venerdì 30 ottobre 2009

Un libro in viaggio


Sto partendo per un tour educational in Campania, in previsione di una gita scolastica per cui la regione campana dà un contributo alle scuole interessate. Vi racconterò al mio ritorno. Intanto porto con me questo libro di cui vi lascio un assaggio:
"Educare è un compito immenso: è ciò che garantisce realtà e spessore a una cultura e a una comunità. Quando si costruiscono le cattedrali e le piazze, quando si erigono i palazzi e le mura della città, non lo si fa per sé, ma per la comunità, nel presente e nel futuro.
Il futuro della comunità si chiama cultura, ma la cultura ha un futuro se c'è educazione (...).
La cultura è la culla che accoglie ogni figlio di uomo, è l'adulto che accompagna, tenendolo per mano, il piccolo dell'uomo nel giardino dell'essere". (p. 4)
"La cultura in senso antropologico è la sostanza (substantia) della comunità, sostanza che permane attraverso il succedersi delle generazioni, è l'informazione non genetica che passa da una generazione all'altra (...), tutto quello che passa da una generazione all'altra e non fa parte del patrimonio genetico". (p. 7)

martedì 20 ottobre 2009

Un miracolo alla buona


Pubblico una poesia della polacca Wistawa Szymborska, per diversi motivi, uno dei quali la mia predilezione fin da bambina (chi mi conosce lo sa) per tutto ciò che è polacco.
Solidarnosc, storico sindacato guidato da Lech Walesa, papa Giovanni Paolo II, la storia di Auschvitz e di Massimiliano Kolbe, la Madonna di Chestochowa... sono stati tra i miei pensieri fin dalle elementari quando scrissi un tema che ancora conservo sul personaggio che avrei voluto essere... scelsi Giovanni Paolo II e tra i motivi precisai "... perché è polacco", insomma la mia insana passione è stata proprio una mania.
La poesia si intitola La fiera dei miracoli...

Un miracolo comune:

l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:

l’abbaiare di cani invisibili

nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:

una piccola nuvola svolazzante,

e riesce a nascondere una grande pesante luna.

Più miracoli in uno:

un ontano riflesso sull’acqua

e che sia girato da destra a sinistra,

e che cresca con la chioma in giù,

e non raggiunge affatto il fondo

benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:

venti abbastanza deboli e moderati,

impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:

le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:

proprio questo frutteto

proprio da questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:

bianchi colombi che si levano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:

oggi il sole è sorto alle 3.14

e tramonterà alle 20.01.

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:

la mano ha in verità meno di sei dita,

però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:

il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:

l’inimmaginabile

è immaginabile.


Giovanni Segantini, Le due madri, oil on canvas (1889)

giovedì 8 ottobre 2009

Benvenuto!

Welcome! I'm happy you are here, in this sack where there is all: teaching, learning, experience, education, sharing. I hope you spend some time here and you go back to leave something your to walking together a little. I'm a mom of one, a teacher of italian, history and geography (at middle school), and I love learning!


Benvenuto a chi passa di qua! Mi presento: da dodici anni insegno italiano, storia e geografia alla scuola media. Conosco bene la smorfietta di disgusto di chi apprende che non insegno nel liceo Taldeitali ma in una scuola media qualsiasi ("ma come, ancora non sei passata al superiore?!"). Ho capito subito che dovevo rimboccarmi le maniche e cominciare ogni giorno la sgrossatura. 
Perché una cosa l'ho imparata: i tre anni cuscinetto tra la primaria che funziona e la secondaria che conta (quella di secondo grado) servono a dirozzare, potare e ripulire. Da noi "s'a da faticà". Incontro tutti i giorni per più ore al giorno ragazzini, indecifrabili ai più, politicamente molto scorretti; attraversano l'età della "riscrittura dell'io", talmente importante da essere definita della seconda nascita. 
Oggi mi divido tra il compito di insegnare e quello di vicepreside: il lavoro è un po' cambiato, ma il desiderio di lasciare un'impronta utile è sempre lo stesso.
Un'amica blogger mi ha intervistato, dandomi la possbilità di dire ciò che mi anima: qui...

venerdì 2 ottobre 2009

Io non sono un'impiegata del ministero

In un momento di lucidità estrema ho capito. Ho capito che agli occhi di chi si rivolge a me in quanto vicepreside, soprattutto se si tratta di un genitore di cui è stata per qualche motivo urtata la suscettibilità, ai suoi occhi io sono... il Ministro. Sì, sono il suo rappresentante in terra. Lei algidamente dispensa dichiarazioni e io le devo giustificare agli occhi di un genitore infastidito.
E il peggio è quando il genitore ha ragione.
Per esempio, può bastare un buono-libri di 80 euro a un padre disoccupato? Lo sguardo di chi ti dice -forse dovrei incatenarmi davanti al Comune per farmi ascoltare...- o di chi si chiede chi voglia prendere in giro lo Stato quando indice a paroloni l'obbligo scolastico e poi ti lascia solo a comprare i libri...
All'inizio vengono inferociti, pensando di avere davanti una sorta di protuberanza prefettizia del ministero. Poi cominciamo a parlare, cerco di illustrare le possibilità di ottenere un qualche sostegno da un Comune sostanzialmente farraginoso e poco lungimirante; le recriminazioni cedono alla constatazione di avere davanti una persona come loro. Che la pensa come loro.
Quando escono dalla vicepresidenza mi chiedo se il Ministro solo lontanamente ha idea delle migliaia di persone che quotidianamente nelle scuole cercano di fare il proprio lavoro nonostante lei.
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