mercoledì 14 marzo 2012

Quando insegni non dare niente per scontato

Cara to write down, qual è la maggiore emergenza che la scuola deve oggi affrontare? Io la definirei un'emergenza   alfabetica. 
Un terzo della popolazione italiana soffre del cosiddetto analfabetismo di ritorno, ossia una capacità di decodificare il testo a livello fonologico senza una reale comprensione del suo significato letterale. Questa porzione di popolazione ha bisogno di rileggere le parti più complesse di un testo di media difficoltà, senza per questo comprenderle del tutto, ma non capisce un testo specialistico, per esempio una diagnosi, una sentenza, un articolo espositivo.
Non si tratta di un problema da poco: una popolazione che non comprende un testo trova molta difficoltà a istruirsi, a partecipare alla vita democratica, a discernere di fronte alle controversie politiche. Aumentano la spesa per la sanità e la criminalità. Diminuiscono il benessere sociale e l'abitudine alla fiducia e alla cooperazione, oltre che la capacità di intraprendere.
E i nostri alunni?
Parto da alcuni fatti, riscontrati anche nel confronto con colleghi vicini e lontani (si tratta di un fenomeno diffuso):
1) assegno un tema, per esempio "Racconta una giornata significativa della tua estate". Nei compiti dei ragazzi il titolo diventa "Racconta un fatto di quest'estate", "Racconta un fatto significativo", Racconta un episodio...". Cosa succede? I ragazzi non credono che ricopiare il titolo sia necessario. Pensano di poterlo trasformare. Perché non rispettano la consegna. Non ne capiscono la perentorietà. Quando insegni, non dare per scontato che abbiano capito.

Source: flickr.com via Sandra on Pinterest


2) parlo, spiego, interloquisco... certe volte dall'espressione languida o trasognata arguisco, per fortuna, che non hanno capito una parola e chiedo: " ma sapete cosa vuol dire...?" e scopro che non avevano capito, o peggio, avevano frainteso. Perché se un parola non la conosci chiedi cosa voglia dire, ma se credi di conoscerne il significato vai avanti con la tua idea. Quali parole non avevano capito?
-firmamento= firma importante
-significativo=facile da capire
-circostanza=andare in giro per la stanza
-foraggio=fare fori
-accattivante=cattivo...
Quando insegni non dare niente per scontato.
3) il linguaggio figurato diventa il regno dell'opinabile. Nel testo di storia spesso si trovano espressioni come "l'eredità dell'impero carolingio", "il tramonto dell'impero", "l'espansione dell'Europa". Non è raro che espressioni come queste diventino problemi di testamento di Carlo Magno, serate di festa imperiali o sommovimenti geologici di cui ignoravi l'esistenza...
Quando insegni non dimenticare di chiedere cosa hanno capito.
4) oggi è difficilissimo insegnare a scrivere. Portare i ragazzi a fare un tema degno di questo nome comporta un lavoraccio, fatto di un tema alla settimana con relative correzioni, correzioni delle correzioni e via dicendo. Perché? Io mi sono data due spiegazioni: l'impoverimento del lessico e l'impoverimento dell'esperienza. Manca l'esperienza e dunque anche le parole che la descrivono, mancano le parole e dunque anche l'esperienza non viene nominata. Quando insegni non dare niente per scontato.


P. S. Approfitto per ricordarvi che oggi si festeggia il pi-day:






Se volete vedere i festeggiamenti dell'anno scorso, leggete qui.

20 commenti:

  1. Quante sagge parole...
    Vengo ora da un mio lavoro in una seconda elementare. La meastra ha passato due ore a mortificare iniziative e a scoraggiarli. Loro sono poveri di esperienze. E' vero. Le poche che hanno non le sanno girare in parole. Verissimo. Ma se c'è anche una maestra che ti spezza le tue piccole alette... allora è proprio finita.

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  2. Grazie Palmy,

    non ho esperienza con alunni in età critica (e credo che tra i 12 e i 14 anni sia decisamene l'età più difficile!), ma con giovani adulti sì, e mi ritrovo talvolta con quelle che possono essere le conseguenze di insegnamenti sbagliati o assenti sui temi di cui parli.

    Domani inserisco il link a questo post nel riassunto degli interventi dei blogger sull'iniziativa del Manifesto per riprendersi la cultura: grazie di cuore.

    Grazia

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  3. Non sono insegnante per mestiere, né per vocazione; tuttavia lo sono per natura, essendo padre di cinque pargoli in età scolare, ai quali io e la madre pratichiamo l'homeschooling.
    Condivido in toto quello che ha scritto Palmy ed aggiungo un aneddoto della mia vita personale.
    Da anni studio per diventare notaio. Il notaio dove feci la pratica mi disse che alla scuola di notariato della nostra città, la difficoltà maggiore dei docenti (tutti quanti notai, professori universitari o magistrati) è quella di insegnare ai giovani neo-laureati in giurisprudenza che la frequentano un uso corretto della lingua italiana per redigere un rogito giuridicamente preciso ed esente da errori di ortografia e/o di sintassi.
    La situazione penosa in cui versano i laureati degli ultimi 4-5 anni è tale che la direzione della scuola notarile ha assunto un professore di lettere al liceo classico per tenere agli studenti del primo dei due anni un corso elementare di lingua italiana, propedeutico ai corsi di diritto.
    Non aggiungo altro. Credo possa bastare.

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  4. La 1) devo dire mi capita poco. La 2) e la 4) sono invece tra le cose su cui maggiormente anche io mi interrogo e mi concentro. La 3) dipende dalle classi.
    Ciò che anche ho imparato a non dare per scontato è che i colleghi applichino i fondamentali con gli alunni (come raccontavo da me...). :-(

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  5. @ mammainverde: grazie di questo commento, che però mi mette molta tristezza... quanti insegnanti frustrati e senza alcuna capacità di empatia farebbero meglio a starsene a casa...

    @ to write down: grazie a te per avermi ispirata!

    @ papà giorgio: quello che racconti circa la scuola di notariato non mi stupisce per niente, purtroppo avendo corretto qualche tesi di laura quando facevo il dottorato, mi sono trovata in una situazione molto simile... Da qui l'espressione "emergenza alfabetica"...

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  6. @ la povna: forse l'età della scuola media è particolarmente critica e magari in un liceo arriva una scrematura dei ragazzi usciti dalla scuola secondaria di I grado... quelli più bravi!

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  7. La semplice verità che viene fuori dalle tue considerazioni è disarmante.

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  8. Ho lasciato un commento lunghissimo che ho cancellato perché mi hai dato l'ispirazione per un post

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  9. The ToWriteDown Daily is Out :-)

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  10. Palmy, io non insegno (per scelta: essendo stata tra i primissimi posti a scegliere quando ho vinto il concorso) ma in una scuola di frontiera dove abbiamo la polizia a scuola un giorno sì e l'altro anche!

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  11. la povna: ahahaha credevo che insegnassi in un liceo! certe volte sl web ci si fa un'immagine mentale delle altre persone che non corrisponde al vero...

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  12. "Manca l'esperienza e dunque anche le parole che la descrivono, mancano le parole e dunque anche l'esperienza non viene nominata."

    Aiuto! Chi ha tolto l'esperienza ai nostri studenti??? Chi??? Chi ha privato loro delle parole, riducendoli a non essere più in grado di scrivere, leggere e capire? Come faccio io a insegnar loro una seconda lingua se non riescono più ad esprimersi nella loro lingua madre perché hanno smesso di impegnarsi a comprenderla e a padroneggiarla??
    Non so se sarò in grado di sopportare ancora per troppo tempo lo sconforto di realizzare che il massimo della loro esperienza con il testo scritto in inglese è Google Translator...
    Scusate, ma sono reduce da cose tipo "Better late than never = il migliore di nessuno" (sic). Il migliore di nessuno... Il problema non è poi l'inglese: è l'italiano. Non leggono, o leggono e non comprendono l'italiano!
    Monica

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  13. Ti paio una da liceo chic?!
    Posta di fronte alla scelta tra il posto fisso al liceo e quello al tecnico non ho avuto un attimo di esitazione!

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  14. concordo dalla 1 alla 4. anche alle superiori.
    soprattutto con la 4, che diventa praticamente impraticabile quando hai TRE classi in cui fai italiano e storia.

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  15. E' verissimo che quando insegni non potrai mai sapere veramente se l'altro abbia appreso quello che tu indendevi insegnare.

    parli di analfabetismo di ritorno, prendi quattro esempi problematiche che ritrovi nella classe, e domandi "perche?" non si riesce a capire un testo, ne a scrivere un testo.

    Te lo spieghi con "l'impoverimento del lessico e l'impoverimento dell'esperienza."

    Interessantissimo l'idea che manca l'esperienza, e dunque le parole che la descrivono.

    Io condivido e direi che ce pero di piu.

    Quando si desidera di ispirare la lettura, che e' per me anche un modo di sperimentare altri mondi e luoghi senza alzarsi dal divano, non si puo' farlo per forza. Non si puo' imparare l'amore per la poesa leggendo uno che non ti tocca il cuore. Non si puo amare la danza studiando i tempi vari, le vari forme, la technica (per iscritto) di coreografare un balletto...L'arte si impare facendolo, ascoltandolo, perche tocca il cuore.

    instillare l'amore per la lettura porta naturalmente ad incrementare il lessico, e la comprensione. Ma non si puo forzarlo. Lo si vive in un ambiente dove si legge, dove si ascolta la lettura (ad alta voce, o audiobook)...In classe non esiste questo.

    Cerco di spiegare...ed e' diventanto lunghissimo: faccio un blog post, che e' meglio, va! torno per postare il link quando ho finito.
    xxmel

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  16. ultimamente sto vivendo diverse esperienze di clinica e riabilitazione psichiatrica con giovani adulti e concordo con l'evidente mancanza di esperienze a cui questi ragazzi possano attingere. Spesso, con persone di più di 20 anni, ci troviamo a dover abilitare, invece che ri-abilitare..

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  17. certo che fare questo mestiere, in questo periodo, deve essere davvero difficile...ho fatto l'aesami di abilitazione al liceo, ma ho sempre pensato che non ne avrei avuto la pazienza...anch'io al liceo ero distratta, disinteressata. Ho capito all'Università quanto avevo perso, e soprattutto quanto poco avevano saputo motivarmi i miei professori. Quando ho studiato da sola, per passione, non ero mai sazia, sempre curiosa, sempre desiderosa di sapere di più. Il mestiere dell'insegnante è tra i più difficili, soprattutto con questi ragazzi che, a me sembrano, da fuori, tutti apatici, troppo presi dal loro mondo tecnologico, con poca fantasia, nessuna voglia di sforzarsi...sono io che sono disillusa, cinica? Comunque ti ammiro tantissimo!

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  18. Avevo già letto il post, ma non avevo commentato. Lo faccio ora con gioia!
    Purtroppo mi ritrovo nelle tue considerazioni. L'ho sperimentato non solo rapportandomi nelle classi di ragazzi, ma ahimé anche durante molti incontri formativi rivolti ai genitori. A volte ho dovuto riscontrare che, malgrado non utilizzati un linguaggio professionale o elaborato, c'era difficoltà di comprensione del discorso generale o a capire cosa richiedeva un'attività di gruppo (ti assicuro le attività erano davvero semplici) e da parte di genitori da cui non me lo sarei mai aspettato. La mia esperienza mi ha portato quindi a prepararmi diversi livelli presentazioni relative ad uno stesso argomento, nella speranza che le attività servissero non solo a riflettere sul contenuto, ma a fornire anche "strumenti" per accrescere il proprio lessico e le capicità di comprensione. Frustrata? Si', ma soprattutto preoccupata! Cosa questi genitori potranno passare ai propri figli?
    Ok! Ho fatto un papiro... Scusami! Un bacione

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  19. @ lanoisette: già, anche all'università capita!

    @ melissa: concordo con quanto dici, hai messo in evidenza un aspetto, quello della motivazione, che io non avevo toccato..

    @ voglio una mela blu: hai ragione, occorre abilitare, alla convivenza, alla democrazia, all'espressione creativa di sé...

    @ Geillis: il nostro è un mestiere che non si può fare solo per mestiere...

    @ paola: grazie del tuo... papiro! Hai proprio ragione, forse la mia lente di ingrandimento puntata sui ragazzi non mi fa focalizzare la ragione di tutto ciò, che risiede soprattutto nella scarsa abitudine al linguaggio e alla comunicazione che si ha in casa...

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  20. Mi auguro che un giorno Alice, alle superiori, abbia un'insegnante saggia e talentuosa come te, un abbraccio virtuale e con stima :)

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