martedì 11 maggio 2010

Le parole sono finestre [oppure muri]


Sto leggendo e rileggendo questo libro.
Senza voler esaurire in poche frasi la ricchezza del messaggio che porta, cercherò di condividere con voi qualche spunto che ha illuminato per me aspetti rilevanti dandomi un nuovo punto di vista.

Il modello della Comunicazione Non Violenta, CNV, nota anche come linguaggio giraffa, è composta da due parti:
Le due parti sono:
-esprimersi con empatia (sono io a comunicare)
-ricevere con empatia (è l'altro a comunicare e io ascolto).

Nel momento in cui io mi esprimo il primo passo che suggerisce Marshall Rosenberg è:

osservare

Osservare ciò che accade, osservare ciò che gli altri fanno. Non etichettare. "Sei pigro".

Non ho mai visto un uomo pigro;
ho visto un uomo che non ha mai corso
mentre lo stavo guardando, ed ho visto
un uomo che talvolta faceva un sonnellino
tra pranzo e cena... (R. Bebermeyer)

Racconta l'autore che trovandosi a dover risolvere un conflitto tra un direttore didattico e le insegnanti, alla prima riunione con le sole maestre chiese loro: "Cosa fa il direttore che è in conflitto con i vostri bisogni?". "Ha la lingua lunga" fu la risposta immediata. Ma non era quello che aveva chiesto: quella risposta dava informazioni su l modo in cui la maestra valutava il direttore e non su quello che il direttore aveva fatto o detto per provocare quell'interpretazione.
"Parla troppo!" Ancora una volta una valutazione e non un'osservazione chiara del comportamento del direttore. Dedurre ciò che una persona pensa non è la stessa cosa che osservare il suo comportamento e individuare azioni specifiche.
Non si tratta di non giudicare, ma di separare la valutazione dall'osservazione.

Giudicare: "Sei troppo generoso"
Osservare e separare il giudizio: "Quando ti vedo dare tutto il tuo tempo ad altri penso che sei troppo generoso"

Quando si comunica le generalizzazioni causano un accento violento, l'etichetta imprigiona: "Sei un giocatore scadente!" è cosa diversa dal dire: "Non hai segnato un gol da 10 partite". L'osservazione è sempre circostanziata, in un tempo e in uno spazio. Si tratta di una constatazione.

Mi rendo conto di quante volte giudico, etichetto, paragono, incolpo.
Difficile la via dell'osservare, del mettere a fuoco un comportamento errato piuttosto che un peccatore.
Che ne dite? Mi piacerebbe leggere i vostri esempi, le vostre riflessioni.

Al prossimo passo...

7 commenti:

  1. Io sono una che "castra" parlando, soprattutto quando sono arrabbiata. Mio marito, invece, è stato educato a guardare positivamente anche gli alunni più scadenti. E' professionalmente sempre corretto e con lui tutti si sentono capaci di ottenere risultati. Io ci provo e, devo ammettere, che stare con lui mi aiuta. Nella dura realtà spesso reagisco e non penso. E sono lontana mille miglia.
    P.S. Io a Rimini ero il 25 aprile

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  2. @ maria stella: è difficile, ma anche utile saper comunicare entrare in sintonia con l'altro. Trovo molte analogie con la tematica bilbica del cuore, nodo comune a tutti gli uomini, che permette di entrare in contatto con tutti.

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  3. Penso che dovrei leggere questo libro...intanto complimenti per il post, è bellissimo e ricco di miliardi di spunti per riflettere e fare un attento esame di coscienza nei confronti del proprio modo di usare le parole, come ci relazioniamo nei confronti delle parole che ci vengono rivolte, quali comportamenti ne derivano e quali emozioni e atteggiamenti fanno emergere e altre volte quali parole fanno ci fanno esplodere o implodere...
    Mia cara è un oceano....le parole sono davvero un mare di cose, l'importante è non annegare nè far soccombere nessuno!
    Bacioni!

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  4. @ miriam: presto pubblicherò qualche altro estratto. Si tratta di un modo di comunicare che richiede pazienza ed esercitazione, bisogna rivoluzionare il proprio modo di rivolgersi agli altri e di ricevere quello che gli altri ci dicono. All'inizio sto sperimentando che si può avere l'impressione di essere destabilizzati...

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  5. giudicare l'azione e non la persona. è difficile ma è da parecchio che cerco di metterlo in pratica, specialmente con i miei figli. Ancora cado, ma sempre meno.
    Questo libro dev'essere molto interessante, perciò me lo segno . Grazie
    StefiB

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  6. Cara Palmy,
    questo tuo post, così interessante e importante, mi ha sollecitato un approfondimento che ho postato su francescaframes.
    La comunicazione è relazione quindi dobbiamo prestare attenziano ai due aspetti, ma per noi educatori, diventa molto importante quello della relazione poichè possiamo ridurre l'asimmetricità della relazione tenendo conto del feedback del nostro interlocutore-alunno e riformulando il contenuto in modo che per lui sia più facile ritrovarsi in una condizione di accoglienza, ascolto, empatia....
    A presto
    france

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