mercoledì 18 giugno 2014

I miei Esami di Stato

Nel fare la domanda per svolgere il ruolo da Presidente della Commissione d'esame per
quella che una volta era definita "la maturità", confesso di essere stata titubante. Cosa mi aspetterà? Sarò capace? La normativa è zeppa di cavilli e regole, la burocrazia può essere feroce. Poi ho deciso di rischiare: studierò a fondo, come sono abituata a fare da una vita e mi butterò nella mischia... l'esperienza si deve pur cominciare a costruire!
Sono stata nominata in un istituto agrario, di grandi tradizioni in città ma, attualmente, a causa del calo delle iscrizioni, accorpato ad una scuola vicina e quindi defraudato di un glorioso passato che sembra essere ormai finito. 
La scuola, posta su un'altura non lontana dalla centralissima via Etnea, risiede in una tenuta storica con agrumeto e vigneto. La villa principale è in stato di abbandono, necessiterebbe di un accurato restauro, ma... si sa, i soldi mancano, o chissà, saranno finiti da qualche altra parte! La scuola oggi lavora in un edificio moderno, costruito accanto.
Noto subito il personale molto gentile, accogliente. Gli alunni sono pochi, i docenti si sentono come in una famiglia.
Tutto scorre liscio per la riunione preliminare. I collaboratori (una volta detti bidelli) sono orgogliosi dell'istituto in cui prestano servizio: mi raccontano com'era prima, quanto fosse grande e fiorente.
Oggi la prima prova scritta.
Ragazzi educati, compiti. Soprattutto maschi, qualche signora che si presenta da esterna, alcuni disabili supportati dall'insegnante di sostegno. 
Il clima è sereno.
I ragazzi si mettono al lavoro. Certo, la prima traccia, su Quasimodo, non la sceglie nessuno. Ma le altre non suscitano particolari difficoltà. Giro tra i banchi, leggo ciò che hanno scritto. Pochissimi errori grossolani. Mi soffermo, mi parlano delle idee che vogliono mettere giù: si accenna a speranze in un futuro migliore, a responsabilità del consumatore consapevole, al degrado delle periferie, alle scelte politiche che determinano la desolazione di alcune realtà.
I colleghi di commissione mi riferiscono di alcuni: chi appena arrivato non sapeva neanche parlare l'italiano e si esprimeva solo in dialetto e ora sembra un signorino, chi si è appassionato all'azienda agricola di famiglia e la vuole portare avanti, chi è ancora in cura per un tumore. 
A metà mattinata mangio una granita di mandorla in una sala attigua: è lo spazio adibito alle attività laboratoriali degli alunni disabili, qui durante l'anno si fanno marmellate, si mettono in salamoia le olive e accanto si coltiva l'orto. Questi ragazzi sono curati e sollecitati.
E io sono contenta di avere l'occasione di conoscere una realtà scolastica positiva, di confrontarmi con un'altra scuola. 


5 commenti:

  1. Sembra proprio una bella esperienza che stai facendo! Buon proseguimento e avanti cosí! :)

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    1. Sì, in effetti non me lo aspettavo!

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  2. Mi ricordi la mia esperienza dell'anno passato: hai fatto bene a metterti in gioco, vedrai che ti piacerà, ti arricchirà e ti riempirà di soddisfazioni!

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    1. Ti confesso che desideravo il tuo commento ;-)

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  3. Mi piace leggere questi vostri resoconti, anche se poi (ho letto anche il post successivo) un po' mi lascio prendere dalla malinconia...

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