mercoledì 31 marzo 2010

Chi nasce tondo...

Un proverbio delle mie parti recita: cu nasci tunnu non po moriri quadratu, chi nasce tondo non può morire quadrato. Sarebbe a dire: non si può veramente cambiare.
Non è vero.
Penso per esempio all'anonimo personaggio evangelico noto come buon ladrone. Era stato un ladrone. Eppure di fronte a una frase di sincero pentimento il misterioso Compagno di supplizio lo assolve promettendogli il paradiso in giornata stessa.
Ma guardate questo video in cui si dice che l'intelligenza emotiva, ossia le competenze sociali si possono sviluppare fino alla tarda età:

lunedì 29 marzo 2010

Ricchi premi e cotillons

Ho ricevuto un premio da Mamma e Mimma, simpatica blogger mamma di tre figli. Mi si chiede di di scrivere 10 cose che mi rendono felice e di indicare altre 10 amiche cui donare lo stesso premio a mia volta.
Bene.

10 cose che mi rendono felice?

1) la mia famiglia, piccola-essenziale-serena
2) la mia famiglia di provenienza, numerosa-a prevalenza femminile (ho tre sorelle)-vivace
3) parlare con mia figlia
4) i miei nipotini: una femmina e un maschio
5) il mio lavoro
6) vedere ogni giorno il mare dal balcone: barche a vela, navi che arrivano e ripartono, la luna che si riflette sulla distesa d'acqua, la costa in lontananza, i colori che riflettono il cielo...
7) comprare, sfogliare, assaporare, leggere libri
8) cucinare qualcosa di buono
9) trovare, al ritorno dal lavoro, il piccolo antipasto preparato da mio marito
10) preparare, pregustare, fare un viaggio

E ora 10 blogs cui donare questo premio:

1) Maga di Endor
2) Lo Specchio di Barbara
3) La casa di Alchemilla
4) Sospesa nel tempo
5) Mugs for two
6) Non solo libri
7) A tempo e luogo
8) Davanti a una tazza di the
9) Senza perdere la tenerezza
10) Anna Righeblu

Non me ne vogliano gli altri... era necessaria una scelta! I premiati dovrebbero seguire le stesse regole, comunque fate liberamente, però avvisatemi...

sabato 27 marzo 2010

Comunicare


Comunicare con i propri figli, comunicare con le persone a noi vicine, comunicare con i colleghi. Perché a volte è così difficile?
Perché è un gesto apparentemente semplice che invece, per essere soddisfacente, richiede la sintonizzazione di diversi fattori. Questo video lo spiega in modo magistralmente immediato.
Pensiamo all'esperienza positiva: quando sentiamo con innegabile certezza interiore che l'altro sta parlando al nostro cuore con verità e sappiamo sia di aver compreso, ma contemporaneamente che l'altro ci ha compreso. Ed è tutto. Questa è comunicazione.
Spesso invece uno degli elementi non si sintonizza: per esempio, io dò alle mie parole un senso che l'altro recepisce in modo non corrispondente alle mie intenzioni comunicative; oppure dico una cosa giusta nel modo sbagliato; o ancora il contesto della relazione è così deteriorato che qualsiasi messaggio è difficoltoso.
Allora, che fare?
Innanzitutto capire i termini della questione.
Situazione-tipo: dopo una giornata di lavoro trovo la stanza di mio figlio completamente sotto sopra. Giustamente mi arrabbio e dico: "Sei il solito disordinato! Lo fai apposta, sei un'egoista..." e via dicendo. Così facendo però dico la cosa giusta nel modo sbagliato, ottenendo dall'altra parte l'erigersi di una barricata. Non è la strategia migliore. Per di più è avvilente anche per chi ha ragione. Meglio sarebbe focalizzarsi sul comportamento che infastidisce: "Hai lasciato la stanza in disordine. Per favore, adesso metti apposto e la prossima volta fallo prima che io torni." Ritorniamo alla formula magica del linguaggio koala: Mi sento (in questo caso infastidita)... perché (hai messo in disordine)... non è stato rispettato il mio bisogno di riposo.
Prendiamo coscienza di ciò che blocca la comunicazione, cerchiamo di rimuovere gli ostacoli. Evitiamo di giudicare l'altro e di incasellarlo in una definizione tombale ("sei il solito...") . Diamogli la scappatoia ("la prossima volta...").

P. Picasso, Madre e figlio (1905)



domenica 21 marzo 2010

Tre riflessioni sulla Primavera


Provate anche voi a rispondere a queste domande: nei commenti o sul vostro blog (però in questo caso segnalatelo ;-))

Cosa rappresenta la Primavera per te?


Primavera è speranza ed è rinascita. In questa stagione sono nati mio marito e mia figlia. Entrambi procedono nella vita con un cuore gioioso e positivo. Hanno lo sguardo sorridente e non si scoraggiano quasi mai. Ringrazio il Cielo di avermeli donati.

Suggerisci una frase, una riflessione, una canzone, una poesia primaverili:

Ecco la mia:

La primavera è tornata dai suoi lontani viaggi;
E ci porta la pace nel cuore.
Alzati, capo diletto!
Bel volto, guarda!

La montagna è un'isola tra i vapori; ha ripreso i suoi colori ridenti.

Tutto è fiducia, incanto, riposo.

Com'è bello il mondo, mia beneamata, com'è bello il mondo!

(O. V. Milosz)

E un link?

Papavero di campo che celebra la Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo).

Foto da qui.

UPDATE: da Alchemilla un post sull'argomento; da Anna un post che è un tema, voto 10... suvvia! da piccolalory altre riflessioni...

venerdì 19 marzo 2010

Deficit di senso


Prendo spunto da un libro e da un post di Cuoredimamma.
Il libro, L'ultimo bambino nei boschi, che non ho ancora letto, mette a tema il deficit di natura di cui soffrono la maggior parte dei bambini occidentali, che quasi mai hanno l'opportunità di vivere a contatto con il mondo naturale.
Come ho già detto nel mio commento al post di cui sopra, la mancanza di un contatto con tutto ciò che non abbiamo fatto noi uomini e la cui percezione quindi di per sé ci sovrasta, è a mio parere un aspetto di un deficit più generale, quello di senso.

Educare è anche offrire ai propri figli la possibilità di azioni e gesti che abbiano senso.

Non ho usato il termine attività perché non si tratta di riempire l'agenda dei propri figli (o la propria) con impegni e sfide, ma di vivere da svegli, chiedendosi il perchè delle cose che facciamo e se sono utili per noi.

Non parlo necessariamente di grandi cose o di cose etichettate come serie. Imparare una competenza ha senso. Passeggiare nel bosco ha senso. Accudire un cucciolo ha senso. Piantare un bulbo ha senso. Coltivare un interesse ha senso. Danzare per rilassarsi ha senso. Acquisire consapevolezza del proprio esserci ha senso.
Vivere a contatto con la natura, almeno qualche ora a settimana e qualche settimana l'anno, riportano la percezione di sè alla realtà: io come parte di un tutto, io come parte ragionevole di un mondo più grande. Come protagonista di una realtà positiva, verso cui nutrire fiducia.


foto da qui

mercoledì 17 marzo 2010

Tutto comincia in ogni istante


Posso essere abbraccio, posso avvolgere... l'altro e tutto ciò che nel cammino mi viene incontro. Resistendo mi frantumo, fluendo cresco.

Il mio cuore come un punto luminoso dove tutto è presente.
Il mio io mi è donato come casa accogliente, mare infinito, luce e oscurità senza fondo.
Dove posso ricevere ciò che accade in modo pieno.

So ascoltare, mi piace ascoltare.
Imparo a ricevere, imparo ad accogliere.
Desidero ricevere e accogliere senza vergogna, senza nascondermi. Desidero donare, spartire, condividere, fondermi.
Essere trasparente, essere abbraccio: dono e accettazione.

Ringrazio di essere in vita, ringrazio Te che mi doni questo respiro, e il prossimo.
Tutto incomincia in ogni istante.

martedì 16 marzo 2010

Accettazione



Perché dedicarsi a conoscere se stessi? Perché altrimenti sprechiamo una marea di energia a gestire la nostra ombra, quel groviglio di paure, vergogne, colpe, fallimenti e immagini negative che opacizzano il nostro rapporto con l'altro e, vorrei aggiungere, impediscono il libero espandersi del nostro io. Allora come fare? Osservando se stessi senza incasellare ciò che avviene. Usando una formula magica:
In questo momento mi sento... (osservo me stesso)
Perché...
Rispondo al bisogno:

Ora faccio un passo indietro e ritorno con la mente a venerdì scorso: mi sentivo oppressa, perché avevo risentimenti verso molte persone e volevo rispondere ocn questo al bisogno di essere riconosciuta. "Riconoscimento e accettazione sono bisogni urgenti, tra i più cattivi per un educatore, paragonabili a quello di volere essere sempre al centro dell'attenzione - ci ha detto Giacomo - e invece no! Bisogna scendere dal seggiolone!"
Non siamo al mondo per manipolare, per dirigere, per imporre, per affermare.

Siamo qui per Accettare: "accettare ciò che viene, perché quasi sempre è ciò che serve, anche se quasi mai è ciò che vorremmo".

Non più richiesta.
Ma accettazione e perdono.
Morbidezza, espansione.

foto da qui

lunedì 15 marzo 2010

Linguaggio koala


Non so da dove cominciare e so che non basterà un solo post. Quindi comincio dalla base:
sabato 13 e domenica 14 ho partecipato a un corso di intelligenza emotiva insieme a 9 colleghi (appellativo che oggi mi appare inadeguato ormai) e lei, il Dirigente e promotore di tutto.
Che corso?
Di linguaggio koala, messo a punto in anni e anni di lavoro dal prof. Giacomo Pratissoli. Giacomo è più famoso come formatore nazionale del Lions Quest, ma il koala è il suo personale approccio.
Perché koala?
Perché il piccolo marsupiale ha orecchie grandi per ascoltare, osserva ciò che lo circonda con occhietti curiosi e positivi e accudisce i cuccioli per 12 mesi ininterrottamente. Wikipedia says: i piccoli diventano indipendenti a circa un anno di età e prima di allora, vedono il mondo dalle spalle della madre, su cui vivono seguendola ovunque. Insomma un linguaggio di ascolto, di osservazione, di accudimento.
Giacomo tiene corsi in tutta Italia, in moltissime scuole per insegnanti o in altri ambienti in cui operano professioni dell'aiuto (medici, infermieri...)
Per comunicare efficacemente con gli altri è indispensabile un autocomunicazione autentica, è necessario entrare in contatto con noi stessi. A cominciare dal livello corporeo per finire a quello affettivo e spirituale... la mente non è tutto. Meditare è danzare, è ascoltare il corpo e il cuore, è non nascondersi a se stessi. Ho cominciato a imparare questo e ho fatto i primi passi.
La strada la conoscevo, era già dentro di me, ma l'avevo perduta, anzi per essere più esatta, l'avevo derubricata nel già saputo.
Ognuno ha la sua via di meditazione e di contatto con se stessi: può essere una liberatoria danza, può essere il respiro profondo, può essere la preghiera. Io ho liberato il mio dalla soffitta polverosa in cui l'avevo dimenticato.
Non è una formula magica, è un seme che va coltivato ogni giorno. Stamattina ho messo Chopin, ho preso i salmi e ho letto: "Hai mutato il mio lamento in danza" (salmo 29). Oddio. Quante volte l'avrò letto? Eppure è stato oggi il giorno in cui quelle parole lette mille volte hanno risuonato per me.

martedì 9 marzo 2010

Itinerario di viaggio in Provenza e dintorni


Eccomi con un altro itinerario di viaggio, anche questo già sperimentato, per di più in compagnia di un'altra famiglia (totale bambini max 9 anni: tre). Ne ho già accennato qui… ma se volete leggere un diario dettagliato trasferitevi qui.

-Prima tappa: anche qui non importa da dove si arrivi... abbiamo scelto di pernottare a Orange (in questo hotel posto in una piazzetta caratteristica), quindi abbiamo dedicato il pomeriggio a visitare la cittadina, che tra l'altro, annovera tra i suoi monumenti uno dei pochi teatri romani in cui il muro di scena è perfettamente conservato).
-Seconda tappa: Nimes, con l'anfiteatro romano con una sezione pensata per spiegare la civiltà romana ai bambini. Di pomeriggio, per concludere in bellezza la scoperta della Provenza romana, bagno presso il Pont du Gard (acquedotto romano sul fiume Gard, costruito 2000 anni fa per portare l'acqua da Uzes a Nimes, sfruttando un dislivello di soli 34 cm per km. La cosa impagabile è che si può fare il bagno nel fiume all'ombra dei suoi maestosi archi. Un luogo dove corpo e anima si rinfrancano all'unisono), nella foto.
-Terza tappa: visita di Avignone, con il palazzo papale e il ponte di St. Benezet. Meraviglioso pranzo nel parco cittadino di Rocher des Doms, con imperdibile vista sul Rodano. Nel tardo pomeriggio piacevole sosta a Isle sur la Sorgue. Incantevole, con i suoi mulini a ruota sul fiume dove impavidi canoisti sfrecciano sotto ponti bassi.

-Quarta tappa: di mattina passeggiata per il mercato di Carpentras. Vicino c'è anche un altro paesino interessante, Pernes Le Fontaines, che abbiamo visitato di pomeriggio.
-Quinta tappa: la Camargue, con i suoi fenicotteri, i tori, gli incredibili colori delle saline di Salin de Giraud, come si può vedere dalla foto in basso (che abbiamo girato in trenino). Di pomeriggio bagno a Saintes Maries de la Mer, in una spiaggetta zeppa di conchigliette e piccoli cornetti, che sono diventate subito un gioco per grandi e piccini.

Sesta tappa: di mattina immersione nella Provenza medievale con la visita a Le Baux de Provence e sulla strada del ritorno l'indimenticabile esperienza della Cathedral d'Images, con le immense proiezioni dei quadri di Van Gogh (nella foto un particolare dei corvi) sulle pareti altissime di una cava dismessa con l'accompagnamento di musica classica.
Settima tappa: Roussillon e le Ocre (detto, in verità un po' presuntuosamente, Gran Canyon provenzale). Di pomeriggio l'Abbaye de Senanque, l'abbazia circondata di campi di lavanda che si vede in tutte le cartoline della Provenza.
Poi dovendo prendere l'aereo a Nizza abbiamo passato due giorni in questa città molto carina.




giovedì 4 marzo 2010

La rinascita della gioia di imparare

In un'interessante intervista del blog Buntglas, la pedagogista Carmen Gamper tra l'altro, dice:

"La natura ha stabilito che in un ambiente rilassato e preparato un bambino agisca con sana curiosità e in modo attivo per imparare il più possibile. Per molti bambini la struttura delle scuole pubbliche è dannosa: il dover stare seduti per lungo tempo, la pressione del tempo e lo stress per l’apprendimento, il cambiamento innaturale delle materie ad intervalli di un’ora, la paura dei punteggi dei test e delle verifiche, una valutazione negativa, la stigmatizzazione come “pigro” o “non bravo”, insegnanti con sindrome burn-out, doversi alzare presto (significa spesso un debito di ore di sonno), il divieto di parlare durante le lezioni con gli altri bambini, le difficili relazioni con altri bambini che sono anche sotto pressione, poco o nessun sostegno per l’apprendimento delle competenze sociali come ad esempio trovare soluzioni in conflitti, poca attenzione alle naturali e individuali tappe di sviluppo e processi di apprendimento".

E poi, propone una via positiva:

"I genitori possono fare molto per rendere felice il loro bambino e per facilitare l’apprendimento. Tutto dipende fino a che punto i genitori sono disposti ad andare e quali possibilitá concrete hanno per rispondere alle esigenze del loro bambino.
Ogni famiglia puó trovare le proprie soluzioni che possono cambiare nel corso degli anni.
In breve:
1. Scuola pubblica: I genitori possono accompagnare i loro figli nel corso degli anni nella scuola pubblica, con pazienza e comprensione, nella piena consapevolezza che il stesso ‘sistema scuola’ puó essere causa di stress e disagio. È possibile mantenere un ambiente rilassante in casa, aiutare il bambino con i compiti e assicurargli che gli ‘incidenti’ e problemi nel rendimento scolastico non influiscono sull’amore per il bambino. Per dare sostegno nell’apprendimento dei contenuti studiati a scuola, i genitori possono utilizzare materiali di apprendimento come i materiali montessoriani, o dare assistenza mediante la produzione di manifesti, giochi didattici ecc.

2. Part-time homeschooling. Questa é un’alternativa che si puó proporre al bambino nel tempo libero, oppure trovando una giornata ogni due settimane o in un altro arco di tempo, in cui si fanno delle attivitá concrete con contenuti che appassionano il bambino e rendono divertente e interessante l’apprendimento, per fargli riscoprire la gioia di imparare.

3. L’insegnamento familiare, collaborando anche con altre famiglie che fanno questa esperienza per lo scambio di materiale; oppure formando un’associazione che si occupa di questa tematica oppure fare parte di un’associazione che giá esiste.

4. Trovare una scuola alternativa (Waldorf, Montessori, altro) o avviarne una".

Mi sembra davvero degno di nota il punto 1 per il suggerimento che dà di accompagnare consapevolmente il proprio figlio alle prese con lo stress scolastico, anche rendendo più agevole l'apprendimento con materiali e metodi più laboratoriali. Ma più ancora mi pare illuminante il punto 2: un momento di apprendimento libero, "friendly" per favorire la rinascita della gioia di apprendere.
Ho esposto l'idea a mia figlia lasciandole piena libertà di scelta sull'argomento. Lei con gli occhi sorridenti mi ha comunicato che vuole imparare la storia dell'orsetto Teddy. L'insegnante che è dentro di me ha timidamente proposto di ampliare l'argomento al mondo degli orsi, ma lei è stata irremovibile: l'orsetto Teddy! Così ho abbandonato la tentazione di dirigerla e mi sono messa alla ricerca: è un argomento non da poco. Prova ne sia che digitando su google "storia dell'orsetto Teddy" si materializzano 9.860 risultati...
Alla prossima puntata un resoconto del nostro lavoro, di cui abbiamo già deciso di fare un libricino, ovviamente!


martedì 2 marzo 2010

Itinerario di viaggio in Austria


Prendendo spunto dai miei viaggi già archiviati nel taccuino degli appunti e tra gli album delle foto vi inoltro un itinerario già sperimentato per un tour dell'Austria. Chissà, potrebbe ispirarvi, potrebbe essere un punto di partenza per un vostro personale itinerario o potrebbe semplicemente essere un'occasione per fantasticare:

-Prima tappa (da dovunque si arrivi): Innsbruck (Maria Theresien Strasse e Herzog-Friedrich Strasse, Hofkirche e Museo d’arte tirolese.) Arrivo e pernottamento ad Hallein (in una splendida pensioncina provata già due volte, con un'incantevole piccola piscina sul prato e una squisita padrona di casa)
-Seconda tappa: Il centro di Salisburgo (Staatsbrucke, municipio, Alter Markt Residenz Platz, Getreidegasse, Dom S. Rupert, Franziskanerkirke, S. Peter, Stift Nonnberg, Pranzo con panino da Stiftsbackerei St Peter; visita alla fortezza di Hohensalzburg. La foto qui accanto è salisburghese...)
Visita a Hellbrunn. Cena (Stiegkeller, Festungsgasse 10)
-Terza tappa: Bad Durnberg miniera di Sale (9-17) e villaggio celtico (10-17). Pranzo con panino. I laghi del Salzkammergut: Mondsee (32’ 52 km), Sankt Gilgen (14’ 15 km) Sankt Wolfang (15’ 16 km), Bad Ischl (15’ 15 km; Kaiservilla), Hallstatt (21’ 21 km). Passeggiata e cena in uno dei paesini, io vi consiglio Hallstatt (il cimitero fiorito si trova là)


-Quarta tappa:Partenza per Vienna. Abbazia di Melk sul Danubio. Pranzo con panino. Deviazione per Mariazell (santuario mariano). Arrivo in pensione in periferia di Vienna (Mayerling)
Quinta tappa: Vienna (attorno allo Stephansdom (8,30-11,30) Graben Peterskirche Michaelekirche (Pasticceria Demel, Kohlmarkt 14) -Hofburg (9-17,30) con giro di Sissi Neue Burg Josefsplatz. Pranzo. Belvedere (10-18). Passeggiata tra lo Stephansdom e Stadtpark: Haus der Music Annagasse Himmelpfortgasse Ballgasse Franziskanerkirche Singerstrasse Grunangergasse Mozarthaus Jesuitenkirche Schonlanterngasse Griechenbeisl Fleischmarkt. Cena in un heuriger tradizionale.
-Sesta tappa: Schonbrunn (8,30-18). Pranzo con panino. Grinzing Passeggiata e cena in un heuriger tradizionale.
-Settima tappa: Partenza da Vienna e sosta a Graz, con passeggiata nel centro storico (Hauptplatz, sulla Herrengasse Stadtpfarrkirche, Kunsthaus, Sackstrasse, Sporgasse). Arrivo a Friesach (meraviglioso paese medievale con fossato ancora pieno). Passeggiata in centro.
-Ottava tappa: Visita alla cattedrale romanica di Gurk. Ritorno a casa.

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