domenica 29 marzo 2009

Da Probo a Google


Grazie ad una segnalazione di Francescaframes ho ascoltato un sunto dell'intervento di Norberto Bottani al Convegno Da Socrate a Google, che vi consiglio vivamente. Prendetevi mezzora per guardare con calma le slides e i video dei passi più significativi.
Pensavo già da tempo di essere in fondo solo un Probo del terzo millennio. Mi scuso con i letterati e i latinisti e vi presento Probo, maestro del III-IV secolo d. C. di cui ci è pervenuta una lista di correzioni rivolte ad allievi non tanto ignoranti quanto ignari testimoni dell'evoluzione della lingua dal latino volgare alle lingue romanze. La lista si compone di coppie come queste: speculum non speclum, columna non colomna, viridis non virdis... In realtà senza gli errori ripetuti e regolari di molti non saremmo mai arrivati al nostro verde, al nostro colonna etc.
Ebbene, cosa sono io se non un Probo quando dico e ridico ai miei alunni che po' si scrive con l'apostrofo e non con l'accento e che sui temi non bisogna usare la scrittura sincopata degli SMS? Cosa sono io in confronto al T9 che dai cellulari minuto per minuto suggerisce come unica grafia dell'apocope di poco?
Il convegno che vi ho segnalato mette in luce la realtà, una dura realtà contro cui la scuola sta per infrangersi come un Titanic dal destino segnato.
Vorrei mettere in risalto alcuni passi in particolare:
1) Non è successo che la scuola, basata sul testo scritto e sulla capacità di lettura, abbia davvero democratizzato il sapere.
2) Oltre al testo scritto oggi entra in crisi la scrittura stessa, basti pensare agli SMS. Siamo ritornati alla libertà precedente l'invenzione della stampa, quella delle abbreviazioni degli amanunesi medievali. Per questo alcune scuole inglesi accettano la scrittura dell'SMS anche nelle prove degli esami di maturità.
3) Oggi è un'occasione d'oro per dare una scossa alla scuola, che va modificata radicalmente.
4) Marc Prensky suggerisce ( e mi sembra una delle poche cose sensate che ho sentito nella mia vita sulla scuola) di "impegnarci ad eliminare la noia dalla nostra scuola, di chiedere agli studenti di dire quali lezioni li annoiano e perché, di indagare e di fare qualcosa", di promuovere "l'autoapprendimento assisitito, di togliere di mezzo lezioni e lavoro assillante".
5) Occorre fare qualcosa. Cosa? Il corso dà otto ottimi suggerimenti:
-un computer per ogni studente
-incrementare la conoscenza delle scienze cognitive e dell'apprendimento
-modificare il calendario e ritmi di lavoro della scuola
-modificare la formazione degli insegnanti e pianificare il cambiamento della professione
-organizzare la scuola non più per classi di età
-formare nuove figure come tutor dell'apprendimento, programmatori didattici
- modificare su vasta scala la valutazione
-ripensare l'edilizia scolastica

Adesso fateci una visita e poi ditemi...

sabato 28 marzo 2009

Torneo di calcio a 5

Venerdì, cinque ore, tre in classe incorniciate da due ore a disposizione. Mi ero preparata una lezione coi fiocchi sul mitico arazzo di Bayeux, due-tre schede per coloro che partono in gita e altre amenità. Vado per entrare con auto sgommante nel cortile-posteggio ancora assorta nelle note dell'autoradio e... cartello: Vietato entrare con l'auto al personale interno. Scendo. Il bidello Tornosubito mi spiega che c'è il Torneo di calcio a 5, indetto dalla nostra Dirigente. Cacchio, penso. Vero: le avevo viste le strisce bianche del campo di calcio, le avevo notate le porte ridipinte, lo sapevo che nella zona antistante la scuola non si poteva più posteggiare... lo dovevo sapere. Comunque ora lo so. Posteggio fuori. Entro con qualche residuo di baldanza: vedo altoparlanti, tavolino, ragazzi in maglie multicolori che si allenano, professori urlanti, ponpon girls saltellanti. Saluto le amate bidelle del piano terra, mie compagne di ore a disposizione e vado per entrare in classe appena svoltato l'angolo del corridoio, ma... cartello: Spogliatoio squadre ospiti. Ritorno dalle bidelle: "Eh, sì. prof... la Preside ha disposto che la sua aula oggi diventi spogliatoio". "E la mia classe dov'è?". Mi viene spiegato che ha semplicemente traslocato in un'aula detta del patentino. Vengo e mi spiego: trattasi di aula per poco tempo adibita a sala professori, poi tempestivamente dipinta di arancione (che secondo la mia Dirigente è colore della meditazione) e arredata con poltroncine con annessi tavolini pieghevoli, cartellonistica sui segnali stradali e piccola lavagna poggiata su un banchetto per accogliere le lezioni pomeridiane di scuola guida per il patentino.
Mentre inizia il torneo e orde di ragazzi urlanti fanno il tifo pericolosamente affacciati dalle finestre del primo piano, i miei ragazzi posti a piano terra scalpitano per unirsi al tifo collettivo. La collega di sostegno dà il permesso e prima che suoni la campana li vedo sciamare in cortile. Tutta la scuola sta sciamando in cortile, si prospetta una ricreazione di sei ore. Dalle facce attonite delle bidelle capisco che potrebbe essere molto pericoloso assecondare l'andazzo. Scorre un'oretta. Poi vengo raggiunta dal collega di sostegno/scienze motorie nominato arbitro delle partitelle che mi chiede disperatamente di far tornare in classe il pubblico vociante che invade i confini del campo e sta diventando incontrollabile. Così prendo il microfono e "prego" i colleghi di riportare in classe i propri alunni. Il tizio dell'autombulanza (che presenzia il torneo) mi chiede: "Ma come fate a starci tutti i giorni con questi ragazzini? Io già in mezzora ne avrei tolti di mezzo due o tre...". Sorrido. Un altro soccorritore mi domanda come penso di poter ottenere di farli tornare tutti in classe. Ma questo io lo so: confido nel fatto che in ogni professore c'è un pilota automatico. Quello che gli permette di tenere buoni venticinque undicenni scatenati, di metterli in fila all'occorrenza per trasportarli da un luogo all'altro, di riportarli sani e salvi dopo una gita lunga in una metropoli affollata e insidiosa o in una riserva naturale da brivido. E infatti la massa improvvisamente si dirada e prende la via del ritorno in aula.
Così io riesco a fare anche due ore di lezione e a spiegare l'arazzo di Bayeux (nell'aula arancione). Ma di questo vi parlerò poi.
P.S. Di giornate di torneo in tutto ce ne saranno sei. Ma le prossime volte si organizzerà un'opportuna turnazione per il tifo a bordo campo.

lunedì 23 marzo 2009

Piccolo libro adottasi


Entro il 15 aprile i signori insegnanti adotteranno i loro piccoli libri e lo faranno, grazie alla Gelmini non più per il prossimo ma per i prossimi due trienni. Dalla riunione del Dipartimento di Lettere oggi tenutasi sono emerse le seguenti considerazioni peraltro già note da tempo:
-la maggior parte dei libri in commercio è un restyling di libri vecchi. Faccio un esempio: c'è stato un libro di geografia, tal Georama, che mi ha perseguitato in tutte le scuole dove da fresca di ruolo sono approdata nelle annuali traversie per avvicinarmi a una distanza ragionevole da casa. Zeppo di errori di stampa e sbilanciato tra concetti lapalissiani e una lectio magistralis universitaria, lo hanno rieditato cambiando copertina e titolo. Diventato Oblò, tenta nuovamente la scalata per l'adozione. Così Biblioteca che è diventata Nuova Biblioteca e poi ha fatto il volo pindarico assurgendo al titolo di Oltrepagina. Così Terra che è diventato Marco Polo e Parole rosse e blu che è diventato Parole che contano: 'sti (biiip)... zzi)
-qua e là nascono dei progetti editoriali nuovi, ma non sempre sensati. E là entra in gioco il rappresentante che come un ventriloquo triste dà voce al povero pupazzo esanime. Se il ventriloquo funziona il libro viene adottato. Ecco che ci siamo ritrovati a prendere il libro di uno che, poveretto, ha l'apparecchio ai denti però è davvero simpatico. E a non prendere il libro di un altro che è trooooppo antipatico, non potete capire. Casualmente ma solo casualmente il libro adottato era ottimo e quello scartato no. Ma è stato un puro e semplice caso.
-ci sono libri che si impongono perchè sono buoni libri e diventano pertanto classici in molte scuole. Vorrei menzionarne uno, per fare adottare il quale avevo previsto di dover combattere all'ultimo sangue ma che invece è passato con plauso generale in più sezioni. Perché? Perché è un ottimo libro: Grandangolo, manuale di storia della fortunata coppia di autori Gentile e Ronga. Di questo libro solo dopo che era stato approvato qualcuno ha chiesto distrattamente: "ma chi è il rappresentante?". Eh, sì... è un ottimo libro.
Ah, dimenticavo... è passato anche Binario 9 e 3/4 di cui sopra.

Anonimo, Sequoyah Creator of Cherokee Sillabary, 1837

domenica 8 marzo 2009

Scuola media: conoscerla e amarla

Vi segnalo questa intervista con un dirigente scolastico ex docente di Lettere, che dice delle cose molto interessanti sulla tanto bistrattata scuola secondaria di I grado. Una scuola sandwich, stretta tra una primaria tanto osannata quanto misteriosa (certe volte, per esempio, mi chiedo come facciano gli alunni ad arrivare in I media senza una base decente di certezze ortografiche) e una secondaria paurosamente fossilizzata  sulla lezione frontale e sul nozionismo (me ne accorgo quando vedo sudare i miei allievi casalinghi di latino davanti ai sottogruppi della III declinazione o, peggio, davanti al complemento di... passaggio obbligato).
Segnalo dello stesso dirigente intervistato un'antologia molto interessante: Binario 9 e 3/4 ed. La Scuola.

mercoledì 4 marzo 2009

Lingua straniera

-Ragazzi, quando scrivete, cercate di rendere accattivante il testo...
Sguardi assenti.
- Per esempio, ricordate quella simpatica descrizione del gatto Attila che abbiamo letto? Non era accattivante? Non accattivava il lettore?
- Ma no, prof, dai...
-Ma come noooo? (pausa di riflessione)... Ehm, ehm... ragazzi lo sapete cosa vuol dire accattivare, no?
- Certo, prof... rendere cattivi!
Già.

martedì 3 marzo 2009

Noi si fa il Pon



Grazie alla Comunità Europea che ci classifica tra le aree depresse noi terùn possiamo fare il PON. Il Piano Operativo Nazionale che attua le indicazioni europee e smista gli stanziamenti per l'Obiettivo C (migliorare le competenze dei giovani) elargisce tanti soldini che le scuole possono impiegare in corsi e ambienti per l'apprendimento. Lingua madre, lingua straniera, scienze, matematica, competenze sociali e civiche sono solo alcuni dei sentieri che si possono imboccare. Il nostro Istituto ha scelto di concentrarsi sulle certificazioni linguistiche (i nostri alunni possono frequentare il corso per accedere agli esami Trinity, per l'inglese, DELF, per il francese, DELE, per lo spagnolo, e da quest'anno anche FIT, per il tedesco, tutti con un insegnante madrelingua), sull'espressione corporea per le prime, sull'orientamento per le seconde. Ci sono anche un corso sul riciclo  e sul compostaggio in vista di un piccolo orto nello spazio verde della scuola per la primaria e... dulcis in fundo, due corsi di potenziamento di italiano (uno per la primaria e uno per la secondaria). 
Ieri è cominciato il corso di Italiano a cui partecipano molti miei alunni. Il professore, che secondo le Indicazioni del PON, è esterno alla scuola (e selezionato mediante bando di reclutamento pubblico), si è soffermato sulla scrittura e sull'autocorrezione. I banchi erano sistemati a ferro di cavallo. Per il test di ingresso ha dato qualche suggerimento inziale, una traccia e poi ha lasciato gli allievi liberi di scrivere.
Poichè mi trovo a coordinare tutto l'ambaradan, ho assistito a queste prime battute del corso e ho osservato i miei allievi mentre, stirate le gambe sotto il banco, con la penna in bocca e lo sguardo per aria, immaginavano cosa scrivere sul foglio bianco davanti a loro.
E mi sono rivista io alla loro età: mi avessero dato un pomeriggio a scuola da impiegare per migliorare le capacità scrittorie penso sarei stata felice. Un pomeriggio per scrivere! Un professore messo là per guidarmi nella comunicazione scritta...
Forse ci sono scuole dove invece di fare i corsi PON per gli alunni, si cercano disperatamente gli alunni per i corsi PON. Ma non è sempre così. Qui da noi la selezione degli esperti è stata onesta, sono arrivati primi quelli che se lo meritavano (e vista la penuria di lavoro siamo stati travolti dalle domande!), i ragazzi sono stati guidati nella scelta più opportuna e la riuscita dei corsi appare probabile.
I corsi PON sono strumenti, sta a noi utilizzarli nel modo migliore.
Sta di fatto che il Ministero diminuisce i fondi e l'Unione Europea li aumenta di anno in anno. Nel giro di qualche anno sono stati triplicati. 
E noi terùn siamo in Europa.
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