venerdì 26 febbraio 2010

Il Tecno-parco Archimede


"I Romani si prepararono le frecce e gli altri mezzi necessari all'assedio sperando che, data la superiorità numerica, avrebbero terminato i preparativi cinque giorni prima degli avversari. Essi però non avevano tenuto conto delle abilità di Archimede e non avevano pensato che l'ingegno di un solo individuo in alcuni casi può valere più delle braccia di molti: ebbero però occasione di accorgersene, per diretta conoscenza" (dalle Storie di Polibio)
Per sapere come Archimede riuscì a contrastare l'esrcito romano si può andare al Tecno-parco Archimede, a Siracusa. Si tratta di un Museo all'aperto, sul modello di tante iniziative simili diffusissime in tutta Europa (io per esempio ho visitato un villaggio celtico perfettamente ricostruito, ad Hallein in Austria).
Vi sono esposti repliche e modelli in scala di macchinari del III sec. a. C. con contributi archimedei. Adatto a tutti gli ordini di scuola, sono a disposizione guide specializzate.

Domenico Fetti, Archimede (1620)

mercoledì 24 febbraio 2010

A grande richiesta: Fenici!



Qui, per cominciare, una presentazione colorata e semplice... per alunni di scuola primaria e secondaria di I grado. E qui un test on line sull'argomento mentre qui un esempio di verifica.
Belle immagini per ricerche e attività in questa pagina di google.
Se si vuole riportare all'attualità un popolo quanto mai attuale di per sé cliccare su La rotta dei Fenici, un percorso turistico che unisce le diverse sponde del Mediterraneo, spunto per un'unità di apprendimento che più interdisciplinare non si può. Il necessario supporto storico sulla navigazione dei Fenici qui.
Cosa hanno inventato i fenici? Ecco i loro brevetti... Una linea del tempo degli avvenimenti essenziali della storia fenicia, in inglese ma corredata di immagini esplicative: qui.
Altri links sull'alfabeto fenicio, le attività economiche e l'arte della navigazione in questo vecchio post.
Due interessanti templates per minibook sui Fenici (in inglese, ma le immagini parlano chiaro.... le attività da mettere all'interno sono libere) a tema marittimo e a tema porpora, o qui a tema vetro (a proposito... la storia del vetro è un interessante fil rouge per spaziare nel tempo e nello spazio...).
Su questo blog un reportage fotografico di un esperimento su come i Fenici utilizzavano la porpora per tingere tessuti.

sabato 20 febbraio 2010

Egyptian good stuff

Sapete che con mia figlia ci stiamo dedicando all'Antico Egitto... Ne avevo parlato già qui. Ma ora ho trovato nuovo materiale che mi affretto a condividere con voi...
Intanto, un esempio incoraggiante di un lapbook sull'argomento, di cui vi riporto la copertina per invogliarvi a sfogliare tutte le pagine:

Provando a spiegare a mia figlia la storia della civiltà egizia mi sono resa conto di avere bisogno di materiale per corredare le mind maps a cui è costretta (senza che ne abbia capito lo scopo e il funzionamento). Ecco dunque dove l'ho trovato (con l'aiuto dell'impareggiabile Jimmie):
-lapbooks semplici ma già pronti da stampare e riempire (si possono usare anche come schede di verifica): il Nilo, le abitazioni, le occupazioni, i papiri...
-materiale anche in pdf dal sito del British Museum
-cartina muta da stampare
-la pianta della tomba di Tutankhamon
-piramide sociale da completare
-la piramide da colorare
-bellissimi disegni in bianco e nero da stampare, incollare e colorare
-clip arts in tema
-una galleria di immagini di arte egizia
-un bel sito dove esplorare vitualmente una piramide e seguire gli scavi archeologici
-un bel libro:

-tante attività on line in inglese

venerdì 19 febbraio 2010

Homeschooling "part time"!


Ehi, qui si fa sul serio... non posso homeschoolizzare mia figlia perché per comprare la casa dove abito e per sopravvivere devo lavorare cinque mattine a settimana e qualche volta anche di pomeriggio... ma posso alleviare il fardello di nozioni e di concetti con cui le maestre da me tanto amate riempiono la testa della prole. Come? Con un homeschooling part time, che poi è quello che fanno tutti i poveri genitori italiani per sopperire alle mancanze delle maestre e alle loro pressanti richieste di compiti a casa. Insomma meglio questo che un pugno in un occhio, modo molto elegante per dire meglio poco che niente.
Da tempo ormai mi sono arruolata all'esercito di aiutanti che dirigono i compiti a casa dei poveri alunni della gloriosa primaria made in Italy.
Dovete sapere che mia figlia ha tra le altre un'insegnante sull'orlo della pensione che si ostina a fare storia e geografia imponendo agli alunni di stilare una (a suo dire) mappa concettuale per ogni paragrafo assegnato, facciamo quattro alla volta. Attenzione: il tutto senza aver spiegato cosa è esattamente una mind map e credo senza averlo compreso bene neanche lei.
Al colloquio con i genitori vado tutta baldanzosa per chiedere spiegazioni e ricevo come risposta una lezione di venti minuti sull'importanza della storia, della geografia, del reticolato geografico, dei concetti base della cartografia... non ho avuto modo di inserirmi tra le sue pause nè di ergermi in quanto docente delle stesse materie che lei ha forse studiato al magistrale (mi si perdoni lo sfogo), so solo che mia figlia non ha capito niente e continua a faticare facendo riassunti travestiti da schemi che chiama mappe concettuali e a piangere perché in pagella ha preso 7 (che per chi non lo sapesse alle elementari è un voto basso, sì... sì... basso).
Bene, oggi ho detto basta. Adesso si fa a modo mio. Facciamo una bella esercitazione di storia in salsa montessoriana. Eccola:



Che ne dite? E soprattutto cosa dirà la maestra cariatide? Alla prossima puntata...

mercoledì 17 febbraio 2010

Scuole in credito con lo Stato

Frequentando più assiduamente da quest'anno gli uffici di segreteria della mia scuola, posso constatare in prima persona l'ansia e la frustrazione che coglie un DSGA (Direttore dei Servizi Generali Amministrativi) quando riceve comunicazioni ministeriali circa le assegnazioni pecuniarie. In poche e poverissime (è il caso di dirlo) parole il Ministro comunica in più salse che non ci sono soldi.
Cominciamo:

Allo stato attuale non sono stati erogati gli avanzi del 2005, del 2006 e del 2007 cioè soldi già spesi e non già di testa propria ma sulla base delle disposizioni allora vigenti e comunque dovute per obblighi contrattuali. Cioè: io ho speso dei soldi che tu dovevi darmi, mi avevi scritto che me li avresti dati anche perché per legge devi darmeli... ma poi i giorni passano e non me li dai. Punto.

Le scuole non possono chiudere il Programma Annuale in modo definitivo perché ad oggi non ne conoscono i parametri esatti. Cioè: tu non mi dici quanto posso spendere però io nel frattempo devo spendere, per legge.

Il budget assegnato per la sostituzione del personale, cioè le supplenze, è sottodimensionato rispetto alle reali esigenze. Hai a disposizione 50 ma ti serve 150. Il Ministero precisa che se sfori non è detto che ti restituirà le somme eventualmente anticipate. E allora che si fa? Si risparmia sulle supplenze: si evita di chiamare, soprattutto i docenti di sostegno. Se a breve ci sono giorni di vacanza si aspetta di ritornare a scuola prima di convocare un supplente. Sulle assenze brevi si distribuiscono gli alunni nelle altre classi. E così via. Del resto le leggi sulle assenze per malattia o i congedi parentali esistono, non si può fare una colpa al lavoratore se usufruisce di una legge dello stato.
E nel malaugurato giorno in cui in una classe lasciata scoperta avverrà l'infortunio, chi si prenderà la responsabilità? Un Dirigente con le mani legate e il conto corrente in rosso?

Lo Stato diventa uno dei più temibili debitori per le stesse istituzioni scolastiche statali. Il credito vantato dalle scuole di stato nei confronti dello... stato (!) sta portando al collasso il sistema scolastico italiano.

sabato 13 febbraio 2010

Segnalazioni incrociate

Nei commenti al post Un libro anzicché un cartellone l'ottima Sybille mi ha segnalato, oltre ai lavori svolti nella sua attività di homeschooling, un sito che ritengo molto utile e che pertanto vi "inoltro".
Si tratta di Homeschool helper. Innanzitutto ci si può iscrivere e si riceveranno gli updates nella propria casella di posta elettronica. Poi, facendo un giro, potrete vedere che c'è una sezione sulle unità di apprendimento, in inglese. Troverete una pagina con tantissimi templates da stampare per realizzare i libri handmade dei quali parlavo nel post Un libro anzicché... di cui sopra. Poi pagine da colorare divise per tematiche. E ancora tanti tanti links.

Sono contenta perché questo blog sta diventando sempre più luogo di condivisione, di scambio di esperienze... era ciò che desideravo fin dall'inizio! Vi ringrazio perciò per la collaborazione: senza di voi che leggete e commentate non ci sarebbe niente di tutto ciò...

mercoledì 10 febbraio 2010

Un libro per amico


Quasi tutte le scuole posseggono una biblioteca, più o meno fornita e più o meno aggiornata. Si tratta di una risorsa da valorizzare, che ravvivata da attività e iniziative di promozione della lettura può essere uno spazio privilegiato di apprendimento e di formazione di buone abitudini. Un articolo comparso sulla rivista specializzata Biblioteche scolastiche ci aiuta a capire come. L'autrice, Paola Zannoner, si sofferma sui diversi aspetti della questione, da come strutturare lo spazio di accoglienza della biblioteca a come invogliare gli alunni a leggere. Propone per esempio la bacheca, per uno scambio di post it con messaggi sui libri letti, e la classifica dei libri più prestati, analoga alle top ten dei libri più venduti e pensata in modo da accoppiare alla copertina del libro una breve nota descrittiva.
Per leggere basterà un tavolo ovale attorno a cui disporsi a cerchio per letture di gruppo, cuscini e materassini a terra, postazioni illuminate per momenti di lettura solitaria o studio.
Il primo approccio alla biblioteca sarà sicuramente una lezione-percorso introduttiva, sul funzionamento della biblioteca stessa, che si potrà scoprire attraverso una caccia al tesoro.
In biblioteca si potranno svolgere anche attività laboratoriali, come costruire un libro, schedare un libro letto, classificare un libro non ancora letto sulla base dei dati editoriali, immaginare e impostare graficamente una copertina.
Letture ad alta voce, percorsi di lettura su un tema particolare, incontri con autori o altri professionisti del libro completano una gestione intelligente della risorsa biblioteca. Non si devono trascurare poi le Olimpiadi della lettura con giochi tematici (chi ha letto il libro più lungo, chi ha scritto la recensione più interessante, chi ha condensato in poche parole il senso di un libro...) e la classifica dei libri più votati dai lettori. Nello stesso articolo troviamo una buona bibliografia da cui partire.
Adesso partiamo... per un giro virtuale per trovare idee e proporre un progetto di animazione della biblioteca scolastica.
Per chi vuole documentarsi sulla letteratura per ragazzi, consiglio un sito da cui partire per avventurarsi nel web, questo, con una pagina ricchissima di links utili. Altro indirizzo di informazioni e riflessioni è Nati per leggere. Interessante anche Mangialibri, in cui si trovano centinaia di suggerimenti di lettura utilmente divisi per temi. Consiglio un'occhiata anche a Letteratura dimenticata.

lunedì 8 febbraio 2010

Un libro anziché un cartellone



Partiamo dal presupposto che a livello didattico odio i cartelloni, quelli appesi ai muri e dimenticati da Dio e dagli uomini.
Così mi è venuta incontro la fantastica idea di Paul Jonhson: Facciamo un libro. L'autore parte proprio dalla premessa che il cartellone una volta realizzato entra a far parte dell'arredamento abituale dell'aula e pertanto cessa di essere un aiuto all'apprendimento. Cosa diversa per il libro handmade. Prima di tutto esso è individuale e dunque può essere conservato e consultato dal singolo allievo; poi, è chiuso e quindi suscita curiosità anche dopo la realizzazione.
Il lavoro di Jonhson si basa su esperimenti condotti per anni nelle classi, di cui la versione italiana è il libro Guida pratica per fare libri con i bambini. In essi si può riversare una storia a fumetti, una linea del tempo, una ricerca che altrimenti andrebbe a confondersi con le altre pagine di un quadernone. Con essi si può anche allestire una mostra per i genitori.
Anche sul web, ovviamente, si trovano splendidi esempi di minibooks. Qui una galleria ricchissima (di una pagina, a fisarmonica, con finestrelle, a quattro angoli, circolari, pop up...). Le immagini dei libri realizzati sono tratte da flickr ( jimmiehomeschoolmom).









A cosa servono i minibooks? A fare un riassunto visivo della lezione, a costruire un report personalizzato di un libro, per conservare esercizi di scrittura creativa, per sviluppare l'immaginazione.


Un altro sito in cui sono raccolte illustrazioni e istruzioni per costruire diversi tipi di libro è questo. In

particolare qui mi sembra interessante l'idea del dizionario dinamico, fatto con schede da raccogliere in schedari.
Per il ripasso di concetti collegati tra loro, per esempio le figure retoriche, le schede possono essere legate come un ventaglio.




Una raccolta molto folta, frutto delle fatiche di diverse famiglie che hanno scelto l'homeschooling, qui.
Si tratta senz'altro di una visualizzazione che aiuta l'apprendimento mnemonico. Ma il fatto stesso di costruire personalmente il libricino è un valore aggiunto.
Mi sembrano ottimi spunti di ispirazione montessoriana che possono essere utilizzati in classe.

sabato 6 febbraio 2010

Una notte al museo


Creare un'aula laboratorio di storia: l'idea suggerita da History for kids è di sfruttarla per una notte al museo, ma anche escludendo l'idea peregrina di una notte a scuola, vale il suggerimento dell'allestimento di un'aula laboratorio.
Se la scuola non dispone di un locale libero si potrebbe attrezzare un angolo della biblioteca o di un'altra aula non occupata da classi.
Il progetto prevede anche la fase della costruzione degli oggetti e dell'allestimento stesso. Il sito infatti offre molti spunti per creare riproduzioni di oggetti storicamente significativi. Ma anche per lavorare in gruppi su un aspetto della storia, costruendo una presentazione in Power Point da cui ricavare dei piccoli pannelli illustrativi e da proiettare alle classi che vogliano usufruire della mostra-museo.
Se si vuole fare un pomeriggio-sera al museo il sito suggerisce di indossare costumi appropriati e di fare da ciceroni dei visitatori, tra cui potrebbero essere coinvolti anche i genitori (che magari si annoierebbero meno che a una recita scolastica).

mercoledì 3 febbraio 2010

La mostra di Hopper a Milano


Conoscete la mia passione per Hopper, ne ho parlato innumerevoli volte. Così, trovandomi a Milano negli ultimi giorni di permanenza della mostra (che da metà febbraio sarà a Roma fino a giugno), sono andata. Devo dire che molti dei quadri più famosi non sono presenti, ma l'allestimento è comunque interessante, per diversi motivi:
-per il filmato che racconta attraverso i dipinti e le immagini dei luoghi della vita, il percorso personale e artistico del pittore
-per l'accento posto sul rapporto con la moglie Niveson: la donna, anch'ella artista, nel campo della decorazione, annotava tutti i particolari dell'esecuzione di ogni quadro del marito, vale a dire l'ora del giorno, il luogo esatto, i tempi, i colori e il materiale usato, perfino il negozio in cui si serviva
-per l'accostamento tra il quadro finito e gli studi a matita, gli acquerelli di preparazione, i taccuini di appunti



-per l'aspetto didattico: ai bambini viene dato un libricino e una matita, copia esatta del tipo di matita usata dal pittore per i suoi schizzi. Nel libricino (di cui nelle immagini potete vedere alcune pagine) vi sono diverse attività che il piccolo spettatore può fare: cercare i quadri in cui si inquadra una finestra, disegnare i baffi su una foto di Hopper a Parigi, immaginare il retroscena di un'acquaforte dall'atmosfera misteriosa, completare il soggetto "tagliato" di un famoso quadro di Hopper
-per la possibilità di immergersi nel quadro facendosi fotografare dentro una scenografia che riproduce esattamente il soggetto di un famoso dipinto

Non ultima la frase che apre la mostra: If you could say it in words, ther'd no reason to paint (Se potessi esprimerlo con le parole, non ci sarebbe nessuna ragione per dipingerlo). Davvero, un artista non può scegliere di esprimersi in un modo o nell'altro come se la forma fosse indifferente o separata dalla sostanza di ciò che vuole dire: la forma scaturisce dalla sostanza e si presenta alla percezione dell'artista come una necessità non traducibile in altri codici linguistici.
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