martedì 3 marzo 2009

Noi si fa il Pon



Grazie alla Comunità Europea che ci classifica tra le aree depresse noi terùn possiamo fare il PON. Il Piano Operativo Nazionale che attua le indicazioni europee e smista gli stanziamenti per l'Obiettivo C (migliorare le competenze dei giovani) elargisce tanti soldini che le scuole possono impiegare in corsi e ambienti per l'apprendimento. Lingua madre, lingua straniera, scienze, matematica, competenze sociali e civiche sono solo alcuni dei sentieri che si possono imboccare. Il nostro Istituto ha scelto di concentrarsi sulle certificazioni linguistiche (i nostri alunni possono frequentare il corso per accedere agli esami Trinity, per l'inglese, DELF, per il francese, DELE, per lo spagnolo, e da quest'anno anche FIT, per il tedesco, tutti con un insegnante madrelingua), sull'espressione corporea per le prime, sull'orientamento per le seconde. Ci sono anche un corso sul riciclo  e sul compostaggio in vista di un piccolo orto nello spazio verde della scuola per la primaria e... dulcis in fundo, due corsi di potenziamento di italiano (uno per la primaria e uno per la secondaria). 
Ieri è cominciato il corso di Italiano a cui partecipano molti miei alunni. Il professore, che secondo le Indicazioni del PON, è esterno alla scuola (e selezionato mediante bando di reclutamento pubblico), si è soffermato sulla scrittura e sull'autocorrezione. I banchi erano sistemati a ferro di cavallo. Per il test di ingresso ha dato qualche suggerimento inziale, una traccia e poi ha lasciato gli allievi liberi di scrivere.
Poichè mi trovo a coordinare tutto l'ambaradan, ho assistito a queste prime battute del corso e ho osservato i miei allievi mentre, stirate le gambe sotto il banco, con la penna in bocca e lo sguardo per aria, immaginavano cosa scrivere sul foglio bianco davanti a loro.
E mi sono rivista io alla loro età: mi avessero dato un pomeriggio a scuola da impiegare per migliorare le capacità scrittorie penso sarei stata felice. Un pomeriggio per scrivere! Un professore messo là per guidarmi nella comunicazione scritta...
Forse ci sono scuole dove invece di fare i corsi PON per gli alunni, si cercano disperatamente gli alunni per i corsi PON. Ma non è sempre così. Qui da noi la selezione degli esperti è stata onesta, sono arrivati primi quelli che se lo meritavano (e vista la penuria di lavoro siamo stati travolti dalle domande!), i ragazzi sono stati guidati nella scelta più opportuna e la riuscita dei corsi appare probabile.
I corsi PON sono strumenti, sta a noi utilizzarli nel modo migliore.
Sta di fatto che il Ministero diminuisce i fondi e l'Unione Europea li aumenta di anno in anno. Nel giro di qualche anno sono stati triplicati. 
E noi terùn siamo in Europa.

3 commenti:

  1. quando si riesce a farle bene queste cose (i PON come i proggetti vari, intendo!) è un bene per la collettività. E meno male che siamo terun si, ma non stupidi :-)

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  2. Bello, non conosco la questione ma che agli studenti venga data la possibilità di migliorare in qualcosa è davvero lodevole. Fra l'altro la maggior parte degli studenti delle università italiane proviene proprio dal Sud dove le famiglie ci tengono di più ai titoli. E' una marcia in più!

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  3. noi Lùmbard invece manco sappiamo cosa sia, il PON! :(

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