venerdì 8 giugno 2012

Basta compiti! per i venerdì del libro

Dopo il mio primo post sui compiti per casa, ritorno sull'argomento (e ci tornerò ancora) sulla scorta di una lettura che ho trovato molto interessante e che per questo desidero condividere qui con voi, care amiche del venerdì del libro:


Si tratta di un libro scritto da Maurizio Parodi, giovane dirigente scolastico che,  sostanzialmente, senza voler demonizzare i compiti a casa, vuole indurre gli insegnanti alla riflessione: i compiti servono? In che misura? A cosa?

L'autore intende scardinare l'inerzia di certe pratiche didattiche autoreferenziali e autorinforzanti - aggiungo io - che a ben vedere non sono state valutate e consapevolmente assunte ma accettate pedissequamente, spesso in quanto non si vedono alternative. Come dire che continuo a prendere un medicinale tossico perché non ho alternativa. 

Hanno provato gli insegnanti a vedere cosa cambia se non si assegna, se si assegnano cose diverse, se si assegna meno, se si tiene conto dei colleghi che nella stessa giornata assegnano? Hanno fatto una ricerca empirica ma pur sempre valida su questo?

Io ho provato e ho concluso che: 
-assegnando meno si ottiene una percentuale maggiore di persone che svolgono i compiti
-non assegnando e facendo riprendere in classe l'argomento (per esempio ponendo subito dopo la spiegazione delle domande da iniziare in classe ed eventualmente completare a casa) non si ha un tracollo dell'apprendimento, anzi il risultato è lo stesso per chi è abituato a studiare  e migliore per chi non lo è.
-assegnando compiti sensati ognuno si esprime ed è contento, pochissime le defezioni. Dopo una domanda, posta dagli stessi allievi, sulla struttura di Castel del Monte, ho chiesto di cercare notizie e curiosità su questo monumento e su Federico II. Qualche giorno dopo la mamma di un alunno mi ha riferito le parole del figlio: "mamma, non pensavo che la scuola fosse così utile!".

Nella prassi quotidiana invece a scuola si insegna e a casa si dovrebbe imparare. Come se insegnare fosse garanzia che l'alunno apprenda. E invece non c'è alcun automatismo tra le due azioni. 

Il docente, constatata la difficoltà dell'uditorio ad apprendere quanto lui ha confezionato così bene (nel migliore dei casi), se la prende con l'alunno che ha la difficoltà, lo punisce con un voto e lo redarguisce con generici e sterili esortazioni-predicozzi. La frase di don Milani ("Hanno più difficoltà: per questo vanno aiutati di più") che ogni insegnante dovrebbe marchiarsi a fuoco in testa è lettera morta in una scuola che è inclusiva solo a parole.

(continua)

UPDATE: dopo aver segnalato questa recensione all'autore del libro ne ho ricevuto una risposta che vorrei condividere con voi: 
I compiti per le vacanze sono un assurdo logico ancor prima che pedagogico: perché funestare il tempo destinato al riposo, alla “ricreazione” (diritto inalienabile) e affliggere ragazzi già duramente provati dal lavoro quotidiano? Le vacanze sono degli studenti, non solo dei docenti, e sono tali proprio perché liberano dagli affanni feriali. Ribellarsi a tali imposizioni, didatticamente insensate, è ragionevole, è giusto, è un diritto sacrosanto, oltreché una elementare norma di buon senso … e igiene mentale.

71 commenti:

  1. Naturalmente sono assolutamente d'accordo con te!! La frase "non pensavo che la scuola fosse cosí utile" mi ha colpita...

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    1. Ti ha colpito nel senso che la scuola dovrebbe essere normalmente utile e invece risulta un'eccezione?

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    2. Sí... Dovrebbe essere normale che un ragazzino sappia e senta che sta andando a scuola perché apprendere, imparare, gli é utile, gli aiuta ad affrontare la vita di adesso e probabilmente anche quella di domani... Cioé mi chiedo, fino ad ora cosa avrá pensato?

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    3. (Sorry, oggi sembra che ho problemi con i commenti... é la quarta o quinta volta che provo... boh)

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  2. PERFETTAMENTE d'accordo!

    Tutto quello che hai scritto è sacrosanta verità.
    A me invece ha colpito la frase "Hanno più difficoltà: per questo vanno aiutati di più". Andrebbe scolpita sui muri delle scuole............

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    1. Scolpita... hai ragione basterebbe che gli insegnanti la facessero propria per cambiare la scuola...

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  3. Da mamma di una ottenne concordo. Per lei sono diventati una tortura, li fa sempre controvoglia e dobbiamo litigare ogni fine settimana. E tieni conto che è una tra i più bravi della classe, nella pagella del primo quadrimestre aveva tutti 9!
    Questo libro bisognerebbe farlo leggere a tutti gli insegnanti!
    Che dici, è adatto anche a noi poveri genitori?

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  4. questa frase è significativa: Nella prassi quotidiana invece a scuola si insegna e a casa si dovrebbe imparare.
    Come se le due cose andassero disgiunte, come se dopo aver insegnato, ci si potesse lavar le mani e girare dall'altra parte perchè adesso se impari o no, dipende da te, bambino!

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    1. Da te o dalla tua famiglia, quindi non si fa altro che perpetrare le differenze sociali tra gli alunni...

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  5. Trovo questo post meraviglioso. L' insegnamento è un' arte e molto lo hanno dimenticato. Le tue riflessioni mi hanno davvero colpita. Io ho tanto a che fare con i bambini qui in Nicaragua e quando l' insegnamento fa nascere in loro il desiderio di scoprire e di sapere... bè, così si ottengono buonissimi risultati. Credo che aggiungerò questo libro alla lista di cose che mi farò portare da chi mi visiterà in futuro. Un caro abbraccio, a presto... se ti va ti aspetto da me.

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    1. Certo, che vengo... per ora nel tuo blog e poi chissà... se mi trovo a passare, anche in Nicaragua ;-)

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  6. Secondo te c'è un modo per diffondere "il verbo" ;)

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    1. Io ho questo blog per diffondere il verbo e il vostro passaparola...

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  7. E' un tema che dovrç affrantare a partire dall'anno prossimo!
    Ma sono già in agitazione ;D!
    Buon fine settimana!

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    1. Leggi i primi post sull'homeschooling part time (vedi tag) e capirai come affrontare la cosa senza disperazione: http://laproffa.blogspot.it/2010/02/homeschooling-part-time.html

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  8. Anche io trovo che "il troppo stroppia", però secondo me la cosa giusta è una via di mezzo; pochi esercizi, mirati, e un bel ripasso insieme all'insegnante all'inizio dell'anno.

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    1. La cosa va approfondita. Prossimamente lo farò... vi sono delle alternative al sovraccarico dei compiti...

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    2. aspetto con ansia il seguito. Per le vacanze abbiamo, il libro dei compiti di tutte le materie, il libro di inglese, un libro da leggere + il ripasso di tutta storia e geografia da fare sul quaderno di studio allegato al sussidiario ma che nel corso dell'anno non hanno usato. Io vorrei farle fare cose più mirate, leggere e interessanti ... a costo di fare io i compiti assegnati ...

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  9. La mia bimba si trova in una classe - prima elementare - piuttosto coesa ed equilibrata che è stata abituata con tanti compiti fin da subito... Io ho notato spesso che il carico fosse un po' eccessivo ed a volte sono stati dati anche compiti un po' troppo difficili, secondo me. Ieri, per fare un esempio, doveva compilare una scheda con M o N. Erano presenti parole molto particolari come:
    A_biguo
    I_canalare
    Rifra_gere
    I_ba_dierare
    Co_pe_sare
    Mha... Trovo che un libro come quello che suggerisci sia molto utile... ed il tema che sollevi molto attuale....

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    1. Pazzesco che diano questi vocaboli in prima! Assegnano ben sapendo che sono parole che non verranno comprese... o se pesano che verranno capite sono completamente fuori strada! Ma con quale coraggio...

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  10. Ecco, ti stavo aspettando e ti ho letta con un sorriso :-) E giò aspetto la continuazione!

    Questa lettura che suggerisci la cercherò molto presto, come dicevamo ieri, è un tema a cui tengo molto.

    Buon week end, che sia riposante!
    Grazia

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    1. Grazie! Per nulla riposante, siamo alla fine dell'anno scolastico...

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  11. Ho letto una recensione del libro e mi sono chiesta che cosa farebbe mio figlio senza compiti, sinceramente la risposta non l'ho ancora trovata, non so bene da che parte stare, credo nella una via di mezzo.

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    1. Ma il libro (e il mio post) non suggeriscono di eliminare i compiti...

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  12. Da cinque anni insegno inglese alla primaria e do pochissimi compiti. Ho notato che imparano lo stesso senza riempirli di compiti. Non ha senso.

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  13. nel mio passato lavorativo ho avuto modo di conoscere molti insegnanti e purtroppo ho spesso verificato che per alcuni di loro prima c'è la prassi e dopo l'alunno. E' molto confortante sapere che c'è un libro su questo tema e scritto da un dirigente scolastico per di più.. mi tornerà utile :)

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    1. E' un'ottima lettura, molto scorrevole... e poi i dirigenti scolastici per essere tali erano insegnanti...

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  14. Davvero lo dovrebbero leggere prima anche gli insegnanti........ricordo gli anni della scuola come un incubo x i compiti.......spero che non sia la stessa cosa quando aiuterò mia figlia a farli, meno e più sostanziosi con domande dopo la spiegazione sono più apprezzati e si capiscono meglio i concetti, d'accordissimo con te!complimenti x la passione e la professionalità con cui svolgi il tuo lavoro, questa settimana sono stata parte della commissione degli esami per la qualifica turistica e ho trovato l'ambiente scolastico in condizioni peggiori di come lo avevo lasciato da studentessa..........ma è stata cmq un'esperienza interessante che mi ha fatto conoscere anche insegnanti motivanti e in gamba come te!

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    1. Non ti voglio scoraggiare ma dovrai rimboccarti le maniche quando arriveranno i compiti di tua figlia, missione "non far perdere la voglia di imparare!", leggi qui la mia esperienza: http://laproffa.blogspot.it/2010/02/homeschooling-part-time.html

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  15. E vogliamo parlare di quegli insegnanti che danno tantissimi compiti e poi non li correggono? E poi si lamentano che i ragazzi sono ignoranti?

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  16. Non mi stupisco (e nemmeno tu, scommetto!) ma sono stra-d'accordo. Do poche cose, ma fatte bene, calibrate e (almeno cerco) motivate. Sempre corrette e ovviamente spesso cominciate in classe. Specie nelle nostre materie, è straordinario constatare quante cose si possono fare quando si smette di avere l'ossessione per la dialettica pseudo-hegeliana: spiegazione, compito, interrogazione!

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    1. Grazie... approvo in pieno, la dialettica pseudo-hegeliana meriterebbe un post a parte, così come tutti i dogmi che non riusciamo proprio a estirpare dalla nostra mente docente...

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  17. io non sono del tutto convinta invece, almeno per la mia esperienza di mamma più che di insegnante.
    ho due esempi antitetici: mia figlia riempita di compiti di ogni tipo, che è curiosa, preparata, autonoma nella gestione dei lavori e del tempo, lettrice appassionata (almeno prima di scoprire skype) e mio figlio che di compiti praticamente non ne ha mai avuti, ed è decisamente meno preparato ed autonomo. è chiaro che su questo entrano in gioco molte variabili, dal valore delle insegnanti al carattere dei marmocchi, ma io che ero anti-compiti, tutto in teoria, prima di insegnare e prima di avere figli, adesso la penso un po' diversamente.
    sarà che sto invecchiando?

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    1. No, non stai invecchiano, ma confermi secondo me che i compiti non c'entrano, la variante è casuale... tutto dipende dalla predisposizione dell'allievo verso lo studio. Quindi la scuola non fa che confermare, sancire, perpetrare una situazione pregressa senza di fatto incidere... quando la situazione pregressa è una condizione sociale disagiata non fa che acuire le differenze sociali... così la penso. Invece la scuola dovrebbe portare l'alunno A da 4 a 6 (o almeno a 5), l'alunno B da 6 a 7 o a 8 e l'alunno C da 8 a 10!

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    2. Credo, rispetto a quello che state discutendo, che, almeno in parte, la questione cambi tra elementari e medie inferiori e superiori. Nel senso che ci sono delle cose che si apprendono meglio (è provato) quando si è molto piccoli, e dunque è utile specie alle elementari fare esercitare, come ricordava Palmy, la memoria o l'abilità di esprimersi correttamente (che, quanto più sarà automatica, penso ovviamente alle mie materie, ma credo valga anche per le scientifiche, tanto più mi permetterà di godere delle cose che posso fare con quelli che io chiamo 'gli alfabeti' più pienamente e consapevolmente).
      In sintesi, credo che alle elementari sia necessario anche dare dei compiti per imparare a leggere, scrivere correttamente e far di conto (ma con parole sensate e adatte, ovviamente!) - mentre da insegnante di italiano posso dire che quei bambini che arrivano avendo fatto magari le poesie di Neruda alle elementari ma che non sono stati abituati che gli errori di ortografia *non si devono fare*, punto, poi alle superiori (e credo anche alle medie) si trovano male, perché nell'età in cui si imparano gli automatismi hanno imparato (male, per forza) Neruda, e ora per loro è difficile cogliere il senso di Neruda perché fanno fatica a leggere e scrivere velocemente e correntemente.
      Viceversa, alle medie inferiori e superiori credo, ripeto, non che i compiti non ci vogliano, ma che vadano calibrati volta per volta, classe per classe, idealmente alunno per alunno. In modo che non siano una cosa da copiare in treno, ma qualcosa che aiuta a suscitare e poi a mantenere curiosità. Più facile a dirsi che a farsi, lo so. Ma mi pare anche evidente che il metodo tradizionale butti acqua da tutti i pori.

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  18. leggendo il tuo post e i commenti mi è venuta in mente una cosa: una mia collega di matematica, spauracchio di tutti gli alunni e leggendaria assegna-tanti-compiti, da quando è diventata mamma e il figlio va a scuola, si è notevolmente ammorbidita, e anche il carico dei compiti è magicamente diminuito!
    Bisognerebbe essere capaci di empatizzare: se i prof si mettessero nei panni degli alunni e dei genitori, e viceversa, sarebbe più facile trovare un equilibrio.
    Sono d'accordo anche con La Gaia Celiaca, ogni ragazzo è diverso e per alcuni i compiti non sono affatto un problema, mentre per altri è una sofferenza.

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    1. Il fatto che i compiti per qualcuno non siano un problema non è il punto, il punto è se servono anche a chi non ha problemi, se migliorano l'apprendimento e questo è tutto da dimostrare.

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  19. Non penso si possa formulare un pensiero "unico" sui compiti assegnati a casa, nel senso che molto dipende dalle materie di insegnamento. Matematica, latino, greco,grammatica, per fare un esempio, necessitano di continuo esercizio finalizzato alla sperimentazione personale di regole e strategie risolutive; così non è per la storia, la geografia e altre discipline orali. I compiti per casa, a mio parere, hanno quindi valore per l'alunno che li svolge, non per l'insegnante.Da aborrire l'equazione bravo insegnante=quello che assegna molti compiti. Personalmente non ho mai valutato un compito assegnato a casa. La prova del nove è a scuola. Un caso diverso è l'assegnazione di un libro da leggere; se l'allievo dà prova di negligenza, allora sono spietato.

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  20. La matematica insegnata a scuola ha poco a che fare con la matematica, così come la grammatica. Altroché se si può cambiare modo di insegnarle... ne ho scritto più volte, non ci vorrebbe un post per questo ma un blog... Per latino e greco non ci giurerei ma non sarei così drastica nell'affermare che necessitino di compiti tradizionalmente intesi. Per l'alunno quando non è scopiazzato il compito non ha alcun valore. Semmai ha qualche valore proprio per le materie che tu definisci orali, in quanto l'immagazzinamento delle informazioni richiede un qualche esercizio di memorizzazione. E poi se per te non hanno valore allora perché li assegni, non è contraddittorio? Confermi quello che sostiene l'autore...

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  21. Eh, Palmy... Anche io aspiro alla via di mezzo (chi di noi direbbe di essere contrario?).
    Però ho classi che non lavorano e che sbuffano appena sentono parlare di compiti a casa.
    Lo dico soprattutto per latino (dove anche io sono per pochi compiti, ma fatti bene). Eppure anche tre libri da leggere per le vacanze estive gli sembrano troppi.
    Anche io empiricamente cerco di informarmi su quel che assegnano i colleghi di altre classi, per non sovraccaricarli. Ma non c'è molto da fare in certi contesti: ci sono classi che si impuntano a ricopiare le traduzioni di latino (da Internet, dal compagno.... senza magari nemmeno preoccuparsi di verificare che la versione su internet sia proprio la stessa che c'è sul loro libro di testo!). Un'ora di studio personale, a casa, sembra impossibile: come rinunciare a FB, ecc?
    Un esempio concreto: ho assegnato 6 versioni per questa estate (praticamente, una ogni due settimane- 8 righe a versione). Musi lunghi. Eppure è chiaro che certe materie, come le lingue, vanno esercitate da soli. Mi consolo perché questo per fortuna è il ritorno che ho avuto in una sola classe, non in tutte... (e perdonami dello sfogo di fine anno...)

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  22. La soluzione alla versione scopiazzata (che quindi non ha alcun valore, concorderai) è farli lavorare in classe, magari a due a due. Per i libri basta usare la formula magica: lista lunghissima di titoli "sceglietene uno (ma se ne scegliete due va bene non è un delitto), leggetelo. Vietato fare riassunti o cose del genere. All'inizio dell'anno prossimo il primo compito sarà sul libro che avete letto". Io continuo a pensare che una soluzione c'è sempre. Il muso lungo è un segnale, una richiesta, sta alla nostra intelligenza interpretarla e volgerla a nostro favore. Non ci sono dogmi, con chi non studia io contratto, finché senza accorgersene non fa quello che io voglio, cioè studiare (non che faccia i compiti): "non la fai per domani, ok, per quando pensi di essere preparato? Tra tre giorni, ok. Non ce la fai a fare tutto il ripasso che non hai mai fatto. Ok, fammi un capitolo, ma bene. A casa ti distrai, ok, comincia ora a fare il riassunto." Bisogna dare la via per risolvere il lor problema, che spesso è l'accumulo delle troppe cose trascurate e la mancanza di metodo.

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    1. Qualcuno dei tuoi suggerimenti li uso anche io (lista di libri; niente riassunti e schede di libri letti; studiare a coppie...). Altri li rubo volentieri! :-)
      Però, forse anche perché è la fine dell'anno, penso che le variabili in gioco nell'apprendimento siano anche di più: ci sono alcuni che non memorizzano; o che scopiazzano anche se la prof li fa accorgere che non serve e niente (non certo con il voto che dà ai compiti a casa, certo. Io compiti li do proprio perché loro mettano a fuoco i loro dubbi!). Soprattutto, credo che alcuni non seguano la lezione e le discussioni in classe: prova ne è che la classe dei "musi lunghi" è infatti quella che mi fa in genere meno domande (ricordi una delle competenze chiave della scuola del terzo millennio?...). Chissà, forse non domandano per non sentirsi giudicati dagli altri componenti della classe...? E chi più ne ha...
      Pienamente d'accordo poi sulla diagnosi: accumulo delle troppe cose trascurate, e conseguente mancanza di metodo. Però, appunto, in certe classi va in un modo, in altre è diverso: lo dico vedendo classi parallele, dove insegno io la stessa disciplina dall'anno scorso. Anzi, questa di cui parlo è quella che - almeno sulla carta, a inizio anno - avrebbe avuto chance più elevate...

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  23. A giacomo (quarta) danno pochi compiti e lui li fa bene e in fretta. All'altro (seconda) spesso danno un carico veramente pesante. Non c'è nemmeno il tempo di farli bene!
    Per le vacanze ho sconsigliato ai miei figli di comperare il libro dei compiti (li lascio liberi nella scelta). Vorrei che ci guidasse la fantasia, la voglia,il momento. Aspetto gli altri post sull'argomento!

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  24. Hai fatto bene a lasciarli liberi per le vacanze!

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  25. "Matematica, latino, greco,grammatica, per fare un esempio, necessitano di continuo esercizio finalizzato alla sperimentazione personale di regole e strategie risolutive" per gli allievi chiaramente. Quindi li assegno perché si esercitino.

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  26. Una richiesta, anzi due, per i tuoi prossimi articoli. Io penso alle elementari (che continuo a chiamare così perché vorrei che tornassero ad essere elementari)
    1. compiti per le vacanze-come, quanti, su libri di testo o liberi?
    2. quali competenze devono avere i bambini per affrontare bene la scuola media (è dalla prima elementare che sento dire dal maestro: "se non sa questo ora ... se non fa questo ... se nonfa quello ... poi avrà difficoltà alle medie...poi alle medie i prof non stanno ad aspettare chi si perde" ...e così facciamo le elementare in funzione delle medie ... e quindi mi chiedo cosa serva veramente per affrontare le medie.
    Magari ne hai già parlato, nel caso ti chiedo la gentilezza di darmi il link.
    Grazie

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    1. ok, Elena... dammi un po' di tempo e assolverò alla tua prima richiesta. Per le competenze che dovrebbero essere possedute prima di accedere alla scuola secondaria: uso del diario, metodo di studio, capacità logiche di base, aritmetica, basi della geometria, correttezza ortografica nella comunicazione scritta, metodo di organizzazione del testo, nomenclatura geografica, basi della storia antica. Ho mescolato competenze trasversali con prerequisiti in alcune materie, ma secondo me al di fuori dei proclami e delle buone intenzioni, basterebbero queste basi.

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    2. E io di nuovo, concordo: perché vedo che quanto scrivevo, assai più verbosamente, nel mio commentone sopra in sintesi lo pensi anche tu!

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  27. Mio figlio comincerà a settembre, per cui non posso riportare un'esperienza diretta riguardante lui. Però so che quando andavo a scuola avevo il prof di italiano che non ci ha mai interrogato e mai dato compiti, però insegnava con una passione profondissima e durante le sue lezioni reganva il silenzio assoluto. Ricordo ancora a memeoria certi passi di poesie, solo per il modo in cui ce le recitava e negli anni ho letto diversi libri di cui lui ci ha parlato (all'epoca eravamo troppo carichi di compiti per poterci permettere il lusso di prendere in mano un libro che non fosse di scuola). Oggi sono un'accanita lettrice, scrivo quasi quotidianamente e l'amore per la letteratura è profondo in me. Certo .... all'esame di letteratura all'università l'ho un po' maledetto, perchè non sapevo gli anni di nascita dei vari autori, l'anno esatto in cui hanno scritto un libro, ecc ... e ho dovuto fare molta faica per imparare tutto in pochi mesi. Ma le loro ideee sono ancora radicate in me a distanza di 20 anni, diversamente da altre materie in cui quasi tutto è sfumato via ...
    Per mio figlio avevo pensato alla scuola steineriana (poi ho dovuto rinunciare) e uno dei motivi era anche questo dei compiti. Lì all'inizio non li si danno mai e un'insegnante mi ha detto che lei aspetta sempre che siano i bambini a chiederlo con insistenza prima di concedergli il primo impegno per casa. Di solito lo fanno dopo un paio di mesi per simulazione delle classi più grandi e facendoglieli desiderare a lungo e ricevere come una preziosa ricompensa del lavoro svolto bene in classe, vengono visti in un'altra ottica. Inoltre spesso non sono sterili esercitazioni, ma un mettere nero su bianco quanto si è vissuto empiricamente a scuola o un trovare possibili soluzioni a un quesito posto, da discutere poi insieme il giorno dopo per vedere di arrivare alla "legge generale" che regola quel concetto ...
    Beh! mi sembra un bel modo di far approcciare i ragazzi alla conoscenza.
    La cosa che non capisco sono invece i compiti per le vacanze, soprattutto per quelle brevi tipo pasqua, i ponti, ecc ... Sono vacanze o cosa???
    E per quelle più lunghe potrebbero essere tranquillamente sostituite con altri tipi di attività. Anche perchè i concetti hanno bisogno di un momento di sedimentazione per poter poi dare i loro frutti ...

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    1. Ti adoro! Hai detto con semplicità e pratica precisione quello che io volevo esprimere! Le idee steineriane di compiti sono quell'alternativa che la scuola di oggi si ostina a ignorare...e la passione che ti ha istillato il tuo prof è la base da cui partire, inevitabilmente...

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  28. Non sai quanto sono d'accordo (forse lo immagini perchè cominci a conoscermi), questo argomento è stato oggetto di controversia per tutto l'inverno. Mia figlia,4 elementare, ha due maestre meravigliose con un unico difetto: valanghe dicompiti!
    "Si troveranno meglio alle medie" mi hanno risposto un giorno. Che dici le regalo il libro??

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    1. Regala il libro, sì! E scegli bene le medie, perché purtroppo anche alle medie i compiti piacciono molto ai professori!

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  29. Ho fatto un giro tra i tuoi post sui compiti a casa e per insegnare non basta sapere e visto che mi trovi d'accordo e nei commenti precedenti è già stato detto tutto...non è che ti trasferisci dalle mie parti? Non ho altro da aggiungere!
    Ciao Palmy

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  30. Il.libro me lo compro di certo...ho letto avidamente tutti i commenti...noi inixieremo a settembre la nostra avventura scolastica..devo dire che sono.curiosa.
    alle elementari ho avuto una maestra che non ci dava mai i compiti...pero é stata criticata dai genitori molto aspramente.io ho un ottimo ricordo ...in prima media pero ho avuto difficolta..per fortuna ho trovato una fantastica prof di italiano che mi ha aiutata tantissimo....e li é nata la mia vera sete di sapere...

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    1. Devi sapere che i genitori che non hanno alcuna presa sui figli confidano nei compiti per tenerli buoni :-(

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  31. In prima elementare le acquistai il libro delle vacanze che a fatica finì. Il libro ricomparve a Natale da terminare insieme agli altri compiti natalizi. Vista la disperazione di mia figlia decidemmo che potevamo farne a meno e comunicammo alle maestre che avremmo portato un lavoro a nostra scelta. Sono additata dalle altre mamme che vogliono compiti sia durante le vacanze che anche a fine settimana. Io promulgo il motto "QUALITA' E NON QUANTITA'"

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    1. Mamma mia, pure il libro riciclato...

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    2. buongiorno, avrei bisogno di un suggerimento. Anche quest'anno (terza elementare) le hanno assegnato il libro che non abbiamo preso, dicendo alle maestre che avremmo portato un nostro lavoro. Ma quest'anno di scrivere proprio non se ne parla. Se propongo le materie sotto forma di gioco tutto Ok ma di scrivere niente. Sto forzando un po' chiedendogli a lei suggerimenti su quello che potevamo portare ma i risultati non sono soddisfacenti. A rientro a scuola che succederà?

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  32. Argomento interessante, da mamma mi interessa particolarmente. eSSe ha solo 4 anni, quindi per noi manca ancora un po' di tempo, ma già a volte mi metto le mani nei capelli quando le amiche mi raccontano di dover passare le sere a finire i troppi compiti dati alle primarie, e quante volte ci siamo ritrovati a colorare colorare colorare tra amici il sabato sera quando i bimbi di casa erano a nanna (e scusate a che pro assegnare compiti nel week end? Già i bimbi vedono pochissimo i loro genitori, già molti di loro passano tante ore fuori casa quasi quanto gli adulti e in alcune scuole i compiti li fanno fare a casa, già hanno troppo poco tempo per giocare e "fare i bambini", vogliamo lasciarli liberi almeno un paio di pomeriggi a settimana? Ho persino letto che una circolare lo vieterebbe, eppure...).
    Ho seguito l'interessante confronto nei commenti, non ricordo molti compiti alle elementari, ricordo di aver fatto fatica a finire i compiti qualche volta solo di una specifica materia alle medie (disegno tecnico, compiti noiosi, me li trascinavo fino al giorno prima... preferisco il disegno a mano libera) e aver odiato cordialmente alcuni professori ma amato alla follia altri che li sostituivano per una stessa materia al liceo con conseguenze tangibili nel rendimento dell'intera classe. Quindi, per mia esperienza, senza dubbio ognuno di noi ha attitudini e preferenze, metodo di studio e anche famiglie alle spalle in grado di seguire e fare rinforzi positivi quando servono o meno, ma è il professore a fare la differenza, tanto da poterti farti amare una materia per cui sei meno portato, con passione e un buon metodo, che a mio parere deve sempre prevedere un carico adeguato (come spiegava 'povna) di compiti e lasciare un tempo per "liberarsi dagli affanni feriali", diversamente vacanza non sarebbe (sia per i fine settimana che per le altre giornate non di scuola) e gli studenti hanno diritto e bisogno di staccare come tutti!

    Ora parlerò invece da ex formatrice: la mia attività didattica non prevedeva lo spazio per assegnare formalmente compiti, il grosso delle esercitazioni si facevano in calsse, inventate lì per lì da me a seconda dalle persone che avevo davanti in modo che fosse subito vista l'utilità di quanto spiegato nel rispettivo ambito di lavoro. Ho notato che lasciare i discenti liberi di esercitarsi in autonomia dopo le spiegazioni e le prime tracce assegnate e poi invitare a rivedere con me i punti su cui servivano ulteriori chiarimenti o spiegazioni è sempre stato uno strumento vincente. I miei alunni erano prevalentemente adulti, ma ho anche fatto qualche esperienza con bambini e ragazzi e la conclusione non cambia. L'obiettivo dovrebbe essere arrivare, secondo me, a una condivisione di responsabilità circa l'apprendimento, da un lato offrendo sapere ma soprattutto motivazioni, dall'altro mantenendo e mostrando sempre una curiosità e un atteggiamento attivo verso le lezioni. La seconda parte sarà ancora responsabilità degli adulti, ovviamente, per gli studenti più piccoli. Grande responsabilità della scuola ma anche delle famiglie.
    Scusa il papiro, e non è teorico come sembra, anche se io come mamma devo ancora arrivarci...

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    1. Il tuo "papiro" meriterebbe un post, se decidi di scriverlo sul tuo blog avrai ovviamente il mio contributo... concordo sui compiti per le vacanze, vorrei vedere seil ministro li assegnasse ai professori! Per le tue proposte finali mi sembrano davvero intelligenti... grazie!

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  33. Condivido l'impostazione generale, meno la demonizzazione dei compiti: far lavorare sul metodo è fondamentale ma non in sostituzione dell'esercizio domestico autonomo: se può funzionare fino alle scuole medie, rischia di rivelarsi una pratica deleteria con il passaggio alle superiori: i ragazzi rischiano di ritrovarsi privi di abitudine alla fatica dello studio, al disciplinamento della volontà, alla ricerca autonoma, all'approfondimento, con un tempo intasato di attività extra che hanno ormai assunto priorità rispetto alla scuola. Validissima invece l'idea di compiti creativi, con i quali mettersi alla prova, divertirsi, scoprire, ma senza l'illusione che possano esserlo sempre, comunque e per tutti e senza la falsa promessa che il divertimento sia esente da sforzo, impegno e fatica.

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  34. O T: Palmy, non riesco a capire perché mai ti sia interedetto di commentare nel mio blog. Follie di WP? Adesso verifico.

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  35. Ciao,
    Sono mamma di 3 bambini, la seconda è in 2 elementare ogni fine settimana facciamo 8 ore di compiti per riuscire a farli come " gli altri" bambini, osservandola durante le uscite della scuola e durante i compiti, ma da l'impressione che per lei il tempo "scuola, compiti" sia simile alla prigione, che le impedisce di muoversi, la sua materia preferita è motoria è informatica. La maestra mi ha messo in guardia, per il disgrafismo se entro l'anno prossimo, non comincia a scrivere meglio dovrà richiedere l'intervento di uno specialista. Per mia fortuna, è una brava insegnante ed è riuscita a fare amare a mia figlia la lettura, ma le ho sempre detto, che la scuola italiana non tiene conto della personalità e dei tempi di sviluppo dei singoli bambini. Tutti a scuola a 6 anni. Quest'anno il mio 3 figlio andrà a scuola assieme al suo cuginetto che per sua sfortuna è nato il 29 dicembre, 8 mesi di differenza che per i bambini è un lasso di tempo grandissimo. La figlia più grande è andata a scuola a 7 anni. Vengo dalla Moldavia è li non ce l'obbligo scolastico dei 6 ma di 6-7 anni. Adesso è al liceo scientifico, e ormai sono abituata alla frase " a, ma è l'alunna che ha un anno in più, e si vede, e da li cominciano, più matura, più responsabile, più autonoma...
    Ma allora, dove sta tutta questa fretta di mandarli a scuola prima, a parte il fatto del risparmio sulle scuole materne.
    Io ho 3 figli uno più diverso dell'altro, uno è bravo a fare una cosa, in cui l'altro è una frana, e viceversa.
    Grazie per condividere le vostre esperienze.
    P.S. lavoro da anni in un azienda con un capo brillante, in tutti i sensi, a parte un difetto, a volte in 4 non si riesce a capire cosa scrive, e mi consolo.

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  36. Secondo me ci vuole una via di mezzo, certo che per chi ha alle spalle una famiglia che segue l'apprendimento del bimbo potrebbe anche non servire, ci pensano loro (e ho visto tante mamme in questo periodo escogitare le cose più strane, ma divertentissime, x far apprendere), ma non per tutti e così. I compiti devono servire a consolidare ciò che viene fatto a scuola, pochi ma buoni esercizi, durante le vacanze, possibilmente mirati alle difficoltà degli alunni, durante l'anno.

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