domenica 30 marzo 2014

Hitchcock: educare con il cinema

Un bel film sia per chi ama la storia del cinema e ancora di più per chi ama Hitchcock. Si tratta di uno zoom sulla biografia del noto regista proprio nel periodo in cui ideava e girava Psycho.
Nella filmografia di Hitchcock si tratta di una svolta, verso una direzione da thriller: si rischiava il diniego della censura. Per la famosa scena della doccia, in cui l'attrice viene uccisa a coltellate da Norman Bates, proprietario del motel dove si era rifugiata. E per l'inquadratura di una toilette che scaricava. Era infatti la prima volta in un film al cinema.
Il montaggio era fondamentale per Hitchcock: in particolare per la scena citata occorsero numerosi tagli per rendere la suspense delle coltellate. Contribuisce anche la musica che in un primo momento "Hitch" non voleva aggiungere. 
Il film è incentrato oltre che sulla genialità del regista e sulla sua personalità contraddittoria e sfaccettata, anche e soprattutto sul rapporto con la moglie Alma Reville, anch'ella appartenente al mondo del cinema come editrice-montatrice. Proprio la collaborazione artistica tra i due è una delle regioni del successo di Hitchcock. Ma come si vede nella locandina del film, la moglie resta sempre in secondo piano e di non rubare la scena al marito. Non firma i lavori che svolge per lui, sostenendo che la gente che conta sapeva chi ci fosse dietro. Forse alcuni aspetti avrebbero potuto essere approfonditi ma il film in generale risulta interessante.

giovedì 27 marzo 2014

#viaggionellarte: Il museo immaginato


Nel suo libro Il museo immaginato Philippe Daverio dice che la prima regola per capire un quadro è guardarlo a lungo. Servendosi di tutti i mezzi tecnologici a nostra disposizione per osservare i particolari, comprenderne gli aspetti e i misteri. Solo in questo modo quando ce lo troveremo davanti in un museo, insieme a migliaia di altre opere non passeremo distrattamente oltre ma ci soffermeremo godendo appieno della vista. Sapere cosa cercare, essere preparati a guardare, studiare in anticipo ciò che si vuole non perdere sono ottimi rimedi all'inevitabile corsa da museo, quella che ti fa passare di fronte a un Ingres o a un vaso etrusco come se fosse un qualsiasi soprammobile su cui gettare un'occhiata frettolosa. Preferisco vedere poco ma bene, che tutto di fretta.
Visitare un museo diventa dunque un percorso in un proprio museo immaginato, idealmente costruito sulla base dei propri interessi, delle proprie preferenze e della propria curiosità.
Ogni giovedì studierò con voi un'opera o un quadro per il mio Viaggio nell'arte, in particolare dei musei londinesi che visiterò d'estate.
Mi seguirete nel mio percorso di preparazione? Chissà che nel frattempo non vi incuriosisca qualche opera che vorrete approfondire e inserire nel vostro museo ideale!

lunedì 24 marzo 2014

Bologna: uno splendido week end (2)


Bologna è bella. Non è Venezia, non è Roma, non è Milano. Non c'è il mare e non c'è la montagna. Ma come una donna dalla bellezza discreta, non ha bisogno di monumenti maestosi e apparenze chiassose per farsi notare. Si concede a chi decide di dedicarle attenzione e stupisce per l'atmosfera gioiosa e aperta.
È estremamente piacevole passeggiare sotto i portici e scoprire le sue bellezze nascoste. Con l'itinerario del mio week end vi invito a provare!
A proposito di portici: il modello portico-portone-androne-corte interna rappresenta un aspetto tipico delle case bolognesi, che sono al tempo stesso in comunicazione con lo spazio urbano e protette dalla vista esterna.

Primo giorno: arrivo nel pomeriggio, passeggiata per via Santo Stefano dov'è ubicato il B&B (Santo Stefano, consigliato!), una delle radiali orientali che divergono dallo spazio delle mura cittadine. Cena a La Traviata, ristorante tipico.

Secondo giorno: visita della mostra, poi giro al mercato storico La piazzola in piazza VIII Agosto (giorno in cui i Bolognesi cacarono gli Austriaci). Pranzo da Bolpetta. Breve riposino in B&B. Si riparte per piazza Maggiore-piazza del Nettuno con visita del Palazzo Accursio e di Salaborsa, poi via delle Clavature per il complesso di S. Maria della Vita, in cui ammiriamo il dolore pietrificato del Compianto del Cristo morto:



Ci dirigiamo poi verso il Complesso Santo Stefano, le sette chiese dedicate alla Passione di Cristo e costruite nei secoli sul sito dell'antico iseo, il tempio di Iside. Un posto in cui è respirabile la storia e percepibile la stratificazione del tempo. Cena da Buca Manzoni, trattoria tipica. Visita del bellissimo Museo della storia di Bologna, interattivo e divertente.

Terzo giorno: giro per la Bologna delle acque, per la zona universitaria e per il ghetto ebraico, tutte comprese nel quadrante nordorientale rispetto a piazza Maggiore. Visita guidata dell'Accademia delle scienze (davvero belli i modelli di cera del corpo umano utilizzati dagli studenti, i plastici delle città fortificate, le ricostruzioni in miniatura delle navi da guerra…) e del ciclo degli affreschi di Santa Cecilia. Pranzo da Colazione da Bianca (non eccezionale, a parte l'ambientazione). Pausa in B&B. Ripartiamo per piazza Maggiore: visitiamo San Petronio, poi entriamo alla Libreria dei ragazzi. Il tempo di osservare i libri, di perderci nelle loro pagine e di acquistare qualche regalo, ci dirigiamo al Museo civico archeologico in cui scopriamo la vita quotidiana dei popoli antichi. Interessante e ricca sezione egizia, ma anche villanoviana, etrusca e romana (le infradito egizie sono stupende!):




Al termine della visita ci addentriamo nella "movida" dell'aperitivo bolognese in via delle Pescherie vecchie, un calice di Ribolla gialla e un piattino al buffet. Nell'attesa della cena passiamo del tempo da Eataly leggendo libri su una delle poltroncine della libreria Coop. Poi ci dirigiamo da Vagh in uffezi, vera e propria osteria. Non contenti di gustare la città, facciamo un'ultima passeggiata "notturna", anche per smaltire l'ottimo cibo:




Quarto giorno: prendiamo da via Santo Stefano in direzione opposta al centro per visitare Casa Carducci, il Museo del Risorgimento e i Giardini Margherita. Poi percorriamo la via Castiglione e pranziamo da Bolpetta prima di prendere gli autobus necessari per raggiungere l'aeroporto.

Arrivederci Bologna!

sabato 22 marzo 2014

Esami di stato di I ciclo?!


Vado con la lancia in resta al colloquio scuola-famiglia della scuola di mia figlia, dopo aver raccolto il bestiario delle frasi più intelligenti sugli esami di terza media (perché tali sono nonostante oggi si chiamino con altisonanti nomi del tipo esame di stato di I ciclo):

-Vi posso chiedere tutto dalla preistoria alla guerra in Ucraina
-Dovete essere preparati sugli argomenti di tutto il triennio
-Saprete come si svolge l'esame il giorno dell'esame stesso
-Io faccio domande anche sulle altre materie
-Niente argomento a scelta del candidato
-I collegamenti tra le discipline li dovete fare da soli
Perché non aggiungere una frusta o una roulette russa con pistole caricate a salve e una no? 

[la normativa, giusto per saperlo dice: "Il colloquio pluridisciplinare, condotto collegialmente alla presenza dell’intera sottocommissione esaminatrice, verte sulle discipline di insegnamento dell'ultimo anno (escluso l’insegnamento della religione cattolica), consentendo a tutte le discipline di avere giusta considerazione. Il colloquio è finalizzato a valutare non solo le conoscenze e le competenze acquisite, ma anche il livello di padronanza di competenze trasversali (capacità di esposizione e argomentazione, di risoluzione dei problemi, di pensiero riflessivo e critico, di valutazione personale, ecc.)"]
 

mercoledì 19 marzo 2014

Bologna: uno splendido week end (1)

L'occasione di visitare Bologna era la mostra, di cui vi avevo parlato qui… ma la città ospite non è stata affatto la cornice di un evento seppure significativo. Si è imposta con la sua personalità sicura ed elegante, come quella di una bella donna che non ha bisogno di essere chiassosa per farsi notare.

Ma partiamo da lei:



Qualcuno ha lamentato l'esiguo numero di quadri (trentacinque) che componevano la mostra, ma per me si è trattato di un pregio, poter soffermarmi su poche opere scelte che mettevano in evidenza le novità della pittura olandese della Golden Age. In particolare è stato illuminante avere potuto confrontare due tele completamente diverse:



Non si tratta di ritratti propriamente detti, dipinti in genere su commissione in modo da immortalare in modo preciso un volto, ma di tronie, realizzati autonomamente dagli artisti  per cogliere un'espressione, a prescindere dal realismo della riproduzione delle fattezze.  Nel primo, L'uomo con il cappello piumato, Rembrandt ci restituisce con dovizia di particolari e estrema cura dei dettagli il volto preoccupato di un uomo, colto in un momento preciso: si noti la luce dell'armatura, i particolari dell'orecchino e delle borchie, le decorazioni della cappello, la profondità chiaroscurale. Il secondo dal punto di vista della tecnica pittorica è, senza mezzi termini, inferiore: non c'è profondità nello sfondo, non c'è realismo alcuno nel turbante di foggia inventata, l'abito pare di cartapesta, la camicia è una pennellata obliqua. Eppure, la luce di quell'orecchino decorato da una perla forse falsa; eppure la bocca semichiusa realizzata da due toni sovrapposti di rosa; eppure lo sguardo da cui lo spettatore non riesce a distogliersi come da un senso di inafferrabile e misterioso che rapisce. Eppure... tutto questo fa la forza ipnotica di un quadro dipinto forse distrattamente dall'autore, mai venduto e acquistato post mortem per due monete. Vermeer poteva e aveva fatto di meglio, ma in quest'opera ci ha lasciato un tributo all'essenza dell'arte  come comunicazione, ci ha lasciato un quadro che sembra parlare a chi guarda, come se avessimo in qualche modo disturbato la donna che giratasi di scatto viene colta di sorpresa dalla nostra indiscrezione.

Un quadro che, complice il momento scelto per visitate la mostra (non di sabato o domenica), ho potuto guardare a lungo e che, devo dire, è stato difficile lasciare. Del resto, "come si guarda un quadro? A lungo", dice Philippe Daverio nel suo Il museo immaginario che ho sfogliato proprio a Bologna alla libreria Coop.

lunedì 17 marzo 2014

#PiDay2014 nella mia scuola



Una festa della matematica? Questa più o meno la domanda che esprime una sottile diffidenza quando si propone di festeggiare il Pi greco… Ma io non mi arrendo: ho imparato che la matematica è un linguaggio e come tale deve essere percepito. Non è una bestia nera, non è la materia più ostica… e se una festa del pi greco può essere l'occasione per percepirla come divertente, ben venga!
Dopo l'annuncio, vi dovevo un resoconto di una giornata che è stata interessante per i docenti, divertente per gli alunni e sicuramente da ripetere, visto che chi vi ha partecipato parlava già di "prima" edizione!
La giornata si è svolta con una gara a classi di logica e matematica rivolta alle terze medie, seguita da un merenda a base di… numeri, e foto ricordo con premiazione. Tutto con semplicità ma cura dei dettagli:


Io sono stata davvero commossa dalla dedizione dei docenti e dalla fantasia degli alunni, che hanno decorato le loro t-shirt con il pi greco: qualcuno ha anche aggiunto la scritta "Io sono irrazionale", una classe ha preparato la sequenza dei numeri decimali e una prof ha messo le candeline 3 e 14 su una torta!




sabato 8 marzo 2014

Scuola: caro Matteo Renzi

Quello che vorrei scrivere a Matteo Renzi se consultasse chi a scuola lavora: 
Non credevo, quando ho cominciato questo nuovo lavoro, a settembre, che il mio principale problema sarebbero stati i disservizi dello Stato.  



Volevo dirti, caro Matteo, che
- ci servono soldi per la sicurezza, non per abbellire le scuole (il che comunque non sarebbe male) ma per rispettare le leggi vigenti, anche piccole cifre, sempre meglio che niente
-ci serve un allineamento in tempo reale tra il sistema del pagamento stipendi (SiCoge) e le spese effettuate (non possiamo pagare attualmente gli stipendi dei supplenti di dicembre e gennaio). L'aumento degli stipendi dei supplenti è dovuto a diversi fattori, tra i quali l'età media degli insegnanti, le eccessive possibilità giuridiche di assentarsi, la sparizione delle ore a disposizione (con le 18/24 ore frontali in classe)…
-ci serve un raffreddamento del contenzioso, vorrei scrivere sul cancello della mia scuola che si tratta di una scuola deavvocatizzata, ma è una pia speranza in un mondo in cui ogni genitore per la minima cosa minaccia di andare da un legale (per esempio non si potrebbe una volta per tutte chiarire di chi è la responsabilità degli alunni nella mezzora prima e nella mezzora dopo il suono della campana? o nel cambio dell'ora? ti pare possibile che il DS possa assumersi la responsabilità del tragitto casa-scuola?!)
-ci serve certezza sull'esiguo fondo a nostra disposizione. Non abbiamo ancora riavuta l'economia del 2013, soldi nostri che Banca d'Italia ha risucchiato a dicembre e che non compaiono più! Ti pare possibile fare andare avanti una scuola di 900 alunni e 4 plessi con 26.000 € lordi? Con questi devo pagare tutte le attività aggiuntive, tutti gli straordinari, tutti i progetti!
Perché non consulti i dirigenti scolastici oltre ai sindaci?
Invece di mettere in moto una montagna (vedi lavori pubblici) per partorire un topolino (con la cifra che hai stanziato solo un plesso scolastico per ogni comune può essere ritoccato), perché non ci ascolti?
Ci sarebbero altre cose da dire, altre mille idee da suggerirti, ma per ora mi sono venute in mente queste, magari ti scrivo una lettera a settimana, che ne dici?
Che dite, sono stata chiara?

lunedì 3 marzo 2014

L'importanza di celebrare gli eventi



L'anno scorso per un intero anno scolastico abbiamo lavorato insieme sui Teachable Moments, che sono comunque sempre validi e riutilizzabili (essendo diventata preside ne faccio delle circolari più o meno mensili di ispirazione per gli insegnanti).
Nel corso di quest'anno scolastico che volge alla sua porzione primaverile (da cui notoriamente poi è tutto una discesa repentina, tra vacanze pasquali, viaggi di istruzione, corse per recuperare il tempo perduto e ansie varie) mi sono resa conto di quanto sia importante celebrare alcuni momenti salienti, per l'identità di una scuola e per dare una direzione al percorso di insegnamento-apprendimento.
Gli eventi celebrativi sono come delle tappe, delle pietre miliari che segnano il cammino, valorizzano un aspetto e creano le condizioni per proseguire con più consapevolezza e, forse, entusiasmo. L'anno attuale è stato un po' come una prova generale per me, non ho potuto dedicare tutto il tempo che volevo alla didattica e alla valorizzazione del lavoro dei docenti, ma il mio motto interiore è "qualcosa è meglio di niente" (o a seconda dei casi… "comunque è meglio di un pugno in un occhio"), per cui posso dire di avere le idee più chiare per il prossimo anno, che verrà scandito dai seguenti appuntamenti (il visto indica che siamo riusciti a farlo anche quest'anno):

SETTEMBRE: Settimana dell'accoglienza 
OTTOBRE: primo lunedì dopo il 12 ottobre Columbus Day Festa della storia e della geografia
DICEMBRE: Festa musicale natalizia 
GENNAIO: Open Day 
FEBBRAIO: 17 febbraio M'illumino di meno
MARZO: 14 marzo Pi Day Festa della matematica (, in programma) e Giornata della spesa solidale (data da stabilirsi)
APRILE: 22 aprile Earth Day Festa dell'ecologia, della tecnologia e dell'astronomia (, in programma)
MAGGIO: 23 maggio Anniversario della strage di Capaci: Giornata del nostro no alla mafia
e Festa finale dell'Istituto (, in programma)

Vorrei anche proporre di stabilire una giornata settimanale in cui alla ricreazione si mangino solo spuntini sani, frutta o torte fatte in casa.

Adesso vi aspetto con idee, suggerimenti, incoraggiamenti!
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