sabato 13 settembre 2014

Stoner di J. E. Williams


"William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: «Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi".
Un incipit che non lascia presagire un romanzo coinvolgente e ricco di colpi di scena. Una vita piana, piatta anche. Un personaggio medio, mediocre forse. Invece no. Stoner, solido e compatto come la pietra evocata dal suo cognome, ti entra dentro e si pone tra la gola e il petto, come un boccone difficile da mandare giù. 
Man mano che ti addentri nel romanzo e ti si parano davanti gli avvenimenti della desolata  esistenza di William Stoner, senti crescere l'empatia per un uomo rassegnato, che non ha avuto regali dalla vita, che non è stato amato se non in rarissimi momenti. Un uomo che riesce a mala pena a scandagliare se stesso e che man mano che acquista consapevolezza diventa sempre più infelice e sempre meno capace di agire per cambiare il corso delle cose. 
Nato in a una famiglia contadina, conserva per tutta la vita l'atteggiamento schivo e aspro di chi è abituato al lavoro dei campi. Un pesce fuor d'acqua nel mondo asfittico e subdolo dell'Università.
Una vita che procede per ablazione: tutto via via gli viene sottratto, eppure Willy ne esce sempre più nitido e puro nella sua semplicità. Si vorrebbe gridargli di reagire, di scappare, di ribellarsi. E poi ci si guarda attorno, e dentro, e si comprende come in un lampo quanto sia difficile e forse inutile tentare di cambiare le circostanze.
Un romanzo in cui miracolosamente lo stile veicola perfettamente il contenuto: la scrittura lucida, ricca ma mai superflua, getta luce sugli anfratti dell'animo del protagonista senza mai esagerare, senza compatire e senza melodrammi.
E poi, l'ultimo capitolo: immenso nel tentativo di oltrepassare il limite del sensibile. Ti ritrovi con le lacrime agli occhi senza accorgertene. Una corda tesa, una freccia scoccata verso un oltre che si intravede appena ma che riesce a illuminare tutto il resto. E qualcosa resta della vita di William Stoner, come di ogni vita: quei rarissimi momenti di puro amore ricevuti e dati. 
Consigliatissimo.


5 commenti:

  1. Non sei la prima che ne parla (molto) bene. Provvederò! (E grazie, e buon inizio!)

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    1. Presto pubblicherò le liste di libri preferite, ne farò 4!

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  2. L'ho sentito nominare per la prima volta tre giorni fa da una collega, e mi è rimasta una curiosità strisciante...

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    1. Davvero un bel libro... Venerdì pubblicherò la lista dei miei 10 libri dell'infanzia...

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  3. Ce l'ho da tempo nella mia lista desideri...Me lo ha consigliato tempo fa uno dei miei scrittori preferiti, Claudio Paglieri (che seguo su twitter). Leggo in giro commenti sempre entusiasti su questo romanzo, quindi...mi sa che è arrivato il momento di leggerlo.
    Un bacio
    Vivy
    P.S. ti seguo, mi sono unita al tuo sito.

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