lunedì 4 febbraio 2013

Voti sì o no

Non si parla di elezioni, lo dico subito per chi fosse arrivato qui tratto in inganno dal titolo:  il voto di cui parlo è quello scolastico, anch'esso attuale in periodo di chiusura del quadrimestre. Il ritorno al voto, dopo più di trent'anni dalla sua abolizione nella scuola di base (era il lontano 1977), è stato percepito da molti studiosi di valutazione come un'involuzione verso uno strumento a cui è difficile dare un significato univoco. Mi spiego.

Da insegnante ogni volta che metto un 7 devo chiedermi a cosa quel 7 corrisponde, cosa mi aspetto per esempio da una verifica orale perché raggiunga il 7 e per questo i docenti più scrupolosi in buona parte basano la valutazione su una scala di riferimento, la rubrica valutativa in cui tendenzialmente a ogni numero corrisponde un livello di prestazione. 

Ma... avete notato che ho detto "gli insegnanti più scrupolosi": ce ne sono tanti altri che non tentano di oggettivare il giudizio soggettivo in una scala di valori e si fidano dell'istinto, il che - si badi - non è sempre sbagliato, anzi diversi studi hanno dimostrato che in genere il voto di istinto corrisponde a quello ponderato con valori oggettivi. Il voto soggettivo però non ottiene che si sviluppi la consapevolezza da parte di chi lo riceve: è difficile spiegare a chi viene giudicato il percorso di pensiero che si è svolto nella nostra mente, più facile invece condividere una rubrica di valutazione. "Prof, perché mi ha messo 7? Cosa devo fare per prendere 8?" Se ho una rubrica cui "obbedire" è semplice rispondere a queste domande.
Ho aggiunto anche "in buona parte": già, perché c'è sempre una certa dose di valutazione comparativa in un voto, una sorta di reazione chimica tra il voto individuale e  i voti della classe di una certa prestazione (per esempio un compito andato mediamente male a tutti mi costringe a correggere verso l'alto, se non voglio ritrovarmi con numeri difficili da recuperare), ma anche una reazione tra il voto presente e il percorso dell'alunno (se vedo un barlume di miglioramento tendo a incoraggiarlo accentuando il positivo). Ecco spiegato anche il "tendenzialmente".
Il voto quindi non ha un significato univoco neanche per il singolo insegnante in rapporto al singolo alunno, semmai tende più o meno all'univocità, ma senza arrivarvi mai.
Figuriamoci a livello di scuola: ogni docente è un caso a sé ed è quasi impossibile arrivare a un accordo sostanziale su questi temi, specie passando verso livelli superiori di istruzione, via via che ci allontana dalla primaria insomma. Neanche a parlarne a  un livello territoriale e nazionale.

Ho voluto parlarvi di questi aspetti tecnici del mio lavoro per introdurvi in una complessità che molti credono dall'esterno di poter padroneggiare, un po' come si fa quando crediamo di possedere tutti i fattori che stanno nel cervello di un allenatore quando decide la squadra da mandare in campo. Siamo tutti allenatori, no? Invece l'allenatore, come l'insegnante ha una conoscenza, un'esperienza e una complessità di lavoro che dall'esterno è difficile immaginare e non basta essere stati seduti sui banchi di scuola per improvvisarsi insegnanti e, peggio, giudici degli insegnanti dei figli.

8 commenti:

  1. Premesso che non ho figli in età della scuola dell'obbligo e che comprendo e condivido quello che scrivi, ti dirò che mi approccio in maniera molto molto ma proprio molto scettica al mondo della scuola.
    Non credo si tratti solo di dividere gli insegnanti tra scrupolosi e non, ma si dovrebbe andare avanti e indagare se oltre ad una competenza fatta di contenuti (che io non metto in dubbio) ci sia una competenza fatta di "sensi," che, personalmente, ritengo possa rappresentare il discriminante nel caratterizzare un bravo insegnante da uno che non lo è.
    Per quella che è stata la mia esperienza da studetessa ho maturato l'idea, che, pur con tutte le dovute eccezioni e i casi a sè, chi insegna dovrebbe scendere dal piedistallo e cercare di capire oltre che pretendere di essere capito.
    Ciao cara!

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  2. Io sono di quelle che mettono i voti "per istinto", ma ho notato che, se richiesta, sono sempre in grado di fornire minuziose spiegazioni.Probabilmente ho, da qualche parte, un elaboratore che va velocissimo ma che macina le infinite varianti. Facendo le supplenze brevi ho anche avuto occasione di osservare che quasi sempre, anche quando gli insegnanti che sotituivo avevano metodi completamente diversi dal mio... i voti alla fine coincidevano. C'erano cambiamenti solo quando era in effetti cambiato l'alunno (cosa che, alle medie, può succedere anche nel giro di due settimane).
    Il nostro è, invero, un lavoro assai ricco di Misteri Insondabili :)

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  3. Senza rubrica, ma durante le interrogazioni mi scrivo le domande che faccio poi indico con +/-/circa come è stata la risposta. Per la mia materia (chimica) forse è un pò più facile, l'esercizio o lo sai risolvere o no, le regole devi saperle applicare. Poi ci sono gli esempi da fare e commentare e i collegamenti da avere ben presenti.
    Generalmente non ho problemi, ma come Murasaki a richiesta cerco di spiegare il più chiaramente possibile i criteri.
    Ho usato le rubriche anni fa con gli studeni più grandi, avevo proposto di preparare mini lezioni con valutazione tra pari. E ti dirò, erano più le volte che le votazioni erano simili che quelle in cui c'erano grosse differenze.

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  4. Il distinguo "gli insegnanti più scrupolosi" fa da spartiacque. Questo lo dico da ex studentessa ma anche da formatrice, per un paio di anni proprio di insegnanti anche se per brevi corsi.
    Da discente vedi subito se un insegnante è corretto, mettiamola così - mi si perdoni la sintesi, ci si conosce tutti e si frequentano blog dove questo punto è stato sviscerato più volte - accetti anche un votaccio se hai stima del giudizio del tuo insegnante e ti fai l'esame di coscienza, se invece non lo è ti piacerebbe capire con criterio giudica, vorresti sì un'oggettività cui appellarti. Se si parte da 3 ma si arriva al massimo a 7, per farti un esempio che riguardava qualche (diciamo una buona metà) prof del biennio al mio ex liceo, significa non aver modo mai di rimediare a un compito andato male contandone tre a quadrimestre e che "non puoi sicuramente passare da una insufficienza grave a una piena sufficienza" (presunzione di incapacità dello studente???), e non è accettabile un: "più di sette non diamo per principio" (quale? ...iniquità???). Vorrei far notare che sono sempre andata bene specie nei primi anni al liceo, mai preso un tre ma queste cose turbano lo stesso.
    Da formatrice invece ho avuto io valutazioni (e mi chiedo ma l'alternativa ai voti è tornare ai giudizi o ci sono alternative?), alla fine di ogni corso e per rispondere alla tua domanda voto sì voto no? Secondo me sì, un insegnante che viene valutato ha modo di migliorarsi, costantemente. E talvolta ne ho date, ma la votazione tecnica e tra adulti è più semplice da comprendere e da attribuire, non so se sia possibile andare oltre le valutazioni per istinto nei cicli di cui stiamo parlando (come giudichi un tema in modo "tecnico"? come giudichi una classe che parte svantaggiata perchè magari la erediti da un collega meno preparato o mille altre variabili) anche perchè non vorrei mai che si arrivasse a somministrare test a risposta multipla dalle primarie...
    Infine da mamma che l'anno prossimo avrà una figlia alle primarie mi chiedo con curiosità come mia figlia prenderà il voto, sono curiosa, ma ho fiducia nelle maestre che ho visto agli open day.
    ciao

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  5. Domandona a Palmy e a tutte le insegnanti che passano di qua: perchè alle superiori molti professori sono così stretti con i voti?
    Mio figlio diventa matto con questa storia: a parità di impegno e risultato, nel passaggio da medie a superiori le valutazini calano di o due voti.

    Una prof ha anche tentato di spiegarmi che questo atteggiamento è voluto in quanto "i ragazzi devono capire che non sono più alla scuola dell'obbligo". ??
    Un'altra afferma che "per questo tipo di lavoro -un disegno- io non ho mai dato più di 7": ma che senso ha? Gli studenti non sono Michelangelo, sono solo ragazzi che stanno imparando a disegnare in un certo modo, è ovvio che la perfezione di un'artista è irraggiungibile. Sono valutati in base alla capacità di quattordicenni o cosa?

    Con mio figlio cerco di sdrammatizzare, cerco di far capire che l'importante è impegnarsi, dare il massimo, migliorare e che il calo di voti è fisiologico alle superiori, ma capisco benissimo la sua amarezza.

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  6. Questi commenti meritano risposte ponderate che per mancanza di tempo in questo momento non sono in grado di dare, ma presto sarò di nuovo tutta vostra!!!!

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  7. In effetti il calo dei voti tra una scuola e l'altra non dovrebbe mica essere così fisiologico... certo, possono esserci svariati casi: malattie, per esempio, cambiamenti nello stile di vita (tipo alzarsi alle cinque per prendere la corriera), sentirsi infelici in una classe perché non ti capiscono, singoli professori con cui non vai d'accordo... ma il normale individuo che lavora ad un certo ritmo e a quel ritmo continua a lavorare nella nuova scuola non dovrebbe cambiare voti. Sarebbe il caso di pensarci un po' su, alle varie Commissioni di Continuità (comunque al mio liceo arrivavano di buon grado all'otto, e in casi eccezionali acconsentivano perfino al 9 o al 10. Limitarsi al sette mi sembra davvero tirare al risparmio)

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