lunedì 21 gennaio 2013

Montaigne e l'insegnante conferenziere

«Sin da principio l'insegnante si deve preoccupare di sviluppare le tendenze del ragazzo, lasciandolo provare da sé, talvolta indicandogli la via, tal altra lasciandogliela scoprire. In ogni caso non dovrebbe mai imporgli nulla appoggiandosi alla sua autorità. Quando si riscontrano sui fatti diversità di opinioni, lo lasci decidere da solo: se non è capace, rimanga pure nel dubbio. Ma l'essenziale è che quanto egli giunge a sapere sia veramente elaborazione della sua mente». (Montaigne)


Sapete della mia allergia all'insegnante conferenziere, per la verità più diffuso alla secondaria superiore visto che alle medie tale pratica viene molto limitata dalle reali capacità di ascolto dei ragazzi, che a un certo punto vagheranno per mondi lontanissimi quando non si dedicassero proprio a tutt'altro.
Parlare è la soluzione più facile, ho letto ormai tredici anni orsono quando mi preparavo per il concorso a cattedra; più difficile è insegnare parlando il meno possibile. Anche perché gli stili di insegnamento più "master e commander", quelli basati sui comandi e sulla presenza costante dell'azione del docente, al massimo mettono in moto la memorizzazione
e il richiamo alla memoria di quanto precedentemente appreso.
La capacità logica, la categorizzazione, la comprensione profonda, il pensiero creativo vengono sollecitati dagli stili di insegnamento meno direttivi, quelli in cui l'allievo è spinto a fare da solo, in gruppo, a scervellarsi su un problema a cui l'insegnante si astiene dal dare una soluzione pronta e infiocchettata.
E i vostri insegnanti com'erano? Quando avevate la sensazione di imparare davvero qualcosa? Quali sono le cose che ricordate meglio?

12 commenti:

  1. Il pensiero creativo è il motore e il processo per imparare, ma non solo a scuola, anche per una propria crescita personale, da usare nei momenti della vita che ci chiedono il cambiamento, l'adattamento a cose belle o meno belle.
    Sono perfettamente d'accordo con te. Come ricordava anche lo psicanalista Bion, il pensiero umano nasce nel primo periodo di vita, laddove c'è l'assenza, la mancanza, il vuoto, cioè lo spazio sufficiente per creare e trovare soluzioni. Per questo è compito dell'insegnante riuscire a creare uno spazio mentale nell'allievo e nel gruppo, in cui sia possibile sperimentarsi, pur sentendosi sostenuti. A volte gli adulti anticipano i bisogni, le risposte, i pensieri, e i bambini e i ragazzi non hanno la possibilità di mettersi in gioco e ..pensare da soli.
    Ciao Prof :)

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    1. Favorire ogni tanto nella prassi didattica questo spazio vuoto è un grande servizio alla creatività...

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  2. Per me Liceo classico con sistema obsoleto: incluse offese, pregiudizi e via di seguito. Le lezioni conferenze sono belle se vivaci e dense, quelle in cui si dormiva non le ho registrate :) Ricordo soprattutto ciò che amavo e che approfondivo da sola, grazie però al metodo, questo sì, che ci davano e che ci rendeva autonomi da subito. La mia esperienza è dunque un po' a metà tra le due scuole credo.

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    1. È vero, le lezioni vivaci e dense non sono da disdegnare anche se si presentano come conferenze... eppure se ci si fa caso, queste lezioni alla fine aiutano a pensare! Sono belle perché introducono un ragionamento affascinante che ci mette in moto il cervello...

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  3. Questa è la grande differenza con la scuola americana (almeno quella che conosco io): del mio passato ricordo la grande fatica a restare sveglia quando gli insegnanti parlavano e parlavano e parlavano; qui fanno tanti esperimenti, tanti lavori in gruppo, producono molti lavori e di sicuro non faticano a restare svegli in classe! Usano il libro di testo come "reference book" più che come libro di studio. Dopo aver "toccato con mano" e discusso in classe passano poco tempo a studiare perché hanno già appreso quello che dovevano!

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    1. Difficile qui diffondere questo modo di fare...

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  4. Non amo le conferenze a scuola, però devo dirlo. Secondo me conta la bravura, tanto. Ho avuto un paio di insegnanti di didattica non formale che non mi hanno passato niente. Ricordo per filo e per segno, con passione, gli insegnamenti dei conferenzieri bravi.

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    1. Hai ragione... i conferenzieri bravi in effetti aiutano a sviluppare il pensiero!

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  5. La citazione nell'immagine io la applicherei anche alla vita; il pensiero creativo, il sapersi adattare alle circostante e sapersi evolvere è un passo fondamentale per affrontare i problemi in maniera positiva ed efficace! E quindi vale anche per molti altri ambiti :) la staticità non aiuta, mentre l'essere ricettivi e pronti a mettersi in gioco e rinnovare i propri pensieri permette di trovare soluzioni adatte :)

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    1. Occorre mettere da parte per un attimo il già saputo e provare ad andare oltre!

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  6. Interessante questo post.
    Oggi posso vedere chiaramente l'impatto di ogni singolo insegnante che ho avuto, al liceo in particolare. E' impressionante come sulla stessa materia un cambio di docente (e ne abbiamo cambiati molti, facendoci appassionare a oppure odiare certe materie) ha danneggiato o favorito l'intera classe. Per quanto riguarda gli insegnanti che mi hanno lasciato di più sicuramente avevano uno stile di insegnamento creativo e stimolante, sapevano appassionare e individuare e valorizzare le nostre capacità. Dell'università invece ricordo alcuni casi emblematici. Al primo anno un docente che inizialmente ci era parso molto stimolante ci "sfidava" a risolvere dei problemi logici, cosa davvero interessante e produttiva inizialmente, ma poi si è rivelato molto egocentrico, quasi malato di potere, cosa che lo portava ad essere odiato da tutti perchè era la prassi ripetere il suo esame un po' di volte, persino i suoi colleghi lo dicevano apertamente che i suoi bocciati sarebbero passati bene con altri colleghi. Quando già ero in tesi, poi, ho trovato sulla mia strada un professore che pretendeva si studiassero a memoria dati assurdi, lui aveva un centinaio di domande (particolari assolutamente secondari non presenti sui libri). Dovevi andare a sentire un po' di esami e piegarti a questo ricatto, se no 18. Rifiutato un 18, ho seguito l'iter e preso 28. Decisamente umiliante. Al contrario il mio professore di tesi era adorato da tutti: assistere alle sue lezioni era decisamente impressionante, sembrava che ti si aprisse ogni volta un mondo diverso davanti. Amava contornarsi di assistenti, che ci proponevano laboratori molto diversi tra loro, di cui erano realmente responsabili in piena autonomia, a riprova che la sua fiducia nei giovani era tanta e che aveva sincero interesse verso i loro studi. Che differenza vero?

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  7. Arrivo qui dal 'clud dei Nicchioni" e mi e' piaciuto molto questo post.
    Mi ha fatto ricordare i miei insegnanti e i tempi della scuola. Purtroppo le medie sono state una "terra di mezzo", vuota di veri insegnanti capaci di insegnare e stimolare il pensiero creativo, ma sono stata fortunata al liceo, dove ancora ricordo "la Prof" che si appassionava e ci appassionava, seduta sulla cattedra, con l'inferno di Dante, e la mia maestra delle elementari, che leggeva in classe storie di mondi fantastici, incoraggiandoci a sognare, leggere e scrivere poesie.
    Sono mamma da poco e i tempi della scuola sono lontani ancora, spero pero' che mio figlio possa trovare gli insegnanti capaci di "insegnare parlando il meno possibile".
    ciao!
    Patamamma - Patatofriendly

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