mercoledì 29 febbraio 2012

Tracce di primavera - Signs of spring



Fresie gialle sul mio balcone e...
... una nota positiva sul registro di classe: "Oggi tutti gli alunni hanno portato il quadernone di storia"... mentre lo scrivevo e loro sventolavano i loro quadernoni qualcuno si chiedeva: "ma prof, lo sta scrivendo veramente?!"
Constatare fatti positivi è indubbiamente più raro e difficile di lamentare la negatività.


friday favorite things | finding joy
sunnydaytodaymama

lunedì 27 febbraio 2012

9 Mondays for 9 Skills: Asking questions





Traduco riassumendo un post di Leo Babauta, blogger di Zenhabit, che parte da un concetto semplice e realistico: la scuola non può preparare i nostri figli per il mondo del domani. Perché? Per il fatto che è diventato difficile se non impossibile fare previsioni a breve, figuriamoci a lunga scadenza. Del resto, negli anni '80, avremmo potuto immaginare l'esplosione della tecnologia, del web, della globalizzazione?
E allora, come preparare i nostri figli o i nostri alunni a un mondo imprevedibile?
Insegnando loro ad adattarsi, ad affrontare i cambiamenti, a essere preparati a ogni cosa, non a essere preparati per qualcosa di specifico.

La via di Leo e sua moglie Eva è stata quella dell'unschooling. Ma anche senza questa scelta radicale, si può comunque fare qualcosa, soffermando la nostra attenzione su 9 competenze essenziali che i nostri figli dovrebbero imparare. La prima è:




Fortunatamente i piccoli lo fanno naturalmente, occorrerà solo incoraggiarli e  offrire un modeling: quando incontriamo qualcosa di nuovo, formuliamo noi stessi domande e discutiamo delle possibili risposte. Il modeling è il sistema più semplice per insegnare qualcosa, è offrire un esempio concreto del comportamento che vogliamo trasmettere.
Nell'articolo che ho linkato l'autore dice che, frequentando Harward, ha osservato ciò che contraddistingue le persone intelligenti: esse pongono domande. E aggiunge che in genere se qualcuno ci spiega qualcosa di nuovo dopo un cenno di assenso con la testa, anche se non abbiamo capito, rimandiamo a un'eventuale ricerca su Google la nostra comprensione. Perché non vogliamo che ci prendano per deficienti. Se invece la persona intelligente non ha capito qualcosa o pensa di non aver capito qualcosa, farà una domanda.


Da insegnante posso dirvi che occorre educare esplicitamente questa competenza:
-insegnando a rispettare i turni di parola nel formulare le domande
-richiamando all'ascolto delle domande degli altri
-ricordando di appuntare le proprie domande mentre l'insegnante spiega o mentre si studia a casa
-insegnando a distinguere le domande pertinenti da quelle fuorvianti
-non lasciando cadere nessuna delle curiosità: anche quelle fuorvianti possono essere utili se ricondotte allo scopo.

Ognuna delle 9 competenze suggerite da Leo, così come questa già trattata, diventerà oggetto della riflessione di un mio post e spero anche di un vostro, se vorrete partecipare! Vorrei fissare un giorno di pubblicazione, il lunedì: per altri 8 lunedì vi proporrò una di queste qualità. Mi piacerebbe che ognuno contribuisse, raccontando la propria esperienza di genitore, educatore, insegnante... o semplicemente un aneddoto sull'argomento o ancora con una riflessione personale. Siate generosi!


Basterà inserire nei commenti il link al vostro post...


Allora, al prossimo lunedì! 
Il tema per quel giorno sarà la seconda competenza: risolvere problemi.


Partecipanti:
melanele: live.courious
autumn: quando gli insegnanti non apprezzano le domande
leucosia: ieri e oggi
patrizia: il punto di vista di un'insegnante e genitore
monica: elogio del domandare
la solita mamma: sulla curiosità di sapere e... altro!
to write down: la domanda più grande

venerdì 24 febbraio 2012

L'epoca delle passioni tristi (per i venerdì del libro)

Tutto è cominciato dalla lettura di questo post di Mammainverde, che ha recensito il libro di cui vi parlo oggi:


Il titolo mi ha subito incuriosita... penso che il titolo sia una delle ragioni del successo o dell'insuccesso di un libro.
Anche il contenuto, comunque, è interessante:

-il futuro nella nostra epoca ha cambiato di segno, da positivo si è trasformato in negativo e le sue promesse sono diventate minacce. Impotenza e disgregazione sono le "passioni tristi" di cui fa cenno il titolo, riprendendo un'espressione del filosofo Spinoza.

-altro elemento ricorrente è la contestazione dell'autorità: la relazione con l'adulto è percepita come simmetrica e l'anteriorità non è di per sé sentita come autorità. Ciò provoca  specie nell'adolescente (ma non solo) una crisi del principio di realtà. Letteralmente non distinguo più bene cosa è vero e cosa non lo è.

-l'educazione in questo contesto da invito a desiderare il mondo diventa insegnare a temere il mondo a non soccombere ai suoi pericoli sotto la minaccia di un utile futuro. E se le persone non sono aiutate a trovare quello che desiderano (non gli stupidi surrogati che ci propina la società), si accontentano di desiderare ciò che trovano!

- ma le passioni tristi così come i surrogati di ciò che è veramente utile possono essere sconfitti. Come? Creando, resistendo e sviluppando passioni gioiose. Riconoscere la crisi, ma saper scorgere quelle fiammelle, quei punti di luce che illuminano il buio seppure fiocamente.

Ci sono sempre nella nostra vita delle àncore che ci sostengono anche nei momenti bui, c'è sempre una via di uscita perché la realtà è positiva. Se al fondo non lo fosse perché ci alziamo ancora la mattina, perché mettiamo al mondo figli, perché ci diamo da fare per lavorare?

mercoledì 22 febbraio 2012

Education

Questo per me è l'educazione, tutto concorre al bene (film, giochi, solitudine, compagnia...), come i punti da unire perché si formi un'immagine comprensibile, nella relazione con adulti che ti accompagnano nel percorso:



DESPIÉRTAME from Giovanni Fasani on Vimeo.

P. S. Il sacerdote che appare più volte, fin dall'inizio alla guida dell'auto, lo conosco da più di vent'anni. Ora si trova a Santiago del Cile.

Il video - fatto benissimo - è opera di un ex alunno di Postille blu.


Un'altra cosa: non so se avete notato che ho trasformato il titolo del blog, aggiungendo tra l'intestazione e il sottotitolo una frase di Albert Einstein. Imparare è un'esperienza, tutto il resto è informazione. Del resto anche io ho imparato nel corso di questi anni da blogger (dal 2007!) e il blog si è evoluto, trasformato, cambiato. Ho incontrato diverse e ricchissime esperienze, ho stretto legami di amicizia e di condivisione, ho conosciuto cose nuove e ho sperimentato!

lunedì 20 febbraio 2012

Love of learning: science

Oggi l'iniziativa Love of learning (le puntate precedenti) avrà come tema le scienze e in particolare l'approccio sperimentale all'apprendimento delle discipline scientifiche. Sarebbe proprio contraddittorio insegnare e imparare le scienze senza sperimentarle con mano, senza studiare in prima persona gli effetti e le caratteristiche dei fenomeni... eppure, come ho già avuto modo di far notare, in gran parte delle scuole non si tenta neanche di proporre delle attività, degli esperimenti, adducendo la scusa di non avere uno spazio di laboratorio...
L'esperienza mi dice che non servono grandi attrezzature per proporre semplici esperimenti.
L'altra scusa è in genere la mancanza di tempo, ma nulla impedisce di assegnare gli esperimenti per casa magari al posto di altri compiti, noiosi e inutili. Gli alunni potrebbero riportare le loro osservazioni in schede da discutere in classe.
Per supplire a questa mancanza della scuola, come sapete, a casa nostra ci siamo attrezzate ed è nata la rubrica:


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Del resto ci dobbiamo arrendere all'evidenza che si impara facendo e le neuro-scienze confermano quest'evidenza empirica: da ciò che ascolto trattengo il 20%, da ciò che vedo il 40%, da ciò che sperimento e che faccio l'80%. Il valore dell'esperienza è inestimabile.

Per fortuna, ci sono anche esperienza positive: guardate questa pagina.
Nella pagina 4 Homeschooling part time, potete trovare diversi links per aiutare i figli nelle scienze e per insegnarle in modo hands on.
Ve ne sottolineo:
uno dedicato ai pre-schooler
uno per la scuola primaria
uno per la scuola media, con video esplicativi
Nella mia board Homescholing science su pinterest potete trovare altre idee.


Banner dell'iniziativa:

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Adesso, condividete le vostre di idee, inserendo il link al vostro post "sperimentale" qui sotto:

Love of Learning Participants

1. I miei post su Science at home
2. MammaElly: Coltiviamo i fagioli
3. MammaElly: Miscugli e piccoli esperimenti con l'acqua
4. MammaElly: Travasi e galleggiamenti
5. Mammozza: pagina degli esperimenti della domenica
6. Sybille
7. tatagioiosa
8. 6cuorieunacasetta
9. Mamma in Verde
10. Leptir: Sink/ Float
11. Leptir: States of matter
12. Amalia


P.S: vi invito fin d'ora a tornare il prossimo lunedì per una nuova iniziativa di riflessione condivisa: 9 Mondays for 9 Skills...

venerdì 17 febbraio 2012

Outdoors learning (per i venerdì del libro)

La lettura de L'ultimo bambino nei boschi mi ha spinto a riflettere sui vantaggi dell'insegnamento outdoors. 
Con quest'espressione mi riferisco alle gite di istruzione, che rappresentano un'occasione per immergersi in un argomento di studio, per "studiarlo con le mani" (ormai è il mio mantra): se volete potete guardare un esempio di storia e un esempio di geografia tratti dai miei viaggi.
Ma mi riferisco anche alle attività all'aria aperta, a contatto con la natura... (di cui avevo già parlato qui)
Per 5 diverse ragioni:
1) Perché l'ambiente visivo influisce profondamente sul benessere fisico e mentale
2)  Perché la natura ci fa capire quante cose sono più grandi di noi stessi
3)  Perché esplorare il mondo in prima persona è la più immediata fonte di conoscenza
4) Perché la natura nutre la creatività... (i "ricordi erbosi" -così li chiama l'autore- sono quelli in cui più facilmente siamo entrati in contatto con l'essenza delle cose)
5) Perché la natura educa l'attenzione globale

Liberare l'esperienza della natura significa porre le basi per lo sviluppo della personalità e di tutte le energie presenti e non ancora sprigionate.

Il piccolo Edison, racconta il libro, amava sperimentare a contatto con piante e animali. Una volta in una delle sue scorrerie tentò di covare le uova di un'oca con scarsi risultati. Vedendo i pantaloni sporchi e lo scoramento del bambino, la sorella gli disse: "Va tutto bene... Se nessuno facesse dei tentativi, per quanto impossibili possano sembrare, non impareremo nulla di nuovo. Tu devi quindi continuare a provare e forse, un giorno, troverai qualcosa che funziona veramente".


Tutti noi sicuramente ricordiamo uno di quei luoghi estatici in cui la natura ci ha condotto dritti all'essenza delle cose, sono quelli che l'autore chiama "ricordi erbosi": io ricordo le passeggiate sulla neve dell'Etna con i miei nonni... ci portavamo dei biscotti al cioccolato e li mangiavamo con la neve sopra! Ricordo la sensazione di silenzio e di scricchiolio di foglie secche nei boschi e le mille sfumature del verde delle foglioline mosse dal vento. Ricordo anche la prima volta che ho sentito il cuore sobbalzare di fronte alla Via Lattea e l'emozione di vedere lo Strokkur (Iceland) esplodere, tanto che la foto mi è venuta storta!



E voi, che esperienza avete del contatto con la natura? Quali sono i vostri "ricordi erbosi"?




Con questa recensione partecipo a I venerdì del libro...

giovedì 16 febbraio 2012

mercoledì 15 febbraio 2012

Experiments with bacterias

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Continuiamo gli esperimenti... per vedere la puntata precedente basta cliccare sul banner Science at home.
Oggi ci siamo avventurate nel mondo dei batteri, prendendo l'ispirazione da questo post di Sei cuori e una casetta.


Dopo aver lavato le mie mani con scrupolo e meticolosità ho tagliato una mela a spicchi: uno è finito in un barattolo. Il secondo invece è stato toccato da Laura con le sue mani non lavate per vedere se i batteri presenti sulle mani lo faranno decomporre più in fretta. Sappiamo che molti dei batteri presenti sulle nostre mani sono patogeni. E cosa succederà ponendo sulla mela dei lattobacilli, come quelli presenti nello yogurt? Lo sapremo osservando lo spicchio nell'ultimo barattolo...
Abbiamo fatto diverse prove: fin quando i barattoli sono rimasti chiusi, la decomposizione è stata quasi nulla. Poi, una volta aperti, lo spicchio "pulito" si è mantenuto per molto più tempo in condizioni decenti. Diverso il caso della mela "sporca" e della mela con surplus batterico: si sono decomposte facilmente e in modo più rapido.


Lettori esperti di scienza, date il vostro contributo esplicativo... vi attendiamo!


Come vedete, basta poco per fare esperimenti. Alla prossima!


Comunicazione di servizio: ho corretto il link nel precedente post, tornateci se volete e... esplorate l'universo!

martedì 14 febbraio 2012

domenica 12 febbraio 2012

Scuola italiana: buttiamo il bambino con l'acqua sporca?

E. Munch, Melancolia, 1894

Esco or ora da una discussione a dir poco surreale con un parente, che nelle vesti di genitore ha intavolato una filippica contro la scuola statale.
Premetto che vedo e conosco i difetti delle scuole italiane di oggi.
Ma poi, tra il bianco e il nero vedo anche tanto grigio, sfumature di persone che lottano contro tutti e contro tutto per fare al meglio il loro lavoro, di gente che si trova davanti classi difficili e cerca di arrabbattarsi in tutti i modi, insegnanti di scuole sperdute la cui fatica non verrà mai riconosciuta e che prenderà a fine mese lo stesso stipendio del collega nullafacente.

Il mio interlocutore sosteneva che la scuola privata dove manda i suoi figli è il non plus ultra della qualità. 
Nella scuola statale invece - nell'ordine -
1) le docenti si fanno toccare il c. dagli alunni e il filmato è su you tube
2) gli alunni fumano spinelli
3) strappano via i crocifissi dalle aule
4) gli insegnanti sono quasi tutti incompetenti
Ho osato dire che non era proprio così, che anche nelle scuole private sono avvenuti episodi di cronaca nera, che la scuola privata accoglie comunque un'utenza selezionata e in ogni caso poco numerosa mentre la scuola statale è in genere organizzata su una scala dimensionale maggiore dunque è possibile che nella massa ci sia anche il collega meno capace.

Il colloquio ha avuto più o meno questo svolgimento, mai una volta che sia venuto in mente a questa persona (che tra l'altro mi conosce abbastanza bene) di chiedermi quale fosse la mia esperienza sul campo...

Ebbene, questo è il risultato del tam tam mediatico contro la classe docente.
Non mi dilungo più di tanto sul corrispettivo della deresponsabilizzazione dei genitori: la scuola ha la colpa di tutto, poverini i genitori che ti consegnano un figlio sano di mente e lo riprendono completamente fuori di testa.

Non ho i paraocchi, chi legge questo blog sa quanto sia critica nei confronti di alcune caratteristiche della scuola italiana, ma il disfattismo, le generalizzazioni, le crociate sono inadeguate alla crisi in cui versiamo.

Occorre rimboccarsi le maniche, riuscire a scorgere il positivo, farlo crescere, dargli spazio, incoraggiarlo.
Che ne dite?


UPDATE: alla fine di questa variegata riflessione, posso dire che i punti principali su cui mettere l'accento sono:
-non generalizzare; a educare è la persona, non l'istituzione
-i genitori non possono addossare tutte le responsabilità del negativo alla scuola o al singolo docente in nome di tutta una scuola
-al di là dell'opera di scuole private che sono di qualità, occorre che la scuola pubblica sia tutta di qualità per garantire un alto capitale sociale.

venerdì 10 febbraio 2012

L'ultimo bambino nei boschi


Lo scorso venerdì vi avevo annunciato che avrei al più presto scritto una recensione sui miei ultimi acquisti. Desidero cominciare da L'ultimo bambino dei boschi, per la ricchezza e la densità di spunti che mi ha lasciato.


Il primo spunto è il valore dell'esperienza diretta delle cose.
L'impoverimento dell'esperienza è evidente per chiunque abbia a che fare con i ragazzi di oggi: non sempre esempi che funzionano per chi scrive e in genere per chi abbia più di trent'anni risultano validi per chi oggi ha dieci anni, così come chi oggi ha sessant'anni rappresenta l'ultima propaggine di un mondo che ha vissuto nella fanciullezza un contatto diretto e costante con la natura.
L'educazione oggi enfatizza la comunicazione mediata, simbolica, astratta a scapito di un contatto diretto, non solo visivo, ma anche tattile con le cose.
Nelle facoltà di medicina dire che il cuore è una pompa non giova a far capire perché i giovani studenti raramente o mai hanno avuto un'esperienza dei principi di spostamento di liquidi, di travasi, di irrigazione...


"Quasi sempre apprendiamo creando, producendo e sentendo con le mani e, anche se molti credono il contrario, il mondo non è completamente accessibile mediante una tastiera" (p. 66).
Sapete che sono una paladina dell'hands on learning (liberamente tradotto da me con l'espressione studiamo con le mani): queste parole sono state per me un vero balsamo!


L'esperienza, come impatto con la realtà, non solo ascolto di una lezione su di essa o visione di una sua riproduzione su uno schermo, è la madre della conoscenza. 
Si apprende per esperienza, lo diciamo. Ma da insegnanti ne facciamo il punto di riferimento della nostra didattica? Da genitori investiamo sul contatto dei nostri figli con la natura?


Questo post partecipa a I venerdì del libro di Homemademamma



martedì 7 febbraio 2012

Esperimenti con l'acqua - Experiments with water

Come vi avevo annunciato, con Laura abbiamo cominciato la nostra carriera di scienziate dilettanti (a proposito, trovate un resoconto anche su Il mondo di Grifondoro). Diceva Talete che tutto ha inizio dall'acqua e noi, fedeli a questo principio, dall'acqua abbiamo cominciato:

 Surface tension of water

1) la tensione superficiale dell'acqua riesce a tenere a galla una graffetta di metallo... anzi due! (ho voluto provare anche io... non potevo resistere). Un unico accorgimento, se volete farlo anche voi: la graffetta va inserita dalla punta sul pelo dell'acqua, mooolto delicatamente dal bordo e poi spinta sempre delicatamente come una canoa)
A galla sta anche una spruzzata di borotalco o farina e forma una specie di pellicola biancastra, ma se fate cadere qualche goccia di sapone per piatti... la pellicola si aprirà magicamente: il sapone, infatti, spezza i legami delle molecole dell'acqua. Così abbiamo riflettuto anche sull'effetto pulente dei detersivi che accentuano il potere bagnante dell'acqua e si uniscono allo sporco trascinandolo via.

 Capillary action

2) se mettete un foglietto piegato sull'acqua, questa per capillarità si introdurrà nelle pieghe gonfiandole e il foglietto si aprirà, simile a un fiore che sboccia!


Insomma, qui si sperimenta!
Introdurre degli esperimenti nella vita di un bambino è utilissimo, per creare una mentalità razionale, per associare l'idea di scienza a un'attività interessante e divertente... ancor di più lo è per una bambina; infatti, i test OCSE PISA hanno messo in evidenza che c'è una discriminante di genere riguardo all'approccio per le materie scientifiche: le ragazze credono di essere meno portate per le scienze e la matematica e questo crea in loro una sorta di rifiuto che le mette in difficoltà e non permette di raggoingere i risultati sperati, con la conseguenza che le iscrizioni femminili alle facoltà scientifiche sono molto minori di quelle maschili.
Per cui, mi rivolgo alle mamme di figlie femmine: fate attenzione a non introdurre preconcetti di genere nei giochi, nelle attività e nelle discipline... preparate un mondo di scienziate donne!
Con questo post inauguro una nuova sezione del blog, che spero diventi partecipativa con i vostri post e i vostri suggerimenti:

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lunedì 6 febbraio 2012

Sabbiarelli!

Dopo un cordiale scambio di mail, ho ricevuto un pacco promozionale di Sabbiarelli, un kit divertente per colorare con la sabbia! 
Sul sito potete trovare un video tutorial:




Si tratta di un'attività consigliata dai 5 ai 12 anni. Noi abbiamo cominciato dalla ballerina, ma ci sono state regalate due maschere che presto coloreremo. 
Si può anche imparare l'alfabeto giocando:





Si può giocare anche con I Pad: è disponibile, infatti l'App scaricabile qui.
Ecco come si presenta la schermata:




Insomma, buon divertimento per tutte le età!

P. S. Vi ricordo il blog di Laura (vedi post precedente)...

domenica 5 febbraio 2012

Nuovo blog di mia figlia

Mi scuso per l'inconveniente occorso al precedente blog... Laura vi chiede un favore! Cancellate quello precedente dai vostri blog in lettura e se potete inserite questo... fate commentare i vostri figli o i figli degli amici, ma anche voi grandi!




I' m sorry because the former blog didn't work. Laura need your help... link her blog and leave comments!

sabato 4 febbraio 2012

Food and history: Agata


Vassoietto appena comprato dalla pasticceria di fiducia... apparentemente dolciumi, ma non solo! Sapete, ieri qui sono cominciati i festeggiamenti per la nostra patrona, sant'Agata, martire cristiana dei primi secoli. La sua storia in questo post.
In quel vassoietto oltre a molto zucchero, c'è anche molta storia...
Le "olivette" (quelle tradizionali sono verdi, ma vi sono ormai diverse varianti: al mandarino,  ricoperte di cioccolato e al liquore): esse rappresentano le olive di cui si nutrì la giovane Agata. L'olivo sorse proprio per proteggerla dalla vista dei soldati che la stavano cercando e la sfamò quando ne aveva bisogno. Sono fatte di pasta di mandorle e zucchero.
Il torrone ha ascendenze arabe, ma poi è diventato sinonimo di festa in tutta la Sicilia, dove ogni zona e ogni periodo dell'anno ha la sua varietà. Nel vassoio c'è quello morbido colorato e quello bianco che è di mandorle ricoperte di ostia.
Un altro dolce tradizionale della festa agatina sono le "minnuzze" che rappresentano le mammelle che furono strappate alla giovane durante la tortura.


La città in questo momento è vestita a festa, i fuochi d'artificio scandiscono i momenti del passaggio della Santa, la gente popola le strade e innumerevoli sono i chioschi e le bancarelle di cibo e dolci a profusione. Evviva Sant'Agata!

venerdì 3 febbraio 2012

Venerdì del libro: acquisti

I venerdì del libro sono una fonte di ispirazione e di conoscenza; proprio in seguito alla segnalazione di mammainverde, ho comprato questo:


Adesso vorrei condividere con voi gli altri libri che ho comprato:




Inoltre, vi annuncio che ho ordinato un e-book reader, che mi aiuterà a risparmiare spazio... da qualche tempo, infatti, mi sento un po' invasa dai libri che occupano ogni spazio utile nella mia piccola casa!

Dei libri che ho proposto spero di pubblicare presto una recensione...

mercoledì 1 febbraio 2012

Geography: the virtual travel

Se in classe disponete di una LIM collegata a Internet oppure se potete usufruire di un laboratorio informatico, e voi, homeschoolers full e part time, c'è un modo molto divertente di fare geografia: viaggiare con l'immaginazione, anzi di più... virtualmente! Dico di più perché il viaggio virtuale simula il vero viaggio, anzi direi che lo prepara... non virtualmente ma davvero!
Come fare?

-stabilire un punto di partenza e una meta. Esempio: parto da Milano e voglio andare a conoscere gli usi e i costumi della Germania. Quindi scelgo Monaco come meta.


-vado su Via michelin e digito punto di partenza e punto di arrivo per calcolare il percorso. Sono 495 km, circa 5 ore di strada in auto. Studio il percorso anche sulla mappa. Prendo un atlante e guardo bene da dove si passa: fiumi, laghi, città importanti, regioni...

-cosa vorrei vedere a Monaco? Cerco i siti ufficiali del turismo, sono i più affidabili. In questo caso consulterò: Germany-travel, Germany-tourism; si possono anche ordinare dei depliant.

-consulto i diversi siti di servizi per il turismo. Trovo che tripadvisor sia uno dei migliori: cose da fare a Monaco di Baviera.

-e poi... come in ogni viaggio, da cosa nasce cosa... si va per un motivo e si sceglie di cambiare itinerario, di approfondire un aspetto o si viene incuriositi da qualcosa: seguite l'interesse! Si tratta del più potente motore dell'apprendimento...

-vi suggerisco anche di guardare il sito TrekEarth, learning about the world trough photography, qui per esempio la sezione sulla Germania

-si raccolgono links utili... il prodotto finale potrebbe essere un ipertesto o un lapbook. Let's go!
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