lunedì 30 giugno 2014

#viaggionellarte National Gallery, Gli ambasciatori di Holbein


Il dipinto (1533), molto grande (2,06 m x 2,o9 m), è un doppio ritratto di due ambasciatori insieme a molteplici oggetti evocativi. In primo piano un oggetto anamorfico, cioè distinguibile solo di sbieco da destra: si tratta di un teschio che rappresenta il memento mori, ricordati che devi morire. Per vedere la verità delle cose occorre spostare il proprio punto di vista e mettersi da una visuale diversa.
Le due figure sono i due ambasciatori  Jean De Dinteville e George De Selve, le cui età di 29 e 23 anni sono indicate sui rispettivi pugnali.
Sullo sfondo di un tendaggio verde si staglia un tavolino alto con due ripiani. Qui notiamo diversi oggetti: un globo celeste, quadranti, bussole, astrolabi, meridiane e altri strumenti per la misura del tempo e delle distanze terrestri e celesti (come il torquetum in alto a destra), a rappresentare il mondo celeste. Sul ripiano inferiore si trova un globo terrestre (su cui è tracciata la rotta di Magellano), un libro di aritmetica, un compasso da architetto, una squadra, un libro di inni musicali, un grosso liuto, un astuccio con dei flauti, a rappresentare il mondo terreno e correlabili al Quadrivum medievale (le quattro materie erano musica, astronomia, aritmetica e geometria). 
Oltre al teschio vi sono altri richiami alla fugacità della vita: il liuto che ha una corda rotta,  un teschio sul medaglione, un crocifisso nascosto in una piega della tenda. La Passione di Cristo è richiamata anche dalla data indicata dalla meridiana cilindrica, l'11 aprile del 1533 che era Venerdì santo. 
La tela appare quindi come una difesa del cristianesimo e della divina armonia universale e raffigura una sorta di istantanea della liturgia del Venerdì Santo nella Londra del 1533, ovvero del rituale cattolico della crocefissione e morte di Gesù Cristo a un millennio e mezzo esatto dalla sua morte. Anno nel quale Enrico VIII, ripudiata la prima moglie, avrebbe fatto incoronare regina Anna Bolena.
Diversi sono i cenni alle lotte e alle divisioni religiose: il libro degli Inni luterani, la posizione del globo celeste puntata sulla Spagna, la prima parola del libro di matematica che è dividirt.
Anche il pavimento ha un significato: molto simile a quello dell'Abbazia di Westminster e a quello della Cappella Sistina. Il cerchio dentro il quadrato con altri quattro cerchi attorno rappresenta il macrocosmo con i quattro elementi, le quattro stagioni o le quattro età dell'uomo.
Il dipinto quindi è fittamente intrecciato di sottili richiami ad andare oltre le apparenze e a cogliere il messaggio di verità che vi sta dietro.

sabato 28 giugno 2014

Scienza in TV


Riporto la conclusione di un episodio dell'interessante e ben fatta serie di National Geographic Channel, Cosmos:

"Vivevamo in una specie di prigione, un universo limitato. Come abbiamo fatto ad evadere? È stato grazie a generazioni di studiosi che hanno imparato a memoria semplici regole: 
-sfidare l'autorità (nessuna idea è giusta solo perché la dice qualcuno, me compreso);
-ragionare con la propria testa; 
-mettersi in discussione; 
-non credere a qualcosa solo perché fa comodo (credere una teoria non la rende vera); 
-verificare le idee grazie alle prive emerse da osservazione e sperimentazione (se una vostra teoria non supera un test ben fatto è sbagliata: dimenticatela); 
-seguite le prove dovunque portino e se non ne avete rimandate il giudizio; 
-e, forse la regola piú importante in assoluto, ricordate che potreste sbagliarvi; 
anche i piú grandi scienziati hanno commesso degli errori, ed è naturale, erano uomini. La scienza è un modo per non ingannare se stessi e gli altri. Ma gli scienziati conoscono il male? Certo, abbiamo fatto un uso improprio della scienza come di qualsiasi altro strumento a nostra disposizione; per questo motivo non va lasciata nelle mani di una ristretta cerchia di potenti, piú diventa parte della nostra vita, meno sarà probabile che qualcuno ne abusi".

Ottima lezione di vita, non credete?

mercoledì 25 giugno 2014

Dal 2008 a oggi: cambiamenti e costanti

Nel lontano 2008 scrivevo questo post con domande sugli "outfit" preferiti, un modo divertente di parlare un po' di sé...
Oggi a distanza di sei anni (sei!) lo ripropongo chiedendovi come allora di rispondere, nei commenti o nel vostro blog lasciandomi nei commenti il link.
Cominciamo, o meglio... ricominciamo:

La mia divisa: dalla "semplicità e comodità" del 2008 sono passata, oggi, a "stile senza strafare".
I colori: amavo molto i colori neutri, rischiando di apparire spesso monocolore soprattutto in nero, ora mi sono decisamente lanciata sul colore. Sarà un effetto collaterale degli "anta"?
Scarpe: da "quasi mai il tacco" a quasi mai senza tacco (comodo ma tacco)... cambiamento radicale!
Gioielli e accessori: o il classico sempre uguale delle cose a cui sono più affezionata (orecchini di perle e anello con brillanti, per intenderci) o fantasia!
Sempre: fede e anello di fidanzamento, orologio Tissot. Davvero un sempre: non ho cambiato risposta!
Mai: mutande filiformi e minigonne. Anche qui nessun cambiamento.
Cosa mi piace del mio guardaroba: che non sembro una signora.
Cosa vorrei cambiare: ogni tanto mi piacerebbe qualche capo particolarmente chic.
Trucco: assolutamente mineral (uguale al 2008, anche qui)
Ossessione: scarpe e borse!
Negozi preferiti: boutique del centro dove mi conoscono e mi sanno consigliare, dove non spendere una fortuna...
Il prossimo acquisto: qualcosa di originale a Londra
Un errore: un paio di scarpe troppo dozzinali che non mi stanno comode
Un sogno:  

(borsa Burberry)

Attendo numerose le vostre risposte... 

lunedì 23 giugno 2014

Idee per risparmiare



Leggo un interessante articolo su alcune valide e indolori idee per risparmiare, da cui traggo libera ispirazione per qualche appunto...

1) ordinare un trasferimento automatico di pochi euro la settimana o al mese su un conto di risparmio (es. conto Arancio)

2) saltare una spesa per una settimana al mese consumando ciò che si accumula a casa nella dispensa o nel congelatore

3) vendere a un compro oro gli orecchini spaiati e quei gioielli che non usiamo

4) quando si mangia in ufficio cercare di portarsi il pranzo da casa, preparato per esempio cucinando una porzione in più la sera prima

5) preferire le serate con amici in casa piuttosto che mangiare al ristorante

6) recarsi al supermercato, meglio se discount (io amo l'Eurospin),  con una lista dettagliata e attenervisi

7) fare una lista di quello che ci serve o che desideriamo per il nostro guardaroba e quando iniziano gli sconti cercare solo quello 


Mi aiutate ad allungare la lista?

venerdì 20 giugno 2014

Niente dura?



Niente dura, niente dura... e questo lo sai, però non ti ci abitui mai - canta Vasco.
Nell'aula magna dove svolgiamo gli esami c'è un grande mosaico di ceramica di Caltagirone, che rappresenta Bacco e la festa del vino. Lo avevo già notato. Oggi però un professore ha voluto raccontarmene l'origine. La grande lastra apparteneva all'edificio storico della scuola, di un'antica famiglia nobiliare che negli ultimi anni dell'Ottocento donò l'intera tenuta affinché nascesse una scuola tecnica enologica. Allora Catania era una fiorente produttrice di vino, seconda solo a Marsala e alla regione piemontese. Dall'edificio, chiuso perché pericolante, l'ex preside dell'istituto ha tirato fuori il mosaico e lo ha fatto restaurare per poi esporlo in un ambiente più sicuro. Parentesi: prima dell'Unità d'Italia grazie alle politiche doganali dei Borbone il Meridione era fiorente in molti settori. Poi fu saccheggiato.
Il prof è in pensione ed è stato richiamato come commissario per una materia che non esiste quasi più, cancellata come altre dalle riforme che si sono susseguite in nome del risparmio.
Mi sono guardata intorno: un altro docente mi ha detto di avere ormai solo due ore con i ragazzi, anche la sua materia è ormai sparita dai nuovi ordinamenti. Un altro ancora aveva la gioia stampata in faccia quando mi ha fatto vedere i laboratori di scienze che la sua scuola possiede. Persone in gamba. Dagli occhi buoni. Non so come dire, di buona volontà. Eppure tutto il lavoro messo in campo sembra destinato all'oblio.
Sì, perché quello che mi fa rabbia davvero è la sensazione di essere di fronte a un'ingiustizia perpetrata nel silenzio. E quello che mi fa paura e che mi ha riempito di una tristezza che ancora non mi lascia è vedere la bontà, la semplicità e la preziosità di un lavoro di una vita dentro le morse di un sistema indifferente.

mercoledì 18 giugno 2014

I miei Esami di Stato

Nel fare la domanda per svolgere il ruolo da Presidente della Commissione d'esame per
quella che una volta era definita "la maturità", confesso di essere stata titubante. Cosa mi aspetterà? Sarò capace? La normativa è zeppa di cavilli e regole, la burocrazia può essere feroce. Poi ho deciso di rischiare: studierò a fondo, come sono abituata a fare da una vita e mi butterò nella mischia... l'esperienza si deve pur cominciare a costruire!
Sono stata nominata in un istituto agrario, di grandi tradizioni in città ma, attualmente, a causa del calo delle iscrizioni, accorpato ad una scuola vicina e quindi defraudato di un glorioso passato che sembra essere ormai finito. 
La scuola, posta su un'altura non lontana dalla centralissima via Etnea, risiede in una tenuta storica con agrumeto e vigneto. La villa principale è in stato di abbandono, necessiterebbe di un accurato restauro, ma... si sa, i soldi mancano, o chissà, saranno finiti da qualche altra parte! La scuola oggi lavora in un edificio moderno, costruito accanto.
Noto subito il personale molto gentile, accogliente. Gli alunni sono pochi, i docenti si sentono come in una famiglia.
Tutto scorre liscio per la riunione preliminare. I collaboratori (una volta detti bidelli) sono orgogliosi dell'istituto in cui prestano servizio: mi raccontano com'era prima, quanto fosse grande e fiorente.
Oggi la prima prova scritta.
Ragazzi educati, compiti. Soprattutto maschi, qualche signora che si presenta da esterna, alcuni disabili supportati dall'insegnante di sostegno. 
Il clima è sereno.
I ragazzi si mettono al lavoro. Certo, la prima traccia, su Quasimodo, non la sceglie nessuno. Ma le altre non suscitano particolari difficoltà. Giro tra i banchi, leggo ciò che hanno scritto. Pochissimi errori grossolani. Mi soffermo, mi parlano delle idee che vogliono mettere giù: si accenna a speranze in un futuro migliore, a responsabilità del consumatore consapevole, al degrado delle periferie, alle scelte politiche che determinano la desolazione di alcune realtà.
I colleghi di commissione mi riferiscono di alcuni: chi appena arrivato non sapeva neanche parlare l'italiano e si esprimeva solo in dialetto e ora sembra un signorino, chi si è appassionato all'azienda agricola di famiglia e la vuole portare avanti, chi è ancora in cura per un tumore. 
A metà mattinata mangio una granita di mandorla in una sala attigua: è lo spazio adibito alle attività laboratoriali degli alunni disabili, qui durante l'anno si fanno marmellate, si mettono in salamoia le olive e accanto si coltiva l'orto. Questi ragazzi sono curati e sollecitati.
E io sono contenta di avere l'occasione di conoscere una realtà scolastica positiva, di confrontarmi con un'altra scuola. 


venerdì 6 giugno 2014

Di viaggi di istruzione e di imparare viaggiando

Un invito a leggere una mia intervista sul blog MaPi Esplorazioni su un tema a me molto caro: il viaggio come occasione privilegiata di apprendimento. Ecco alcune delle domande che mi sono state rivolte:
-Che cosa significa per te viaggiare? Ti senti più turista o viaggiatrice? E per quale ragione?
-Tu affermi che per conoscere davvero qualcosa non basta sapere ma occorre fare un’esperienza diretta e che il viaggio diventa quindi un’occasione unica per immergersi nella storia di un popolo, di una cultura e di una città. Potresti farci degli esempi pratici basati sulla tua esperienza come insegnante e degli altri esempi basati sulla tua esperienza di mamma-viaggiatrice che ti hanno portato a trarre queste conclusioni?
-Tu paragoni la conoscenza ad un viaggio. Potresti spiegarci meglio questo concetto e il perché di questo paragone?
-Secondo te è auspicabile e possibile il binomio viaggi-scuola e per quali ragioni? Negli anni trascorsi dentro alla scuola hai incentivato questo binomio? Se sì, in quale modo? E come hanno reagito genitori e insegnanti alle tue proposte?
Se vi va di leggere le risposte, saltate qui.

giovedì 5 giugno 2014

#viaggionellarte Passeggiata nello spazio e nel tempo al British Museum

Visitando il British Museum è possibile viaggiare nello spazio e nel tempo, cominciando dagli albori della presenza umana sulla Terra...

Piano terra - Ground Floor




Si tratta di oggetti tra i più antichi conservati al British Museum, provenienti dal sito archeologico di Olduvai in Tanzania, scoperto casualmente da un entomologo che inseguendo una farfalla cadde in una faglia del terreno. Caratteristici ritrovamenti di Olduvai sono il chopper e l'amigdala. Il primo è un ciottolo scheggiato, il secondo ha una caratteristica forma ovale e appuntita. Attualmente questi reperti si trovano nella Sala 2 del Museo, detta Changing Museum, dove sono presenti in modo temporaneo degli oggetti scelti da sale in restauro.

Esempio di pietra scheggiata in modo uniforme con tratti paralleli è la punta Clovis, risalente a quella che viene ritenuta la più antica cultura nordamericana scoperta. Questa insieme ad altre testimonianze di altre civiltà primordiali si trovano nelle sale 26 e 27. Accanto la sala 24, che è incentrata sul tema Living and Dying.

Da qui ci si può spostare in Asia. Nella sala 33 troviamo interessanti testimonianze dell'India e del Sud Est asiatico.

Ma adesso è l'ora della culla della nostra civiltà, con la sala 4 dedicata all'Egitto antico. 
Qui troviamo la stele di Rosetta (su di essa il mio precedente post) e la statua colossale di Ramses II, uno dei pezzi egizi più grandi presenti al British, pesa più di 7 tonnellate e insieme alla stele è un ritrovamento della campagna napoleonica.
Accanto le sale assire (dalla 6 alla 10): qui si possono ammirare i monumentali guardiani della palazzo di Assurbanipal con al ricostruzione delle porte di Balawat (6); i ritrovamenti del palazzo di Nimrud (7-8) e Ninive (9); nella sala 10 i tori alati delle porte di Khorsabad e gli affreschi del palazzo di Assurbanipal.

Piano superiore - Upper floor

La visita delle antichità egizie (sale 61-66) e mediorientali (52-59) continua al piano superiore.
La sala 61 è davvero spettacolare, si tratta infatti della ricostruzione della cappella tombale di Nebamun:



Ma anche le innumerevoli mummie delle sale 62-63 meritano la giusta attenzione. Alla sala 64 si noterà la più antica delle mummie, perfettamente conservata dalla sabbia del deserto, denominata Ginger:


Spostandoci in Mesopotamia, potremo visitare ricostruzioni delle più antiche città. Nella sala 56 troviamo lo Stendardo di Ur:


Per una spiegazione guardate questo video di Anna Rita Vizzari:



Come la colonna Traiana e l'arazzo di Baieux, si tratta di una narrazione per immagini, come fosse un fumetto.


Antichità greco-romane tra piano terra e piano superiore


È arrivato il momento di dedicarsi alle Antichità greco-romane, poste in parte a questo piano (sale  69-73) in parte al piano terra (sale 11-23). 
Al Partenone ho dedicato un post apposito. Ma qui mi interessa portarvi a vedere il magnifico vaso Portland.
Si tratta del più prezioso vaso in pietro lavorato a cammeo dell'antichità.
Il vetro soffiato fu scoperto nel I secolo a.C. e probabilmente il vaso risale al periodo augusteo (tra il 31 a. C. e il 14 d. C).
La tecnica del cammeo è molto raffinata: essa consisteva nell'immersione del manufatto in un bagno di vetro bianco fuso che veniva poi modellato e cesellato da un esperto intagliatore.

La nostra passeggiata giunge al termine. 

Al British Museum vi sono moltissime altre sale, alcune tematiche (una per esempio sulla scrittura e una sulla misurazione del tempo) così come sono rappresentate altre epoche (il Medioevo) e altre civiltà (l'isola di Pasqua alla sala 24 ma anche i Celti, i Maya e gli Aztechi alla sala 27), per esempio).
Ma per i nostri poveri piedi per oggi può bastare!
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