mercoledì 30 maggio 2012

Taste of Palermo

Ci siamo regalati un breve week end in una città a noi vicina eppure "lontana", Palermo. La capitale della Sicilia, della Sicilia araba e del regno di Federico II, la sede dei viceré e dei Borboni. Una città che i catanesi sentono come la faccia opulenta, nobile, decadente della Sicilia. Arretrata su un passato glorioso e imponente, che pesa ancora sul presente. Ma nella sua sventurata gestione degli ultimi decenni, comunque bella.

Si è trattato di un assaggio in cui però abbiamo potuto godere dei diversi gusti, dei vari aspetti della città.

Abbiamo apprezzato il suo passato arabo-normanno: eccovi infatti la Chiesa di San Cataldo, oggi appartenente ai Cavalieri del Santo Sepolcro e i pupi del Museo Internazionale delle marionette Antonio Pasqualino...




Abbiamo respirato l'aria di mare e gustato un buon gelato guardando le onde da vicino, dal Foro Italico per la precisione:






E poi... il delirio barocco della Chiesa del Complesso di Casa Professa:





E il colore dei palazzi, un'ocra chiaro caldo e dorato, basta alzare lo sguardo per ammirare le facciate restaurate e quelle deturpate da anni di decadenza eppure ancora belle. 

E infine l'oro, oro a profusione della Cappella Palatina a Palazzo dei Normanni, uno scrigno preziosissimo e rifulgente. La fila per entrare era molto lunga, ma non appena si entra attraverso una tenda di velluto rosso e gli occhi si abituano alla penombra dell'interno, tutto luccica di oro:



Vi ho fatto venire il desiderio di venire in Sicilia?


lunedì 28 maggio 2012

Love of learning: learning by travel

Apprendere viaggiando. Dite che è un binomio strano? In viaggio ci si diverte, si fugge dalla quotidianità... figuriamoci se è la situazione giusta per imparare. Eppure, un viaggio è un'occasione di apprendimento, che lo vogliamo o no. Quasi senza volerlo assorbiamo la diversità del paese che ci circonda, delle abitudini, delle facce e delle architetture che osserviamo. Vediamo cose nuove - diciamo. E questo non è imparare?




Una delle mie tag è proprio learning by travel. In essa sono raccolti i post in cui ho raccontato di ciò che ho imparato nei miei viaggi: da una gita scolastica in Toscana alla ricerca del Medioevo o della preistoria in Irlanda, dalla visita alla mostra di Hopper a un itinerario in Austria sulle tracce dei Celti. In questi casi imparare non è stato casuale, credo veramente che se ben preparato e vissuto appieno un viaggio è un'occasione d'oro per apprendere. D'oro perché il viaggio è apprendimento full immersion, e perché è legato non a "sudate carte" da studiare, ma a un'occasione piacevole e rilassante. Viaggiare è infatti svago, ma anche un itinerario di conoscenza. 
Capita anche che un viaggio accenda la curiosità, il desiderio di approfondire la storia che sta dietro ciò che vediamo. Al ritorno si va alla ricerca di nuovi particolari con cui arricchire le proprie conoscenze. 
Fare un viaggio, spostandosi nello spazio, diventa l'occasione per tornare indietro nel tempo. 
Sostando e respirando tra le colonne di una cattedrale o tra le rovine di un castello o tra i megaliti di un sito preistorico, si coglie dal vivo lo spirito del passato, in modo diverso e più efficace che non studiando su un libro di storia.
In viaggio si può imparare storia, ma anche geografia, scienze, arte.

Vi propongo di lasciarmi il link di un vostro post (anche già pubblicato) su questo: cosa avete imparato in viaggio? avete mai fatto un viaggio a tema? Raccontatemi un vostro viaggio che è stata anche un'occasione di apprendimento, vi aspetto! Se avete difficoltà a linkare correttamente il vostro post lasciatemi l'URL nel commento e ci penso io... 
Se volete, potete inserire nel post o nel blog il banner dell'iniziativa:


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Love of Learning Participants
1. Mens Sana Geography: a virtual travel
2. Silvia: Pisa
3. Cì: imparare viaggiando con i bambini
4. Tra teatro e arte: scoprire il proprio territorio
5. Parlare con i bambini: viaggiare è cambiare
6. Sandra: la Russia in camper
7. Renata: emozioni in viaggio
8. MammaElly: gita all'Acquario di Cattolica
9. MammaElly: passeggiate tra i boschi
10. MammaElly: gita al Lago della Ninfa
11. 6cuorieunacasetta: come dentro un quadro
12. giorgia: Lisbona formato famiglia
13. labiondaprof: una gita scolastica
14. Twins(bi)mamma: gita a Gubbio
15. A tea for U: San Marino
16. Viaggi e Baci
17. Twins(bi)mamma - gita a Pisa
18. The Family Company: passeggiando con Paolo e Francesca

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venerdì 25 maggio 2012

Perché mi chiamo Giovanni per i venerdì del libro

Nella settimana della commemorazione del ventennale dell'attentato a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca e alla scorta, in questo venerdì vorrei consigliarvi un libro che nasce per giovani lettori (dai 10 anni), ma che è adatto anche ai grandi: 


Si tratta del racconto di un padre al figlio. Della storia del suo nome: il ragazzino si chiama Giovanni perché è nato il 23 maggio 1992, giorno dell'attentato. Si chiama Giovanni perché quel giorno a Palermo molti sono usciti dal torpore e hanno cominciato a ribellarsi a Cosa Nostra. Attraverso le parole del padre e in un viaggio nei quartieri di Palermo abitati o vissuti da Falcone siamo condotti a capire una storia complessa, ma resa comprensibile e semplice.
Una chicca: i trascorsi di Leoluca Orlando, in un primo momento amico di Falcone, poi allontanatosi da lui, forse trascinato dalle dicerie che tendevano a isolare il giudice con calunnie e falsità.
Un libro per capire la mafia, per capire la Sicilia e Palermo. Ma anche per conoscere meglio Giovanni Falcone e gli altri uomini di stato che hanno combattuto una guerra di cui ancora non c'è un vincitore.


P. S. Vi invito lunedì a una nuova puntata di Love of learning... su imparare viaggiando.

mercoledì 23 maggio 2012

I colori dei miei viaggi

Bene, Viaggi e Baci, eccomi qua. Colgo al volo la tua idea di illustrare con un post e tre fotografie i colori dei viaggi che ci sono rimasti nel cuore.
I colori dei miei viaggi sono tanti e sceglierne solo tre è stata la parte più difficile. Ho fatto così: prima di tutto ho scelto i viaggi di cui ricordavo vividi colori e tra questi mi sono decisa per l'Islanda, l'Irlanda e la Camargue.

L'Islanda perché questa terra ai confini del circolo polare artico è davvero sorprendente. Quando stavo per partire e mi si chiedeva -dove vai?- e io rispondevo - Islanda... c'era sempre un'eco - Come? Irlanda? - No, ripetevo: Islanda. La terra dei ghiacci e del fuoco, l'isola dove la natura regna sovrana da tempi primordiali. Dove è possibile fare il bagno in un laghetto caldo colorato di un celeste innaturale dovuto a micro-organismi fluorescenti e contemporaneamente essere nel bel mezzo di una tempesta di neve...

...Blue Lagoon: il celeste



L'Irlanda perché il senso di pace e di azzurro che ho provato nei dieci giorni in cui abbiamo percorso le strade di quest'isola ricca di storia e tradizioni lo ricordo come il tesoro più grande che quel viaggio mi ha donato...

... Ireland: il verde-azzurro




La Camargue perché è il regno dei colori, dal bianco-rosa dei fenicotteri, al nero dei tori picchiettato dal bianco degli uccelli che si posano sopra di essi. Ma soprattutto del rosa, quello particolarissimo delle saline...

...Camargue: il rosa


Grazie, Viaggi e baci, per avermi permesso di ricordare e di rivivere questi splendidi momenti.

lunedì 21 maggio 2012

I bambini maestri

Derrynane Bay, Ireland: Laura corre felice


Prendo spunto da un post del blog Baby talk che ci parla del bambino come maestro, che se ascoltato e osservato ci insegna, indicandoci la strada per arrivare a lui.
Oggi si sprecano le lamentele sulle nuove generazioni: tra mamme, insegnanti, esperti di settore e operatori del settore educativo è tutto un chiacchiericcio su quanto questi giovani siano svaniti, labili, irresponsabili...
Sì, è vero: i giovani sono tra le nuvole... lo so anche io, che da anni cerco di insegnare loro l'uso del diario, la buona abitudine di preparare per tempo il materiale di lavoro da portare in classe... e che mi arrabbio anche, quando ancora a maggio portano il quadernone sbagliato.
Ma sono anche immediati. Non ci sono mediazioni tra te e loro: ci sei tu e ci sono loro, ti si rivolgono di tu per sancire in fondo questa immediatezza.
E sono anche trasparenti. Il loro sorriso è un sorriso, il loro dispiacere è un dispiacere, il loro pianto è un pianto.
E fiduciosi. C'è in questa generazione una fiducia, un'apertura inspiegabile se si guardano le circostanze esterne. E invece hanno un'inconsapevole energia di cambiamento, di adattamento alle innovazioni che utilizzano senza faticare, come se il computer e lo smartphone fossero un prolungamento del loro corpo.
So che quest'energia va incoraggiata. Mi pento amaramente quando mi accorgo di non saperlo fare o, peggio, di ostacolarla. 
Spero che il mio lavoro di mamma e insegnante (mia figlia e i miei alunni hanno la stessa età) sia utile per innescare quell'energia con la scintilla del mio insegnamento, perché il loro essere è tutto un calderone dell'umano, in cui il mondo del domani c'è già tutto.

sabato 19 maggio 2012

Un giorno come gli altri

immagine con la quale la scuola "Morvillo Falcone" di Brindisi ha vinto il Premio Legalità

Un giorno di scuola, come tanti, come tutti gli altri. Si fa scuola tutti i giorni, tutti i giorni entriamo in classe, facciamo l'appello - puntuale, quasi noioso - parliamo, dialoghiamo, rimproveriamo, ci arrabbiamo, ridiamo, interroghiamo, scriviamo. Si fa scuola cercando di insegnare come spargendo semi, a volte ben piantati, a volte al vento. E poi qualche volta vedi anche il risultato del tuo lavoro, vedi crescere quei semi. Mentre tutto attorno impera la disistima per il nostro lavoro sotterraneo, paziente. Quante volte ci infervoriamo contro la violenza, contro i pregiudizi, contro le sempre nuove forme dell'illegalità. Una lotta contro i mulini a vento, in una società che rema intera contro.
E poi un evento, come quello di oggi. Sia o non sia stato un attentato di matrice mafiosa o terroristica, la sostanza non cambia. Se infatti non è chiaro l'autore dell'efferato delitto, lo è l'obiettivo. Una scuola, le alunne di una scuola. Una scuola professionale intitolata alla vedova Falcone. E' questo che inquieta: che venga colpito il mondo quotidiano - ordinario, quasi noioso - di chi cresce. Di chi per sua natura vive spensierato e fiducioso nel futuro. Un colpo grave alla speranza.
Un ultimo pensiero per i genitori di Melissa. Non oso e non posso immaginare il dolore di chi perde una figlia, l'unica. Posso solo pregare che ricevano il conforto necessario a vivere la loro croce, indicibile, giorno per giorno.

venerdì 18 maggio 2012

I venerdì del libro: Sposati e sii sottomessa

Tempo fa ho partecipato al giveaway di A piedi nudi nel parco e, a sorpresa, l'ho vinto, ricevendo in regalo un libro, dal titolo volutamente fastidioso: Sposati e sii sottomessa. L'autrice del libro, Costanza Miriano, è giornalista, è cattolica, è mamma di quattro figli e ha anche un blog, dallo stesso titolo.

Il titolo, come vi dicevo, provoca una dissonanza in chi ascolta: "ma come? Ma non si era detto che le donne dovevano essere indipendenti? Che c'è parità tra uomo e donna?" Perché si parla di sottomissione, allora? E soprattutto perché se ne parla proprio in relazione al matrimonio? Vi dico subito che l'accezione principale della parola sottomissione utilizzata dall'autrice è quella di essere alle radici, di essere la base, le fondamenta di tutto l'edificio familiare (perché "chi sta sotto regge il mondo"). Questa missione si esplica in diverse modalità, che vengono illustrate attraverso delle lettere a diversi destinatari (amici, amiche, figlie...) e poi commentate con uno stile molto fresco e un linguaggio divertente, a tratti esilarante. Tra queste modalità troviamo:
-essere la vita degli altri
-uscire dalla logica delle rivendicazioni
-curare il nido
-amare senza misurare...
Ma tutto questo non perché si è inferiori, ma liberamente, per amore. "Rinuncio al mio egoismo per te" in un'ottica che nulla ha a che vedere con quella del potere.
Non voglio dire altro, aggiungo solo che è un libro che porta un punto di vista marcato, coraggioso e assolutamente fuori dal coro. Va letto anche se si è femministe sfegatate o atee perché dà comunque materia di leale riflessione e confronto a viso aperto.

Con questo post partecipo ai Venerdì del libro di Homemademamma, andate a conoscere gli altri partecipanti...

mercoledì 16 maggio 2012

10 cose super... di me?!


Sono in ritardo, terribile ritardo, ma vorrei partecipare ugualmente... posso?
Ok, prima vorrei spiegare perché sto partecipando: per il semplice motivo che ancora ora non so cosa scriverò! Non ci sono 10 cose super di me, appena comincio a pensare la mente rotola come la giara pirandelliana sul terreno accidentato. O forse ci sono? Ci provo e vediamo cosa esce!

1) capisco le persone: in genere riesco abbastanza velocemente a inquadrare le persone che ho davanti
2) non dico bugie a me stessa: so se sto facendo male una cosa, so se sto sbagliando... poi magari persevero, ma almeno non mento a me stessa
3) accetto quello che mi capita: soffro, mi addoloro, cerco di ribellarmi, ma alla fine dico quel sì che mi permette di andare avanti

Oddio, e ora?

4) dimentico le cose brutte, non ricordo più i motivi per cui ho litigato con qualcuno, le sue brutte parole, semplicemente spariscono dalla mia mente
5) sono una super studiosa: ho sempre studiato, non ho mai smesso, continuo tutt'oggi a imparare e mi piace
6) preparo super viaggi, non tutti li faccio ma i miei itinerari sono super-dettagliati!

Ragazzi, ora sono proprio a corto di idee, devo continuare a scavare...

7) sono organizzata. Non mi scoraggio se devo fare tante cose insieme e cerco di incastrarle al millimetro
8) sono una super rompi-scassacervelli: se una cosa non mi convince tanto parlo finché non ottengo una risposta, anche a costo di provocare un litigio
9) sono una super lettrice: ho letto migliaia di libri da quando ho... sei anni? insomma, leggo leggo leggo leggo, in bagno, in piedi, a letto, dal parrucchiere, in aereo, in aeroporto...

10) sono una super mamma: sì, mi voglio fare questo complimento, perché nonostante abbia avuto (e partorito naturalmente) mia figlia apparentemente senza difficoltà, dopo è arrivato il patatrac... diverse gravidanze portate avanti e mai completate, con iter ospedalieri abbastanza complessi, che ora preferisco non rivangare, per non diventare drammatica. Quindi sì, ho un'unica figlia ed è splendida.

martedì 15 maggio 2012

Di blog in blog: colore e apprendimento

Con un particolare punto di vista partecipo all'interessante iniziativa della Staffetta di Blog in Blog, che con un appuntamento mensile fa convergere su un unico argomento i post di vari blog diversi tra loro. Do subito il benvenuto a chi venisse qui per la prima volta, il blog nasce essenzialmente dal mio lavoro di insegnante, ma è anche un diario della mia esperienza di mamma e di... persona. Per insegnare, per educare, infatti, occorre che non si smetta di imparare. E imparare è un'esperienza. Se volete fare un giro basterà cliccare su home o su uno degli argomenti che vi interessano, se lasciate un commento mi renderete contenta... buona lettura!


L'argomento della staffetta di oggi è "I bambini e il colore", che io ho trasformato in... il colore come fattore di apprendimento.

Il colore, stimolando la memoria visiva, può dare un senso concreto a concetti astratti come sono, per esempio quelli grammaticali. La grammatica è una delle materie più ostiche e per questo più... riformabili, per esempio con materiali di ispirazione montessoriana
Nella Psicogrammatica di Maria Montessori, comunque, le categorie grammaticali sono associate a forme di un certo colore e in più accompagnate da una narrazione che le riunisce in un tutto sensato.



C'è un paese governato da un principe, un triangolo nero, accompagnato da un piccolo triangolo azzurro che come un paggio è sempre con lui. Sono il nome e l'articolo. A volte c'è anche un altro accompagnatore che dice com'è il principe, è il triangolo medio e cioè l'aggettivo. Se il principe non gradisce farsi vedere manda un suo rappresentante e sostituto, un bel triangolo viola, il pronome.
Anche la grammatica contemporanea si accorda con questi simboli: essa si basa sui sintagmi, accordi di parole in simbiosi tra loro. Le componenti del sintagma nominale sono per l'appunto nome, articolo, aggettivo e pronome. La gradazione tra le grandezze dei triangoli ci dice che c'è una differenza di significatività tra le varie parti del discorso. Un nome e un articolo non sono di pari livello. Il nodo principale del sintagma nominale è il nome, che davvero governa tutto come un principe.
Un triangolo nero: la forma stabile per eccellenza, la piramide come costruzione ancestrale, il nero come definitività.
E l'altro nodo della frase? Un bel cerchio rosso, che come il sole illumina e sostiene ogni forma di vita nel regno del principe-nome: il verbo. Rosso come il sangue che dà vita al corpo, proprio come il verbo che dà vita alla frase. Fanno parte della sua sfera di influenza l'avverbio - cerchio più piccolo - e la preposizione, che è una mezzaluna, anch'essa tondeggiante, ma protesa come un gancio verso il resto. Nel regno del principe, infatti, le preposizioni indicano la direzione da prendere, agganciano al verbo il resto del discorso. Anche le congiunzioni agganciano, come vagoni di un treno che mettono in fila le cose.
E le interiezioni? La forma è quella di un punto esclamativo, sono le voci altisonanti degli abitanti del regno che a volte si esprimono così. Un simbolo che un misto tra il triangolo e il cerchio: non a caso, visto che a volte con un'interiezione formiamo una frase intera e compiuta. 
Le forme, introdotte tramite la narrazione, possono essere disegnate, ritagliate in diverse copie in modo da utilizzarle per l'analisi grammaticale, che così diventerà hands on!





Partecipano alla staffetta di oggi:

domenica 13 maggio 2012

Domenica bio

Oggi passeggiata in città, approfittando della bella giornata: la nostra meta è il Monastero dei Benedettini, ora sede della Facoltà di Lettere.


facciata del monastero con la cupola di San Nicola sullo sfondo

Qui, ogni seconda domenica del mese nello spazio antistante l'entrata del monastero, si svolge un appuntamento consueto da qualche anno, "a ferabio", la fiera bio, in cui produttori di diverse zone dell'entroterra catanese, espongono e vendono i loro prodotti, per lo più verdure, frutta, miele, formaggi, uova, salsa di pomodoro, olio, pane...
Si potrebbe anche mangiare e lo faremo quando l'iniziativa si svolgerà di sera, cioè da giugno quando il sole sarà troppo forte... oggi solo una spesa di prodotti freschi e qualche foto...


imperdibili fiori di carciofo

venerdì 11 maggio 2012

La regina di Biancaneve e il nazismo (per i venerdì del libro)

Amo la radio: i quindici minuti di auto che ogni mattina mi separano dalla scuola sono riempiti da una veloce preghiera e da Radio2, di cui ascolto le notizie. Qualche giorno fa sento uno strano commento allo storico cartone Biancaneve e i sette nani (1937) di Walt Disney: ho appreso con stupore che il nazista Goebbels (che regalava cartoni a Hitler per permettergli di guardarli la sera nella cancelleria del Reich!)  ostacolò l'uscita in Germania del cartone per via della somiglianza tra la regina cattiva e la statua di Uta di Ballensted, che il regime aveva preso a modello della razza ariana. 
In effetti la regina è molto simile alla statua, nelle fattezze e nel vestiario, oltre che nell'atteggiamento. 
Nel tour a tema ariano che era in voga in quegli anni di ascesa del nazismo, la cattedrale di Naumburg, dove era era situata la statua, era una tappa fondamentale: l'algida regalità della figura femminile fu scambiata dagli intellettuali del regime per il simbolo della razza ariana.
Fu uno dei grafici, emigrato dalla Germania negli Stati Uniti, a suggerire a Walt Disney di ispirarsi a quell'effigie per rappresentare la regina cattiva.
Un utile approfondimento in questa pagina di Engrammi.
In questa pagina di Wikipedia tutte le curiosità sul cartone.
Tra l'altro ho saputo che Walt Disney dovette lottare per produrre il film: era osteggiato e deriso da tutti e arrivò a ipotecare la casa per poter realizzare la sua opera.
La vicenda è narrata anche in un libro:


mercoledì 9 maggio 2012

10 ways to achieve unhappiness - 10 modi per essere sicuramente infelici


In effetti...
-lamentarsi, concentrandosi sul bicchiere mezzo vuoto per dirla in un altro modo, è una questione di opzione, di pura scelta talvolta. Nient'altro. La scelta che ci porta a guardare al punto di luce nel buio oppure al buio;
-evitare i propri problemi: non si ottiene altro che di vederli trasformati in qualcos'altro, spesso di peggio (rabbia, malattie psicosomatiche, fame nervosa...)
-paragonarsi con gli altri (identificare la propria felicità in qualcosa che l'altro ha e che noi non possediamo, pensare che l'altro stia meglio di noi...)
-avere paura di cose che non sono (ancora) successe
-lasciare che i problemi ci sovrastino
-fare cose che non amiamo... quante volte ci capita per non sapere dire un sano, gentile ma deciso no?
-rimanere attaccati a rapporti che non ci sono più utili (che ci succhiano energie vitali, gente che critica continuamente...)
-cercare di cambiare gli altri
-cercare di piacere agli altri (tentando di cambiare noi stessi per farlo)
-dipendere da obiettivi, riuscita, ruoli, cose, persone

E voi, avete altri suggerimenti?

P. S. Vi ricordo il mio precedente post: ho avuto un insuccesso :-(... non come letture, ma come partecipazione. Vi aspetto!

lunedì 7 maggio 2012

Love of learning: i fattori dell'apprendimento

Abbiamo appena concluso la riflessione sulle competenze necessarie ai nostri figli per affrontare un futuro incerto (9 Mondays for 9 Skills). Che ne dite di seguirmi in un'altra avventura?
A ispirarmi sempre un interessante post del blogger Leo Babauta, What I've Learned About Learning, che ci spiega cosa ha imparato... sull'imparare. Come impariamo? Cosa facilita o ostacola l'apprendimento? Vorrei mantenere  sempre il lunedì e questa volta non ci sarà bisogno di inventare una nuova formula perché va benissimo Love of learning e il meccanismo di inserimento diretto dei links nell'apposito spazietto. Se vorrete, ma solo se vorrete, potete utilizzare anche il banner (sapete che mi piacciono).

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Bene, partiamo!
Afferma Babauta che le due fondamentali lezioni che egli, da homeschooler e da appassionato di apprendimento, ha imparato sono: quasi tutto cio che si impara non si impara a scuola e si impara veramente quando si sperimenta da soli.
La massima espressione di questo approccio è l'unschooling, che si basa non su un programma o una lista di cose da insegnare, ma sull'interesse che autonomamente scatta nel discente. Che poi è esattamente il modo in cui impara l'adulto. Quando ci interessa una cosa, qualsiasi cosa, cerchiamo degli esperti, dei libri, ci informiamo, raccogliamo dati, idee e... con facilità apprendiamo. 
A scuola questo processo che scaturisce dall'interesse non scatta spontaneamente e dunque ciò che ci viene insegnato ci appare noioso. Non perché gli insegnanti siano noiosi, ma perché la lezione non risponde a una mia reale domanda di conoscenza. 
A scuola in qualche modo apprendi perché devi farlo. La gioia della conoscenza inizia però quando a casa, su Internet, in biblioteca si accende la scintilla dell'interesse. E tenti di capire, di carpire un argomento, di risolvere un problema, di rispondere a una domanda, tenti, fallisci, ritenti e... impari.

"We learn more by looking for the answer to a questions and not finding it, than we do from learning the answer itself"... Impariamo di più quando cerchiamo la risposta a una domanda senza trovarla, piuttosto che quando lo facciamo imparando la risposta stessa. (Lloyd Alexander)

I migliori insegnanti lo sanno e riescono a ispirarci quella scintilla che ci mette in movimento, guidandoci verso un apprendimento attivo, quello che noi qui chiamiamo "studiare con le mani", hands on learning. Un interesse, quindi che si mette in azione.
Si dimentica ciò che ci si limita a leggere, mentre si ricorda ciò che abbiamo messo in azione, praticato, condiviso, sperimentato. Ho imparato a scrivere un blog - dice Leo - quando ho cominciato a farlo, non quando ho letto a proposito del fare blogging. Se le dita cominciano e muoversi - continua - e i piedi a danzare, cominci a imparare, non quando ti limiti ad ascoltare o a leggere.

Il buon insegnante in fondo guida l'allievo a riscoprire tutte quelle cose dell'argomento che hanno affascinato lui stesso. 
Ecco che qui emerge il terzo fattore dell'apprendimento, di cui Babauta parla solo indirettamente: il maestro che ha già fatto il percorso.  Non si tratta di fattori da disporre in ordine logico o cronologico. A volte c'è il mio interesse, che mi spinge verso un maestro. A volte c'è il maestro che suscita un interesse che non sapevo di avere. Altre volte entrambi allo stesso momento. E poi c'è un allievo che si mette in movimento, che parte per una nuova avventura.


Noi impariamo quando sperimentiamo attivamente... Ma possiamo partire per conto nostro,  senza dispendio di tempo e tentativi infruttuosi, se seguiamo qualcuno che ci indirizza sul percorso: il maestro, la tradizione, la conoscenza, l'esperienza su cui egli poggia e a cui ci introduce. Anche il libro che leggiamo è stato scritto da un maestro, da un esperto che ha studiato l'argomento prima di noi. Lo strumento che vorremmo imparare a suonare ha una sua tradizione, la danza ha delle regole in qualche modo già fissate... il creativo e l'innovatore poggiano comunque su un passato da cui divergono.

Proviamo a riflettere su questo?
Aspetto i vostri post o i vostri commenti!
Ricordatevi di linkare il post specifico, non tutto il blog!


venerdì 4 maggio 2012

Buongiorno principessa!

A mia figlia, la mia unica figlia, che oggi passa nella seconda decina, compiendo 11 anni!



mercoledì 2 maggio 2012

Giocattoli e scienza


Domenica 22 aprile siamo andati a visitare una mostra molto interessante, allestita in uno splendido luogo catanese, il cui nome è già un programma: il Palazzo della Cultura (ex Convento di San Placido).
La mostra aveva come titolo "Giocattoli e Scienza" ed era un'esposizione interattiva sui giochi scientifici spiegata da giovani fisici in modo davvero coinvolgente. Noi siamo stati accompagnati da Andrea, che ci ha condotti in un viaggio curioso e divertente tra i diversi rami della fisica, dall'ottica all'elettromagnetismo, in un percorso fatto di domande, tentativi di risposta e spiegazioni esaurienti e comprensibili a tutte le età... il nostro gruppo andava dai tre anni e mezzo ai settanta!
L'idea di questa mostra, che mi auguro possa diventare permanente, è di uno studioso di fisica catanese che in questa occasione ha messo a disposizione di tutti la raccolta di giochi scientifici che ha collezionato negli anni: l'idea di utilizzare dei giochi per introdurre ai "misteri" della scienza è vincente, infatti si impara giocando e quasi senza accorgersi si applica il metodo scientifico per risolvere gli enigmi che i giochi pongono. Era possibile toccare, provare, sperimentare.


Vedere gli effetti degli esperimenti sull'uditorio, fatto soprattutto di ragazzini, le loro facce incuriosite e ascoltare le loro domande argute e le ipotesi messe in campo, mi ha dato una grande gioia. La gioia di vedere l'apprendimento sotto forma di sorpresa e scoperta! 




La mostra era allestita in modo molto semplice ma efficace: tavoli coperti da panno verde per esporre i diversi elementi. L'essenzialità dell'esposizione non guastava: ha reso evidente che con poco è possibile creare occasioni per imparare e "studiare con le mani".




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