giovedì 30 gennaio 2014

Gli alberi e i fiori dei miei viaggi

Sono fuori tempo massimo. Questo è infatti il tema che Monica ha proposto per novembre 2013 per partecipare alla sua iniziativa Il senso dei miei viaggi. Ma siccome non si vince niente e il bello in questo caso è proprio partecipare, visto che è l'occasione per spulciare foto e ricordi di viaggio, io non mi tiro indietro e scelgo le tre foto richieste.

L'albero che ricordo meglio l'ho visto ad Halstatt, in Austria, in quella stupenda regione di laghi e di paesaggi che porta il nome di Salzkammergut:




Un tutt'uno con la casa…
Se penso ai fiori dei miei viaggi, la mente ritorna all'Irlanda, più che a quelli ben agghindati e "pettinati" delle regge francesi, senza nulla togliere ai giardini all'italiana che li caratterizzano. E in particolare la fuchsia che in Irlanda si incontra anche per strada:



Un  ultimo omaggio lo devo al viaggio di quest'estate, in Alsazia, non ai suoi  villes et villages fleuris (si tratta di un vero e proprio concorso tra cittadine e paesetti che si sfidano a suon di decorazioni floreali e vengono insignite con uno, due, tre o quattro fiori), ma ai suoi vigneti, frutto del lavoro paziente e meticoloso dei viticoltori che ne traggono un vino buonissimo:


Niente di classico, vero? Ma comunque ognuno di questi posti rappresenta per me una sensazione e un'emozione ed è a quelle che cerco di ritornare con la mente quando devo scegliere le immagini per Il senso dei miei viaggi. Alla prossima!

lunedì 27 gennaio 2014

Giorno della memoria

In questo giorno che ricorda avvenimenti funesti nella speranza che non si ripetano mai più, vorrei raccontarvi di una donna. Di nome Etty. 

Di famiglia ebraica, morì ad Auschwitz nel 1943. Il suo diario è miracolosamente scampato allo sterminio della famiglia fino ad arrivare di mano in mano all'editore che lo stampò nel 1981.

Sono pagine intense, drammatiche. Ma intrise di amore per la vita:
"Una volta vivevo sempre come in una fase preparatoria (…). Ora questo sentimento è cessato. Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena di viverla ora, oggi, in questo momento" (marzo 1941).

Una vita che non si può circoscrivere nei propri pensieri:
"Ecco la tua malattia: pretendi di rinchiudere la vita nelle tue formule, di abbracciare tutti i fenomeni della vita con la tua mente, invece di lasciarti abbracciare dalla vita" (settembre 1941)
Non la vita come la immaginiamo noi, quindi:
"Sono così attaccata a questa vita (…). Si vedrà negli anni se sei veramente attaccata alla vita nuda e semplice, in qualunque forma essa si presenti" (novembre 1941).

La vita, come tale, nel suo nocciolo che nessun male potrà mai scalfire:
"Ero fra le nude braccia della vita e ci stavo così sicura e protetta. pensavo: com'è strano. C'è la guerra. Ci sono i campi di concentramento. Piccole barbarie si accumulano di giorno in giorno (…). eppure, in un momento di abbandono, io mi ritrovo sul petto nudo della vita e le sue braccia mi circondano così dolci e protettive, e il battito del suo cuore non so ancora descriverlo: così lento e regolare, così dolce, quasi smorzato, ma così fedele, come se on dovesse arrestarsi mai, e anche così buono e misericordioso. Io sento la vita in questo modo, né credo che una guerra, o altre insensate barbarie umane, potranno cambiarvi qualcosa" (maggio 1942).

Neanche gli aguzzini possono scalfire questo sentire la vita come misericordia:
"Per umiliare qualcuno bisogna essere in due: colui che umilia e colui che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè la parte passiva è immune da qualsiasi umiliazione, questa evapora nell'aria (…). Non possono farci niente, non possono farci veramente niente. (…) Quel pezzetto di eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumoni. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra" (giugno 1942).

Ma da dove nasce questa fortezza d'animo?
Per Etty nasce dalla fede: "Si deve essere capaci di vivere senza libri e senza niente. Esisterà sempre un pezzetto di cielo da guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera"(luglio 1942).

A chi volesse approfondire la figura di un'altra donna, completamente diversa, vittima dei lager consiglio questo post con un altro suggerimento di lettura. Altri romanzi sulla tematica dell'Olocausto in quest'altro post.

giovedì 23 gennaio 2014

Svizzera in una giornata

Ripesco dai viaggi fatti una giornata che è stata un viaggio dentro un viaggio, un tour in compagnia di amici zurighesi in cui abbiamo toccato le tre città principali della Svizzera grazie alla puntualità proverbiale dei treni elvetici.
I nostri amici ci hanno accolti al ritorno da un bel viaggio in Baviera con un dolce fatto in casa:




Ma non solo






Dopo una nottata di riposo (a pancia piena) l'indomani è iniziato il nostro tour, proprio da Zurigo:



È stato piacevole fare un giro in battello, contemplando la città dall'acqua.
Poi, via con il treno...



… alla volta di Berna (per ottimizzare i tempi abbiamo mangiato a bordo):


Eccone i tetti dall'alto del campanile del duomo.
Dopo una breve passeggiata ci siamo spostati, sempre in treno, a Lucerna, dove abbiamo concluso la giornata con una cena su una terrazza panoramica:


Insomma, come vedete… si può dare un'occhiata alla Svizzera in una giornata, magari di ritorno da un viaggio più lungo: si tratta, certo, di un assaggio che lascia però il desiderio di   tornare con più calma!

mercoledì 22 gennaio 2014

Calcolo e diffidenza

"Trattenersi distorce la realtà. rende le persone che si trattengono brutte e grette. Rende le persone rispetto a cui ci si trattiene folli e disperate. 
Perciò liberatene. Non essere calcolatore o diffidente. Il calcolo e la diffidenza sono per gli stronzi. Sii coraggioso. Sii sincero".
E poi, trattenersi per cosa? Per quando? Questa vita ci è data, ne abbiamo solo una. Certe volte quando sorge in me la lamentela, penso a cosa in quello stesso momento sta succedendo nelle parti più remote del mondo, sui passi di chi fugge dall'orrore, di chi cammina nel deserto per raggiungere un'oasi sperata di pace, di chi ha provato la fame e non sa dove dormire, di chi ha perso il lavoro, di chi è solo. E mi ricordo che i miei passi sono semplici in fondo. 
Anche io ho avuto la mia parte di imprevisti, di sofferenza, di perdita. Ma ho perso qualcosa che mi apparteneva veramente? O non era mia fin dall'inizio?
Si trattiene qualcosa che possediamo. Tutto il resto ci scivola come sabbia tra le dita. E a ben guardare ci scivola come sabbia tra le dita anche quello che credevamo di possedere.

giovedì 16 gennaio 2014

Parigi…dopo la prima volta!



Lo so. È strano. Ma a me piace tornare più volte nello stesso posto. Non i tutti i posti. Ma ce ne sono alcuni dove già la prima volta sento che tornerò. Mi è successo ad Hallstatt, in Salzkammergut e anche a Parigi.

1) La prima volta che si va a Parigi si visitano i luoghi più famosi, senza i quali non si può dire di aver fatto un viaggio nella capitale francese. I miei must sono: 
-l'Ile de la Citè con Notre Dame e la più piccola ma non meno bella Saint Chapelle, gotico allo stato puro
-il Louvre, un mondo più che un museo
-il Musée d'Orsay, commovente Van Gogh ma anche Millet
-Champs Élysées, la grandiosità
-Tour Eiffel, la bellezza nel moderno
-Les Invalides, la celebrazione
-giro in battello sulla Senna, da non perdere!
-Montmartre, il romantico allo stato puro
-Versailles, e vi sentirete Lady Oscar
-Disneyland, la fiaba

Se siete alla vostra prima volta a Parigi vi consiglio di:
- programmare due visite per giornata, magari alternando un museo con una passeggiata o un monumento molto importante con un altro punto di interesse nella stessa zona
-non fatevi ingannare dalle grandezze: il fatto che vediate bene la Tour Eiffel non vuol dire che sia vicina ma solo che è grande! Fatevi portare dalla metro proprio sotto il monumento che volete visitare e poi da là muovetevi nei dintorni.
-con voi dovete assolutamente avere una cartina della metro, che vi conviene studiare in linea di massima prima (specie se abitate in una città senza metropolitana)
-servitevi di una buona guida: Lonely Planet, Routard… (qui un post sulle diverse guide)

2) la seconda volta abbiamo alloggiato, alla ricerca di un diversivo in un periodo difficile, a Disneyland. ma da là non abbiamo resistito a risalire sulla Tour Eiffel e a rivedere Notre Dame e Montmartre. L'esperienza è stata positiva: mia figlia che era una bimba si è divertita a più non posso e, perché no, anche noi! Il tragitto a piedi dall'albergo al parco era molto piacevole e rilassante.

3) la terza volta ho portato a Parigi mia mamma che ci andava per la prima volta e con l'occasione i miei genitori hanno festeggiato là l'anniversario di matrimonio. Qui un diario dell'avventura pubblicato su Turisti per caso. Fatti i fondamentali, vista la presenza di mia mamma, ho potuto spaziare su nuovi angoli della città:
-Place des Vosges raffinata e rilassante
-Place de la Bastille 
-Musée de Cluny, un salto nel Medioevo
-al Louvre i bastioni medievali e gli appartamenti di Napoleone III
-giardini del Palais Royal
-Les Halles e Saint Eustache
-Muséum National d'Histoire naturelle e Jardin des Plantes (la Galleria dell'evoluzione)
-il centre Pompidou

4) E alla quarta volta a Parigi cosa si può visitare? 
-l'Ile Saint Louis, per una passeggiata architettonica
-ritorno al Centre Pompidou per il MNAM (Musée national d'Art moderne)
-il Marais
-Musée de l'Orangerie per le ninfee di Monet
-i passages couvertes
-Musée Marmottan
-Institut du monde arabe
-Maison de la culture du Japon
-Musée Quai Branly
-cimitero Père Lachaise

Avete dei suggerimenti in base alle vostre esperienze di viaggio?




lunedì 13 gennaio 2014

Appunti di tempo


Ritrovo tra le bozze del 2012 questo post che avevo dimenticato:

"Il tempo corre, sento che scorre, che la vita è breve.
E sento i secoli, mille e mille, che si affollano. Con tutte, tutte le vite, migliaia, vissute e finite.
Io vorrei essere in tutti i post contemporaneamente, vorrei vedere l'aurora boreale e poi i ghiacciai della Patagonia e le yurte della steppa mongola e le antilopi che fuggono e le strade d'Irlanda e tutti coloro che amo con me.
Avrei voluto essere medico e architetto, infermiere e disegnatore di fumetti, ma la vita poi prende un'unica direzione. Non posso più essere tutto quello che volevo.
Dietro ho lasciato brandelli di me.
Tutto esiste, tutto è qui.
Eppure il tempo fugge anche se cerco di fermarlo lasciando qualche appunto. Continuo a inseguirlo per risparmiarlo, per averne di libero e avere tutto.
Dare tutto, in ogni istante essere libera, sbocciare, salpare, camminare. Senza l'assillo del rimpianto di avere sprecato tempo, l'unico che avevo".

giovedì 9 gennaio 2014

#TravelDreams2014 Nel 2014 sogno di andare a...

Per caso (?) mi imbatto in un bel blog, Pensieri in viaggio, nel quale Manuela propone un'iniziativa alla quale mi sento chiamata a partecipare direi da una forza interiore, la stessa che mi ha fatto dedicare un'intera sezione del mio blog a quella che chiamo, forse impropriamente, traveltherapy. Manuela ci propone infatti di raccontare le mete di viaggio che sogniamo per l'anno appena iniziato. Del resto, "non si parte da nessuna parte senza aver prima sognato un posto", ci dice Wim Wenders.
Il fatto è che quando sono in viaggio sono felice. Mi piace da morire vedere nuovi posti, sentirli, viverli. Il mio sogno di viaggio è vivere il più possibile i luoghi che visito. Starci. Più giorni del dovuto. E più intensamente che da turista. Studio molto le mete dei miei viaggi. Le assaporo. Me le immagino, anche se cerco di non guardare molte fotografie. Mi piacciono le guide senza foto che lasciano spazio alla sorpresa.
La preparazione del viaggio per me è già viaggiare con la mente e l'immaginazione.

La prima meta, dunque, più che un sogno è un viaggio che sto già preparando per la prossima estate, 

Londra

(foto da qui)

Sogno una Londra maestosa e regale, quella meglio conosciuta, ma anche una Londra segreta e inusuale. Per sognare meglio ho anche comprato dei libri che vi consiglio:





La seconda meta è in Italia ed è una città drammaticamente bella, nonostante tutto:

Napoli


Ci sono già stata per un assaggio di pochi giorni e vorrei ritornarci con mio marito. Una città anche questa da vivere, da scoprire, in cui immergerci magari per un long weekend.

Un altro week end primaverile ci vedrà sicuramente a contemplare di nuovo uno dei luoghi più belli della mia Sicilia e dell'intero pianeta (non esagero): 

la Valle dei templi di Agrigento


Un luogo dell'anima. Da cui è più facile capire la grande tradizione da cui proveniamo. Le nostre radici. E perché ci chiamiamo Europa.
Conoscere è anche riconoscere del resto. Tornare nei luoghi più importanti, quelli che ci hanno segnato, quelli che sono più vicini e che a volte trascuriamo. Per questo ho comprato la nuova edizione della guida Routard (le mie preferite) sulla Sicilia, la mia terra:


Tornare nello stesso posto? Io tornerei da tutte le parti, ma ci sono dei luoghi dove sono già tornata più volte come Hallstatt e Salisburgo in Austria e luoghi dove non mi stancherò mai di tornare, come Roma e Parigi.

A Parigi vorrei tornare nel 2014 per la quarta volta:

Parigi


Parigi è la prima città estera che ho visitato, è la prima metropoli che ho visto, è la città dove ho fatto il mio viaggio di nozze, è anche la città dove sono tornata per portarci mia madre e mio padre e una terza volta per rigenerarmi dopo un periodo difficile.
La prossima volta che andrò, spero a marzo, forse tralascerò le mete canoniche, quelle del classico peregrinare del turista stordito dalla sua prima volta nella ville lumière, per dedicarmi a luoghi meno noti che devo ancora scegliere.
Questo sarà un viaggio-regalo. Mio marito e io non ci scambiamo regali quasi mai. ma avendo io cambiato lavoro desidero fargli un regalo speciale e questo viaggio dovrebbe esserlo, non credete?

A seguire un viaggio che non preparerò. Come molti sanno, faccio la preside di una scuola e con alunni e docenti ad aprile andrò a 

Barcellona



Questo viaggio, dicevo, non lo preparerò io, ma la guida che la scuola ha ingaggiato. Per cui non studierò nulla, non leggerò nulla prima. Mi affiderò a chi ci condurrà per le strade di questa città che immagino allegra e briosa.

Di solito in famiglia non ci muoviamo in primavera se non per un leggero week end in Italia, facciamo un bel viaggio lungo d'estate e un viaggio natalizio. Di quest'ultimo non vi ho ancora parlato… perché non l'ho ancora sognato. Al riguardo avete suggerimenti?

Però adesso vorrei proprio dirvi il mio viaggio da sogno, quello vero. Ma non credo che potrò farlo nel 2014… epperò sognare non costa nulla e così ve lo dico lo stesso:


East cost on the road



Che ne dite?



sabato 4 gennaio 2014

Il sacro dei miei viaggi

Dopo sei mesi ritorno all'appuntamento de Il senso dei miei viaggi di Monica Viaggi e baci, che per il mese di gennaio propone il tema del sacro.
Ma cos'è per me il senso del sacro? Sì, io entro abitualmente in chiesa, mi rivolgo nella preghiera a Dio. Ma cosa sta alla base del culto se non il senso del sacro? Un'esperienza pervadente, che in modo elementare e inconfondibile proviamo sotto un cielo stellato tanto quanto in un tempio appositamente costruito:
Sotto l'azzurro fitto/ del cielo - scrive Montale- qualche uccello di mare se ne va;/ né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:/ "più in là!"
L'immagine che apre il mio blog mi fa ripensare sempre a questi versi di Montale: basta un'auto che va, cantava Battisti, per suscitare in noi la domanda sul nostro essere qui. Perché ogni cosa porta scritto: "più in là".
Poi ci sono dei luoghi che questo oltre lo fanno intravedere meglio di altri. Forse per il paesaggio nel quale si incastonano, forse per l'atmosfera rarefatta di preghiera, forse per il silenzio.

Uno di questi luoghi l'ho visitato nel 2012, a Praga ed è il suo cimitero ebraico:


L'affastellarsi delle lapidi, le pietre lasciate su di esse in segno di preghiera. Il dramma di un popolo relegato in spazi angusti anche nella sacralità della sepoltura.

Ritorno poi alla mente all'Irlanda e alle sue rovine, baluardo di un'epoca in cui la religione mista alla nazionalità era causa di persecuzione. Sento quasi le grida, la concitazione e l'ingiustizia di tante, troppe morti.



E mi ricordo di una chiesetta, emblema della sperdutezza. In capo al mondo, in Islanda, in mezzo al nulla. Eppure aperta, la porta appena accostata. Pronta ad accogliere chiunque, passando di là, avesse voluto fermarsi per pregare, oppure semplicemente per stare in silenzio riscaldandosi un po' (in questo post qualche notizia in più):


Forse, avrei potuto scegliere foto di vetrate dai mille colori, frutto di un certosino lavoro, o di guglie come merletti sospesi al limite dell'equilibrio, o di ori e decorazioni sontuose, che pure ho visto, ho contemplato e ho ammirato estasiata. Ma queste foto, così scabre, più di altre per me esprimono il senso del sacro per come lo intendo e lo vivo: sentire improvvisamente di essere parte di una grandezza che ci sovrasta, rispetto alla quale è evidente e tangibile la nostra piccolezza.

venerdì 3 gennaio 2014

Sono dirigente scolastico?

Durante la pausa natalizia una docente della scuola che dirigo perde la mamma. 
Mi trovo a scrivere un sms personale all'insegnante: "Cara professoressa, ho saputo della sua perdita, le scrivo per dirle che sono vicina nella preghiera a e lei e ai suoi figli".
Mi fermo.
Devo firmare, la destinataria del messaggio non ha il mio numero.
A questo punto, quasi in automatico scrivo: la Preside.
Poi cancello.
Mi domando: io SONO dirigente scolastico?
Non sono impazzita. Solo che non è questione da poco concepirsi come dirigente scolastico o FARE il dirigente scolastico come lavoro. Il mio è un lavoro che tende a fagocitare, che tende a impossessarsi non solo del tempo ma anche dei pensieri e dell'attenzione oltre l'orario d'ufficio. E poi, qual è il mio orario d'ufficio? Sono responsabile dell'istituto anche di notte, se è per questo.
No, io FACCIO il dirigente scolastico. Ci tengo al mio lavoro, sono il rappresentate legale della scuola, ma non SONO dirigente scolastico. Sono una persona, con nome e cognome e con questi firmo.
Premo il tasto invio e sento che la persona alla quale mi sto rivolgendo sentirà davvero la vicinanza che le voglio esprimere.
La risposta che ricevo dopo qualche ora me lo conferma: "Grazie. La sua vicinanza mi scalda il cuore".
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