di aver visto i tuoi figlioli sulla casa del contadino.
Il cardellino partì, pieno di speranza, e in breve tempo arrivò alla casa del contadino. Si posò sul tetto: non c'era nessuno. Scese sull'aia: era deserta. Ma nell'alzare la testa vide una gabbia appesa fuori dalla finestra. I suoi figlioli erano lì dentro, prigionieri.
Quando lo videro, aggrappato alle stecche della gabbia, si misero a pigolare chiedendogli di portarli via; e lui cercò di rompere col becco e con le zampe le sbarre della prigione, ma invano.
Allora, con un gran pianto, li lasciò.
Il giorno dopo, il cardellino tornò di nuovo sulla gabbia dov'erano i suoi figli. Li guardò. Poi, attraverso le sbarre, li imboccò uno per uno, per l'ultima volta. 
Infatti egli aveva portato alle sue creature il tortomalio, che era un'erba velenosa, e i piccoli uccellini morirono.
- Meglio morti - disse - che perdere la libertà". (Leonardo da Vinci)
Carel Fabritius, Il cardellino, 1654, L'Aja, Mauritshuis. (chi volesse approfondire il tema del cardellino nella storia dell'arte può visitare www.ilclubdelcardellino.org)

La lettura di questa favola in classe è stata l'occasione per un'inaspettata discussione sul tema della libertà. Quanto è importante la libertà? Quando si perde la libertà? Cos'è la libertà? Per rispondere a quest'ultima domanda il libro di antologia suggeriva di partire da questa frase: "Io mi sento libero quando...", visto che è più facile partire dalla descrizione di un aggettivo che di un nome astratto. Ebbene, il dibattito è stato molto interessante. Ragazzi di I media (tutti del 1997, tutti ancora con facce da bambini)  hanno dato risposte interessanti e per nulla scontate.  Libertà è vivere sentendosi voluti bene, è non essere costretti a fare qualcosa, è fare quello che si desidera ma rispettando gli altri e sé stessi, ci si sente liberi quando si è felici. Grazie ragazzini.
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