venerdì 18 settembre 2015

La parrucchiera di Kabul per i venerdì del libro


A Deborah non era mai bastato essere solo un'estetista: "È un bel lavoro, ma io volevo trovare qualcosa che mi permettesse di contribuire a salvare il mondo". E non la trova in una vita perfetta, anzi. Proprio dal disastro della propria vita matrimoniale, la donna riesce a scorgere una via d'uscita nella missione da volontaria a Kabul, dove fonda una scuola per parrucchiere. Il salone di bellezza, infatti, è un luogo a parte, dove gli uomini non possono entrare (le donne non possono essere viste senza velo) e dove ci si può esprimere in libertà. Non solo. Il mestiere di parrucchiera è proprio un lavoro adatto per la donna afghana, costretta a vivere sotto la protezione di un uomo, che sia il padre o il marito o tutt'al più un parente stretto. E invece, acconciando capigliature e truccando spose, la donna può guadagnarsi da vivere senza correre il rischio di essere importunata o tacciata di chissà quali immondezze.
L'istinto avrebbe portato Deborah a un'azione di forza per infrangere quelle barricate dietro le quali le donne erano costrette a muoversi come fantasmi, nascosti alla vista dal burqa. Ma "la cultura muta molto più lentamente dei sogni" e cercare di accelerare il processo di cambiamento può fare più danni che altro.
Un libro che apre un mondo, quello di un paese sofferente, che vive nei drammi e negli occhi di donne profonde, capaci di vera amicizia e di forti sentimenti.

1 commento:

  1. Non lo conoscevo, grazie delle segnalazione, mi piacciono le storie che parlano di donne.

    Ciao
    Flavia

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