martedì 8 novembre 2011

Homework - Compiti a casa




"Professoressa, non ci assegnare (ancora in I media sono confusi tra il tu e il lei) troppi compiti!": è una frase che ogni insegnante ha sentito. Ma anche mettendosi dalla parte dei genitori, spesso i compiti sono una vera e propria fatica.
Ebbene, più che dare ricette, oggi vorrei riflettere insieme a voi. Qual è la quantità giusta di compiti? Se ne può fare a meno?  Ci sono alternative? Ancora più radicalmente, perché vengono assegnati?

Vorrei partire da quest'ultima domanda: perché un insegnante assegna o dovrebbe assegnare dei compiti? 
In inglese si parla delle quattro R:
Readying (prepararsi per un nuovo apprendimento)
Repetition (di una competenza già conosciuta)
Reviewing (rivedere il materiale compilato o preparato in classe)
Revising (autocorreggersi)

Se io voglio imparare a suonare uno strumento, o a giocare a basket dovrò fare tanta tanta pratica. Lo stesso principio dovrebbe regolare i compiti per casa. Però per diventare questo i compiti dovrebbero avere delle caratteristiche che spesso non hanno: chi li fa deve sapere a cosa servono (gli insegnanti potrebbero esplicitare meglio lo scopo e farlo scrivere sopra l'esercizio assegnato), non devono eccedere una certa quantità altrimenti stancano (collaborare con i colleghi da questo punto di vista, non guasterebbe), devono suscitare interesse, chi li fa deve consapevolmente monitorare il suo lavoro (capire in cosa sta sbagliando e cosa dovrebbe fare per migliorare).

Ma vi sono alternative?
Da qui, in inglese, delle idee:

-Hai introdotto un nuovo argomento in classe? Invece di assegnare delle domande sull'argomento, si può chiedere di inventare un compito sul nuovo argomento, motivando perché l'idea è buona, e poi assegnare le migliori idee all'intera classe.

-Vuoi verificare se un concetto-chiave è stato appreso? Invece di assegnare un riassunto o una pagina intera di esercizi, si può chiedere di dimostrare e spiegare agli altri per piccoli gruppi il concetto in questione, utilizzando un mezzo a propria scelta (un disegno, un gioco, un discorso, degli esempi).

-Vuoi sviluppare una discussione in classe dopo aver letto un brano o un articolo? Invece di richiedere delle risposte sul brano, si può chiedere di annotare delle domande suscitate dalla lettura e poi utilizzare queste per confrontarsi.

-Vuoi assicurarti che un procedimento matematico sia stato acquisito? Invece di assegnare 10 problemi che contengano il procedimento, si può chiedere per piccoli gruppi di scegliere e di risolvere un problema nel quale la procedura sia applicata alla vita reale per poi presentare la soluzione a tutta la classe.

-Intendi favorire la memorizzazione di un certo numero di informazioni? Invece di assegnare un elenco da memorizzare, si può chiedere a ognuno di creare una filastrocca, un trucchetto per memorizzare una delle date o dei nomi assegnati e poi esporre i trucchetti o le rime a tutti gli altri.

-Vuoi che la classe ricordi ciò di cui si è parlato lo scorso mese? Invece di assegnare il ripasso, si possono porre frequenti domande flash sugli apprendimenti del passato.

In buona parte, si tratta di attività: 
-da svolgere in classe
-creative
-attive
-in gruppetti.

Che ne dite?


17 commenti:

  1. Per assurdo l'esperienza di mia figlia alle medie si è rivelata migliore che alle elementari.
    Se il ragazzo si impegna con costanza (sottolineo con costanza) è sufficiente dedicare 2 ore al giorno per i compiti (domenica esclusa), sotto verifiche e interrogazioni si deve aggiungere qualcosa...

    Il problema è che i ragazzi fanno i compiti in modo svogliato, perché devono farli non perché è utile farlo. E' anche per lo studio è la stessa cosa: studiano perché vengono interrogati non perché l'argomento è interessante. Ma credo sia così da moltissimi anni, forse da quando la scuola è obbligatoria...

    Le idee che riporti sono interessanti, credo che stimolerebbero l'interesse dei ragazzi!

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  2. da profana.. direi che sono d'accordo!

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  3. Mia figlia che ha 9 anni ed è in quarta elementare, l'altro giorno mi ha confessato che non sa come rivolgersi alle maestre, perché non sa se deve dare del tu o del lei ...

    I compiti, sì, spesso sono una vera fatica per i genitori, almeno per quelli come me, che ancora seguono quotidianamente il lavoro dei propri figli.
    Le idee che proponi suonano molto creative e stimolanti, da mamma posso dire che mi sembrano degli ottimi punti di partenza, ma penso anche che un po' di sani compiti tradizionali forse non si possono evitare: a voi insegnanti l'arduo compito di trovare la giusta misura tra quanto può aiutare l'apprendimento senza annoiare troppo e gli esercizi più tradizionali che a volte risultano noiosi, ma efficaci. Senza contare che poi gli scolari non sono tutti uguali e che ognuno di loro ha tempi diversi e reagisce a stimoli diversi.

    Grazie a te per essere passata nel mio blog. Ti ho risposto anche nel mio blog.

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  4. La mia esperienza è piuttosto variegata (se metto insieme gli anni di frequenza scolastica di tutti i figli facciamo 25 anni di scuola, dalle elementari al liceo!).
    La mia opinione è che i compiti siano in certa misura necessari: solo la pratica continua di alcune abilità permette di acquisirle davvero in modo definitivo. Ciò vale soprattutto per le lingue e la matematica.
    Il problema è davvero l'equilibrio: se 5 divisioni sono un buon esercizio, 50 sono una tortura. In particolare la mia seconda figlia ha trovato alle elementari delle maestre molto esigenti: davvero troppi compiti (se mi guardo indietro, dalla terza alla quinta elementare sono state davvero rare le mezze giornate libere nel fine settimana). Il risultato è stato una tensione enorme in tutti i ragazzi. Da una parte c'erano quelli che semplicemente non ce la facevano (o non ce la facevano le famiglie a seguirli, o non volevano...), i quali - guarda caso - erano appunto quelli che avrebbero avuto maggior bisogno di esercizio. Dall'altra c'era il gruppo di bambini che faceva qualunque sforzo pur di finire tutto (come mia figlia, anche perché la mia prassi è sempre stata di trasmettere il senso del dovere), ma che a conti fatti ha solo sviluppato un grande disamore per la scuola, a mio parere non ottenendo una preparazione sostanzialmente superiore alla media.
    Va meglio ora nelle medie, dove sta riprendendo un po' di entusiasmo. I compiti sono quotidiani (un paio d'ore, confermo), ma riusciamo a tenere almeno la domenica libera.
    Parzialmente opposta è l'esperienza del mio terzo figlio (quarta elementare): i compiti sono un po' troppo blandi e, paradossalmente, vengono fatti con meno impegno, perché sono presi poco sul serio. Inoltre ci sono ambiti (tipo la scrittura) in cui fanno poco esercizio e temo che questo si trasformi in una lacuna. Aggiungi che questo figlio è particolarmente dotato di memoria: il rischio è che si basi troppo sul fatto che sia tutto semplice, senza imparare a lavorare almeno un po' seriamente.
    Rimangono la prima (ora diciottenne) e il quarto (in seconda elementare): nel loro caso ho visto un buon equilibrio, anche se il piccolo, per suoi problemi personali, ha bisogno di qualche esercizio in più, che gli propongo io (solitamente, brevi letture ed esercizi di scrittura). L'equilibrio nei compiti ha secondo me non solo l'aspetto positivo del fare esercizio e del fissare le informazioni: crea sicurezza e competenza, mentre l'eccesso crea disamore per lo studio.

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  5. @ alchemilla: non è stato dimostrato che assegnare compiti faccia migliorare il rendimento, anche se è un'abitudine che credo non sarà mai eliminata. Io li assegno con il contagocce, devo dire.

    @ perfectio conversationis: il problema è proprio questo, che chi fa i compiti in genere non ne ha bisogno e chi non li fa è proprio colui che ne avrebbe più bisogno. La strada è insegnare un metodo di studio e in questa direzione assegnare i compiti, io per esempio faccio fare schemi di lezioni di storia, faccio prendere appunti dal libro o dalla LIM e assegno attività molto simili a quelle suggerite nel post inglese...

    @ Elig: la giusta misura è la cosa migliore, il contagocce anche...

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  6. Ma chi è questa Shannon di Ottawa? A me sembra un genio! Ricordo che mia nonna (classe 1909) diceva sempre che un buon maestro è quello che ottiene il massimo nelle ore di scuola. I compiti sono un plusvalore; e poi il bambino (o ragazzo) deve far "riposare" quanto appreso dentro di sé, un po' come avviene a tutti noi con il sonno: al mattino ci ricordiamo tutto o troviamo la soluzione a problemi irrisolvibili. Fortunati i tuoi allievi, che hanno pochi compiti! Ciao!

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  7. Ci sono tante cose di cui tenere conto. Prima di tutto se il compito assegnato serve a qualcosa, poi l'orario delle altre materie, la necessità che ai ragazzi rimanga del tempo libero per farsi i fatti loro, infine che il carico venga distribuito equamente nei vari mesi dell'anno scolastico, che è lungo. E infine, il mio principio base, cioè che devono SCRIVERE MOLTO, perché saper scrivere chiaramente e correttamente in italiano è una cosa che gli servirà per tutta la vita e devono essere in grado di farlo quando escono dalle medie.
    Non ho una regola o un quantitativo fisso, mi regolo sulla classe e su quel che serve alla classe, in generale. Sembra complicato, ma quando si hanno presenti tutti i fattori in gioco viene abbastanza spontaneo,.
    So che sto dando troppi compiti quando resto indietro con le correzioni ^__^

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  8. @ tatagioiosa: hai ragione, certe volte anzi penso che alcuni genitori che richiedono i compiti in gran quantità lo fanno perché è un modo comodo per tenere occupati i pargoli ;-)))

    @ murasaki: sono d'accordo su tutto, sulla necessità di farli esercitare nella scrittura sono d'accordissimo, anche se ciò comporta un lavoraccio di continue correzioni, revisioni... cerco di assegnare loro un tema/riassunto/elaborato a settimana e seguendo il metodo della correzione classificatoria (vedi qualche post fa) si ottengono effettivamente dei risultati... anche qui assegnare per assegnare senza un metodo e senza correggere seriamente come fanno in tanti mi sembra una cosa inutile...

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  9. Palmy, questo tema è davvero interessante e controverso...
    I compiti a casa sono davvero necessari?
    Io lavoro da parecchi anni con calssi a tempo pieno, bambini che rimangono a scuola dalle 8 alle 16...ai quali assegno alcuni compiti (non troppi) nel fine settimana...
    Cerco di farlo in modo che siano uno sviluppo o una revisione del lavoro fatto a scuola, cerco sempre che essi siano delle sfide (scoperte) o delle soluzioni di problemi (anche linguistici) da riprendere appena si arriva in classe in cui ci si confronta e si negoziano le proposte o le soluzioni...
    Ora siamo in quinta, quello che che chiedo "tutti i giorni" è un impegno-studio di 10 minuti quotidiani, durante i quali rivedere, approfondire, rielaborare oralmente, costruire una mappa di un argomento affrontato sia esso storia, o geografia...ma anche grammatica....geometria...matematica...Credo che assumersi, ogni giorno, questo impegno rispetto al proprio apprendimento nelle diverse discipline sia una abitudine efficace e non troppo onerosa...

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  10. @ france: bello lavorare sul tempo pieno! Questo toglie buona parte del dilemma sui compiti... sono d'accordo con la tua impostazione, speriamo che non rimangano traumatizzati dai compiti della scuola media!

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  11. I N V I O QUESTO LINK SUBITO ALL'insegnante di nostra figlia!!! g r a z i e

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  12. aggiungo il tuo link ai miei:) se non ci risentissimo... BUONE FESTE!!!!

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  13. Grazie di questo post! Volevo dirti che domani porterò una stampata dei tuoi preziosi suggerimenti (in inglese, e in italiano) ai mie colleghi (parleremo di Cooperative Learning, nella riunione per dipartimenti...). Thanks a lot!!!

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  14. @ monica: grazie della tua fiducia, per me è importante saper di essere in qualche modo utile...

    @ monica mi mangio...: grazie, verrò a trovarti!

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  15. grandissima! E' da tempo che cerco prof illuminati come te, sono un'insegnante di arte alle medie ma attualmente vivo in UK e sto confrontando sui miei figli i sistemi scolastici europei e internazionali con quello italiano. Condivido ogni cosa che dici, il mio blog è http://arteascuola-miriampaternoster.blogspot.com/
    sono felice di conoscerti e di poterti seguire. Miriam

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  16. Bellissimi questi spunti! Facevo riflessioni analoghe qui: http://giornopergiornopiccolalory.blogspot.it/2012/06/mnemotecniche-ricordare-ridendo.html
    Sui compiti ti ho scritto in un commento al post-recensione :-)

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  17. Vedo che molti genitori vorrebbero il weekend e le vacanze liberi dai compiti...mentre io sarei esattamente per il contrario! La settimana scolastica è spesso fitta di impegni, tra la dottrina e lo sport. Facciamo sempre fatica a metterci sui libri. Invece al sabato mattina (perché qui alle elementari abbiamo il sabato libero) con tutta calma è un piacere sedersi con i bambini e senza stress lavorare un po'!
    A me piace studiare assieme a loro, riguardare i quaderni con il lavoro fatto in classe e discuterne. Se uno dei miei figli ha faticato in qualcosa, con calma possiamo metterci insieme per cercare di migliorare.
    Durante le vacanze poi, preferirei avere delle indicazioni dagli insegnanti su quello che effettivamente è utile che mio figlio o figlia debba consolidare meglio. Ho odiato quest'estate i libri delle vacanze! Tanti noiosissimi esercizi! Vorrei più libertà! La vacanza è l'occasione per dare a tuo figlio un compito più personalizzato alle sue esigenze e ai suoi interessi! Faccio un esempio: per consolidare le capacità nella composizione di testi, magari gli avrei fatto scrivere recensioni di film al più grande, e alla più piccola le avrei fatto inventare qualche favola di fantasia. Invece ti ritrovi a fare anonimi esercizi tutti uguali, che parlano di cose che non ti interessano!

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