mercoledì 28 gennaio 2015

Insegnare in 3D: Oltre il libro

Da cosa nasce cosa. Da oggi a scadenza variabile ospiterò sul blog i contributi di Laura, professoressa anzi teacher (insegna inglese alle medie, ma non solo)... Avrete modo di conoscerla da ciò che vi racconterà del suo modo di insegnare. Per ora vi posso dire che è passata dalla scuola che dirigo come una meteora (o, sperando in un ritorno, come una cometa), insomma come supplente. Dopo qualche settimana si è presentata in presidenza per chiedere se poteva organizzare un pic nic in inglese nel prato della scuola. Mi ha brevemente spiegato che voleva proprio realizzare una colazione sull'erba e conversare con gli alunni solo in inglese, in modo da arricchire il loro lessico in modo naturale. Evviva! - ho pensato. Da qui il passo è stato breve a parlare di flashcards, Montessori... A proposito i suoi figli hanno frequentato la scuola montessoriana... ma a Singapore! Insomma, vi ho incuriositi? 




Oggi cominciamo parlando di libri di testo: Laura, cosa pensi dei moderni libri di testo e dell'uso delle tecnologie?

L’editoria scolastica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. I nostri volumi sono sempre più colorati e coinvolgenti, quasi tutti ormai pensati per essere testi misti da usare con l’ausilio delle tecnologie più moderne, LIM* in testa. Eppure, io continuo ad avere la sensazione che persino la modernissima e bellissima LIM rappresenti un approccio bidimensionale ai contenuti e che, almeno nell’insegnamento delle lingue, basterebbe molto meno per aggiungere una dimensione all’apprendimento in classe. Realizzare il learning is experience che ispira questo blog è forse meno complicato di quanto si pensi.
C’è un’espressione inglese che mi piace molto: JUMP OFF THE PAGE. Per i non addetti ai lavori, la si usa per descrive qualcuno – studenti soprattutto – in grado di impressionare. A me invece piace pensare che sia la lingua a dover saltare fuori dalle pagine ed impressionare gli studenti. Così, quando preparo le mie lezioni, mi chiedo come fare per staccare le parole, le strutture grammaticali, le funzioni comunicative dalla pagina del libro e consegnarle in 3D ai ragazzi.

La tua idea di insegnamento in 3D è un altro modo di chiamare lo "studiare con le mani" o hands on learning di cui ho parlato spesso in questo blog. Quali strumenti possono trasformare l'insegnamento e l'apprendimento da bi a tridimensionale?

Alcuni, lo vedrete, sono strumenti vecchi come Matusalemme, altri sono idee rubate ad amici e colleghi conosciuti nel corso degli anni… anni nei quali ho vestito i panni dell’insegnante – per studenti dai 3 ai 70 anni, in Italia e all’estero – ma anche e soprattutto i panni della studentessa – in questo caso intenta a studiare più i professori e le loro tecniche che le loro discipline!
Ma basta preamboli e presentazioni, queste pagine hanno un obiettivo: condividere tecniche e attività già collaudate in classe. Leggete e, soprattutto, condividete i vostri teaching tips …it’s sharing time!

... quindi cosa vuoi condividere con noi oggi?

OGGI PARLIAMO DI: FLASH CARDS
Confesso che è una delle mie attività preferita per introdurre vocaboli nuovi. Ed ecco perché:
  • sono facili da preparare e da adattare ad ogni lezione o al periodo dell’anno: a ottobre flash cards di halloween, a dicembre flash cards natalizie; mentre studiamo gli uncountable flash cards sul cibo!
  • sono adatte a tutti gli stili apprenditivi. Particolarmente utili per aiutare ragazzi con difficoltà dell’apprendimento o semplicemente per coinvolgere gli studenti che tendono ad isolarsi / distrarsi; Se opportunamente usate – e vorrei dire dosate – garantiscono piccoli successi impensabili per gli studenti più deboli e possono trasformarsi nei primi passi verso l’autostima e la motivazione intrinseca.
Solitamente preferisco preparare io stessa le flash cards di cui ho bisogno. Stampate delle immagini colorate su cartoncino ed il gioco è fatto. Potete decidere se indicare sullo stesso lato o su lati diversi l’ortografia della parola. Lo spelling, specie per una lingua non trasparente come l’inglese, ha solitamente l’effetto di intimorire gli studenti, va quindi introdotto, ai livelli elementari, in un secondo momento.
  • sono un’ottima strategia di memoria e possono essere reimpiegate in mille modi:
    • Show and tell: l’insegnante mostra la carta e lo studente pronuncia l’oggetto che vi è raffigurato; si può partire con un numero minimo – 6 carte – ed aggiungere una o due carte ad ogni nuovo incontro. Senza che l’insegnante faccia nulla per introdurre competitività gli studenti cercheranno di indovinare il maggior numero di flash cards possibile, e la volta successiva di superare il proprio record personale. In questa versione, possono essere usate per creare una mini routine in classe – anche questa un piccolo accorgimento per aiutare la gestione della classe. “Per tutto il mese di ottobre cominceremo e finiremo le nostre lezioni giocando per 2 minuti con le flash cards. Siete pronti?” …ovviamente quando si fanno di questi annunci, proprio come facciamo con i nostri figli, è bene essere coerenti e mantenere la parola data.
    • Show and tell + spelling. Una sorta di spelling-bee con l’ausilio delle immagini. Perfetto per un gioco in squadre.
    • Teacher says: distribuite le carte e poi chiedete agli studenti di alzarsi solo se posseggono la flash card con la parola pronunciata dall’insegnante.
Può essere utilizzato per esercitarsi con le richieste: Assicuratevi che tutti gli studenti abbiano una carta tranne uno. Fate partire un cronometro. Lo studente che non ha carta inizia il gioco chiedendo: Can I have the bag, please? Allo scadere del tempo, lo studente rimasto senza carta avrà perso!
    • Sentence builder. Adattabile a qualunque aspetto grammaticale o tempo verbale voi stiate spiegando. Io l’ho provato con il verbo avere. Distribuite poche carte e chiedete agli studenti di fare delle frasi. Cominciate voi la catena chiedendo: Has Francesca got a cat? Uno studente risponde: No, she hasn’t. She has got a dog. /She hasn’t got a cat. Luca has got a cat and a rabbit,
    • Last but not least, sogno di avere un giorno un’aula abbastanza grande – o una classe poco numerosa! – per poter sperimentare un Touch and go di questo tipo:


L’ultima serie di flash cards create quest’anno ha riscosso notevole successo tra i miei studenti di scuola media e tra i miei figli... le trovate qui.
Io ho selezionato le 12 parole per me più significative. E ho creato delle flash cards duple face: solo immagine da un lato/immagine e parola dall’altro.

Ci hai dato tanti spunti, che possono essere utili anche per chi fa homeschooling. Di cosa ci parlerai la prossima volta?

Vorrei parlare di magic bags; role plays; just English, please! e …del perché studenti di ogni età dovrebbero continuare a canticchiare e ballare la lingua piuttosto che appiattirla in un’interminabile serie di esercizi strutturati!

Nel frattempo, se avete domande e curiosità o osservazioni non esitate a lasciare il vostro contributo nei commenti.

venerdì 23 gennaio 2015

Genitori: incontri ravvicinati di terzo tipo?



Sempre più frequentemente succede, lavorando a scuola, di scontrarsi con genitori ostici e oppositivi.
Situazione tipo: ragazzo ribelle e diciamolo pure ineducato, molteplici tentativi di arginare la situazione con metodi soft, interventi specifici, santa pazienza et cetera. Poi non ce la si fa più e si convoca il genitore, trovandosi davanti non solo un muro di gomma ma un continuo aggredire con atteggiamento minaccioso (quando non vere minacce).  
Cresce l'impressione di avere a che fare con un modo di fare pre-civile, in cui il cortile wathsapp ha sostituito il normale canale comunicativo tra l'istituzione scolastica e le famiglie. Si crede a una parola riferita piuttosto che alla circolare debitamente firmata e anche se il docente o addirittura la dirigente assicura una certa versione dei fatti, dall'altra parte c'è diffidenza e incredulità. Ci si permette di alzare la voce con un preside e di mettersi a tu per tu con un professore, sol perché il ragazzo non è gratificato e viene rimproverato! Apriti cielo! O perché non si è d'accordo con le decisioni prese a scuola, sospettando che ci sia sempre un secondo fine.
Mi chiedo dove possa risiedere l'origine di tale barbarie così diffusa: nell'ignoranza forse. Sempre più mi convinco che la mancanza di fiducia nelle istituzioni è dovuta alla totale incomprensione dei meccanismi, delle motivazioni e del background che le sorregge. Che non è il tornaconto né del resto un indistinto far stare bene i ragazzi, senza alcuna regola. Vi sono insomma delle regole, delle procedure e un modus vivendi dettato da criteri totalmente altri rispetto a quelli che agitano i dibattiti dei talk-show o gli annunci sensazionalistici di Facebook.
Che ne pensate?

lunedì 19 gennaio 2015

Assaggi di Puglia

Quattro giorni non bastano per una città, figuriamoci per una regione. E una regione come la Puglia, ricca -come tante altre in Italia- di paesaggi, tradizioni e attrazioni. Ma per un primo assaggio tutto sommato vanno anche bene, e ti lasciano il desiderio di tornare.

Primo giorno, arrivo ad Altamura. Un paese animato nonostante il freddo da neve (che infatti si è presentata il secondo giorno di permanenza), un corso pieno di negozi, una bella cattedrale con un presepe antico, viuzze molto suggestive. Noi alloggiavamo al Claustro cioè un cortile circondato da palazzetti i cui locali, tutti collegati, appartenevano alla stessa famiglia da cui il cortile prende il nome.

I nostri itinerari ci hanno portato il primo giorno a Matera, città (non pugliese) antichissima che come un relitto sembra essersi arenato sulla montagna e di averne assorbito i segni del tempo e le tracce della millenaria storia fino a non permettere più di distinguere le pietre dalle costruzioni:




Il secondo giorno abbiamo visitato le Grotte di Castellana addentrandoci nel ventre della montagna: non si potevano scattare fotografie e conservo la memoria di un luogo quasi fuori dallo spazio, in un perfetto equilibrio di temperatura costante, senza aliti di vento e correnti d'aria. Peccato per la completa assenza di una rete di servizi turistici che ci siaspetterebeb da un sito così bello nonostante la nostra visita si sia svolta di domenica. Non uno shop specializzato, non un museo né un negozio di souvenir o bar interno. La nostra guida, ammirevole e bravissimo omone, ci confessa che tutto quello che sa lo ha imparato per la sua grande passione e che l'amministrazione inquadra le guide specializzate come lavoratori stagionali! In Europa attorno alle Grotte avrebbero costruito un intero regno!
Ci siamo spostati poi ad Alberobello, che di inverno assumono ancora di più l'aspetto di villaggio delle fate che possiedono anche nella bella stagione:



Fate o streghe... vista la simbologia ancestrale che domina gli spioventi!

Il terzo giorno quasi in completa solitudine (a causa del freddo) abbiamo visitato Ostuni assorta in una nebbia silenziosa:



Un'ultima notazione per l'incontro con la cucina pugliese: l'avevo già conosciuta in occasione della visita di Castel del Monte, ma il ricordo si era sbiadito. Piatti semplici, sapori  definiti e tradizionali, ma ottimi! Ci siamo affezionati in particolare al ristorante con volte di tufo Ai tre archi di Altamura, dove siamo più volte ritornati, ma voglio menzionare anche Il Fidelio di Alberobello posto in una bella villa con giardino. 

martedì 6 gennaio 2015

Educare con il cinema: Saving Mr. Banks

Film del 2013, racconta del lungo assedio che Walt Disney (Tom Hanks) a Pamela Travers, autrice di Mary Poppins, per ottenere i diritti cinematografici della celebre storia della tata dei Banks. Un assedio durato vent'anni e che sembra sfumare ancora una volta, nonostante il viaggio della scrittrice ai Disney Studios di Los Angeles per rivedere il copione.
Ma non sono né il denaro né la notorietà che possono convincere Pamela.

Nei personaggi del suo libro, Pamela ha messo le sue sofferenze di bambina: per motivi diversi, né il padre né la madre sono stati in grado di darle la sicurezza di cui aveva bisogno. Anzi, nel rapporto con il padre, idealizzato, aveva ricevuto solo illusioni, inevitabilmente crollate in conseguenti delusioni.
Anche allora c'era stato bisogno che una figura esterna, come Mary Poppins, portasse nella sua disastrata famiglia un po' di ordine. Solo che in quell'occasione con la zia non era arrivata la salvezza sperata.
Ella, quindi, prende su di sé il fardello dell'intera sua vicenda familiare, come simboleggia l'aver scelto il nome del padre come cognome del suo pseudonimo. E immagina che quella tata volante, dall'enorme borsa piena di tesori, possa davvero venire a salvare non lei bambina, ma il padre. 

Il suo libro migliore le servì per salvare la sua infanzia, per salvare la sua famiglia, per salvare ogni Mr. Banks, ogni padre che fallisca nel suo compito.

Ognuno di noi porta un bambino dentro di sé, dice a un certo punto Walt Disney nel film, intendendo la parte spensierata e giocosa che sopravvive in tutti nonostante l'avanzare dell'età. Ma il bambino che porta dentro Pamela, come tutti, non è solo quello fanciullesco, ma anche quello ombroso, quello composto di tutte le ombre che hanno popolato l'infanzia, quello che va perdonato.
Quello che va lasciato andare, se non si vuole vivere rivolti al passato.

Film consigliatissimo.

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