martedì 25 febbraio 2014

Pi Day 2014

È degno di ammirazione il pi greco
tre virgola uno quattro uno
anche tutte le sue cifre successive sono iniziali
cinque nove due poiché non finisce mai
(Wislawa Szymborska)

Il 14 marzo sarà il pi greco day. Ne avevo già parlato qui. La festa del pi greco (3,14: si festeggia il 14 marzo visto che in inglese le date si scrivono anteponendo il mese, in questo caso 3, al giorno, il 14) è un'ottima occasione per festeggiare la matematica e per avvicinare al quotidiano degli studenti questa disciplina spesso sentita come ostica.
Le idee sono tante, dalla semplice merenda a base di matematica… (foto da qui)


… anche se ogni torta circolare può essere l'occasione per spiegare questo numero straordinario(da qui):


Biscotti a forma di pi greco (foto da qui), riproduzioni di pasta frolla di alcuni degli infiniti numeri che compongono pi…


Il 14 marzo è anche l'anniversario della nascita di Albert Einstein: sono stati uomini che hanno contribuito a costruire l'immagine matematica dell'universo e della realtà, uomini come noi, come i nostri alunni e raccontare la la loro vita contribuirà a rendere la matematica più umana.
Insomma a scuola cerco di introdurre una tradizione e preparo già idee per l'anno prossimo:
-idee per una celebrazione dal comune di Udine
-la festa della matematica alla Biblioteca comunale di Cremona…

sabato 15 febbraio 2014

La ragazza con l'orecchino di perla


Deciso! A marzo andiamo a vederla. Non capiterà mai più che possa essere visitata fuori dalla sua sede, il Mauritshuis de L'Aia: si tratta di un evento unico che è stato reso possibile dai lavori di restauro del museo. 
Un'opera che ha oltrepassato i confini dell'epoca che la vide nascere, una donna che da un momento all'altro sembra di poter uscire fuori dalla cornice del quadro. Mi guarda e pare volermi sussurrare qualcosa di vivo e palpabile. Pochi colori primari, la luce che accende morbida alcuni dettagli, su tutti la perla dell'orecchino, il bianco del colletto, le labbra socchiuse.
Forse credo di conoscerla da quando ho letto il libro di Tracy Chevalier che ne immagina la storia:



Un libro che è diventato anche un bel film:



Godremo anche della bellezza di Bologna che si è messa giustamente in ghingheri per l'occasione. Nel biglietto per la mostra che abbiamo diligentemente prenotato è compreso anche il giro del percorso museale di Genius Bononiae. E non ci faremo mancare neanche qualche assaggio della sontuosa cucina regionale, magari uno scrigno di Venere

E voi, volete darmi qualche suggerimento o suggestione sul dipinto, sul libro, sul viaggio? Vi aspetto nei commenti!

giovedì 13 febbraio 2014

La creatività dei miei viaggi

In questo post di settembre Monica Viaggi e Baci proponeva per l'iniziativa Il senso dei miei viaggi di scegliere tre foto sulle arti creative in viaggio: schizzi, disegni, lavori handmade magari realizzati durante un laboratorio locale. 

Forte della mia partecipazione a  gioco già concluso, esco forse un po' fuori tema per raccontarvi dell'abitudine che ho sempre avuto di voler fermare nella pagina i momenti significativi della mia vita. Per cui la mia creatività in viaggio è sicuramente quella dei diari, quaderni senza niente di speciale che riempio con appunti, impressioni, descrizioni che prima o poi diventeranno ricordi. Niente di creativo in senso artistico dunque, ma per me quei quadernetti sono importanti. Anche perché a distanza di tempo nel rileggerli mi tornano in mente cose che avrei oscuramente dimenticato.

Se però devo rispettare il tema scelgo questa volta una sola foto:



Si tratta di due albi fotografici da noi creati, con il programma on line del sito Photobox. È bello scegliere le fotografie, posizionarle, scrivere le didascalie e parlare insieme delle cose migliori da immortalare in un vero e proprio libro.
Anche questa è creatività, no?

venerdì 7 febbraio 2014

Volevo solo averti accanto



Ancora un libro sull'Olocausto. Come questi. E questo. Una storia di risarcimenti, di memorie e di amori indelebili, di promesse mantenute. A scriverla un avvocato prestato alla carriera di romanziere. Si sente che il mondo della giustizia americana è pane quotidiano per l'autore. Del resto, anche il contesto storico della Soluzione finale e della Polonia durante la seconda guerra mondiale è ben ricostruito. A legare le carte processuali e l'orrore vissuto sessant'anni prima l'inquietante realtà di tanti sopravvissuti, non solo le vittime ma anche i carnefici, che troppo spesso l'hanno fatta franca. Eppure neanche sessant'anni possono cancellare la verità che trova sempre il modo per farsi strada. Le vite, è vero, non possono essere restituite ma questo romanzo pur nella tragicità della vicenda lascia un senso di giustizia compiuta. E la certezza che non ci si deve arrendere mai.

Un libro, un viaggio: la Polonia. Sono tante le mete polacche citate in questo romanzo ed è proprio da un viaggio in Polonia che l'autore è stato ispirato a scriverlo. Gran parte della vicenda ruota attorno a Zamość, ridente paesino che durante le persecuzioni ebraiche fu ridotto a un cumulo di macerie:





E poi vorrei visitare i luoghi dell'orrore, in particolare Auschwitz. Non come turista, ma come pellegrino. Sarà un passo sofferto, ma voglio farlo.

Un libro, un sito web: per approfondire consiglio The HEART (Holocaust Research Project Table of Contents). Sulla soluzione finale Olokaustos.

domenica 2 febbraio 2014

Le disavventure dei miei viaggi

Partecipo ancora una volta all'iniziativa di Monica Viaggi e Baci, che in questa puntata de Il senso dei miei viaggi ci chiede di raccontare le disavventure capitate in vacanza. Non ho fotografie di tali momenti non piacevoli, anche perché è difficile che nel trambusto di certe situazioni ci si ricordi di immortalare l'evento… Per cui mi limiterò a fotografie generiche, partendo dalla capostipite delle disavventure, l'incubo di ogni turista: perdere l'aereo!

Parigi, aeroporto Charles de Gaulle



L'aereo era previsto per le 18 circa. Partiamo verso l'una dall'albergo di Disneyland per dirigerci allo stop del bus navetta che ci porterà all'aeroporto. Passano due bus, pienissimi, non si fermano. Passa un altro bus, ma l'orda di turisti che ci precede sgomita per salire e noi non riusciamo. Non siamo preoccupati, siamo ancora in tempo. Saranno le tre. Passa del tempo senza che passino bus. Poi arriva finalmente il bus che prendiamo. L'autista scherza sul fatto che siamo italiani. Sulle prime ridiamo, poi vedendo che insiste cominciamo a credere che sia ubriaco, supportati nella sensazione anche dal modo di guidare. Va lentissimamente. A un certo punto decide di fermarsi a una stazione di servizio. Noi protestiamo rendendoci conto che siamo in leggero ritardo, ma lui ci deride e fa finta di niente. Arriviamo all'aeroporto e a ogni terminal si ferma e fuma una sigaretta. Siamo sconvolti. Quando raggiungiamo il nostro terminal ci fiondiamo arrancando con le valige verso il check in e arriviamo nell'esatto momento in cui l'hostess sta togliendo i nastri davanti al bancone. Sentiamo chiamare il volo e, ancora calmi, parliamo con l'hostess. E lei impassibile: "No, mi dispiace, non è più possibile salire sull'aereo, il comandante aveva fretta ed è già in pista". Bene, vi risparmio il crescendo di battute e di discussioni che sono seguite, mentre al microfono continuavano a chiamare i passeggeri assenti, noi e un'altra famiglia della nostra stessa città che nel frattempo si era unita a noi nell'alterco. Le proteste servono solo a guadagnare la promessa di salire sul volo dell'indomani. Ci guardiamo con i nostri compagni di sventura che sembrano più disperati di noi: non hanno la carta di credito e hanno finito i soldi. Ci offriamo di pagare noi l'albergo, l'Ibis dell'aeroporto. Da lì è nata una bella amicizia che continua tutt'oggi… non tutto il male viene per nuocere! 

San Gottardo, autostrada

E se non si prende l'aereo ma si parte in macchina? Ti può capitare la fila in autostrada. Già, in Svizzera al san Gottardo, noi non lo sapevamo, ma è un classico. Eppure qui il tempo per fare una foto ce l'ho, quando spunta una mucca la classica mucca svizzera da dietro un albero, annunciata dal suo campanaccio:



Appennino toscano, autostrada


E se nevica? Si deve scendere dall'auto per mettere le catene. Diciamo che le catene non sono proprio un accessorio molto usato in Sicilia, nonostante le montagne non scarseggino  e l'Etna sia alta 3350 m. Per cui mio marito si arma di santa pazienza e si mette all'opera. Fuori continua a nevicare, noi siamo in Toscana fuori dall'autostrada. Ci sta almeno  cinquanta minuti. Partiamo con le catene. Facciamo duecento metri dopo l'ultima curva della strada che stavamo percorrendo e accadono due cose: vediamo il casello e smette di nevicare. Devo aggiungere altro?


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...