martedì 28 settembre 2010

Dipende dallo sguardo


La mia giornata passa spesso tra sequenze abitudinarie e normali in cui sembra non accadere nulla. Nulla di eclatante almeno. Eppure la mia vita non è per niente insignificante. Vi sono lampi di lucidità che me lo rendono evidente. Come sarebbe più umano vivere ogni istante così...
Oggi ho capito perché certi giorni scorrono come l'acqua di una fontana sempre aperta e altri invece appaiono pregnanti e densi tanto da ricordarli anche a distanza di anni. Dipende dallo sguardo.
Vi siete mai accorti che pur percorrendo ogni giorno le stesse strade se cerchiamo un negozio o una bottega particolare, che so io, una vetreria, improvvisamente ci accorgiamo che sulla strada quotidiana ci sono due, tre, diverse vetrerie? Oppure, in attesa di un figlio, notiamo tutti i negozi di articoli per bebè che diversamente non avremmo focalizzato?
La stessa esperienza accade quando osservo una bella fotografia non di un'esaltante tramonto o di una vetta dolomitica, ma di un panno steso ad asciugare o di un intreccio di foglie. Particolari. Ma guardati in modo da lasciar trasparire qualcos'altro.
Quindi dipende non dalla realtà, che è sempre là, ma dal nostro sguardo. Diventa significativo ai miei occhi ciò che incontra il mio interesse, il mio sguardo attento, il mio desiderio. Tutto il resto, anche il fatto o il volto più interessante, può scorrere via come se nulla fosse, se io non mi metto in gioco.

Giorgio Morandi, Natura morta

domenica 26 settembre 2010

Genitori efficaci


In estate mi sono iscritta alla Biblioteca Comunale e ho preso in prestito un libro di cui mi ha incuriosito il titolo: Genitori efficaci.
L'autore, Thomas Gordon, parla della relazione genitore-figlio in termini molto interessanti. Vi riporto qualche passaggio:
Il linguaggio dell'accettazione è il primo ingrediente di una relazione d'aiuto. In cosa consiste questo linguaggio? Nell'accettazione non verbale: fare silenzio è un messaggio non verbale molto potente. Nell'accettazione comunicata verbalmente: nella conversazione dare segnali di approvazione (capisco, davvero, interessante, ti ascolto...). Nell'ascolto attivo: il ricevente nell'ascoltare il problema lo decodifica, in prima istanza senza giudicare, facilitando così nell'altro la risoluzione del problema stesso. In un motto: Mordersi la lingua, aprire le orecchie. Non è un ripetere a pappagallo quello che l'altro ci espone, ma è un tentativo di andare a fondo, al sentimento che sta dietro quello che dice.
Ma quando siamo noi genitori a vivere un problema? Invece di inviare un messaggio di rimprovero, dire il proprio disagio, il che evita l'atteggiamento difensivo e contrattaccante dell'altro. Sarebbe la differenza che passa tra dire "sei una peste" e dire "sono stanco".

Difficile, soprattutto a fine giornata... ma tentar non nuoce! Che ne dite?

giovedì 23 settembre 2010

10 idee per la pace in classe ( e non solo)


Il titolo dell'originale non era proprio così, ma cercherò di essere fedele alla sostanza dell'articolo che vorrei riassumervi. Si tratta di un post del blog Montessori for everyone, che testimonia l'interesse estero per la nostra Maria Montessori, impunemente ignorata dalla scuola italiana.
Promuovere la pace in classe si può? Sembrerebbe di sì, anzi non solo si può ma dovrebbe far parte delle nostre intenzionalità educative: "Evitare la guerra è il lavoro dei politici, diceva la Montessori, stabilire la pace è il lavoro dell'educazione". Vediamo quali sono i modi che ci suggerisce Lori Bourne, autrice del blog:
1) comincia con il definire la parola pace con i tuoi alunni. Chiedi loro cosa pensano che significhi. Non è assenza di conflitto, suggerisce l'autrice, ma è imparare a risolvere i conflitti, senza far prevaricare i propri diritti, i propri bisogni e il proprio volere sugli altri.
2) dichiara la tua classe "zona di pace": non tollerare episodi di bullismo, esponi poche grandi regole all'inizio dell'anno e mettile in risalto in modo che tutti possano ricordarle.
3) insegna esplicitamente le abilità per risolvere i conflitti, parla loro di compromesso, turni di parola, abilità di ascolto. Puoi utilizzare anche dei giochi di ruolo per insegnare queste abilità, mettendo in scena in classe le situazioni di conflitto e la loro risoluzione. Per far apprendere i turni di parola si può utilizzare un oggetto che si passa di mano in mano e che indica che colui che lo detiene al momento può parlare mentre gli altri ascoltano.
4) se si organizza un evento annuale, come una mostra o un performance teatrale, scegli il tema "pace".
5) i ragazzi più grandi potranno riflettere sulla tematica della pace e dei conflitti studiando la storia o con specifiche ricerche.
6) educa al rispetto dell'ambiente a cominciare dal rispetto per le piante, gli animali, gli oggetti degli altri.
7) mentre fai studiare storia o geografia poni l'accento sul rispetto per la diversità delle culture.
8) fai conoscere un'organizzazione che a livello internazionale lavora per la pace.
9) sii un buon esempio: non litigare davanti agli allievi con i tuoi colleghi o con i genitori. Parla rispettosamente degli altri. Non spettegolare. Mostra gentilezza.
10) istituisci dei riti speciali per celebrare le occasioni, ponendo attenzione alle ricorrenze sia felici che tristi.

foto da qui.

lunedì 20 settembre 2010

Dis-comunicazione


Si parla tanto di dis-grafia, dis-lessia, dis-calculia negli alunni, ma nessuno si rende conto della dis-comunicazione dei docenti. Ora, come sapete, ricevo spesso le lagnanze dei genitori e non sono troppo incline ad avallarle, ma...
Ma a volte la mancanza di tatto, di astuzia e di tempismo dei docenti è davvero inclassificabile.
a. E. (avanti Esonero), insomma in classe, non sono mai stata molto accomodante, anzi. Pretendevo molto e davo molto. Richiedevo serietà anche se non credo di essere stata noiosa. Ma la cosa più importante è che gli alunni avvertivano che anche dietro il rimprovero non c'era mai ombra di disprezzo, semmai di dispiacere. Intendo dire che ci sono modi e modi di porgersi e di porgere quella che noi crediamo la verità e la cosa giusta da dire.
Ci sono volte che un prof entra in classe con tutta l'ombrosità e la pesantezza di ciò che gli è successo nella vita e capisco anche questo. Succedeva anche a me, ma poiché si trattava di eccezioni tutt'al più c'era chi, più baldanzoso degli altri, chiedeva: "Prof, è arrabbiata oggi?"... ma questo è diverso dal porsi sempre e comunque come un incrocio tra la signorina Rottermayer e Marco Travaglio (non me ne vogliano gli estimatori ma il sorrisetto del moderno Savonarola inficia gran parte delle cose pur giuste che dice)...
A volte una parola di comprensione, uno sguardo benevolo o dare la seconda, la terza e l'ennesima chance dà più frutto di un dito puntato o di un'accusa scostante e respingente.

sabato 18 settembre 2010

Dammi oggi la mia buona azione quotidiana


Un'amica mi ha raccontato non senza emozione che tempo fa, mentre andava in auto a lavoro, su una strada abbastanza solitaria, in fase di sorpasso scoppia una ruota... accosta e dopo essersi ripresa dall'inevitabile perdita di controllo della macchina comincia a chiedersi se è capace di cambiare la ruota. In quel momento si avvicina un signore con la sua auto e le domanda se ha bisogno di aiuto. L'iniziale diffidenza si dirada alla spiegazione dell'uomo: "Vede, signora, ogni mattina io chiedo a Dio che mi faccia compiere una buona azione e lei mi sta dando la possibilità di compierla...". La ruota è presto sostituita e ognuno riprende la sua strada.
Un episodio che fa pensare. Rifletto sul fatto che sicuramente questo è un tipo di preghiera che viene sempre esaudito. Penso spesso alle preghiere che non approdano alla risposta, al dolore inespresso e alle lacrime segrete e trovo che forse a volte basterebbe sollevare lo sguardo e cambiare prospettiva. E rifletto su come anche una vita ordinaria possa trovare un senso e una straordinarietà ogni giorno, anche il più normale.
Che ne dite?

lunedì 6 settembre 2010

Genitori di oggi


La vita della vicepresidenza ferve come non mai. Questo è il periodo della maggiore affluenza di genitori questuanti che pongono problemi, diversi ma riconducibili a tre tipi:
Tipo UNO: professoressa, io vorrei che i miei tre figli fossero tutti nello stesso plesso altrimenti la mattina perdo tantissimo tempo da un plesso all'altro (n.d.r. i plessi sono a distanza di un centinaio di metri l'uno dall'altro).
Tipo DUE: mio/a figlio/a piange da due giorni/due ore/un'estate perché l'ho iscritta nella sezione X ma in realtà avrebbe voluto la Y. Variante: lei voleva lo spagnolo nel corso musicale (n. d. r. il corso musicale ha il francese)/ lui voleva inglese e francese nel tempo prolungato (n. d. r. il corso a tempo prolungato ha lo spagnolo)/lei vuole fare fare pianoforte ma non il corso musicale (?)
Tipo TRE: professoressa, ma mio figlio sì aveva chiesto il corso musicale ma vuole stare con i compagni Tizio e Caio, invece è con Sempronio che è figlio di mio nipote di quarto grado e nel 2008 abbiamo litigato/ io avevo chiesto che mio figlio stesse con Simplicio, ma non con Terenzio che è ripetente e si distraggono a vicenda...
Le classi che erano già pronte a giugno hanno subito gli inevitabili reimpasti dovuti alle esigenze dei piccoli principini. A questo punto la domanda è: ma i nostri papà e mamme erano menefreghisti se non si interessavano quasi per niente della classe o della sezione in cui sarebbero finiti i loro pargoli? O forse potevano essere considerati crudeli se al rimprovero di un prof seguiva l'inesorabile strigliata casalinga? Anche qui, tutto il contrario del tipico genitore sindacalista o avvocato che popola le nostre scuole oggi....
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