
Sto leggendo e rileggendo questo libro.
Senza voler esaurire in poche frasi la ricchezza del messaggio che porta, cercherò di condividere con voi qualche spunto che ha illuminato per me aspetti rilevanti dandomi un nuovo punto di vista.
Il modello della Comunicazione Non Violenta, CNV, nota anche come linguaggio giraffa, è composta da due parti:
Le due parti sono:
-esprimersi con empatia (sono io a comunicare)
-ricevere con empatia (è l'altro a comunicare e io ascolto).
Nel momento in cui io mi esprimo il primo passo che suggerisce Marshall Rosenberg è:
osservare
Osservare ciò che accade, osservare ciò che gli altri fanno. Non etichettare. "Sei pigro".
Non ho mai visto un uomo pigro; ho visto un uomo che non ha mai corso mentre lo stavo guardando, ed ho vistoun uomo che talvolta faceva un sonnellinotra pranzo e cena... (R. Bebermeyer)
Racconta l'autore che trovandosi a dover risolvere un conflitto tra un direttore didattico e le insegnanti, alla prima riunione con le sole maestre chiese loro: "
Cosa fa il direttore che è in conflitto con i vostri bisogni?". "Ha la lingua lunga" fu la risposta immediata. Ma non era quello che aveva chiesto: quella risposta dava informazioni su l modo in cui la maestra valutava il direttore e non su quello che il direttore aveva fatto o detto per provocare quell'interpretazione.
"Parla troppo!" Ancora una volta una valutazione e non un'osservazione chiara del comportamento del direttore. Dedurre ciò che una persona pensa non è la stessa cosa che osservare il suo comportamento e individuare azioni specifiche.
Non si tratta di non giudicare, ma di separare la valutazione dall'osservazione.
Giudicare: "Sei troppo generoso"
Osservare e separare il giudizio: "Quando ti vedo dare tutto il tuo tempo ad altri penso che sei troppo generoso"
Quando si comunica le generalizzazioni causano un accento violento,
l'etichetta imprigiona: "Sei un giocatore scadente!" è cosa diversa dal dire: "Non hai segnato un gol da 10 partite". L'osservazione è sempre circostanziata, in un tempo e in uno spazio. Si tratta di una constatazione.
Mi rendo conto di quante volte giudico, etichetto, paragono, incolpo.
Difficile la via dell'osservare, del mettere a fuoco un comportamento errato piuttosto che un peccatore.
Che ne dite?
Mi piacerebbe leggere i vostri esempi, le vostre riflessioni.Al prossimo passo...