Matteo Bianchi, autore del Dizionario affettivo della lingua italiana (ed. Fandango) ha rivolto questa domanda a 330 scrittori che italiani che hanno scelto e commentato una parola cui sono in qualche modo legati. "Nonostante" è la parola scelta da Claudio Magris ("Pare sia stata l'ultima parola pronunciata da Ibsen alle soglie della morte, dopo molti anni di stato quasi vegetativo...". "Morte" il vocabolo preferito da Giuseppe Genna che spiega così la sua scelta: "la sillaba MOR (...) allude ad AMORE". Chiara Gamberale predilige "annuire" mentre Erri De Luca opta per "ebraico". "Domani" nel senso attribuitogli da Rossella O'Hara è la preferenza di Giancarlo De Cataldo. "Anelito" quella di Walter Siti.
Se mi dovessero fare questa domanda cosa risponderei?
Probabilmente la parola MARE, per il suono antico che evoca acque generatrici, per l'immagine di serenità, ma anche di incostanza e avventura, per il sapore dell'apertura e del viaggio (ricordo ancora la sensazione di soffocamento la prima volta che mi sono trovata sulle Dolomiti e con lo sguardo cercavo il mare all'orizzonte senza trovarlo), per la vastità e per l'indomabilità, simbolo di tutto ciò che è grande e incommensurabile... fu S. Agostino a sorridere davanti a quel fanciullo che in riva al mare disse di voler mettere il mare dentro il suo recipiente, un po' quello che facciamo tutti quando tentiamo di incasellare ciò che non è possibile ridurre alla nostra portata.
E voi, ditemi... qual è la vostra parola preferita?
