mercoledì 25 febbraio 2015

Pizzi d'Autore: una nuova rubrica


Sapete che questo blog è incentrato sull'umana esigenza di crescere imparando dalla realtà e questo non solo in senso scolastico: si impara attraverso i viaggi, attraverso l'uso delle mani, anzi di tutti i sensi a nostra disposizione, come si impara attraverso gli avvenimenti e gli incontri. 
In questo processo di apprendimento continuo i libri, è naturale, hanno un posto privilegiato. I libri li leggiamo, ci immergiamo nelle storie che custodiscono e attraverso le pagine scorgiamo qualcosa del rapporto tra l'autore e la realtà. Ebbene, con questa rubrica vogliamo spingerci più in profondità e incontrare chi i libri li scrive.
La persona che ci guiderà in questa nuova avventura non sono io, ma una prof di matematica e scienze che è anche scrittrice, che chiameremo con il nome di Mavie, perché è questo il nome che ha prescelto per sé. Perché Mavie? Perché Pizzi d'Autore? Chiediamolo direttamente a lei:

Vuoi presentarti brevemente ai lettori di questo blog?

Mi chiamo Mavie e ho un’età di tutto rispetto, che però non intendo rivelare. Ho sempre guardato con ironia mista a tenera compassione le donne che nascondono i propri anni, dunque, per non cadere io stessa in tentazione, glisso e passo oltre.
Invece vi racconto l’origine del mio nome perché è forse all’interno di quelle cinque lettere che è celato il mio destino di scrittrice, Mavie è infatti il personaggio di un romanzo che mia madre leggeva mentre con amore attendeva che nascessi.
Mavì mia vita”, della famosa Liala.
Poi io stessa, da giovanissima, l’ho cambiato nel più esotico Mavie, ma tanto il significato è quello: la mia vita.
È stato semplice modificarlo perché il mio nome anagrafico – guai a dirmi il tuo VERO nome – è Carolina, come la nonna paterna.
Per il resto, posso dire che ho una formazione nettamente e dichiaratamente scientifica e sarebbe qui grazioso raccontare come ho fatto, io che amo visceralmente la letteratura, a ritrovarmi a insegnare matematica e scienze ai ragazzini, ma temo di dilungarmi troppo e ci sarà modo in seguito di raccontarmi.
Last but not least, per dirla all’anglosassone, sono mamma di due figli, due meravigliosi giovani adulti.

Ci descrivi dal tuo punto di vista cos'è, in cosa consiste il mestiere di una scrittrice?

Difficilissimo rispondere a questa domanda, perché è qualcosa che, eventualmente, ci si chiede a posteriori.
Quando si inizia a scrivere non ci si pongono domande, o almeno io non me le sono poste.
L’unica cosa che posso dire con certezza è che non puoi scrivere se non ami leggere, se non ritieni che immergerti nelle storie sia come vivere cento vite, se non provi attrazione per le parole, se non ti sei imbambolato almeno una volta davanti a una frase leggendola e rileggendola, assaporandone il suono, scavandone i contenuti, nuotando tra le righe, in altre parole, innamorandotene.
Forse è questo il significato dello scrivere, tentare di essere un autotrofo della letteratura, generarla da te, come chi impara a cucinare spinto dalla voglia di riprodurre i piatti che ha gustato.

Questo mestiere non è il tuo unico lavoro, come si concilia con il tuo ruolo di insegnante? In qualche modo si interseca? O si tratta di vite parallele?

Dal punto di vista pratico sono cose distinte e separate. C’è la me a scuola, c’è la me che scrive, e ci sono altre me: la me che prepara il pranzo, la me che va in palestra e quella che ascolta i problemi dei figli.
Poi però è un tutt’uno, anche perché l’azione concreta dello scrivere, quella che ti vede fisicamente digitare su una tastiera non è che l’ultimo atto di un processo che va avanti di continuo.
Io scrivo lungo tutti i miei minuti, invento trame, studio personaggi, le storie mi camminano dentro, a volte palesandosi decisamente, a volte in sordina.
Certo devo ammettere che stare in classe, insieme a venti – trenta ragazzini, mette in crisi l’ingranaggio, ma mi faccio travolgere volentieri perché mi piace tantissimo il rapporto cha instauro con loro.
C’è un’enorme responsabilità in tutto questo, e non parlo solo di frazioni e figure geometriche, parlo di tutta una serie di altre cose che attraverso il mio comportamento, il mio esempio, il mio modo di fare, vengono veicolate fino alle loro giovani e duttili menti,
Per non parlare del fatto che come insegnante di scienze ho anche un’altra grande responsabilità che è quella di instradarli all’utilizzo consapevole delle risorse ambientali e guidarli verso comportamenti mirati alla conservazione del loro stato di salute fisica e mentale.

Come riassumeresti attraverso i tuoi libri il tuo percorso di scrittrice?

Sicuramente sono cresciuta. Ripenso al mio primo libro (E sono Creta che Muta) e adesso sarei felice di smontarlo e rimontarlo all’incontrario. Nello specifico lo asciugherei moltissimo, userei molte meno parole di quelle che ho usato.
Ma si sa che l’opera prima risente sempre dell’inesperienza. Fra l’altro questo mio primo romanzo non ha ricevuto un editing adeguato da parte della casa editrice, cosa che invece c’è stata nei successivi due romanzi.
Un ulteriore segnale di crescita è stato lo sganciarmi dalle vicende personali per spaziare su trame di fantasia.
Sullo stile di scrittura non voglio dilungarmi, lasciando la parola agli altri e soprattutto alle pagine dei miei libri.
La cosa certa è che scrivere e pubblicare ha cambiato il mio modo di leggere, sono diventata una lettrice molto più esigente e meno onnivora. Spesso ricerco nei libri la soluzione dei nodi narrativi che mi trovo via via ad affrontare.
È più uno studio che un leggere in relax, ma mi piace così.

Dove trovi le storie? Da dove nasce la primissima ispirazione?

Non ho il luogo delle storie, le storie sono nell’aria, e a volte riesco a captarle.
Probabilmente chi scrive ha imparato a osservare la realtà con maggiore attenzione.
Che poi le storie sono sempre uguali e hanno mille modi di essere raccontate, mi sono accorta che sono spesso modellate sulla tematica che ho voglia di affrontare.
Per esempio in Dentro due valigie rosse la mia intenzione era quella di scandagliare il fondale insidioso della risposta umana ai sentimenti negativi, soprattutto all’astio e al rancore.




La storia e i personaggi poi come si sviluppano? Sai già all'inizio dove ti porteranno le loro vicende?

In linea di massima ci sono due o tre pilastri che tiro su fin dall’inizio, e in generale so dove voglio arrivare, ma il sentiero che mi porterà dal punto A al punto B è tutto da scoprire e si va delineando mentre cammino.
Non credo alla faccenda che i personaggi ti conducono dove vogliono senza che tu ne abbia il controllo, ma è vero che se ne hai abbozzato i tratti principali sia in termini di caratteristiche fisiche che per quanto riguarda la loro personalità, poi camminano da soli.
Per riderci un po’ su, se il tuo personaggio è una donna avanti con gli anni, se è amante della cucina e della buona tavola e anche per questo in sovrappeso, se ha come hobby l’uncinetto e il giardinaggio, è difficile che di punto in bianco decida di comprare una motocicletta.


Abbiamo pensato insieme a una rubrica da condividere su questo blog: vuoi presentarla? Di cosa ti occuperai?


Sì, ed è una cosa che mi elettrizza molto.
Vorrei, anzi vorremmo, che fosse una rubrica in cui presentare scrittori, e artisti di ogni tipo, che abbiano voglia di raccontarsi non soltanto attraverso le loro opere.
Saranno delle chiacchierate in cui i nostri ospiti parleranno della loro vita, dei loro sogni delle loro speranze e di quanta gioia e anche quante delusioni ci siano state lungo il cammino artistico e personale.
La rubrica si intitolerà PIZZI D’AUTORE, titolo che è stato scelto per le particolari suggestioni che offre questo tessuto leggero e prezioso.
Costruito da un intreccio di fili attorno al vuoto, è molto versatile, a volte sta a ornare indumenti intimi , nascosti agli occhi dei più, a volte è ostentato sfrontatamente.
Di morbide tonalità pesca e disegnini minuscoli o a grandi fiori neri o ancora geometrico e rosso, è sempre e comunque un gioco di luci e ombre, di vedo e non vedo.
Ognuno sarà libero di seguire il suo percorso e noi lo asseconderemo.
Naturalmente ne approfitteremo per ottenere anche consigli di lettura.
La speranza è che i nostri lettori siano interessati e partecipi, in modo che la rubrica quanto sia quanto più possibile interattiva.
Comunque vada, ti voglio ringraziare per l’opportunità, per la fiducia e per lo spazio che stai mettendo a mia disposizione.



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