domenica 30 ottobre 2011

Piccole felicità autunnali


La Magia del Vento compie un anno e l'autrice, Lena, chiede ai suoi lettori di scrivere di cinque felicità autunnali.
L'autunno è per ogni insegnante il suono della prima campanella di scuola, con la sensazione di un nuovo inizio, che è infinite possibilità e che accende la curiosità. 
L'autunno è l'odore delle foglie bagnate, un tappeto colorato e fertile per la terra.
L'autunno è il cielo grigio e gonfio di pioggia che ridà acqua alla terra riarsa, donandole nuova linfa. 
L'autunno è apprezzare una minestra calda e castagne e vino.
L'autunno è la quotidianità dei giorni normali, in cui sembra non accadere niente e invece le cose presenti sono più presenti.


venerdì 28 ottobre 2011

Responso sul concorso!

Superato il test pre-selettivo, di cui qui: sono idonea. Ora si passa al livello B del game.

giovedì 27 ottobre 2011

Questo non lo sopporto!



Raramente mi scandalizzo. Penso che un dato atteggiamento possa essere solo l'apparenza di un'esigenza, magari male espressa. O penso, nei casi meno comprensibili, che siamo uomini e che l'approssimazione fa parte del nostro essere. Non dico mai: "eppure questo qui va in chiesa!". Oppure: "si riempie la bocca di tante parole, ma poi nella pratica...". Non lo dico perché conosco l'umiliazione dell'incoerenza e finora non ho avuto la fortuna di incontrare persone sempre coerenti con ciò che affermano a parole.
Ma questa volta tutto lo scandalo e, lasciatemi dire, lo schifo, si sono impossessati di me.
Abbiamo a scuola un progetto in cui lavorano dei mediatori culturali per favorire l'integrazione tra alunni di diverse tradizioni e provenienze. La nostra è una scuola in cui non ci sono episodi di intolleranza tra gli alunni, ma spesso sono proprio gli stranieri a chiudersi o a trincerarsi dietro pregiudizi (anche tra loro stessi) quando sono in conflitto con qualcuno.
In classe ho un rumeno, un tunisino, due marocchine e un americano e tutto procede normalmente.
Nonostante ciò il mediatore culturale ha una grande valenza, per esempio nel facilitare gli scambi, nel portare alla luce conflitti latenti e nel... mediare.
Per inciso, i ragazzi sono entusiasti di questa figura di mediatore, si tratta di una persona davvero in gamba, amato tanto dagli italiani che dagli stranieri.

Sento a distanza una collega che racconta ridacchiando che aveva invitato il mediatore di cui sopra a uscire dalla "sua" classe, visto che era suonata la campana. La guardo allibita e dico: "scusa, ma perché?" E lei candidamente risponde che... non lo voleva in classe, così semplicemente. Del resto, continua, lei era stata gentile nel dirglielo (!).

Io non ho parole. e francamente, a parte il presente sfogo, non ho neanche voglia di trovarne.


mercoledì 26 ottobre 2011

Adotta una parola


Lo propone la Dante Alighieri. Adottare una parola in disuso, o bistrattata al tal punto da aver perso la forza e la genuinità del suo significato originale.
Sulla home page del sito vi sono le istruzioni per partecipare. Si clicca su vocabolari e si sceglie un lemma da uno di essi.
Io ho scelto... popolo. Pur essendo una parola comune (che insieme ai forestierismi e alle parole di base sono state espunte dall'elenco delle parole adottabili), questa credo che sia rimasta per lo sproloquio che se ne fa in politica e per la realtà di distruzione del popolo che stiamo invece vivendo.
C'è anche l'attestato di adozione! Se adottate una parola anche voi, tornate e lasciate un commento per dirmi qual è stata la vostra scelta...

lunedì 24 ottobre 2011

Insegnare a scrivere - Teaching writing


Il libro lo trovate qui. Ma è in vendita anche su ibs, qui.

Oggi vi voglio presentare un libro. E un'idea. L'autore, mio amico fraterno, parte dal presupposto che non solo si può ma si deve insegnare a scrivere: non si tratta infatti di una dote innata e immodificabile. Anzi, un buon insegnante deve cercare di incidere sulle competenze di scrittura e deve farlo in modo sistematico. Come? Le vie sono tante, ma una di queste è particolarmente efficace, come risulta dalla sperimentazione portata avanti dal prof. Menza con le sue classi di biennio e in un corso rivolto a ragazzi di scuola media.
La via proposta nel libro è la correzione classificatoria.
Tutti noi ricordiamo i temi segnati di rosso e corretti dai nostri insegnanti: la maggior parte di loro usa la cosiddetta correzione risolutiva, cioè segnare e correggere l'errore, sostituendo la parola/ le parole/ la frase sbagliata con la giusta forma. 
Questo però non è l'unico modo di correggere. Si può anche solo segnare l'errore e chiedere all'alunno di correggere accanto o in un altro spazio (rilevazione dell'errore). Io ho sempre fatto così: faccio ricopiare la frase o la parola contenente l'errore. che io mi sono limitata a rilevare, e poi faccio scrivere accanto la versione corretta. Ciò comporta da parte mia una doppia correzione, ma ho sempre notato un miglioramento almeno degli errori più madornali e dunque mi sono sottoposta volentieri all'iniziale fatica.
Salvo Menza propone di usare una correzione classificatoria. Sulla base di un siglario che scheda gli errori più comuni, da leggere e condividere con gli alunni, si segnano gli errori classificandoli, dando loro un nome. Ad esempio l'errore di porre una virgola tra soggetto e verbo verrà chiamato VIRG S-V e l'insegnante apporrà questa sigla accanto all'errore. Sarà poi il ragazzo a correggerlo sulla base del siglario (in cui alla voce VIRG ci sarà scritto: virgola tra soggetto e predicato).
Il siglario proposto dall'autore è completo e pensato per ragazzi già grandi, oltre che essere basato su alcuni prerequisiti di grammatica generativa. Vi consiglio di leggerlo o scaricarlo qui. Se ne volete una versione semplificata, potete leggere questa mia pagina di qualche tempo fa (vademecum per l'autocorrezione). 
A proposito, l'attività di autocorreggersi sulla base di un modello ben definito è montessoriana...
Un'ultima considerazione: il libro si chiude con l'esposizione dei risultati ottenuti. In forma di grafico si nota un visibile miglioramento e una sensibile diminuzione degli errori negli elaborati degli alunni.

E voi? Che approccio avete alla scrittura? Come vi correggevano i temi? Se insegnate, come fate a potenziare questa competenza nei vostri alunni?

giovedì 20 ottobre 2011

Potere della LIM!



Da una settimana circa in classe ho messo in funzione la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), che - per chi non lo sapesse - è come uno schermo enorme che si comporta come uno schermo di PC e in più è interattivo, ossia si può agire direttamente sulla sua superficie, scrivendo, segnando, sottolineando... non solo sulla superficie bianca, ma anche sui documenti che via via si presentano (pdf, ppt, excel...)

Per la geografia dispongo della versione digitale del testo in cui possiamo ingrandire le immagini ele carte geografiche e segnarci sopra.

Per la storia ho scaricato diverse presentazioni da slideshare, per esempio oggi abbiamo guardato insieme dei pdf molto completi sui Cretesi.
Reazioni: "Prof, ma ci sono più cose del libro!", "Prof, ma così è più bello, si capisce meglio!".
Ho approfittato della presentazione in slides per insegnare i primi rudimenti del prendere appunti, una delle competenze più difficili da imparare anche perché in genere nessuno te la insegna. Prendere appunti da un testo scritto è più facile rispetto al parlato, quindi i ragazzi non hanno sperimentato il fallimento che di solito si prova quando si tenta di prendere nota da un tizio che parla, se non lo sai già fare bene. Erano molto incoraggiati e li ho lasciati persuasi che è possibile farcela.

le due foto da qui

Per la grammatica si è verificato del miracoloso: scalpitavano per poter essere interrogati... si trattava di esercizi sul nome, esercizi a tutti gli effetti, non giochi. Ma appena si è presentata loro la schermata accattivante di colori e immagini, mi hanno chiesto se fosse un libro per la scuola elementare o se fossero giochi. Io ho risposto No alla prima domanda e Sì alla seconda. Certo che sono giochi! Hanno fatto un'ora e più di esercizi senza fiatare, convinti di giocare...

Non credo si tratti solo della tecnologia, che comunque è affascinante e utilissima, ma anche di un reale coinvolgimento del movimento (cliccare, segnare a colori, cambiare il colore della penna, poter spaziare su una superficie nitida e "viva") nel processo di apprendimento.

lunedì 17 ottobre 2011

Rimbocchiamoci le maniche






In tempi di cambiamento,
chi continua ad imparare
erediterà la terra;
chi ha smesso di farlo,
sarà preparato per agire
in un mondo che non esiste più
(Eric Hoffer)


In tempi di cambiamento, non ci sono scuse. Ho sempre creduto che ognuno ha uno spazio di libertà, nelle circostanze in cui si trova per lasciare un'impronta e incidere sulla realtà. Non dobbiamo aspettare che qualcuno dall'alto (o dal basso) della politica migliori le circostanze. Anche ammesso che esse rimangano così come sono, o peggiorino, ogni io e quindi la comunità di tutti gli "io" può agire da responsabile, da protagonista, da uomo.

Una volta ho avuto la fortuna di ascoltare padre Romano Scalfi, che curava i rapporti con i cristiani dentro l'Unione Sovietica. Secondo la sua testimonianza il regime è crollato per la marea formata da tante micro-gocce di libertà che via via ingrossavano il fiume del cambiamento: un operaio che osava contraddire il capo in un soviet di un'azienda, un sacerdote disposto a finire in un lager, un passante che si comportava in modo caritatevole verso lo sconosciuto, la rete di mille e mille azioni sotterranee e clandestine.

Oggi, posso dire di no a un'illegalità esplicita, posso ribellarmi a un'ingiustizia, posso fare diversamente dall'andazzo che vedo attorno. Chi me lo impedisce?

sabato 15 ottobre 2011

Generazione sfruttata




Siamo noi... dai 35 ai 50 anni, costretti a fare da spettatori a settantenni, ottantenni che ci governano, male, in modo disonesto e approssimativo.
Precari molti, ma molti altri anche "lavoratori normali", in grado di dare, di costruire, di vivere nel proprio Paese da protagonisti.
E invece no: dobbiamo assistere alle sedute parlamentari in cui nel migliore dei casi si sfogliano giornali come se niente fosse (io in classe non lo posso fare), dobbiamo credere che un ultrasettantenne abbia idee migliori delle nostre, dobbiamo guardare i politici litigare in modo stanco e poco convinto.
E nel frattempo lavorare, mantenere la baracca su cui stanno i nostri governanti come in una Versailles contemporanea.
Per quanto tempo possiamo ancora sopportare?
Ci dobbiamo riprendere l'Italia.

Vi lascio con questi versi di Milosz (premio Nobel del 1980):

Si è riusciti a far capire all'uomo
che se vive è per grazia dei potenti.
Pensi dunque a bere il caffè e a dare caccia alle farfalle
Chi ama la res publica avrà la mano mozzata.

Ne parla anche tatagioiosa, qui.

giovedì 13 ottobre 2011

Concorso per Dirigente: ci sarebbe da scrivere un libro

E. Munch, Ashes

Intitolato Il concorso a preside, sarebbe un best seller dell'horror del nostro decennio. 
A cominciare da un primo capitolo su I requisiti di accesso.
Dopo essermi cataminata a Roma l'8 agosto per svolgere in extremis gli esami finali per il master che mi darà un certo punteggio, ho compilato on line la domanda che richiedeva due fondamentali e imprescindibili requisiti: la laurea vecchio ordinamento o specialistica e 5 anni di ruolo. Ma già due giorni dopo il requisito degli anni di ruolo e del ruolo stesso è svanito. Come? Con un ricorso al TAR.
Per non parlare del test preselettivo, preceduto dalla pubblicazione di una massa informe di 5000 quesiti zeppi di errori, imprecisioni, concetti opinabili, filo-governativi, strafalcioni che ogni anonimo maestro - non dico professore di scuola secondaria - avrebbe segnato in rosso e siglato con un voto insufficiente senza pensarci un secondo. 
Il 6 ottobre, a sei giorni dalla prova, vengono eliminati circa 1000 quesiti per eccesso di errore.
Esempi?
Parentesi che si aprono ma che non si chiudono mai, è vero, mai. Ma questi li hanno lasciati.
Qual è con l'apostrofo. Ma questi li hanno lasciati.
Po' con l'accento. Ma questi li hanno lasciati.
Errori di stumpa. Ma questi li hanno lasciati.
La Gelmini che armonizza Indicazioni nazionali, Linee Guida, saves (nei test di inglese) a lot of moneyMa questi li hanno lasciati.
Il carisma del dirigente che in via esclusiva determina il benessere organizzativo dell'istituzione scolastica che presiede. Ma anche questo lo hanno lasciato.

E ancora: amenità, cose che un qualsiasi dirigente attualmente in carica non solo non sa, ma neanche pensa che dovrebbe sapere.
Pinocchio che è il libro italiano più tradotto nel mondo.
Ibn Battuta che ha fatto un viaggio analogo a Marco Polo.
Premi assicurativi che si prescrivono in un anno, ma danni emergenti che il rappresentante che agisce in nome proprio ma per conto del rappresentato, dopo aver ucciso il coniuge se è separato deve firmare insieme all'altro genitore il Patto di Corresponsabilità, non senza previa ipotesi nulla che ha la mediana e la moda nel mezzo.
Ungheria: ex comunisti, si vede, per i loro insegnanti la formazione è obbligatoria.
Finlandia: buoni, buonissimi, si va a scuola a 7 anni, gli insegnanti non vengono valutati mala loro scuola è la migliore d'Europa.
Germania: si sa, sono tedeschi, il Preside ha delle ore di insegnamento!
Francia: centralisti, statalisti, tutto fa lo Stato, assume, ispeziona, dà diplomi, elargisce conoscenze, programmi. Tutto.
Italia: miracolosamente salvata dalla peggiore Repubblica Ceca per quanto riguarda la spesa in pubblica istruzione, significativamente ma minimamente (!?) sotto la media europea nelle varie percentuali di rendimento.

E tuttavia.
Ci siamo. andiamo il 12 ottobre nei capoluoghi di regione e ci sottoponiamo al test preselettivo.
La metodologia è delle più avanzate: ci danno un librone formato album con i quesiti messi in ordine più un foglio con le 100 domande (es. 1 domanda numero 1255, 2 domanda numero 3765...) e un altro foglio con la numerazione delle domande seguita da quattro pallini da annerire né troppo né troppo poco. Sequenza di lavoro: guarda il numero, sfoglia il librone, leggi la domanda, ricontrolla se hai cercato il numero giusto, scegli la risposta dopo aver letto le quattro possibilità alla velocità dei neutrini, scrivi la tua scelta sul foglio di minuta, annerisci il pallino corrispondente. I 100 minuti mi sono bastati a stento.
Anche perché dalle otto che eravamo nella scuola, abbiamo cominciato alle dodici.
Per la cronaca: credo di averlo superato.
Ma ancora non è niente.
Siamo solo alla preselezione.


Draw your maps



Disegna il tuo atlante storico, si potrebbe tradurre in italiano: è la splendida idea di Hellen McHenry, che propone di disegnare a mano libera, seguendo semplicissime istruzioni, il proprio atlante storico. In questo sito, cliccando su Store, è possibile scaricare i capitoli dall'1 al 9 del libricino. Ve lo consiglio assolutamente, in classe o per l'homeschooling: dà veramente soddisfazione.
In ogni capitolo, dopo un'introduzione storica in inglese, vi sono diversi esempi di mappe da disegnare con il tutorial passo passo.
Un'altra risorsa per i geography-addicted, o per chi insegna storia. Si potrebbe addirittura pensare a un'unità di apprendimento di storia più arte, nel mondo ideale in cui si collaborasse veramente tra colleghi.
Un'altra risorsa, che lappadolce ha pubblicato su pinterest è questo insieme di soggetti geografici da colorare, davvero belli e adatti anche a bimbi non molto grandi.

sabato 8 ottobre 2011

To get a job - Trovare un lavoro (2)

Non smettere mai di imparare, dicevamo nella prima puntata, è il segreto del successo nella vita: ciò non vuol dire necessariamente accumulare titoli di studio, ma piuttosto accrescere le proprie competenze, sia quelle certificabili (un corso di lingua straniera, per esempio), sia quelle trasversali (lavorare sulle competenze relazionali, acquisire sicurezza, sapersi orientare), che quelle informali (dimistichezza con il web 2.0, approfondimenti e libere esplorazioni: non è raro il caso di chi delle proprie passioni ha fatto un lavoro, (pensiamo per esempio a molti fotografi, o a chi sa fare le torte e le vende ai ristoranti).
Questo ci porta ai punti di oggi:

1) certificare le proprie competenze, laddove è possibile, e schedarle per autocertificarle, laddove si tratti di apprendimenti informali: costruirsi, cioè, un curriculum per competenze. 

2) Accrescere la consapevolezza della propria identità, delle proprie caratteristiche, di quello che ci piace, che sappiamo fare e che desideriamo conoscere meglio. Se so dove vorrei arrivare, è più facile individuare il percorso che mi porta là e le eventuali risorse da acquisire.

3) Investire sul proprio capitale umano: aiutare i figli e chi cerca un lavoro a reperire e seguire dei percorsi di formazione, come un periodo all'estero nel proprio curriculum di studi.


Insomma, se dovessi dirla con una frase che diceva un grande amico: Sii imprenditore di te stesso! Questo è il segreto per costruire, cercare, migliorare il proprio lavoro...

Siti utili
Lifelong Learning Program
Mobilità Individuale per Alunni (interessante! si può frequentare un periodo fino a 10 mesi in una scuola estera)


Un altro suggerimento: un bel post di Post-mom: l'a e i o u di una mamma post moderna.

giovedì 6 ottobre 2011

In memoria di Steve Jobs

Solo poche parole. Le sue a Stanford nel 2005.



Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l'amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l'unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l'unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l'avrete davanti. E, come le grandi storie d'amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l'unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E' l'agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo' siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio'e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun'altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

Grazie Steve.
Le premesse della tua vita erano tutte negative e tu invece hai avuto una buona idea e ne hai fatto il grimaldello per cambiare un mondo, un mondo lineare, intransitivo, elitario che è diventato aperto, interattivo, più libero.



lunedì 3 ottobre 2011

To get a job - Trovare un lavoro (1)

Ogni genitore conosce la preoccupazione sul futuro dei propri figli: troveranno un lavoro? potranno essere contenti del lavoro che svolgeranno? come aiutarli a costruire la propria indipendenza?
Del resto, non è una preoccupazione da rimandare ad un futuro lontano: fin dalla scelta della scuola superiore è opportuno aiutare i figli ad orientarsi, ma anche prima è necessario offrire loro le risorse a nostra disposizione per facilitare il personale percorso di apprendimento.
E si tratta di suggerimenti, che  -adattati- possono dare un'ispirazione a chi il lavoro lo sta cercando da grande.

1) durante la terza media è consigliabile immaginare un progetto di massima, basandosi sulle inclinazioni e gli interessi del ragazzo. Non ci si deve spaventare di orientare il ragazzo, suggerendo e consigliando. Nel dubbio, meglio un percorso che non costringe ad una decisione precoce, che lasci aperte diverse possibilità.
Già durante la scuola media ma soprattutto durante gli anni della scuola superiore, per facilitare l'emergere della decisione si potrà parlare insieme con professionisti, lavoratori esperti e studenti universitari amici per concretizzare i sogni e le aspettative in un'immagine realistica del progetto. Ci si potrà documentare sul web o sfogliare dei libri universitari della facoltà che si vorrebbe scegliere o del corso che si vorrebbe frequentare.


immagine da qui

2) far crescere le idee. Mai rigettare le idee che vengono in mente senza prima averle vagliate. Qualsiasi suggerimento può avere una validità. Le idee migliori vanno coltivate. Ad esempio, se il ragazzo desidera lavorare all'estero, sarà necessario un percorso di apprendimento di una o più lingue straniere. se invece vuole aprire un'erboristeria, occorrerà prendere informazioni per capire come muoversi e quali documenti servono per farlo.

3) non smettere mai di apprendere.Non si finisce mai di imparare, dicevano i nonni. E avevano ragione. Oggi questa frase è ancora più vera: i cambiamenti a cui siamo sottoposti sono così repentini e intensi che non ci possiamo permettere di rimanere fermi al nostro bagaglio culturale di base. Anche chi già lavora deve rinnovarsi continuamente per stare al passo con i tempi: penso per esempio all'introduzione nelle scuole delle Lavagne interattive che ha "costretto" molti docenti ad aggiornarsi. A maggior ragione, chi ancora deve inserirsi nel mondo del lavoro: dovrà stare attento a cogliere le opportunità e in qualche modo a inseguirle, costruendosi una cassetta degli attrezzi sempre in movimento per acchiapparle.

Spero di esservi stata utile, a presto con la prossima puntata...

sabato 1 ottobre 2011

Prove di adolescenza



Discussione sulle nuove scarpe da comprare per la stagione fredda.
Dopo diversi diverbi, suggerisco a Laura - 10 anni - di scrivere un elenco dettagliato dei suoi desiderata.
eccolo qua:
"delle nike alte (in senso quanto le converse) -elegante, sportiva
delle ballerine per uscite con gli amici (n.d.r. eh?! amici?)
delle scarpe da ginnastica per la palestra a scuola
degli stivali per quando fuori piove"
Ha le idee chiare, eh?
Per quanto mi riguarda trattasi di un tipico esempio di adolescenza incipiente, da gestire con la tecnica del raffreddamento del conflitto, cosa che abbiamo ottenuto con la trascrizione dei desideri e la dilazione degli acquisti. Per ora abbiamo comprato solo le scarpe da ginnastica per la scuola.
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