lunedì 24 dicembre 2007

Un brindisi con Dio

E. Hopper, Eleven a.m. (1926), oil on canvas.

"Viene Natale. Nella sempre dura, e sempre stupefacente vita degli uomini. Nel teatro della nostra passione e della nostra pena. Viene Dio in questo serraglio umano. Come se cercasse qualcosa, qualcuno. Come se avesse voglia di passare del tempo con noi, che lo guardiamo dai nostri tavoli, dalle scrivanie, dai nostri letti, dai ponti sulle autostrade un po’ sospettosi. Come se alzasse un bicchiere per fare un brindisi, e attendesse con i suoi occhi di fuoco e di oceano, che anche nei nostri velati si facesse largo, vedendolo qui, la letizia di brindare alla esistenza, di dolore e gioia in parti uguali fatta". (Davide Rondoni)

giovedì 20 dicembre 2007

La settimana del festino



Tutto quello che di umano e disumano si può fare materialmente in 24 ore si concentra senza pietà alcuna nell'ultima settimana prima delle vacanze di Natale. Tutto parte dall'affastellamento di circolari su spettacolo per le terze al Cineteatro del paese, spettacolo di bolle (?) e illusionisti offerto dal Comune... senza dimenticare gli appuntamenti di recite alle sezioni dell'infanzia, concerti di Natale dell'ensemble musicale dell'istituto, di cui due in sequenza per le classi prime, seconde e terze e poi per le classi quarte e quinte della primaria e uno pomeridiano per la secondaria e i genitori. Ma a tutto questo si può anche aggiungere una megamanifestazione sportiva al mega palasport della provincia che prevede l'accorrere di un'intera scolaresca insieme a rappresentanti delle forze armate (il titolo era Sport e legalità), oltre che il rituale collegio docenti dell'ultimo giorno non senza un degno finale con consiglio di istituto di cui ahimè faccio parte e verbalizzo le sedute. Il bello è che potrebbe anche verificarsi che il caro Ministero (della Pubblica distruzione) faccia scadere i termini di presentazione di un importante progetto al 21 dicembre, con intempestiva coincidenza con tutta la suddetta attività natalizia. Bè, che dire... se arriviamo alla vigilia di Natale mentalmente ancora capaci di intendere e di volere vi porgerò i miei più sinceri auguri.

domenica 9 dicembre 2007

Ode al lavoro di gruppo

Insegno ormai da quasi dieci anni e via via che sono diventata più sicura (all'inizio si è un po' ingessati, forse per timore di sembrare inesperti e spesso si cede eccessivamente a metodi "dittatoriali") ho sperimentato con ottimi risultati il cooperative learning, per gli italofoni "apprendimento cooperativo".
Lo gestisco così: sistemiamo i banchi a gruppi di quattro in modo da formare dei bei rettangoloni, dispongo i gruppi sulla base dei suggerimenti e delle preferenze espresse dagli alunni (mi riservo la facoltà di qualche piccolo aggiustamento per il solo fine di garantire una certa eterogeneità interna) e assegno del materiale su cui fare un lavoro ben preciso, in genere preparare una relazione da condividere con il resto della classe in un momento successivo. Ho anche fatto costruire dei test di diverso tipo che ho poi utilizzato per una verifica scritta (scegliendone qualcuno da ogni gruppo e poi proponendoli a tutti). Ho assegnato anche lo stesso lavoro a tutti e ho semplicemente ritirato il compito svolto. Ho proposto anche lo studio di gruppo: il capitolo sulla rivoluzione industriale è stato diviso in parti e ogni parte è stata assegnata a un diverso gruppo che poi l'ha insegnata al resto della classe, che prendeva appunti.
Nell'arco dei tre anni in cui ho seguito la mia attuale terza media ho potuto notare che rispetto all'inizio ora loro capiscono perché certe volte cambio i loro "compagni" di gruppo e lo accettano senza fare eccessive rimostranze, ho visto persone che prima non collaboravano minimamente iniziare a farlo con soddisfazione, anche se c'è ancora chi non ha ancora tratto profitto da questo modo di apprendere, ma sono davvero pochi...
Un link interessante per chi vuole approfondire, qui (edscuola), ma anche qui (ospitiweb).

martedì 27 novembre 2007

Metatesi

Alunna Bravina in un test di analisi del periodo: "subordinata isplicita". E l'emplicita, come sarà? Questa è al livello di "madre Pio"...

domenica 25 novembre 2007

Lo sguardo di qualcuno




Tu lo sai bene: non ti riesce qualcosa, sei stanco, non ce la fai più.


E d'un tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno - uno sguardo umano - ed è come se ti fossi accostato ad un divino nascosto.


E tutto diventa improvvisamente più semplice.
Andrej Tarkovskij
Ci penso spesso a questa semplice e grande verità. Quello che ottiene uno sguardo o un abbraccio non lo potranno mai ottenere mille corretti ragionamenti. Ieri ho partecipato alla giornata Nazionale della Colletta Alimentare: gli alunni che mi hanno aiutato insieme a qualche genitore di buona volontà hanno sperimentato quello sguardo umano, altrimenti non sarebbero venuti. Alla fine della faticosa giornata eravamo tutti più contenti. Come ha detto mia figlia, che si è alacremente occupata di distribuire il volantino con il "grazie", è filato tutto liscio come l'olio.


Chicche storico-pugliesi

L'Alunno Pomeridiano dice: "La legge e la religione EBREICHE non si possono separare..."
Io aggiungerei: "Lo SEPEVETE?"

martedì 20 novembre 2007

Il webquest

Dopo aver pubblicato sul blog didattico un post sulla rivoluzione industriale (in cui ho organizzato una serie di link sull'argomento facilitando ai ragazzi la ricerca nella Rete di siti utili all'approfondimento), ho scoperto che questo procedimento si chiama webquest. Lungi da me volermi appropriare di una pratica didattica già sperimentata e soprattutto inventata da altri. Sono due studiosi anglosassoni ad averla codificata. Si chiamano Bernie Dodge e Tom March e qui potete trovare notizie e ragguagli sulla loro proposta di e-learning.
Dodge per la prima volta in un articolo del 1995 parla del webquest come di una risorsa didattica efficace per un nuovo modo di trasmettere conoscenze: l'insegnante selezionerà all'interno del ciberspazio le informazioni utili all'apprendimento di un argomento e le proporrà all'alunno sottoforma di percorso guidato. Niente di più semplice e niente di più geniale. (qui la pagine che illustra in italiano il pensiero di Dodge e eventualmente l'articolo in lingua originale).

venerdì 16 novembre 2007

Dialogare davvero significa essere disposti a cambiare idea

Vi è mai capitato di parlare con qualcuno che la pensa in modo diverso da voi e di percepire con chiarezza che questa persona non prende neanche lontanamente in considerazione il fatto che potrebbe avere torto, almeno in parte, e che voi potreste avere ragione?
Se vi è capitato, conoscerete anche la sensazione che deriva da un simile incontro: ci diciamo che non vale la pena parlare e che eviteremo in futuro altri scambi con un interlocutore tanto granitico e impenetrabile.
Ma i ruoli spesso si invertono: a chi, infatti, non è capitato di irrigidirsi allo stesso modo sulle proprie posizioni in una conversazione?
Bisognerebbe invece cominciare un dialogo con l'idea che il nostro interlocutore potrebbe insegnarci qualcosa, potrebbe farci crescere e migliorare; con la disponibilità di modificare almeno in parte il nostro modo di vedere le cose.
Mi fa piacere esordire come contributor nel blog di Palmy con un post su questo argomento, perché io e Palmy, lo dico con orgoglio e compiacimento, abbiamo un lungo esercizio in fatto di conversazioni che partono da posizioni apparentemente inconciliabili, ma alla fine ci siamo sempre incontrati a metà strada, abbiamo imparato l'uno dall'altra, superando i pregiudizi e modificando convinzioni radicate. Attenzione, però: la discussione a volte dura molto, raggiunge toni aspri (ma questo capitava tanto tempo fa), e, soprattutto, si svolge in più match. E il silenzio durante gli intervalli è essenziale per ragionare in modo davvero sereno. A me è successo, ad esempio, durante uno di questi intervalli, di rendermi conto che Palmy aveva ragione, che io mi sbagliavo e che questa scoperta non mi provocava dolore. Al contrario, il confronto, che ha comunque sempre il suo prezzo in termini emotivi, mi aveva aperto una nuova prospettiva: la mia mente aveva una strada in più, che porta a mete diverse e prima impensate, e tutto è adesso più luminoso di prima. Valeva la pena scontrarsi. Ne vale ancora la pena.
Ora, questa riflessione me ne suscita un'altra. Non ha senso parlare sempre con le stesse persone, non serve a molto discutere con chi la pensa come te, con chi appartiene al tuo giro, al tuo partito, con chi condivide la tua ideologia. In simili contesti, infatti, non si fa altro che annuire, non si fa altro che confermare le proprie convinzioni (il che in sé può essere importante), ma non c'è un vero esercizio dell'intelletto, e raramente si impara qualcosa di veramente nuovo. Chi discute solo con persone del proprio giro, poi, è poco preparato a trasmettere la propria cultura (conoscenze, convinzioni, scoperte...) a chi non appartiene a quel giro, e forse è anche meno disponibile ad ascoltare.
Queste considerazioni hanno importanza anche nell'ambito dell'insegnamento scolastico (il post, dunque, non è completamente OT), dato che a scuola si trasmette cultura. Ma dovrei dire, a questo punto, che a scuola la cultura si scambia e si crea. Ma questa è materia per un altro post.

Chi volesse vedere il più recente degli scambi fra me e Palmy può sbirciare fra i commenti ad un recente post sul mio blog:
http://salvomenza.wordpress.com/2007/11/07/i-ragazzi-conducono-mentalmente-e-inconsapevolmente-delle-dimostrazioni-per-assurdo-che-poi-non-riescono-a-descrivere/

mercoledì 14 novembre 2007

Test di storia

Argomento: l'età napoleonica e il Congresso di Vienna.
Il dono della sintesi di un alunno (ovvero come riassumere in poche righe l'intera storia della rivoluzione francese): Il termine "stato assoluto" significa che il re non aveva ostacoli nelle sue scelte, non doveva chiedere il permesso a nessuno, la "monarchia costituzionale" è dove il potere non ce l'ha il re ma è diviso in più persone, la "repubblica" è uno stato dove i cittadini hanno tutti diritti uguali, nella "dittatura" i cittadini non hanno diritti e il potere veniva esercitato da una sola fazione. Un po' rozzo, ma farà strada...
La confusione mentale di un altro: Lo Stato assoluto è: Il governo di uno solo, cioè quest'uomo aveva il potere su di tutto, come per esempio da una frase molto famosa Lo Stato sono io. No comment.

sabato 10 novembre 2007

Andamento della classe

Consiglio di classe sulla situazione di partenza: siamo a novembre, l'anno scorre dolcemente verso le vacanze di Natale, di cui già i cartelloni pubblicitari annunciano le incombenze consumistiche e a scuola si parla di situazione di partenza, ma fa niente. Parliamone.
In ogni consiglio di classe che si rispetti, i personaggi sono sempre gli stessi, : c'è il Prof Geremiadi ("ah, ma questa classe è terribile, c'è distrazione, i ragazzi di oggi non sono più quelli di una volta..."); c'è il Prof Conmesicomportanobene (che sottintende:"io sono bravo, il problema è tuo"); c'è il Prof Abbaco ("secondo me dopo tre note si deve fare la sospensione"); ma non può mancare il Prof Mangiastipendioatradimento, che in genere, quando è della specie Sullorlodiunacrisidinervi ha la buona creanza di non proferire parola, ma se è della specie Fuoricomeunbalcone ha pure il coraggio di appoggiare Geremiadi. E là può succedere di tutto: tu che ti levi la vita e che sei benvoluto dai ragazzi passi per un Buonogiovaneingenuo (in una parola: fesso), quello che in classe scalda la cattedra diventa il paladino del Regolamento di Istituto e Abbaco ha la strada spianata per la sua crociata giustizialista. A Buonogiovaneingenuo, che ha ancora ben presenti le scuole a rischio dove ha fatto la gavetta, scappa da ridere.
Per fortuna, a volte, nei Consigli di Classe, interviene lui, il Sommo Capo: "Ve le farei fare iiiiiio tre ore in cerrrrrrte scuole e così poi la smettereste di lamentarvi delle vostre claaaaassi: cosa volete, come alunni? Delle mummie egizieeeeee?". Silenzio. Fuoricomeunbalcone, ovviamente, con un sano trasformismo dà improvvisamente ragione al Capo. Abbaco ci rimane davvero male. Geremiadi si indigna, ma internamente. Conmesicomportanobene aveva ragione fin dall'inizio. Buonogiovaneingenuo ha il suo momento di felicità.

martedì 30 ottobre 2007

Del perché ho scelto lettere moderne

Alla prof di greco, Maria Pia di nome, e da noi gentilmente battezzata Maria Arpia, non piacevo, fra poco vi spiegherò il perché, ma non poteva non darmi la sufficienza allo scritto. Così si vendicava all'orale e mi metteva... 5. Lo odiavo quel 5, era un'ingiustizia, per giunta plateale.
Perché mi odiava? Presto detto. Noi eravamo poveri ragazzini freschi di ginnasio, cresciuti da un Prof illuminista a colpi di "tutto quello che dicono i libri può e deve essere criticato", "la storia è tutta nel prezzo delle patate al mercato", "voi non sapete che il sopra sopra del sopra sopra del sopra sopra...". Insomma destabilizzati, ma fondamentalmente liberi (ricordo che da buon illuminista di sabato ci faceva leggere il trattato Del piacere e del dolore di Pietro Verri).
Ebbene, prima lezione di greco: avevamo davanti un'invasata, una baccante della letteratura greca, (una che stava per piangere quando ci raccontò che la Biblioteca di Alessandria era stata incendiata)... lei incomincia a disquisire di Omero, perdendo sempre di più il contatto con la realtà e assumendo via via un'espressione da medium in piena seduta spiritica. Era estasiata. Io alzo la mano e timidamente e ingenuamente e rincoglionitamente (non so se si può dire, ma tant'è) dico: "Mi scusi, prof, ma Omero non può essere esistito per come ce lo raccontano le tradizionali teorie, è impossibile che avesse scritto insieme Iliade e Odissea e... forse non è esistito proprio". Silenzio.
Io pensavo di avere dato un contributo alla discussione. Invece dall'espressione costernata della prof capisco che ai suoi occhi avevo... ucciso Omero. Qui comincia uno dei più brutti quarti d'ora della mia vita: lei che in preda a una crisi di panico, comincia a gridare come un'ossessa, ad un tono di voce ultrasonico: "Omeroooooooooooooooooooooooooooooo! Omerooooooooooooooooooooooo!". Noi impauriti che le venisse un infarto. Silenzio intorno. Sguardi persi.
Fu lì che il mio curriculum con Maria Arpia si macchiò indelebilmente.
Fu lì che la mia strada si avviò inesorabilmente verso il ramo moderno della facoltà di Lettere.

domenica 28 ottobre 2007

Vi aggiorno sul blog didattico

Aperto blog. I ragazzi si sono entusiasmati. Per ora commentano quello che scrivo io, almeno fino alla prossima lezione quando li renderò edotti su come e in che modalità postare. Dovremmo metterci d'accordo su poche semplici regole, tra cui quella che il blog non è un SMS e, peggio, non è MSN. Già questo piccolo particolare è emerso per i commenti, che in certi casi sembravano un codice cifrato. Ho cercato di far capire loro, ebbene sì, messaggiando in tempo reale su msn, che sul blog non erano bene accetti i vari nn (non), sn (sono), tvb, tvttb, ke (che) e consimilari. La cosa più sbalorditiva? Lo hanno capito. Ogni volta che ripetevo questo ritornello in occasione della correzione di temi e riassunti mi guardavano come se parlassi aramaico, invece questa volta sembra che abbiano afferrato. Potenza della tecnologia! I genitori, forse un po'attoniti, chiedono incuriositi di cosa si tratta e poi avvertono che per una volta il loro tecnologico figlio sta al computer per un'attività didattica, divertente sì, ma didattica. Penso, se ce ne fosse ancora stato bisogno, di averli definitivamente conquistati... Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.
P.S. Una mia ex alunna che è ritornata al paese natio, in Florida, si è collegata e tramite il blog partecipa alla vita della sua classe...

giovedì 25 ottobre 2007

Freedom

Freedom è il titolo di un gospel, che esalta la libertà. Se ci pensate non c'è vita senza libertà. In Europa si siamo abituati e non ci facciamo caso, ma basta un accenno di limitazione a questo bene così prezioso per farci svegliare dal torpore: l'avete sentito di questa legge del governo di sinistra ( e meno male che è di sinistra!) che vuole tassare siti e blog? Io ho firmato la petizione contro, di cui qui a sinistra c'è il banner.
Quanto invece confortano le parole di Giovanni Paolo II che da giovane nell'animo qual era parla così di Internet: Internet visto da un Papa. L'ho scoperto grazie alla prof doppiaemme.

venerdì 28 settembre 2007

Non solo chat: progetto per un blog didattico

Cito anzitutto le fonti:
http://www.internet-pro.it/2004/11/tema_i_blog_in_.html
http://scuola20062007.blog.dada.net/

Ripubblico un progetto che avevo già proposto ieri dopo averlo migliorato:
Non solo chat: il blog didattico
Progetto per un laboratorio multimediale
Premessa
Il blog (o weblog) è un diario di bordo pubblicato sul web. A differenza del semplice “sito” possiede un’alta dose di interattività: può essere pubblicato gratuitamente su una piattaforma già predisposta e semplificata anche per chi non conosce l’HTML e aggiornato dall’amministratore in modo diretto (servendosi del browser). Si tratta di una grande rivoluzione nel mondo di Internet: non a caso si parla di web 2.0, indicando con tale espressione anche il wiki e il twitter.
Sul blog si scrive, si legge, si aspettano i commenti proprio come in un forum; si possono aggiungere foto, disegni ed immagini, proprio come in un giornale. Aprire un blog a scuola è una pratica ormai diffusa. In poche mosse ci si titrova ad avere un pubblico potenzialmente globale. Essere osservati è implicito nel blog: anche se la struttura narrativa è solitamente simile a quella del diario personale, il blog implica l’idea di un pubblico. Gestire un blog, quindi, equivale ad entrare nella logica delle comunicazioni di massa dal punto di vista di chi comunica e scrivere dal punto di vista di chi pubblica.

Obiettivi
Motivare alla lettura e alla scrittura.
Educare alla cultura della Rete (Netiquette).
Abituare i ragazzi a percepire Internet come fonte di risorse per la cultura.
Far acquisire il carattere relazionale della scrittura.
Abituare alla condivisione delle idee.
Cosa impara lo studente
1) Progettare e costruire un blog.
2) Utilizzare tutti gli strumenti della piattaforma (pubblicare un post di solo testo, aggiungere un’immagine, un collegamento, pubblicare un commento, aggiungere elementi alla pagina, navigare nel blog, linkare, invitare qualcuno a commentare, categorizzare, taggare).
3) Rielaborare gli avvenimenti della giornata e gli argomenti di studio tramite la scrittura.
4) Documentarsi e scrivere un post in forma di articolo, citando le fonti.
5) Confrontarsi mettendosi in discussione e imparando a dialogare serenamente.

Contenuto
Progettazione, costruzione e gestione di un blog collettivo:
1: Definire gli obiettiviVerranno specificati agli studenti gli obiettivi del progetto utilizzando un linguaggio chiaro e conciso.
2: Definire il contestoSi sceglierà insieme il tema del blog in relazione agli obiettivi didattici concordandolo con gli studenti e specificare chiaramente quale potrà essere l’apporto di questa tecnologia all’esperienza didattica. Andrà scelta inoltre la piattaforma per il blog da utilizzare e verificarne la disponibilità tecnologica necessaria.
3: Fornire le conoscenze di baseAttraverso un semplice percorso pratico si forniranno agli studenti le conoscenze di base su come usare un lettore di flussi RSS e su come aprire un blog.
4: Definire i dettagli delle attività connesse all’uso dei blogSpecificare la frequenza minima di utilizzo, i temi e il taglio col quale dovranno essere trattati dai post, l’attività di commento, cominciando da un blog collettivo e impostando eventualmente anche una rete di blog personali.
5: Definire le modalità di valutazioneL’attività di verifica deve essere inserita nel blog stesso. L’insegnante non modificherà direttamente post pubblicati dagli allievi ma si limiterà a commentare e a rispondere con altro post. Se il contenuto dei commenti si dovesse rivelare poco consono l’insegnante provvederà alla cancellazione.
Strumenti
Laboratorio informatico.

Tempi
2 ore settimanali pomeridiane.

Verifiche
Criteri di valutazione:
1 punto: visita al blog fuori dall’orario scolastico.
2 punti: intervento attivo in fase di ideazione e costruzione.
5 punti: pubblicazione di un post o di un articolo, con attenzione anche alla forma.
2 punti: commento a un post, con attenzione anche alla forma e alla pertinenza.
3 punti: segnalazione di un link di nostro interesse.
1 punto: caricamento di un'immagine.

giovedì 27 settembre 2007

Non solo chat: il blog didattico

Quest'anno vorrei coinvolgere i ragazzi in un laboratorio pomeridiano che li abituasse a fruire Internet in modo utile per loro. Lo intitolerò "Non solo chat: il blog didattico". Chissà che non si divertano ( e che non mi diverta anch'io): chi l'ha detto che la scuola deve essere per forza seriosa?

martedì 25 settembre 2007

Fare esperienza

Una delle cose più difficili per me è aiutare i ragazzi a trarre fuori dalla routine e dal vorticoso susseguirsi dei fatti quei punti luminosi che segnano il proprio cammino di uomini, quegli avvenimenti significativi che inevitabilmente intessono la vita di tutti ma che si può rischiare di oltrepassare senza farci caso. In una parola, riflettere sull'esperienza. Non basta riempire la giornata con le più disparate attività né accumulare novità, per crescere occorre farne tesoro, imparando a vagliare ciò che accade e che in questo modo diventa esperienza per noi.
Ma con i ragazzini è difficoltoso. Faccio un esempio: a giugno domando di raccontare un fatto importante successo nell'anno appena passato. Qualcuno azzarda una risposta. Vedo lo sguardo smarrito di un ragazzino e dico: " ma a te verrà facile visto che a gennaio ti è nato un fratellino!". E lui: "Ah, vero, professorè!!!!". Qualsiasi cosa se non è conservata come esperienza è solo un fatto esterno a noi che ci scivola addosso.

martedì 18 settembre 2007

Come prendere appunti

Per compilare questa breve lezione su come prendere gli appunti (una delle attività più sconosciute nel pianeta e meno amate dagli studenti, per lo meno alla scuola media) mi sono basata su:
R. Mazzeo, Un metodo per studiare, Il capitello
questa lezione in podcast

Cosa non fare:
1. trascrivere sul foglio la maggior parte delle parole del prof
2. rincorrere il prof che spiega interrompendolo spesso

In questo modo inoltre non si memorizza.
Un modo alternativo è realizzare una MAPPA di parole chiave. Come?
1. scrivere al centro l’argomento principale e attorno (senza preoccuparsi di fare i collegamenti) tutte le parole importanti, i concetti che reputiamo importanti tra quelli che sentiamo (il foglio se si vuole si può orientare orizzontalmente. I concetti possono essere scritti dove capita.
2. gerarchizzare, stabilendo legami e rapporti. Quello che prima stava in campo aperto va collegato.
3. rielaborare, aggiungendo dove necessario e appuntando altre cose importanti tratte dal proprio studio a casa.
In questo modo si ottengono risultati incoraggianti anche in chi presentava difficoltà a prendere appunti in modo tradizionale.

Spero che il mio riassunto vi possa essere utile.

sabato 1 settembre 2007

Buon inizio!

Oggi primo settembre.
Per chi come me insegna non è una data come tutte le altre.
Segna il ripetersi di un inizio: di un nuovo anno, di una nuova serie di giorni scanditi da campanelle, pagine di registro che scorrono, occhi che ti scrutano, piccoli e grandi eventi. Vivere è ricominciare sempre, diceva Pavese.
Se ogni giorno non si ricomincia inevitabilmente la pendenza della salita che affrontiamo ci fa scivolare indietro, e quasi senza che ce ne accorgiamo ci ritroviamo a cristallizzare abitudini e a incasellare persone e cose nella scontatezza e nella distrazione.
Che Dio ci liberi dal tempo perduto senza farci caso... Un buono e nuovo inizio per tutti!

lunedì 23 luglio 2007

Più in là

Questo è il tema di un'alunna di seconda media:

Qualche uccello di mare se ne va,
né sosta mai,
perché tutte le immagini portano scritto più in là
(E. Montale)
Commenta questi versi di Montale e presenta un'esperienza che te ne ha fatto comprendere il valore.

Questi versi di Maestrale, magnifica poesia di Montale mi colpiscono molto. Pensandoci meglio non sono questi versi che mi colpiscono, ma la capacità del poeta di rendere il mare, le rocce, gli uccelli... cose vere, profondamente comprensibili al nostro pensiero. Montale riesce a vedere i desideri dell'uomo nelle cose belle della vita. Come quando una maestra, per far capire meglio agli alunni l'argomento di cui sta parlando, fa un paragone con qualcosa che i piccoli studiosi conoscono e possono capire meglio. Così il poeta esemplifica in un piccolo particolare i grandi misteri della vita e le profonde domande che riempiono gli animi degli uomini da sempre.
Questi versi parlano dell'infinito. Delle cose, tutte, che sono nel grande universo che ognuno di noi ha la grazia di poter esplorare.
Noi siamo gli uccelli e a noi è data la possibilità di scegliere di stare appollaiati sul ramo di un albero ad ammirare le montagne e la linea dell'orizzonte, oppure di aprire le ali, sfruttare la corrente e svoltare dietro la montagna per vedere ciò che prima non vedevamo e varcare l'orizzonte per scoprire ciò che prima non immaginavamo. Due possibilità che si possono definire con due nomi: pigrizia e curiosità. Di certo è la curiosità che ci dà una buona impressione: tutti vorrebbero volare e varcare l'infinito, ma come è difficile staccarsi da quel ramo che con le sue foglie ci dà ombra e con i suoi frutti ci sfama! Quel ramo ci dà la sicurezza, mentre il vento che ci aiuta a volare è insicuro e ci fa paura.
Una persona che era logorata dalla curiosità era mia mamma. Lei amava tutto ciò che sulla terra è bello, giusto, vero, infinito, misterioso e irraggiungibile. Irraggiungibile, questa parola mi mette ansia, ma a lei infondeva gioia. La vedevo con i suoi occhi azzurri come il mare che scrutavano il cielo durante un temporale, mi sembrava cercassero qualcosa, vedevo i suoi occhi che guardavano i miei e mi sentivo letta dentro. Lei cercava il bello in ogni cosa e non sostava mai perché sapeva che c'era quel bello. Anche nelle amicizia cercava il profondo che per lei era Dio. Mia mamma era il poeta che trova le risposte alle grandi domande nelle piccole e grandi cose della vita.
Questo tema mi dice di raccontare un'esperienza che mi ha fatto comprendere il valore di questi tre versi: non è un'esperienza, ma è un rapporto che me ne ha fatto capire l'importanza. E' il rapporto con mia madre, che era un rapporto tra madre e figlia, tra amica e amica, tra maestra e alunna, e che lo sarà sempre. Voglio imparare a rendermi conto che tutte le immagini portano scritto più in là, volgio staccarmi dal ramo e aprire le ali per volare fino all'irraggiungibile, proprio come faceva mia madre.

domenica 10 giugno 2007

Fine anno

Ultimi giorni di scuola: c'è aria di smobilitazione più che di vacanza.
Aule più deserte del Gobi con banchi e sedie impeccabilmente in fila, lavagne intonse, serrande chiuse come occhi in letargo.
Prof che scorazzano avanti e indietro per i corridoi tra la segreteria e l'aula informatica, con inevitabile sosta alla macchina del caffé (che oggi mangia i soldi più del solito): hanno in mano e in duplice copia le relazioni coordinate, singole, i programmi effettivamente svolti debitamente firmati da almeno tre alunni, i giudizi globali, la griglia dei giudizi sintetici.
Hanno in mano uno scorcio di vita dei loro alunni: ammessi? Non ammessi?
Gli adempimenti di fine anno riempiono migliaia di fogli: me li immagino come stormi di uccelli bianchi tormentati dal vento. I registri vengono irrevocabilmente sbarrati e la parola fine prende la forma di una firma di sbieco dal piglio notarile.
Sulle spalle il peso del tempo trascorso. Negli occhi la speranza di un'estate serena.
All'orizzonte come un'alba temuta eppure attesa si intravede già il nuovo anno: sembra così lontano eppure nei volti dei ragazzi e nel loro corpo in crescita vedi già il mondo come sarà.

Insegnare a scrivere

Quanto di più difficile oggi. Ma io non mi arrendo. Mi sono inventata l'ora di laboratorio di scrittura. Risultato: rifiuto iniziale, quando l'impresa appare una "mission impossible", tollerata poi efonte di grandi soddisfazioni per tutti alla fine. Pubblicherò due post a parte, per mettere a disposizione i materiali di base laboratorio:
1) un vademecum per l'autocorrezione del testo scritto (da un copyright del mio amico Salvo Menza; adattato alla scuola media da me)
2) il vero e proprio percorso del laboratorio (si tratta di appunti, non badate agli errori!)

Vademecum per l'autocorrezione

Livello I (I media)
Punteggiatura

VIRG
Tra il soggetto e il suo predicato, o all’interno di un sintagma (tra articolo e nome, tra nome e aggettivo...) non va la virgola.
PUNTO
Le frasi vanno separate correttamente.
DUE PUNTI
I due punti vanno usati per spiegare l’enunciato precedente e per introdurre un elenco o un discorso diretto.
PUNTINI
Sono tre.
VIRGOLETTE
All’inizio e alla fine del discorso diretto, per introdurre una citazione, per delimitare il titolo di un giornale o un modo di dire.

Ortografia

MAIUSC
Dopo il punto, per i nomi propri, per le sigle, le festività, i periodi storici.
GRAFIA REGION
Attenzione al modo di scrivere le parole, che spesso ricalca la pronuncia regionale. Per es. NZ invece di NS, tipo * penzare; NC invece di NG, tipo * manciare; BB invece di B, tipo * subbire...
ORT
Attenzione agli errori generici di scrittura. Per es. ZZIONE invece di ZIONE, tipo * azzione, circolazzione... Controlla: A VOLTE
UN
L’articolo indeterminativo maschile singolare è senza apostrofo.
H
La H va scritta nelle voci del verbo avere ho, hai, ha, hanno. Controlla: la H non va su “o” congiunzione, “a” e “ai” preposizioni e “anno” nome!
UN’
Ci vuole l’apostrofo quando l’articolo indeterminativo femminile ‘una’ si trova davanti a vocale.
APO
Controllare: PO’, DA’ (per dai), D’ACCORDO che vogliono l’apostrofo (QUAL È è senza)
ACC
Controllare: le parole tronche, tipo città, perché; più, può, ciò, già, giù, dà verbo, è verbo, là e lì avverbi di luogo, né congiunzione, sé pronome, sì affermazione, tè bevanda. N. B. L’accento sarà acuto (´) su : sé, né, perché, poiché e tutte le congiunzioni che contengono che. L’accento sarà grave (`) su: caffè, tè, è, cioè.
TIT
I titoli di opere, di film, di poesie... vanno sottolineati; se si scrive al computer vanno scritti in corsivo.

Livello II (II media)
Lessico

LESS
Le parole vanno secondo il loro corretto significato. Se non sei sicuro controlla sul dizionario.
REGION
Spesso si usano parole tipiche dell’italiano regionale. Controlla sul vocabolario.
REGISTRO
Si dovrebbero evitare espressioni colloquiali tipiche del parlato.
ESSO
Abuso del pronome ‘esso’.
MA
Ripetizione del ma.
RIP
Ripetizione generica.

Sintassi

SOGG
Il soggetto, sottinteso o no, deve essere sempre chiaro e concorde con il verbo.
REGG
Ogni verbo deve avere i suoi complementi necessari. Per es. Conosco Maria, non: *Conosco a Maria.
REL
Il pronome relativo va concordato con l’elemento a cui è riferito.
SEM
Attenzione al significato delle parole. Per es. un furto illegale.
PRON
Errori nell’uso dei pronomi (es. lontananza dell’antecedente)
CONC
L’articolo va concordato con il nome, il nome con l’aggettivo, il soggetto con il predicato, il pronome con il suo antecedente.
VERBO
Manca il verbo!
TEMPI
I tempi verbali vanno concordati correttamente.
MODI
Uso errato dell’indicativo invece del congiuntivo. Controlla dopo il se: non ‘se lo sapevo’, ma ‘se lo avessi saputo’.
COND
Uso errato del condizionale. Per es. ‘se sarebbe’, invece di ‘se fosse’.

Livello III (III media)
Coerenza e coesione

CONTR
Contraddizione. Non posso dire che odio la scuola e che quest’anno mi trovo bene a scuola, senza perlomeno spiegare cosa intendevo nella prima frase. La contraddizione può esserci anche tra due frasi a distanza.
COES
Mancanza di collegamento adeguato tra le frasi.

Informazione

FALSO
Affermazione errata.
ILLOG
Affermazione illogica.
INUT
Concetto inutile.

Laboratorio di scrittura

Progetto scrittura: insegnare a scrivere (e a studiare)

1.1 La rielaborazione di un testo dato
(per tutte le classi)
La parafrasi

Dal greco “parafrazo” = dico con altre parole.
Fare la parafrasi vuol dire tradurre oralmente o per iscritto con proprie parole ciò che troviamo scritto in un testo dato, dunque trasferire il lessico del testo nel nostro lessico facendo appello a un proprio vocabolario mentale.
Possiamo spiegare ogni espressione con un’altra presente nella nostra memoria (parafrasi lessicale).
Possiamo aggiungere altre informazioni non direttamente ricavabili dal testo, ma frutto di uno studio più approfondito (parafrasi integrativa). In questo caso ciò che il testo suppone va recuperato ed esplicitato [presupposizioni semantiche (legami di significato interni, parole chiave, richiami di significato esterni, cioè con altri testi); presupposizioni enciclopediche (informazioni sul contesto storico letterario); presupposizioni pragmatiche (sensibilità individuale del lettore)].
Praticamente si comincerà con una lettura in classe guidata dall’insegnante che da subito dirà agli allievi di evidenziare e di riscrivere le parole o le espressioni poco chiare o sconosciute, per poi passare alla chiarificazione di tali passi e alla spiegazione del testo, con un’eventuale riscrittura o con la formazione di un corredo di note e apparati alla pagina di testo.

Il riassunto

Per comprendere occorre necessariamente riassumere, cioè “assumere nuovamente”, ri-comprendere. Insegnare a riassumere oralmente o per iscritto è in definitiva insegnare a scegliere, distinguere e ricomporre, cioè insegnare a studiare.
Vi sono fondamentalmente 4 direzioni del riassunto:
1) dallo scritto allo scritto (sintesi di un testo informativo, recensione, scheda...).
2) dallo scritto al parlato (esposizione sintetica di un testo da studiare, svolgimento di un discorso in base ad una scaletta).
3) dal parlato al parlato (riesposizione orale di discorsi, lezioni, dialoghi...).
4) dal parlato allo scritto ( resoconto, schema di lezione...).

Come procedere per fare un riassunto?
Quello che appare un blocco unico, il testo, in verità è l’insieme di parti ben distinte, nel testo scritto anche visivamente (mediante i capoversi, i paragrafi, i titoli, indicazioni grafiche poste a margine, parole evidenziate con inchiostri o caratteri diversi...). ES. Se io voglio mangiare una torta incartata da una pasticceria, devo anzitutto scartarla, poi tagliarla con un coltello per prenderne una fetta e infine a pezzi inghiottirla. Così se voglio studiare un argomento di storia, es. l’Islam, devo anzitutto guardare la confezione (quante pagine sono? vi sono titoli o suddivisioni già poste nel testo che mi possono aiutare?), poi devo suddividere il testo in parti più piccole, ponendo attenzione alle cose più importanti, infine devo fare mio l’argomento assegnatomi.

Riassumere:
Leggere- Evidenziare- Dividere in sequenze- Distinguere le sequenze- Riformulare

Ecco dunque i passi da seguire:
1) lettura orientativa.
2) divisione in parti. Le parti del testo sono le sequenze. Se si tratta di testo narrativo la sequenza si distingue per un cambiamento di tempo, luogo, personaggio. Se sitratta di un testo espositivo-argomentativo, la sequenza si distingue per argomento o funzione logica. Sequenza = blocco o unità informativa che svolge lo stesso punto del discorso, cioè risponde alla stessa domanda. Sicuramente ogni capoverso introduce una nuova sequenza. Ma all’interno di un paragrafo si possono, volendo, individuare altre sottosequenze. Praticamente si porrà un segno grafico in grado di separare visivamente le sequenze.
3) estrazione delle informazioni. Ad ogni sequenza si associerà un titolo (costituito da una breve frase) o parola-chiave (con la tecnica della nominalizzazione, trasformando cioè verbi e aggettivi in nomi) e lo si porrà accanto o si accoppierà una domanda alla quale quella sequenza vuole rispondere. Così avremo già una schematizzazione del testo, o in altra forma, un sommario.
4) gerarchizzazione delle informazioni. Distinguere le sequenze in principali e secondarie o accessorie. Due sequenze principali possono essere collegate tra loro da un qualche legame di causa ed effetto per esempio. In questo modo il testo potrà essere trasformato in uno schema grafico. Gli indicatori fondamentali per la gerarchizzazione di solito sono già presenti nel testo, basta fare attenzione. Essi sono: a) le anafore (rinvii, parole o espressioni che si riferiscono alla stessa cosa o ad una cosa precedentemente enunciata; es. L’Islam è una religione monoteista. Un’altra caratteristica è la sottomissione richiesta al fedele...); b) i connettivi (elementi che segnalano un legame tra pezzi di testo più o meno ampi; es. prima, dopo, inoltre, in conclusione, in primo luogo, innanzitutto, allo stesso modo, analogamente...). Un’altra tecnica da insegnare, a volte più semplice dell’analisi dei connettivi, è quella delle domande-ponte, cioè domande che permettono di passare da una porzione di testo all’altra: finora abbiamo visto l’Islam in generale, ma dove e come si è formata questa nuova religione? quali le conseguenze storiche della sua diffusione? essa ha influito anche sulla storia europea? quando? dove?...).
5) riepilogare e sintetizzare. A questo punto sulla base del sommario o dello schema costruito si può procedere alla riformulazione del testo per iscritto o all’esposizione orale sulla base della scaletta elaborata.

1.2 Lavorare sulle sequenze come passo per produrre un testo logico e coerente.

1) Localizzare le sequenze distinguendole per funzioni (introduzione, esemplificazione, descrizione, confronto, elenco…).
2) Contrassegnare le informazioni distinguendole in E (essenziali) e S (secondarie). Suddividere la pagina a metà e porre da una parte le E e dall’altra le S.
3) Assegnare titoli alle sequenze. I titoli possono essere proposti da tutti e discussi, invitando a scegliere quello più adeguato.
4) Cogliere e analizzare i segnali (indicatori linguistici) dell’organizzazione del testo e delle relazioni in esso presenti: analisi dei connettivi e delle anafore.

1.3 La produzione di un testo
Il testo descrittivo
(I media)

Insegnare a descrivere può essere un primo semplice passo per insegnare a scrivere un testo. In esso, infatti, è presente un certo limite dato dall’oggetto della descrizione, che di solito è concreto, per esempio una persona o una giornata, una situazione. Abbiamo però anche una certa dose di libertà di scelta nello schema da seguire e negli elementi da evidenziare, cosicché si potrà introdurre il concetto di pianificazione del lavoro, che è la premessa indispensabile per ogni esercizio di scrittura. I passi da seguire sono:
1) lettura e comprensione della consegna
2) scaletta delle idee
3) stesura
4) autocorrezione.
Esempi: Descrivi la tua casa, la tua famiglia, uno dei tuoi compagni, la tua classe...

I testi regolamentati
(I-II media)

Un altro tipo di testo che può essere molto utile proporre è quello regolamentato da convenzioni: la lettera o il diario per intenderci. Qui il limite è dato proprio dagli elementi convenzionali che offrono già uno schema entro cui muoversi. L’aspetto della pianificazione però non è assente perché occorrerà farsi un’idea di quello che si vuole raccontare. Altro testo abbastanza costrittivo è la cronaca, in quanto prende in considerazione solo un determinato arco di tempo e i fatti in esso accaduti (per produrre una cronaca si richiameranno le 5 W e H: Who? What? When? Where? Why? How?).


Il tema
(II media)

Dato un tema si deve poter scrivere un testo coerente su di esso. Come? Qui la libertà di scelta è tanto più grande quanto più generico è il tema assegnato ed è quindi più facile disperdersi o andare “fuori tema”. Ecco perché prima di cominciare a scrivere si devono raccogliere le idee e ordinarle in uno schema preliminare. Le idee possono venire alla rinfusa ed essere disposte ordinatamente solo in un secondo momento: per questo prima bisogna scrivere ogni cosa che venga in mente per poi eliminare, sviluppare, ordinare.
A seconda del tipo il tema può essere:
1) espositivo
2) descrittivo-narrativo
Per il tipo argomentativo si rimanda la testo argomentativo propriamente detto.
Le fasi di lavoro sono due:
Prescrittura
Analisi della traccia

Raccolta delle idee e delle informazioni

Organizzazione delle idee e delle informazioni

Stesura della scaletta
Produzione del testo
Prima stesura

Revisione

Copiatura in bella o stesura defivitiva.
1) Analisi della traccia: cogliere le parole chiave e le possibilità offerte dal titolo. Es. Stare con gli altri. Esponi quali occasioni si pongono al giovane di oggi per stare con gli altri: quali sono gli aspetti positivi della condivisione? Quali problemi possono verificarsi?. Esprimi il tuo pensiero a riguardo.
2) Raccolta: posso scrivere a grappolo o a raggera le idee che mi vengono in mente in modo disordinato.
3) Organizzazione e stesura della scaletta: devo suddividere le idee secondo uno schema o mappa concettuale. Es. prima posso fare una serie di considerazioni generali sullo stare con gli altri conoscere gente e stare con altri fa parte della vita, ne abbiamo molte occasioni, il più delle volte è piacevole; poi passerò a disinguere tra stare, condividere, essere amico di un altro; infine passerò ad analizzare gli aspetti positivi e i possibili problemi. Posso anche arricchire i diversi punti con opinioni ed esperienze personali.
4) Stesura: ogni punto della scaletta corrisponderà ad un paragrafo (porzione di testo compresa tra un capoverso e l’altro, visivamente l’a capo. Ogni paragrafo dovrà essere opportunamente collegato al successivo.
5) Revisione: controllo degli errori, delle dimenticanze, degli eventuali fuori tema.
6) Stesura definitiva: fare attenzione ad una grafia leggibile e pulita.

Temi:
La scuola che vorrei…
Lo sport: divertimento o competizione
Un luogo che mi è rimasto nel cuore
L’amicizia
Il rispetto per la natura

Il testo argomentativo
(III media o biennio)

Argomentare fa parte del nostro vivere quotidiano: ogni giorno infatti affermiamo opinioni portando esempi, dati, citazioni di altri o ascoltiamo ragionamenti di altre persone alla TV, a scuola... Produrre testi argomentativi educa al ragionamento, abitua ad adottare il punto di vista degli altri e a fornire giustificazioni valide. Come costruire un testo argomentativo su un dato problema:
1) documentarsi: con l’aiuto dell’insegnante si faranno delle letture e si intavoleranno delle conversazioni per acquisire dati utili allo svolgimento del compito.
2) fare una scaletta di ciò che si vuole dire secondo lo schema dell’argomentazione: a) esordio (parte iniziale che stabilisce le premesse, presentando brevemente l’argomento del discorso; b) narratio (esposizione dei fatti, dei termini della questione); c) confirmatio (esposizione degli argomenti a favore della propria tesi); d) refutatio (possibili obiezioni alla propria tesi e confutazione delle obiezioni); e) conclusione (riepilogo e appello finale).
3) autocorrezione.


L’analisi del testo
(tutte le classi)


1.4 Nota: insegnare a prendere appunti
Chi sa prendere appunti impara più facilmente. Prendere appunti, però è un’attività complessa difficile da imparare e da insegnare. Richiede capacità di analisi, di riorganizzazione delle idee, abilità linguistiche di ascolto e di ricodificazione di materiali già dati.
Esercitarsi a prendere appunti
1) Partire dal testo scritto, proponendo alla classe di simulare una situazione del tipo: devi assolutamente imparare ciò che dice un dato testo, ma non lo puoi sottolineare, hai solo un quaderno e una penna, non hai tanto tempo; come fai? Puoi annotare le cose importanti, scegliendo le parole chiave, le frasi fondamentali, utilizzando abbreviazioni, simboli, senza curarsi troppo della sintassi. Questo esercizio ha un valore preparatorio in quanto la fonte, essendo scritta, non sfugge subito alla nostra attenzione.
2) Più difficile prendere appunti da un discorso orale, ma anche questo può essere esercitato, per es. cercando di annotare le cose più importanti di un documentario televisivo o di un telegiornale.
3) Da ultimo si potrà chiedere alla classe di appuntare le parti fondamentali di una lezione e poi anche di una discussione in classe.

Gli appunti vanno poi rielaborati, sciogliendo magari simboli e abbreviazioni e aggiungendo quello che in un primo momento si è tralasciato. Questa operazione va fatta presto, in quanto più passa il tempo più tendiamo a dimenticare. Gli appunti possono fungere da base per un proprio schema del libro di testo, cioè possono essere integrati. Per la valutazione si potranno cotrollare gli appunti presi in classe o a casa da un libro con stile telegrafico...


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Insegnare un metodo di studio

Come studiare?
(liberamente ispirato a R. Mazzeo, Insegnare un metodo di studio, Il Capitello)

1.1 La lettura orientativa


Quello che appare un blocco unico, il testo, in verità è l’insieme di parti ben distinte, nel testo scritto anche graficamente (mediante i capoversi, i paragrafi, i titoli, indicazioni grafiche poste a margine, parole evidenziate con inchiostri o caratteri diversi...). ES. Se io voglio mangiare una torta incartata da una pasticceria, devo anzitutto scartarla, poi tagliarla con un coltello per prenderne una fetta e infine a pezzi inghiottirla. Così se voglio studiare un argomento di storia, es. l’Islam, devo anzitutto guardare la confezione (quante pagine sono? vi sono titoli o suddivisioni già poste nel testo che mi possono aiutare?), poi devo suddividere il testo in parti più piccole, ponendo attenzione alle cose più importanti, infine devo fare mio l’argomento assegnatomi. Esperimento del testo senza titolo:

La procedura è realmente molto semplice. Prima si sistemano le cose in gruppi differenti. Naturalmente un gruppo può essere sufficiente: dipende da quanto c’è da fare. Nel caso che non ci sia l’opportunità bisogna andare da qualche altra parte, e questo è il passo successivo, altrimenti tutto è apposto.
L’importante è non eccedere: cioè è meglio far subito troppo poco che troppo. Lì per lì questo non sembra importante, ma possono nascere delle complicazioni. Uno sbaglio può essere costoso. Dapprima l’intera procedura sembrerà complicata. Ben presto però diventerà un altro aspetto della vita. È difficile prevedere se avrà fine la necessità di questo compito nell’immediato futuro, ma non si può mai dire. Dopo che la procedura è completata si dispone il materiale in vari gruppi che possono essere poi messi in luoghi appropriati. Eventualmente essi saranno ancora usati e l’intero ciclo dovrà essere ripetuto[1].


Presentare questo brano senza il titolo significa impedirne la comprensione, che invece apparirà ovvia quando si svelerà il titolo. In tal modo sarà intuitivo afferrare la necessità di una lettura orientativa per affrontare qualsiasi argomento di studio. In che cosa consiste la lettura orientativa?
1) Sguardo d’insieme: rendermi conto della veste esterna della porzione di testo che mi è stata assegnata. Per un capitolo di storia, per es. mi devo rendere conto di quante pagine sono. Poi posso dare una lettura più attenta al titolo e ai sottotitoli. Guarderò anche le parole messe in evidenza graficamente (per es. con l’uso del neretto), le illustrazioni, gli eventueli riquadri e schemi.
2) Individuazione dei contenuti essenziali. Sulla base di quanto osservato nella lettura d’insieme, posso già individuare i contenuti essenziali di quanto sto per leggere. Essi possono diventare l’ossatura del mio schema sul quaderno. Appunterò gli argomenti suggeriti dai titoli alla debita distanza l’uno dall’altro per poi riempire e integrare il mio schema iniziale.
3) Le 7 domande di Aristotele. Già so di cosa mi parlerà il capitolo che sto per leggere. A questo punto posso anche vedere se già so rispondere alle 7 domande di Aristotele:
a) chi? che cosa?
b) come? dove? quando?
c) perché? a quale scopo?
1.2 La lettura sistematica e la schematizzazione

1) Estrazione delle informazioni. Posso ora leggere e individuare i contenuti principali sottolienenadoli e poi appuntandoli sul mio schema. Potrei applicare il metodo delle sequenze con titolo. Così avremo già una schematizzazione del testo, o in altra forma, un sommario.
2) Individuazione delle cose che non capisco. Devo subito appuntare le cose che mi sono poco chiare per poi ritornarci sopra o chiedere all’insegnante.
3) Gerarchizzazione delle informazioni. Distinguere le sequenze in principali e secondarie o accessorie. Due sequenze principali possono essere collegate tra loro da un qualche legame di causa ed effetto per esempio. In questo modo il testo potrà essere trasformato in uno schema grafico. Gli indicatori fondamentali per la gerarchizzazione di solito sono già presenti nel testo, basta fare attenzione. Essi sono: a) le anafore (rinvii, parole o espressioni che si riferiscono alla stessa cosa o ad una cosa precedentemente enunciata; es. L’Islam è una religione monoteista. Un’altra caratteristica è la sottomissione richiesta al fedele...); b) i connettivi (elementi che segnalano un legame tra pezzi di testo più o meno ampi; es. prima, dopo, inoltre, in conclusione, in primo luogo, innanzitutto, allo stesso modo, analogamente...). Un’altra tecnica da insegnare, a volte più semplice dell’analisi dei connettivi, è quella delle domande-ponte, cioè domande che permettono di passare da una porzione di testo all’altra: finora abbiamo visto l’Islam in generale, ma dove e come si è formata questa nuova religione? quali le conseguenze storiche della sua diffusione? essa ha influito anche sulla storia europea? quando? dove?...).


1.3 La preparazione dell’interrogazione

1) Riepilogo ed esposizione orale. A casa potrò ampliare lo schema rileggendo quanto già letto in classe e poi potrò ripetere oralmente l’argomento sulla base dello schema sul quaderno. Cercherò anche di chiarirmi le parti che in classe non avevo ben afferrato. C’è chi ha bisogno di ripetere più volte, c’è chi non ripete affatto: ognuno dovrà trovare il metodo adeguato a se stesso.
2) Svolgimento di eventuali esercizi.
3) Preparazione di un quesito da porre in classe al compagno interrogato. Non è un quiz per mettere in difficoltà il compagno, ma per aiutarlo a dire quello che sa.



[1] Il titolo è Il lavaggio del bucato

Vi presento i ragazzini di oggi


Un sedicenne si suicida per aver subito continui insulti e vessazioni dai compagni che lo additavano come gay. Certo, quando in classe accadono episodi del genere (es. da me ultimamente succede che uno dice all'altro: "tu, zittA!) io come minimo blocco immediatamente il "gioco". Certo, anche che a me sembra impossibile che uno possa suicidarsi perché vessato dai compagni. I giornalisti semplificano, e vallo a sapere com'è andata veramente e quanti segnali di fumo avesse lanciato il povero adolescente senza che ci fosse uno disposto ad ascoltarlo!
C'è chi mi ha chiesto: ma sono così cattivi i ragazzini di oggi? Provo a presentarveli, non da mamma (perchè si sa ogni scarrafone...) ma da insegnante. I ragazzini sono piccoli uomini, ma senza l'esperienza. Ciò comporta che siano, come tutti gli uomini, buoni e cattivi nello stesso istante. Ma rispetto agli uomini fatti, la mancanza o la scarsezza dell'esperienza comporta che non abbiano (o abbiano in quantità trascurabile):
1) bon ton
2) mentalità politically correct
3) pietà
Il primo punto è un trascurabile dettaglio (poi ci fai l'abitudine), il secondo NON è un difetto, il terzo già comincia ad essere un problema.
Ed ecco che interviene o dovrebbe intervenire l'EDUCAZIONE, che parola grossa. E che fatica mettersi in gioco per comunicare, per aprire la mente, per introdurla alla realtà, per trasmettere la tradizione... Ognuno di noi, chi più chi meno, ha a che fare con un "ragazzino": adulti, svegliatevi!
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