venerdì 25 ottobre 2013

L'arte di ascoltare i battiti del cuore per i venerdì del libro

Sulla scia delle letture sui migranti, mi giunge un consiglio che accolgo con curiosità: L'arte di ascoltare i battiti del cuore - mi viene suggerito - è un libro che lascia qualcosa. Ce l'ho in attesa da tempo e decido di cominciarlo. 


Una storia che riunisce diversi viaggi e diverse direzioni: quello di un birmano alla volta degli Stati Uniti, quello di una figlia alla ricerca delle origini del padre, nella direzione opposta; quello di uno sradicamento e quello di un ricongiungimento. La forza di questo romanzo sta anche nei personaggi. Ognuno di loro è un universo e racchiude in sé molte storie che si dipanano come fili e che man mano che il racconto procede formano un arazzo sempre più dettagliato e armonico. I temi messi in campo sono molteplici: il rapporto con i genitori e con la vita familiare che ha preceduto la nascita di ciascuno ("I figli vogliono veramente conoscere i genitori come persone dotate di una loro vita autonoma? Saremmo capaci di vederli davvero prima che arrivassero a noi?")  l'amore come dono sublime e imperituro, un amore a tratti incomprensibile tanto può essere grande ("Perché vediamo solo ciò che conosciamo. [...] Riconosciamo come amore solo quello che corrisponde all'immagine che ne abbiamo"). Ma del resto, "non tutto ciò che si può spiegare è vero... e non tutto ciò che è vero si può spiegare".
Il titolo che è secondo me parte della bellezza di questo libro non ve lo spiego, svelerei una delle idee più commoventi presenti nella storia... Buona lettura!

mercoledì 23 ottobre 2013

Mare al mattino

Leggo spesso libri collegati tra loro come grani di un rosario che ripetono in mille tonalità di voce la stessa preghiera. Libri sull'Olocausto, per esempio. Ma anche libri sui viaggi dei migranti, e su emigrazione e integrazione. Un libro tira l'altro. E proprio nei giorni in cui è accaduta la tragedia dei migranti seppelliti dal mare di Lampedusa ho deciso di leggere Mare al mattino:
La storia di una parte del nostro popolo mandato a colonizzare l'Eritrea e poi improvvisamente riportato indietro e condannato ad un limbo senza patria. La storia di una famiglia, madre e figlio, discendente da quella porzione di popolo italiano. E la storia di un'altra madre e di un altro figlio che percorrono lo stesso tratto di mare ma all'inverso per trovare una nuova patria. Tragedie comuni sulle opposte sponde del Mediterraneo, tragedie comuni sui lembi della storia. Che ci fanno accostare a quelle vite "mai arrivate a destinazione" sepolte dall'acqua minacciosa di un mare affrontato su carrette improponibili con un altro sguardo. Di pietà umana e nient'altro. Perché tutte le altre considerazioni, davvero, vengono dopo.

lunedì 21 ottobre 2013

Il colore trasparente della notte



"A volte il passato è un buco nero. Altre volte, se sai guardare fino in fondo, può essere trasparente come una notte piena di stelle": il passato di cui questo romanzo si occupa è quello dei crimini di guerra commessi nell'Europa nazista ed è quello personale di Charlotte, segnato da un amore finito e da un amore tutto da riscoprire. Ma è anche la storia di un amore sepolto nel passato dell'epoca nazista, tra la Baviera e la Polonia, e che merita la luce di una rivalutazione. Ancora una volta, quindi un romanzo sull'Olocausto, che  mi dona un altro dei mille aspetti di quella storia tutta da conoscere.

mercoledì 9 ottobre 2013

Questa non è un'esercitazione!



Già. Anche questa mi doveva capitare. Il terremoto. Quello vero. Piccolo ma vero.
Oggi all'incirca a metà mattinata a scuola abbiamo avvertito tre scosse di terremoto. Segue fase concitata di telefonate a vigili urbani, tra i plessi (quattro!), protezione civile.
Si deve evacuare.
Riscontro diversi problemi: una certa lentezza, un cancello rimasto chiuso da un catenaccio, il megafono senza batterie... Tutti problemi risolvibili di cui ci faremo carico.
Dopo, il delirio: genitori che accorrono perché avvertiti da altri genitori che c'era stato un terremoto, pile di moduli di richiesta di uscita anticipata, adulti che cercano di introdursi a forza per recuperare zaini (non per i libri, ma soprattutto per i cellulari!), frasi sentite per caso ("ma la preside si prende la responsabilità per i cellulari e per tutti i beni lasciati negli zaini?", " ma io perché non sono stato avvisato?"). L'apice: l'insegnante tra le nuvole che candidamente mi dice "ma preside, tanto in caso di terremoto gli alunni scapperanno tutti a caso". La volevo ammazzare.
Ho cercato di spiegare che le prove si svolgono proprio per instaurare abitudini e automatismi; che io non devo avvisare 900 famiglie del terremoto, mentre devo mettere in salvo gli alunni. E che bisogna mantenere la calma e valutare le priorità, tra le quali non c'è la salvaguardia del telefonino.
Da questo momento in poi sommergerò i genitori di informazione, formazione, comunicazione... non voglio dare per scontato nulla.

lunedì 7 ottobre 2013

Cassazione contro Dirigente 1-0



Non ce la si può fa'.
Se la Cassazione il 4 ottobre 2013 sentenzia su una vicenda sorta nel lontano 1995, stabilendo che la scuola che gentilmente apre i cancelli prima del suono della campana, di fatto si "accolla" la responsabilità degli alunni che sostano nel cortile e che qualunque cosa succeda all'alunno ne diventa responsabile poiché è tenuta alle misure organizzative necessarie per garantirne l'incolumità, 
-o ho a disposizione un servizio pre-scuola comunale
-o ho genitori disposti la pagamento di un servizio pre-scuola
-o ho personale in tal numero da poter garantire la sorveglianza

O, ed è questa la soluzione che in mancanza delle prime tre ho dovuto adottare, apro i cancelli 5 minuti prima del suono della campana, piova o non piova.

Non era questa la mia idea iniziale. Avevo predisposto che gli alunni potessero sostare nel cortile antistante l'ingresso in zone prestabilite e che, se avesse piovuto, potessero entrare direttamente in classe. Forse sarebbe stato fuori legge o temerario, ma mi pareva gentile. Senza voler paragonare due situazioni completamente diverse, mi viene in mente che anche i pescatori che sono usciti in mare per soccorrere i naufraghi di Lampedusa erano contro la legge.

Ma il povero dirigente, ha paura dell'avvocato che ogni genitore del terzo millennio sembra avere in tasca tirandolo fuori a ogni occorrenza. Per cui si arrende e chiude i cancelli.

venerdì 4 ottobre 2013

Quando eravamo foglie al vento per i venerdì del libro



Cari amici del venerdì del libro, a volte succedono strane coincidenze: stai leggendo un libro ed è quello giusto nel momento giusto. E quel libro apre un nuovo percorso fatto di altri libri che si richiamano l'un l'altro come puntini che insieme compongono un disegno. 
Mentre leggevo Quando eravamo foglie nel vento è accaduto l'ennesimo gravissimo eccidio di migranti a largo di Lampedusa, questa volta più grave se è possibile fare un'escalation delle stragi. Centinaia di morti sepolti da un mare traditore. Lo stesso mare che evoca per noi immagini di divertimento estivo. 
Un mare che è diventato cimitero per troppi. 
Il libro di cui vi parlo oggi non è propriamente una storia di migranti, ma c'è la vicenda dell'Irlanda del nord che fa da sfondo alla trama. E c'è il problema dell'identità che cambia in relazione agli sconvolgimenti politici. Un paese che era meta di turismo fino a pochi mesi fa, ora è impraticabile. Un popolo che era simpatico ai più, ora suscita sentimenti negativi. Un posto sconosciuto diventa in breve tristemente famoso.
Ci sono anche Parigi e il mondo della diplomazia. Insomma, molti ingredienti ben dosati...  Nell'augurarvi una buona lettura mi sposto al prossimo puntino del disegno.

Un libro tira l'altro: un libro sull'emigrazione di cui ho già parlato è La casa dei quattro venti.

Un libro, un viaggio: leggendo questo romanzo viene voglie di ritornare a Parigi solo per entrare al Museo Rodin.
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