mercoledì 13 febbraio 2008

La busta del verbo o i pizzini montessoriani

Ho costruito (e fatto costruire in classe) il mio primo montessori material, scusate uso l'inglese perché, fa impressione, ma i siti con materiali montessoriani si trovano solo in english. Gli obiettivi del mio lavoro sono diversi: offrire ad alunni di terza una buona base per distinguere secondarie esplicite e implicite (in prima media disgraziatamente i verbi li ha pseudospiegati un supplente che ha creato un gap), istruire gli allievi ad una prima forma di archiviazione che elimini le ambiguità, recuperare le conoscenze sulla classificazione e coniugazione dei verbi mediante una didattica diversa (non dico innovativa perché Montessori è vissuta qualche decennio fa!). Ecco un resoconto per immagini:



Qui è raffigurata la busta principale, ottenuta in modo rudimentale con l'ausilio di foglio A4 colorato, nastro adesivo e forbici dalla punta arrotondata.

Il successivo passaggio consiste nello schedare i modi, possibilmente distinguendo il colore del foglio usato per i modi finiti dal colore usato per i modi indefiniti. Un mio alunno a questo punto ha detto: "Ah, prof... è come per le directories del pc, stanno una dentro l'altra... questo sembra un file win zip!" (da quel momento a ogni busta infilata dentro l'altra c'era uno che diceva con orgoglio e soddisfazione: "archiviamo, prof?")

Dentro la busta principale stanno, quindi, le buste dei modi:
1) finiti (schedati con un numero romano da I a IV, dalla dicitura modi finiti e dal nome del modo posto sul davanti della busta)
2) indefiniti (schedati con un numero romano da I a III seguito da una i in corsivo per ricordare che trattasi di una tipologia diversa dai precedenti modi, dalla dicitura modi indefiniti e dal nome del modo)

Infine in ogni busta-modo stanno i rispettivi tempi rappresentati da buste di manifattura ancora più rudimentale (dette "carpettine" dai miei alunni) perché alla fin fine sono foglietti ripiegati e chiusi da nastro adesivo sotto), anche questi schedati senza ombra di ambiguità: un numero romano richiama la busta in cui vanno riposti (I=indicativo, II=congiuntivo, III=condizionale...), se si tratta di tempo semplice o composto (TS o TC), seguito da numero arabo per indicare la corretta coniugazione classificatoria e infine denominato (presente, imperfetto...).

Il prossimo sabato dovrei infine distribuire i pizzini con le voci verbali (nel caso della foto c'è il presente del verbo avvertire) che l'alunno riporrà al posto giusto.

Risultato: qualcuno ha voluto portare la busta a casa per farla vedere ai genitori o ai fratelli più piccoli, chi l'ha lasciata in classe lo ha fatto per timore di rovinarla o perderla. Nel successivo compito di analisi del periodo le difficoltà nell'individuare i modi finiti o indefiniti erano quasi del tutto scomparse, nonostante ancora non siamo arrivati a inserire l'ultimo passaggio, quello del cosiddetto pizzino.

Un'ultima notazione di costume: in certi ambienti parlare correttamente l'italiano o peggio un italiano specialistico senza intercalari dialettali è sinonimo di... come dire... effemminatezza. Uno dei miei alunni, che è convinto di questa corrispondenza esistenziale, dopo il lavoro montessoriano pronunciava come se niente fosse parole come gerundio, modo indefinito, tempo composto... io stessa guardandolo ho avuto l'impressione che a parlare fosse un'altra persona!

3 commenti:

  1. Grazie, prof :-)
    Prezioso post, prof :-)
    Imiteremo subito, prof :-)

    (e cercheremo qualcosa per l'analisi logica)

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  2. grazie, semplificando un pò lo potrei usare con gli alunni di quinta elementare...
    Rita

    RispondiElimina

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