sabato 4 luglio 2015

Il mio primo incontro con Jane Austen: Emma


Arrivo tardi, forse, al primo incontro con un classico della letteratura inglese, un punto fermo del canonico bagaglio di ogni lettore appassionato.  Ma è andata così e sicuramente gli incontri arrivano quando è possibile afferrarli. Ed evidentemente questo era il momento di Jane Austen per me.
Come tutti gli incontri che si rispettino, all'origine fu il "caso". Non un percorso di studi che avrebbe richiesto un ordine cronologico nell'approccio. Ma il caso di una proposta di lettura mensile di gruppo, nel club di lettori più delizioso che conosca, quello del gruppo FB che mi vanto di aver fondato, Segnalibro. Per cui ho cominciato dal penultimo dei romanzi di Jane, l'unico intitolato alla protagonista dell'intreccio, Emma.
Letti i primi capitoli, mi ero affrettata a esprimere la prima impressione: quella di trovarmi, per niente coinvolta, come ad assistere a uno spettacolo teatrale in costume, senza implicazioni emozionali, se non quella di una sgradevole sensazione di estraneità. 
Il dovere della lettura comune mi aveva spinta a perseverare, con una certa premura.
Mi addentravo, è vero, nella sorniona e leggera scrittura dell'autrice, soffermandomi di tanto in tanto a sottolineare le massime che fanno capolino e che sembrano messe là proprio per essere notate. L'autrice ti porta a notarle: come se ti invitasse a indugiare su alcune impercettibili svolte del racconto. E mi sono ingannata. Jane Austen mi ha ingannata alla grande: perché quell'estraneità, quella sottile antipatia per la protagonista è volutamente preparata e coltivata dalla scrittrice stessa. Ci sono cascata. 
Ne ho preso coscienza a poche pagine dalla conclusione, quando ormai convinta della vacuità della vicenda e dei dialoghi oltre che delle preoccupazioni dei personaggi e della provincia inglese dell'Ottocento, ho avuto insieme a Emma la rivelazione della verità.
Insieme a Emma che finalmente conosceva se stessa ho conosciuto l'inganno costruito dall'autrice. E ne sono rimasta sorpresa. 
In poche frasi tutto ha assunto una nuova luce e la maestria dell'autrice è evidente proprio nella coincidenza tra forma e contenuto: da un mondo costruito sull'inganno e sull'apparenza ingannevole a un mondo di sincerità e di affetti reali, da un dispiegarsi di dialoghi e di rapporti che dissimulano la realtà al chiarirsi  di tutto, come in un mosaico di cui prima si scorgeva solo un disegno confuso, attraverso un impercettibile ma luminoso cambiamento di atmosfera. La commedia degli equivoci e dei fraintendimenti diventa alla fine romanzo d'amore, dei più ottocenteschi, dei più puri.
"Pochi istanti bastarono a fare conoscere il proprio cuore" a Emma. Sì, "era bastata mezz'ora per dare a ciascuno di loro la preziosa certezza di essere amato". E da qui cambia tutta la percezione delle banali cose, delle cose uguali a se stesse di tutti i giorni: tutto uguale e tutto diverso! Perché ogni vero amore fa sì che tutto diventi diverso e speciale: "nell'esperienza di un grande amore tutto diventa avvenimento nel suo ambito" (R. Guardini).

1 commento:

  1. Palmy, concordo perfettamente con te; io premetto che lessi Emma quando già avevo divorato ( e amato ) Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento e Persuasione.
    Perciò confesso che restai spiazzata dai primi capitoli... trovavo Emma insopportabile, odiosa, non all'altezza delle altre eroine Austeniane che tanto avevo amato... invece, pagina dopo pagina, tutto gradualmente muta, fino a farti affezionare a lei come a tutte le altre creature della sua straordinaria penna....
    Devo dire che alla fine l'ho adorato. Credo che dovrei adesso rileggerlo, a distanza di quasi vent'anni.. perchè l'altra cosa che ho imparato di Jane, è che rileggendola a distanza di anni ne apprezzi altre piccole sfaccettature che prima ti erano sfuggite......

    bellissima recensione!!!

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