venerdì 8 agosto 2014

Riflessioni di mezza estate




"(I nuovi ricchi) erano cittadini alla Potëmkin, l’astuto favorito russo che aveva eretto villaggi di tela e cartone per dare a Caterina la Grande l’impressione che l’Ucraina fosse un paese fiorente. Secondo un giovane e controverso architetto di nome Adolf Loos, la Vienna della Ringstrasse era un’enorme città alla Potëmkin contemporanea, una grandiosa finzione in cui le facciate erano paramenti senza alcun rapporto con gli edifici, in cui il cemento voleva spacciarsi per pietra, una messinscena in cui il parvenu «s’illudeva che gli altri l’inganno non l’avrebbero scoperto». Nella sua crociata, Loos ottiene l’appoggio di Kraus, che parla di «incarognimento della vita pratica per mezzo dell’ornamento», un incarognimento che ha infettato con questa «confusione... catastrofica» anche il linguaggio. «Le frasi a effetto sono l’ornamento dello spirito». Edifici ornamentali disposti in maniera ornamentale, sfondo di una vita ornamentale: Vienna era diventata pacchiana". (De Waal, Un'eredità di avorio e d'ambra).



La descrizione di Vienna calza perfettamente con altre facciate ornamentali, come i discorsi e le azioni di facciata dei politici e dei governi. E nel nostro piccolo con le frasi fatte con cui rimpolpiamo senza successo il vuoto dei nostri discorsi. Eppure ogni tanto come un raggio di sole in un bosco fitto si sente la voce di un pazzo, di uno scemo, di un bambino che esclama che il re è nudo.

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