venerdì 12 dicembre 2014

L'ora di lezione


"C'è stato un tempo in cui -scrive Recalcati - [...] l'autorità dell'insegnante era garantita dalla potenza della tradizione alla quale si appoggiava: il modello pedagogico prevalente era quello correttivo-repressivo, fortemente gerarchizzato", fondata sull'alleanza genitori-insegnanti.

Oggi prevale un modello, destabilizzante, in cui "i genitori si alleano con i figli e lasciano gli insegnanti nella più totale solitudine, a rappresentare quel che resta della differenza generazionale e del compito educativo". 

Il difficile è che non c'è una bacchetta magica in grado di restituire ai docenti l'autorità perduta e non ci sono strategie valide per tutti gli alunni e per tutte le classi. Tanti sono i consigli di classe in cui emerge quest'impotenza: non va bene il pugno di ferro e non va bene il clima amicale. I casi più difficili sono proprio quelli in cui i genitori o sono ininfluenti o hanno abdicato alla loro potestà.
Penso al papà che di fronte all'atteggiamento oppositivo e aggressivo del figlio riesce a dire solo che "a scuola si va per divertirsi e giocare non per fare monellerie" e penso alla mamma che non fa altro che piangere completamente arresa alle malefatte riferitele.
Un recente articolo inglese parla dei genitori spazzaneve, che passano la vita a spalare la neve dalla strada che il figlio deve percorrere, cercando cioè di rimuovere ogni possibile ostacolo e controversia:



Voi cosa ne pensate?

(con questo post partecipo ai #venerdidellibro)


domenica 7 dicembre 2014

Studiare musica in casa

L'ascolto della musica  a casa nostra è una costante. Anche in passato abbiamo fatto qualche esperienza di ascolto guidato.
Con l'adolescenza l'homeschooling part time cambia del tutto, non si può più imporre niente, occorre contrattare, ascoltare, cedere, a volte desistere. Poi a volte, come per incanto, è il ragazzo stesso a esprimere un bisogno e può accadere che venga fuori il piacere di imparare a suonare uno strumento o studiare la storia della musica. È qui che i genitori non devono abdicare al loro ruolo non di insegnanti dei figli, ma di educatori. Educare vuol dire tirar fuori, far crescere. A partire anche dalle proprie passioni. Per esempio, mio marito ha la passione della musica classica e della storia della musica in genere. Così, una parola tira l'altra, e siamo arrivati all'ascolto.

Partendo dalle origini, scaliamo l'albero:


Oggi gregoriano e polifonia rinascimentale. Si ascolta, si parla, si discute, si riflette insieme. del resto sia io che il papà abbiamo per anni cantato in un coro polifonico.
Il libro da cui è tratto l'albero è questo:


E per lo strumento? Rimaniamo sempre in famiglia... il nonno sa suonare il pianoforte e speriamo di poter organizzare per qualche lezione. E voi, che mi dite? Fate esperienze di questo tipo con i vostri figli? Raccontatemele, lasciando un commento anche con un link a un post.

venerdì 5 dicembre 2014

Il giardino dei ciliegi di Cechov




Quest'anno grande novità... ho fatto l'abbonamento a teatro!
Scorsa settimana ho visto Il giardino dei ciliegi di Cechov, che rappresenta la dolente caduta di un mondo, quello dell'aristocrazia russa, travolta dai cambiamenti sociali che hanno portato gli ex servi della gleba a diventare i nuovi padroni. 
Tratto da esperienze personali dell'autore, che si vide espropriare della casa di famiglia e in particolare di un giardino di ciliegi a cui teneva moltissimo, era stato concepito come una farsa e invece malgrado le intenzioni autorali fu da sempre portato in scena come una tragedia.
Rappresenta - dicevamo - un periodo di trapasso epocale, ma anche la relazione personale con il passato: Ljuba, anima incastrata nella tragedia della perdita del figlio e nella nostalgia inconcludente di un'epoca ormai finita, simboleggiata proprio dal giardino dei ciliegi, presenza incombente ma mai esplicita; Charlotta, saltimbanco senza certezze sulle proprie origini; Firs, maggiordomo totalmente rivolto a un passato che non esiste più di cui continua a ripetere formule come un disco rotto... Da leggere, e se potete, da gustare a teatro.

lunedì 1 dicembre 2014

Serata delle stelle a scuola

Dovete sapere che l'anno scorso quando, diventata dirigente, ho cominciato ad addentrarmi nella conoscenza della scuola, mi era stato detto che avevamo due telescopi abbastanza potenti.
Da subito ho cercato di trovare delle idee per utilizzarli e renderli operativi per i ragazzi e con la prof che si occupa del laboratorio scientifico avevamo ideato una serata di osservazione della volta stellata. Ci siamo rivolti all'Associazione Astrofili, ma tutte le volte che con notevole difficoltà avevamo tentato di fissare una data e messa in moto la macchina organizzativa, quando arrivava il fatidico momento, il cielo si presentava completamente coperto... fino al 27 novembre scorso, quando finalmente è andata in scena la serata delle stelle!
Dapprima i ragazzi di potenziamento (coloro che nelle classi terze sono già a un buon livello di competenze) hanno partecipato a un incontro introduttivo tenuto da un prof dell'Associazione Astrofili e laureato in astrofisica, che attraverso alcune slides ci ha spalancato il mondo dell'astronomia, "porta dell'infinito". 



 Al termine della conferenza, gli alunni hanno potuto rivolgere domande e osservazioni. 
"Qual è stata la scoperta più importante che voi scienziati avete fatto negli ultimi anni?" - ha chiesto un alunno. Il professore ha ricordato la recente scoperta dell'energia oscura che ha rivoluzionato tutte le conoscenze scientifiche e cioè tutto quello che gli scienziati credevano di sapere. Quest'energia fa sì che l'universo nell'espandersi non rallenti, ma anzi acceleri, contrariamente a quanto le convinzioni scientifiche date finora per assodate facessero ritenere. 
Io ho voluto ricordare ai ragazzi la magnifica impresa dell'astronauta italiana Samantha Cristoforetti, che in questo momento si trova nello spazio e lavora per tutti noi, portando avanti il cammino della scienza. Per farlo ha dovuto scegliere "la strada più difficile", quella dello studio e dell'impegno. 
Dopo la conferenza introduttiva, i ragazzi e i docenti di matematica hanno potuto osservare gli oggetti celesti in diretta, con l'ausilio dei due telescopi: la Luna, Vega e una stella doppia.
Uno degli allievi ha anche fotografato con l'Iphone l'immagine dell'obiettivo del telescopio, che io ho ricevuto su whatsapp:


Ma non è meravigliosa?

venerdì 28 novembre 2014

Manuale di pulizie di un monaco buddista


"Sin dai tempi antichi i giapponesi hanno considerato le pulizie qualcosa di più che una semplice e rozza mansione. In Giappone, nelle scuole elementari e medie, sono gli scolari a occuparsi della pulizia dei locali, cosa che, all’estero, non accade assolutamente.
Ciò si verifica perché, nel nostro paese, fare le pulizie è un concetto che non si riferisce semplicemente a togliere lo sporco dalle superfici, ma è in stretta relazione con lo spazzar via le nubi che oscurano la nostra anima".

Questo piccolo manuale si può dire che sia racchiuso in questa frase iniziale: attraverso i concreti suggerimenti di pulizia di bagni, spazi esterni, salotti e guardaroba l'autore, filosofo e bonzo buddista, ci introduce nell'ordine e nella limpidezza dell'anima. Così spazzare via la polvere è liberare l'anima dalle nubi, mettere ordine è eliminare il superfluo anche dal nostro spirito, riparare un oggetto è essere in grado di rimettere a posto anche i rapporti.

Proprio riparare gli oggetti è un cardine della filosofia buddista: 

"Finché un oggetto si può utilizzare noi dobbiamo riconoscergli il suo status di utilità e, di conseguenza, se rotto aggiustarlo e riutilizzarlo: in questo modo impareremo non solo ad avere il giusto approccio nei confronti delle cose ma anche delle persone, e la nostra anima vivrà serenamente. Diamo importanza a ciò che abbiamo piuttosto che inseguire cose nuove e restituiamo alla natura e agli esseri umani il giusto ruolo. Se siamo capaci di rammendare qualcosa di scucito, saremo anche in grado di ricucire rapporti umani". 

Ciò non toglie che in certi casi ci dobbiamo liberare di un oggetto perché conservarlo accrescerebbe solo il disordine e l'accumulo di cose inutili, ma lo faremo con la consapevolezza del valore dell'oggetto, con gratitudine per ciò che esso ha significato per chi lo ha fatto  e per noi che per un certo periodo lo abbaino posseduto:

"In ogni singolo oggetto è racchiuso lo sforzo incalcolabile impiegato da chi lo ha costruito, nonché tutta la sua anima.
Quando si fanno le pulizie o si riordina non si devono trattare le cose in malo modo: è, invece, importante non dimenticarsi di essere loro riconoscenti per il ruolo che hanno svolto. Certo, non si può neanche stipare tutto nell’armadio o nello sgabuzzino con la scusa che è un peccato buttar via qualcosa: si pensa che, nonostante sia passato qualche anno, la tal cosa potrebbe ancora servire e così viene buttata da qualche parte per poi essere dimenticata e, a conti fatti, non viene più utilizzata. Questo sì, è un vero peccato!
Siate grati alle cose che vi sono state utili e quando non ne avete realmente più bisogno fatele risplendere di una nuova luce donandole a chi ne può fare un buon uso: questo significa averne cura".

Poche cose semplici, niente di trascendentale, ma in questa semplicità traspare la grandezza della concezione buddista nell'accezione dei bonzi giapponesi, che permea ogni aspetto della vita all'insegna dell'accettazione e del rispetto. Un libricino che dà pace e quiete d'animo... un consiglio: leggetelo al mattino!

lunedì 24 novembre 2014

Domande per incoraggiare il pensiero critico



La verifica orale è un momento didattico importante, eppure si riduce spesso a una pedissequa ripetizione di ciò che l'insegnante vuole sentirsi dire: le domande coincidono con i titoli dei paragrafi del libro di testo e le risposte sono un breve sunto di ciò che si ricorda. Come evitarlo? Come incoraggiare una rielaborazione di quanto appreso, come sostenere il pensiero critico?

Il docente può partire da un livello base, domandando i fatti. Mi riferisco alle classiche "W Questions" (What-Who-When-Where-How?): 
-Cosa ricordi dei fatti che hai studiato?
-Di cosa stiamo parlando?
-Chi sono i protagonisti?
-Quando e dove?
-Come?

A un gradino più elevato le domande di comprensione:
-Puoi spiegare...?
-Descrivi...
-Cosa significa...?
-Fai un esempio di...?

Arriviamo poi alle domande di applicazione delle conoscenze:
-Come potresti risolvere...?
-Cosa succederebbe se...?
-Come potresti usare...?

Al successivo gradino l'analisi (la relazione tra i fatti):
-Cosa motiva questo?
-Cosa puoi concludere?

Fino alle valutazioni:
-Potrebbe essere meglio se...?
-Perché pensi che...?
-Sei d'accordo con la scelta di...?

E alle inferenze o congetture:
-Cosa sarebbe accaduto se...?
-Puoi sviluppare meglio questo aspetto? 

martedì 18 novembre 2014

Intervista sulla didattica laboratoriale

                                (Progetto Energia)

"Ho 39 anni, da 11 vivo a Genova. Mi sono trasferita per amore da un paese di mare del Cilento, Agropoli. L’amore poi è finito, ma la città mi ha conquistato e sono rimasta sotto la Lanterna a esercitare la mia professione: insegnante di Lettere" - si presenta così Antonella Botti, docente che ho coinvolto nel mio progetto di promuovere la didattica dell'apprendimento attivo, della classe laboratorium, chiedendole in seguito a un suo commento molto interessante di raccontarci il suo modo di lavorare e insegnare.

Antonella lavora come insegnante da 13 anni, ha girovagato tra superiori, infanzia, sostegno. Alla fine ha scelto la fascia d’età 11-13: "perché mi affascina - dice- l’idea di interagire con ragazzi dalla mente ancora così ‘assorbente’; è un’età in cui si vive ancora un pezzo di infanzia, si alimentano sogni, passioni, a volte anche grazie all’influenza del professor Keating di turno. Sono mamma da qualche mese - aggiunge - e appassionata di cucina, lettura, scrittura, cinema…Mi interesso di scrittura creativa e tecnologie didattiche (ho scritto un text book di Grammatica per Ipad) e credo fermamente nella svolta 2.0 della scuola". 
Ma cominciamo con le domande...

1) Come e perché hai introdotto la didattica laboratoriale nel tuo insegnamento?

Io credo che un insegnante, nonostante gli studi, i concorsi, le letture coatte e anche grazie a tutto questo, in classe, in fondo, tiri fuori quello che è. Io amo la creatività, la scoperta, il progetto da realizzare da zero sulla scia di una passione, di una curiosità. Credo che trasmettere questo approccio allo studio e alla vita sia il compito più importante di un docente, un antidoto alla noia, alle angosce e alle paure che sono così invitanti per molti ragazzi che si affacciano alla vita adulta. La didattica laboratoriale mi consente di stimolare e alimentare questo atteggiamento verso la conoscenza e, cosa non da poco, mi diverte parecchio. Il segmento di scuola nel quale insegno, poi, è prettamente formativo, i preadolescenti hanno un forte bisogno di sistematizzare e contestualizzare le tante conoscenze alle quali hanno accesso, per costruire il proprio pensiero, per diventare ‘persone'. Oggi reperire le informazioni è incredibilmente facile, maturare una competenza anche grazie a quelle informazioni, semmai in una dinamica di gruppo, di condivisione, non è così semplice; è un processo che chiama in causa tutto il proprio essere.

2) Puoi raccontare due o tre esempi di didattica laboratoriale già sperimentati da te?

In generale applico un approccio induttivo alla maggior parte delle mie lezioni secondo questo criterio: mappa cognitiva su conoscenze pregresse, partecipazione alla costruzione del sapere ed eventuale riprogettazione, produzione di un oggetto didattico. Poi organizzo attività di laboratorio fisse, altre occasionali.
Ho insegnato diversi anni in una scuola di frontiera, qui a Genova. Approfittando del tempo prolungato ho realizzato con due classi alla volta, un progetto di Linguaggio cinematografico che si concludeva con la proiezione di un mediometraggio completamente realizzato dai ragazzi. Abbiamo girato due pellicole su sceneggiatura originale e una ispirata a “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola. Ogni alunno aveva il suo ruolo: c’era il fonico, il truccatore, il sarto, il trovarobe. Un’occasione importante per coinvolgere anche i cosiddetti ragazzi difficili.
Altre occasioni me le ha offerte l'ambito geografico. Con le classi seconde prendiamo spunto dai viaggi delle terze per costruire itinerari, simulare prenotazioni e stilare un piano-gita con luoghi di interesse, orari di visita, acquisto biglietti, ecc. Ho anche approfittato di una classe che mi ha pianificato un viaggio a Cracovia anni fa, con indicazioni precise che ho seguito alla lettera! Nello stesso ambito abbiamo per diversi anni approfondito il tema delle energie rinnovabili e realizzato modellini effettivamente funzionanti a energia eolica o solare (foto)
In ambito storico, un’attività fissa che propongo è quella dell’analisi delle fonti: ogni anno scelgo una persona che conosco e che mi mette a disposizione alcuni suoi oggetti (lettere, vestiario, fotografie). Chiedo ai ragazzi di stilare ipotesi motivate sulla vita di questa persona a loro ignota, partendo dallo studio dei reperti che metto a disposizione. Propongo l'attività alle prime che hanno mostrato sempre molto entusiasmo; l’attività mi è utile soprattutto per trasmettere il concetto di ‘ipotesi storica’ e per entrare meglio in contatto con la disciplina.
Genova offre il centro storico più esteso d’Europa, è una risorsa preziosa che sfrutto così: fornisco materiale documentale e fotografico, poi, con mappe, bussole e block notes, i ragazzi ripercorrono le diverse cinte murarie delle città, le strade battute dagli antichi galeotti o dai mercanti per poi riproporre quello che hanno imparato ai compagni della scuola primaria a cui fanno da guida turistica (a breve una caccia al tesoro a tema storico). Applico questo metodo anche in occasione delle uscite didattiche.




3) Secondo la tua percezione è una metodologia diffusa nella scuola di oggi?

Poco. Dalla mia esperienza personale e dalle informazioni reperite occasionalmente tra colleghi, ho la sensazione che la lezione frontale sia ancora la forma privilegiata di metodologia didattica, soprattutto fra i colleghi meno giovani. Credo faccia qualche eccezione l'insegnamento delle Lingue straniere.

4) Quali sono i vantaggi di usare strategie di apprendimento attivo e di tipo laboratoriale in classe?

Molto dipende dallo stile di apprendimento degli alunni e dalla tipologia del gruppo classe. Quando il primo è cinestetico, il laboratorio è fondamentale: aiuta a interiorizzare conoscenze, a maturare competenze spendibili e a tenere sempre viva l'attenzione. Quando il laboratorio ha successo l'argomento di studio resta decisamente più vivido nella memoria e nell'esperienza; anche la coesione del gruppo classe risente positivamente di queste esperienze e, in generale, aumenta l'entusiasmo. In base alla mia esperienza posso dire che la didattica laboratoriale è spesso un'ottima risposta soprattutto per alunni con bisogni specifici (DSA, BES), spesso in difficoltà con i metodi tradizionali. >Non sempre un laboratorio funziona. È un metodo che richiede una preparazione attenta del lavoro, dei materiali, del percorso da seguire. Sbagliare rotta rischia di coinvolgere solo alcuni alunni, nonostante il tempo dedicato alla preparazione. Il laboratorio richiede, infatti, sicuramente tempi lunghi in classe, oltre che a casa; il rischio del fallimento è dietro l'angolo. A volte, poi, alcuni ragazzi non sono predisposti a questo tipo di didattica e necessitano, o almeno così pensano, della lezione frontale a cui sono semmai abituati da anni e senza la quale si sentono destabilizzati.
Altro elemento delicato è la valutazione. Io ho il sogno montessoriano di un ciclo primario non giudicante, ma il sistema attuale sennonché le famiglie e, di riflesso, anche gli alunni è molto attento alla verifica, al voto numerico con cui misurarsi. Nel laboratorio il docente predispone e osserva, un concetto di valutazione molto diverso da quello classico.
Un elemento che molti ritengono una problematica è la selezione dei saperi, un laboratorio può abbracciare molte conoscenze o trattarne solo alcune selezionate. Io ritengo questo un falso problema, ma spesso è una critica riportata da alcuni colleghi.
A tutto questo bisogna aggiungere che un laboratorio efficace in una classe pollaio è un'utopia.
Purtroppo negli ultimi anni, nonostante ogni ministro abbia a lungo disquisito di didattica laboratoriale e battuto sui concetti di competenza e di compito esperto, alla resa dei conti, ha effettuato solo tagli ignobili delle risorse e del personale e questo ambito, come molti altri, ne ha fortemente risentito, sia in termini logistici (riduzione di ore, mancanza di risorse per acquisto materiali e per sovvenzionare collaborazioni esterne) che in termini di impatto emotivo e di entusiasmo verso questa professione.
Ho letto ultimamente che in diverse parti del mondo si celebra la giornata mondiale dell'insegnante, non ne sapevo nulla e mi sembra pericolosamente sintomatica questa mia ignoranza. Non credo che nessun collega pretenda un regalo o un privilegio, il riconoscimento di un diritto e un "tanti auguri" sarebbero già un buon inizio.

mercoledì 12 novembre 2014

Didattica per competenze

"Dimmi e dimenticherò
mostrami e ricorderò
coinvolgimi e capirò"
(Confucio)

Insegnare è un mestiere fatto soprattutto di parole. Il problema nasce dal fatto che apprendere non è solo un fatto di ascolto: "Imparare a conoscere presuppone che s'impari a imparare attraverso l'esercizio della concentrazione, della memoria e della riflessione" (Learning to know presupposes learning to learn, calling upon the power of concentration, memory and thought"), scriveva Delors nel 1996.
Questa frase ci dà utili suggerimenti per capire un po' meglio: conoscere è il punto di arrivo del processo di apprendimento. E in questo percorso il metodo è importante tanto quanto la meta. Non esiste apprendimento in astratto, si apprende sempre qualcosa. Ma il contenuto non sarà mai posseduto dal discente senza un metodo, seppure rudimentale.
Di questo tema si occupa Lucio Guasti nel suo Didattica per competenze:


Un metodo che, come sottolinea la stessa frase citata, passa per la concentrazione (in cui sono compresi ascolto e attenzione), per la memoria (che comprende sicuramente anche l'esercizio della memorizzazione a casa, i cosiddetti compiti) ma perviene alla riflessione, al pensiero consapevole. 

Come raggiungere un risultato così alto? Come guidare gli alunni a questa meta di consapevolezza? Come insegnare a imparare?

Oggi - si dice - la lezione frontale, come trasmissione di saperi attraverso parole, non è più sufficiente. Forse andando un po' controcorrente, penso che a scuola essa in realtà non sia mai esistita allo stato puro neanche in passato. Da sempre la lezione è stata intervallata da esercitazioni, analisi del testo letterario, qualche esperimento in laboratorio, approfondimenti. Da sempre gli insegnanti, anche i più tradizionalisti, cercano di colloquiare con la classe più che fare un monologo.
Solo che neanche questi intercalari bastano. Molti docenti lo hanno già capito, hanno lavorato sulla propria didassi, ma il cambiamento non è ancora avvenuto in modo pervasivo. Introdurre dei diversivi non è indice di un cambiamento di mentalità. E la cosa emerge con chiarezza nei consigli di classe dove ancora oggi si sentono frasi del tipo "tizio si merita 4 perché non sa le cose", "caio non capisce niente di quello che dico"...
L'accento continua a essere posto sulle capacità del discente di adeguarsi all'insegnante, raramente si mette in questione il proprio modo di insegnare. Tutti bravi a fare diagnosi (non sa, non capisce, non si applica...), nessuno che dia la cura, che suggerisca un percorso, che si impegni a cambiare se stesso per arrivare a questi che si ostinano a non capire.

E l'unico percorso è che la concettualizzazione vada accompagnata costantemente all'operatività: mente e mani devono lavorare insieme. Occorre coinvolgere il discente, fargli toccare, fare, provare. Le strade sono molteplici: dal lavoro di gruppo, alla flipped classroom, dal web quest alla rivoluzione degli spazi con le aule-materia all'americana, dalla peer education al metodo del debate... Sono talmente tanti gli spunti operativi che davvero ogni docente può trovare serenamente quello a lui più consono.

Insegnanti che mi leggete, genitori, ex alunni (tutti lo siamo stati): raccontatemi esperienze del genere, di coinvolgimento, di apprendimento attivo, di lezioni laboratoriali.




domenica 9 novembre 2014

Avevo una maglietta #Berlin2014


Oggi, come tutti sanno cadono i 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino.

Avevo una maglietta negli anni '80 che mio padre mi portò da uno dei suoi viaggi di lavoro a Berlino. Raffigurava la divisione in settori della città e il Check Point Charlie, il più noto dei passaggi di confine, punto in cui si lasciava il settore americano per passare dall'altra parte. Ero tra scuola media e scuola elementare e mi appassionavano già molto le vicende dell'Unione Sovietica, della dissidenza, di Solidarnosc: insomma, aver vissuto quegli avvenimenti seppure attraverso una maglietta e i racconti di mio padre, o attraverso le immagini televisive di Lech Walesa, è stato importante.



Se hai visto certe cose non puoi scambiare la libertà per il pensiero unico, né la pace con la repressione del dissenso. La libertà ha segnato un punto a suo favore in quei giorni di 25 anni fa. E oggi, cosa ne abbiamo fatto?

venerdì 7 novembre 2014

Perché devo andare in Polonia


Sono le prime righe di un mio tema di V elementare. Mi si chiedeva di scrivere di un fatto di cronaca che avesse suscitato il mio interesse e io rispondevo con "il fatto della Polonia", a cui  il governo russo toglieva la libertà. La passione per il paese dell'est non si limitava a seguirne le vicende politiche: pochi mesi dopo in un tema su un personaggio che mi avesse colpita, ho scelto di parlare di Giovanni Paolo II. Insomma, la mia era una fissazione.

La Polonia l'ho incontrata diverse altre volte nella mia vita: ho conservato un foulard del sindacato Solidarnosc e mi sono sempre interessata delle vicende del campo di sterminio di Auschwitz, a partire dalla storia per me sconvolgente di padre Massimiliano Kolbe, che diede la vita per salvare un altro prigioniero fino ai romanzi sull'Olocausto, che leggo in serie. Come questo.

Ecco perché il viaggio in Polonia in fondo lo sogno da quando ero bambina (nel febbraio 1982, data del tema, avevo appena 9 anni). Sicuramente andrò nei luoghi di Giovanni Paolo II, da Wadowice a Cracovia, così come andrò nei campi di sterminio di Oswiecym (vero nome polacco della cittadina tristemente famosa con il nome tedesco di Auschwitz-Birkenau). Ma ricercherò anche là le città sui fiumi che collegano i miei viaggi come un fil rouge (da Parigi a Londra, passando per Praga), le memorie storiche degli antichi popoli e delle nobili stirpi che fondarono la Polonia, le testimonianze della fede cristiana e delle vicende politiche che l'hanno caratterizzata.

Vi terrò aggiornati sugli sviluppi dell'organizzazione del viaggio... e voi dove andrete nel 2015?

giovedì 30 ottobre 2014

#labuonascuola o della valutazione dei docenti


Riflessioni sulla valutazione dei docenti messa in campo dal documento La Buona Scuola: un'ipotetica "classifica degli insegnanti" potrebbe basarsi sul cosiddetto metodo reputazione   La reputazione dei buoni insegnanti li precede, tutti ne sono a conoscenza, essa è un bene prezioso e ricercato. 
Cito le parole di un collega: "Questo approccio stato alla base del progetto Valorizza, insieme a Vales i due principali tentativi di valutazione, prima dell'emanazione del decreto sul Sistema Nazionale di Valutazione. Sinceramente, a me questa caccia al "buon docente" sembra davvero insensata. Conoscete un "buon" medico, avvocato, ingegnere? Sicuramente sì. Spesso, quello che 50 persone indicano come buono, altre 50 o giù di lì segnalano come meno buono.
La curva di distribuzione della reputazione è una gaussiana, pertanto avremo una distribuzione normale, con pochissimi eccellenti riconosciuti da tutti, una grande parte di buoni-menobuoni-ma-comunque-accettabili, pochissimi davvero scarsi, per unanime parere.
Si potrebbe cominciare da questi ultimi, e lasciare in pace tutti gli altri.
Bene. Se siamo tutti d'accordo il metodo ci sarebbe. Basterebbe che noi DS potessimo svolgere davvero il nostro lavoro.  A nostra volta sottoposti a controllo e valutazione, perché la gaussiana si applica a tutti...
Forse non tutti sanno che esistono già scuole autorizzate ad utilizzare sistemi di reclutamento e soprattutto di "conferma dei reclutati" piuttosto diversi da quelli canonici.
Si tratta delle tre scuole medie sperimentali (Don Milani di Genova, Città Pestalozzi di Firenze, Rinascita di Milano).
Guardate il bando e le modalità utilizzate dalla Don Milani, anche per il personale a tempo indeterminato".
E voi che ne pensate?

venerdì 17 ottobre 2014

Scelte e bilanci



Superati i quarant'anni si è più inclini ai bilanci. 
Perché quando si ha tutto il futuro con le sue possibilità tutte aperte e le sliding doors sono ancora da varcare, si è convinti che ci sia ancora del tempo per portare a termine il compito che ci è dato in questa vita. 
Poi ti accorgi che molte delle porte aperte per forza di cose si sono chiuse: hai fatto una scelta universitaria e non un'altra, l'altra di fatto l'hai accantonata per sempre; hai sposato una persona; hai avuto uno o più figli e non credi che ne avrai altri; hai un lavoro, lo hai anche cambiato, ma ora hai definitivamente quello.
E così ti ritrovi ad avere acquisito quasi senza accorgertene l'attitudine a rimandare a un altro momento quello che veramente importa: il week end, la vacanza, l'anno prossimo... fino a un tempo indefinito e vago che ha la caratteristica peculiare di non arrivare mai.
Ma i quarant'anni sono già arrivati. E li hai anche passati! Non è più tempo di rimandare, di tirarti fuori dalle circostanze per aspettare un futuro indefinito.
È ora di starci dentro alle circostanze, di viverle fino in fondo, di dare ed esprimere se stessi, senza avarizia.
Anche perché rispetto alla promettente aspettativa della gioventù il passo verso la delusione è breve. E là è tutta una pura questione di scelta: percorro la strada che ho scelto (e/o che il destino ha scelto) o continuo a lamentarmi?

domenica 12 ottobre 2014

Istantanee da Napoli



Ho avuto l'occasione per lavoro di trovarmi a Napoli per tre giorni e così tra la cerimonia finale del settennio del Piano Operativo Nazionale 2007-13 e gli eventi di Tre giorni per la scuola ho fatto delle belle passeggiate alla riscoperta di una città che avevo già visitato qualche anno fa, riportando a casa una piacevole sorpresa.

Perché Napoli racchiude mille volti diversi: è una città di mare e di panoramiche colline, è maestosa come una capitale ma se giri la testa scorgi vicoli impenetrabili dalla luce, è ricca di storia e di carattere, le persone sono aperte e immediatamente simpatiche, ha una triste fama di città pericolosa ma le gioiellerie non sono blindate, tutto ti parla di bellezza ma anche di sperpero, di arte ma anche di incuria. 



In certi angoli sembra Roma, in altri viali Milano, in certi scorci Barcellona e in altri ancora una qualsiasi periferia degradata. Se non l'avete mai visitata, ve la consiglio vivamente. Conto già di ritornarci al più presto.

Napoli è anche (o soprattutto) un'esperienza del gusto e dello sguardo. I dolci fenomenali, i colori, i cornetti in tutte le salse, i ciondoli tradizionali, le statuine e i presepi più pittoreschi...


... la pizza! Non c'è pizza più emozionante di quella gustata su spartani tavoli di marmo da Michele sulla Forcella. Solo due tipi: margherita (con variante doppia mozzarella, la pizza in primo piano... la mia!) e marinara. Poca scelta anche alle bevande, ma con una fila di almeno mezzora e 7 € al massimo esci ampiamente soddisfatto:




venerdì 10 ottobre 2014

#10libri per i venerdì del libro (4)

Non devo faticare per ricordare gli ultimi dieci anni di letture, perché molte di esse le ho recensite su questo blog che accompagna le mie vicende dal 2007. Quindi ecco a voi la mia quarta lista di 10 libri che hanno fatto da pietra miliare per il mio percorso di formazione:

1) Milena, l'amica di Kafka, la forza di una donna nello sfacelo del campo di concentramento.
2) La sposa normanna di Carla Maria Russo, la forza di una donna, madre di Federico II, in un mondo dominato dalle beghe di corte.
3) Strane creature di Tracy Chevalier, la forza di una donna in un mondo colmo di pregiudizi.
4 ) La luce sugli oceani di M. Stedman, misterioso pseudonimo. Storia di colpe, maternità negate, riscatti, perché il bene e il male a volte convivono nella stessa circostanza.
 5) Century Saga di Ken Follett. Ho letto La caduta dei giganti e L'inverno del mondo. Non vedo l'ora di cominciare l'ultimo volume:



6) I diari di Etty Hillesum. la fede e la fiducia nel positivo di una donna ebrea nella disumanità di un'epoca segnata dalle persecuzioni razziali.
7) La sorella di Mozart di Rita Charbonnier. Una donna all'ombra di un fratello più famoso.
8) Le arance di Dubai, di Cristina Costa: la visione di una Sicilia venduta agli Arabi.
9) Vargas F., Piccolo trattato sulle verità dell'esistenza, perché a volte piccoli rimedi risolvono grandi problemi. Ma devo dire che senza i gialli del commissario Adamsberg non lo avrei notato.
10) Stoner di J. E. Williams: l'ultimo libro che ho letto. Consigliatissimo.

martedì 7 ottobre 2014

#sentinelleinpiedi

Si può non essere d'accordo con qualcosa? Si può ancora dirlo in Italia?

Ebbene, penso che sia accettabile il modello tedesco dell'«Eingetragene Lebenspartnerschaft», che non equipara a tutti gli effetti la convivenza tra persone dello stesso sesso al matrimonio, ma applica ai conviventi disposizioni analoghe a quelle contenute nel codice civile tedesco per la disciplina del matrimonio. La legge assicura per esempio pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo ed assistenziale, e conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza. Inoltre, in caso di morte di uno dei partner, al convivente sono attribuiti i diritti successori, come la pensione di reversibilità, il diritto a subentrare nell'affitto e l'obbligo di soddisfare i debiti contratti dalla coppia. La legge tedesca non riconosce ai conviventi il diritto di adozione congiunta.

Ma non sono d'accordo con molte delle rivendicazioni LGBT. Non sono d'accordo per esempio con le adozioni da parte di coppie gay né con l'educazione pro-gender nelle scuole.
E non mi piace un paese in cui manifestare questo silenziosamente suscita tante reazioni indignate (il sedicente intellettuale Saviano ha parlato di violenza culturale inaudita) o violente (e non mi accetto neanche che qualcuno di fronte alle aggressioni, queste sì inaudite, si sia preoccupato solo di far notare che fossero state una pubblicità per i manifestanti). Molti hanno già preso le distanze, mi pare davvero significativo lo stato qui di seguito:


domenica 5 ottobre 2014

Teacher's Day 2014


Giornata Internazionale dell'Insegnante: navigando sul web ho notato che viene celebrata in tutto il mondo eccetto che in Italia. Perché? Azzardo un'ipotesi: al di là delle figure ormai mitologiche del maestro Manzi e dei maestri di campagna, negli ultimi anni la figura dell'insegnante si è ridotta allo stereotipo delle serie TV quando non all'ingrata e triste descrizione di alcuni film, come Il rosso e il blu. 
La vulgata ci trasmette l'immagine di una professione di ripiego, iperfemminilizzata, in cui fondamentalmente si tira a campare. 
Del resto, lavorando nel mondo della scuola non si fatica molto trovare esempi di questa tipologia di docente. Non tutti sono così, è vero, ma in chi ha a che fare con il mondo scolastico da utente, è diffusa l'esigenza, espressa in modo più o meno consono all'ambiente, di un insegnante in grado di prendersi in carico le difficoltà di ogni allievo e non solo dei bravi, di rinnovarsi per stare al passo con i tempi e di saper appassionare la classe. 
Un insegnante che si metta in gioco, che sappia ribaltare le proprie abitudini didattiche e che di fronte a un alunno refrattario non dica per prima cosa una serie di ovvietà che lasciano il tempo che trovano: non si applica, non fa i compiti a casa, ha i genitori separati, in famiglia non è seguito...
Mi trovo a ripeterlo spesso quando presiedo consigli di classe: "ok, questa è la diagnosi... per la cura?". Non basta denunciare superficialmente il problema. Occorre andare a fondo di esso, capirne le reali motivazioni e poi offrire ai genitori e all'alunno stesso gli strumenti per uscirne. Altrimenti la scuola non farà altro che fotografare e confermare le differenze socio-culturali tra gli studenti, rinunciando ad agire su di esse. 
Tristissima un'immagine che mi è stata da poco riferita: davanti al caso di una studentessa di medio calibro, bravina si direbbe, una docente insoddisfatta ha raccontato di aver incontrato la madre e di aver capito perché l'alunna non avesse speranza. Non ha speranza - ha detto in modo lapidario. Proviene da un certo quartiere, abita in una certa via, la madre è quello che è, cosa volete di più da lei? 
Lo dico proprio chiaramente: questo tipo di insegnante- diffuso, diffusissimo - non merita alcuna celebrazione.



venerdì 3 ottobre 2014

#10libri per i venerdì del libro (3)

Dai venticinque ai trentacinque ho letto di tutto. Ho spaziato per la narrativa straniera, italiana contemporanea, per i best sellers, per la letteratura rosa e minore; ho ricominciato per lavoro a leggere libri per ragazzi, alcuni dei quali hanno arricchito la mia vita di giovane "signora". E quindi la scelta è difficilissima, ma ecco altri 10 pietre miliari della mia vita, non di bambina o adolescente, ma di adulta:

1) Kristin figlia di Lavrans. Non ne parlo ora perché ne ho già parlato qui. La sua autrice è stata Premio Nobel per la letteratura.


2) Morte dov'è la tua vittoria? (storia di Laura, a tinte forti, ma pieno di speranza)


3) Corpi e anime, di Van der Meersch (storia di medici, di dolori, di speranze e di malattie, di amore ed eroismo quotidiano)

4) Il signore degli anelli, approfittando di un riposo forzato, divorato in un fiato, nonostante la mole

5) Le Cronache di Narnia, Il nipote del mago (per le mirabili pagine de La fondazione di Narnia, nuova Genesi)

6) Eldest di Ch. Paolini

7) Harry Potter

8) Astrid Lindgreen, Vacanze all'isola dei gabbiani



9) La casa degli spiriti che mi ha aperto il mondo della letteratura femminile sudamericana

10) I pilastri della terra, che mi ha aperto il mondo di Ken Follett

mercoledì 1 ottobre 2014

Lo Stato dov'è?



A più di un anno di distanza dalla mia nomina a Dirigente Scolastico mi ritrovo a sentirmi come don Chisciotte che lottava contro i mulini a vento.
La giungla delle normative, delle leggi e leggine tutto sommato con i dovuti studio e applicazione si affronta.
Anche la contraddizione tra le norme tutto sommato si affronta: sono pochi casi, certo delicati, ma una soluzione si trova.
Ma lo scarica-barile tra le istituzioni, la sordità degli uffici, l'indifferenza degli enti locali... questo no.
Scrivi, segnali, ribadisci, riproponi, riscrivi. Telefoni, perdi la pazienza, ma dall'altra parte niente.
O meglio, quando trovi un tizio dotato di buona volontà a volte se ne viene a capo. Ma ci sono settori completamente lasciati a se stessi. Da una parte hai il docente che ti porta le sue giuste lamentele sulla finestra rotta, la serranda bloccata, la pittura scrostata. O il genitore che chiede un servizio più efficiente. Dall'altra hai un Comune o una Provincia che non ti risponde.
Hai la sensazione di non avere uno Stato alle spalle, che anzi lo Stato ti butti in prima linea senza darti gli strumenti adeguati.
Davvero c'è qualcosa di inceppato in questo Paese. E siamo talmente abituati all'inefficienza, che abbiamo imparato a non alzare più la voce, a non denunciare più e a ricorrere al fai da te e all'arte di arrangiarsi.

domenica 28 settembre 2014

Idee per organizzarsi

Amo le liste di to do, quelle che ti ricordano le cose da fare, che ti danno le priorità e che il più delle volte non si svuotano mai. 
Amo anche le liste dei desideri soprattutto quelle che contengono i libri che vorrei prima o poi comprare e leggere. 
Amo le smart ideas, quelle che con pochi semplici accorgimenti risolvono mille problemi e che danno l'impressione di poter controllare il caos che inevitabilmente ti coglie da tutti i lati.
Le raccolgo, me le appunto in liste, le "pinno" su apposite bacheche nel mio account Pinterest.
Ammiro le persone che sanno cucinare all'inizio della settimana innumerevoli piatti che poi surgeleranno e utilizzeranno al momento del bisogno, quello in cui sorge la fatidica domanda si cosa si mangia quel giorno.

Tra le idee intelligenti raccolte ve ne suggerisco alcune e aspetto con impazienza le vostre (che arricchiranno sicuramente il mio bagaglio e le mie liste):

1) pensare a un menu settimanale

(immagine da qui)

2) raccogliere i calzini misteriosamente spaiati in uno spazio apposito:

(immagine da qui)

3) utilizzare sassi come fermacarte (ne ho una collezione) o come elemento decorativo

(immagine da qui)

Per le altre idee vi rimando alle mie bacheche Smart ideas e Organization di Pinterest. 
Vi aspetto!

venerdì 26 settembre 2014

#10libri per i venerdì del libro (2)

Continuo la lista delle decadi della mia vita attraverso i libri che l'hanno segnata, dopo i  primi dieci pubblicati venerdì scorso: vi avevo lasciati alle soglie dell'adolescenza con Siddharta. Riprendo da là:

1) Barabba di Pär Lagerkvist.


Un libro duro e al contempo commovente. Il primo uomo salvato da Gesù.

2) Un uomo di Oriana Fallaci. Non un capolavoro, vero. Ma me lo diede da leggere una persona che mi ha accompagnata per molti anni prima come amico trasformatosi poi in fidanzato, poi di nuovo in amico (anche perché attualmente è prete dall'altra parte del mondo)

3) Lettera a Diogneto, come vivevano i primi cristiani. Stupefacente.

4) Canti di Leopardi.

Dai vent'anni ai venticinque ho cominciato ad apprezzare i classici della letteratura italiana, dai quali voglio estrapolare quelli che hanno determinato i miei studi e quindi la mia formazione:

5) La Divina Commedia: IL libro, il Medioevo, il cristianesimo, la lingua italiana...

6) Orlando Furioso: il Rinascimento, l'uomo, l'avventura

7) I Promessi Sposi, che in verità non avevo amato molto quando, ginnasiale, mi era stato presentato com il riscatto di un contadino squattrinato che passa alla classe sociale di piccolo imprenditore tessile. Per carità sarà anche questo, ma non solo!

8) Montale, Ossi di seppia

9) I Malavoglia (triste, tristissimo, siciliano)

10) Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo (per niente triste, ma ancora più siciliano)

domenica 21 settembre 2014

La classe: da auditorium a laboratorium


[Questa immagine, per me è altamente esemplificativa di cosa voglia dire hands on learning: i bambini capiscono cosa vuole dire dipingere come dipingeva Michelangelo, non perché qualcuno lo ha raccontato loro o perché lo hanno letto su un libro, ma perché lo stanno provando. Potranno per esempio sapere che il colore gli gocciolava addosso! da qui]

La domenica, specie se non ci sono impegni particolari, nella quiete e nel riposo di una giornata libera, a volte riesco a coagulare delle buone idee. Penso e ripenso e all'improvviso capisco la direzione da prendere.
Per esempio, quest'anno ho proposto al collegio docenti della scuola che dirigo di procedere verso una didattica più laboratoriale, indirizzando la pratica quotidiana in classe verso un'applicazione più decisa delle tendenze pedagogiche più innovative. Le Lavagne Interattive arrivate finalmente in tutte le classi, il prossimo acquisto di tablet dovrebbero senz'altro essere d'aiuto, ma la questione di base è la mentalità.
Posso far ripetere a memoria le tabelline sia scrivendole su una lavagna di ardesia, sia proiettandole su uno schermo tecnologicamente avanzato (come ricorda un divertente video abbastanza diffuso in rete).
Occorre invece passare da un'impostazione nozionistica della trasmissione del sapere a un metodo induttivo, per competenze, che trasformi la classe da auditorium a laboratorium. Da dirigente sto cercando di fornire i mezzi e gli spunti per favorire questo cambiamento di prospettiva, questo bel salto. Del resto, chi mi segue già da tempo, sa che la mia insistenza sulla didattica hands on ha origini molto lontane...

Vorrei quindi raccogliere idee, esperienze, siti specializzati da suggerire, da offrire a quei docenti che vorranno fare il salto.
Vi chiedo di aiutarmi a farlo.
Nei commenti lasciatemi il vostro contributo. Sappiate che ogni vostro suggerimento potrebbe essere lo spunto che darà la giusta ispirazione a qualcuno per migliorarsi e migliorare la propria azione didattica. Vi aspetto!
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