venerdì 13 maggio 2011

A scuola in Europa: la Finlandia


Da oggi vi propongo di viaggiare con me nelle scuole d'Europa e vorrei cominciare dalla Finlandia... perché? Il motivo è presto detto: questo paese si colloca ai primi posti nelle classifiche OCSE PISA (Programme for international study assessment), cioè quelle graduatorie che mettono a confronto le scuole europee sulla base di alcuni criteri, come i livelli in literacy, cioè la comprensione del testo.
La scuola finlandese prevede la scuola primaria (con un unico maestro affiancato dallo specialista di lingua straniera) e la scuola secondaria, per un totale di 9 anni di obbligo scolastico (peruskoulu).
La scuola dell'obbligo è totalmente gratuita (sono gratuiti anche i libri e la mensa scolastica). Tutto il materiale, anche la cancelleria, viene consegnato agli alunni dalla stato.
Al termine dei 9 anni lo studente sceglie se andare alla Scuola secondaria superiore o alla scuola professionale per i tre anni successivi.
Notiamo quindi che in totale gli anni di scuola sono 12, contro i nostri 13. Gli anni di obbligatorietà, come abbiamo visto, sono 9 contro i nostri 10. Ma occorre una precisazione: la scuola comincia a 7 anni. Prima si frequenta l'asilo, che nell'ultimo anno prepara l'alunno all'ingresso nella scuola dell'obbligo.
Gli insegnanti sono reclutati dai Comuni e buona parte del curriculum è determinato localmente. Si tratta quindi di un sistema decentrato, come in genere sono i sistemi nordici o anglosassoni. Per accedere al ruolo di insegnante occorre la laurea.
Le ore di insegnamento sono in media 26, 30 nella scuola secondaria. Non si svolgono esami alla fine della scuola obbligatoria, ma viene rilasciato un certificato delle competenze raggiunte.
Fino ai 10 anni non sono previsti voti e le interrogazioni non hanno nulla di punitivo o inquisitorio.
Le scuole private, pochissime, sono tutte sovvenzionate dallo stato.
Durante il liceo, che prevede 38 ore settimanali, non si hanno gruppi classe ma ogni studente sceglie le materie da seguire e su cui sostenere l'esame finale di stato. L'insegnamento è organizzato in moduli, dunque prevede un periodo compatto in cui ci si concentra su una data disciplina.
La Finlandia è uno dei paesi con più alto tasso di scolarizzazione nel mondo: il 97,7% degli studenti completa il ciclo di studi; il 39% di giovani che non sceglie il liceo e preferisce imparare una professione ha a disposizione la scuola professionale o anche altre possibilità di istruzione permanente.

Com'è possibile questo risultato? Dipende in buona parte dalla mentalità pedagogica degli insegnanti finlandesi: non è l'alunno che deve adeguarsi agli standard dell'insegnante, ma è l'insegnante che dee capire come raggiungere l'alunno. Del resto, anche il reclutamento locale ha una certa importanza: l'accesso non è impersonale e la selezione dei docenti è molto dura. Dopo la formazione universitaria di 5 anni, seguono 6 mesi di pratica e 6 mesi con un tutor. Anche i primi 3 anni di lavoro prevedono la supervisione di un insegnante anziano. Lo stipendio è sotto la media europea, ma non tanto bassi come in Italia. Ma l'ottimo output deriva anche da un altro fattore: in tutte le scuole lavorano anche dei docenti senza orario prestabilito, con l'unico compito di aiutare gli studenti a recuperare le difficoltà. I professori possono contare anche su psicologi ed esperti per chiedere consigli e predisporre strategie per aiutare chi mostra problemi.
C'è da dire che il basso numero di abitudini facilita l'organizzazione scolastica, ma proprio la scarsità di risorse ha portato la politica finlandese a investire sull'incremento della conoscenza.

Links utili
Per chi volesse approfondire consiglio gli atti del seminario La scuola in Finlandia, edito da treelle. Anche la mia collega blogger Francesca si è occupata dell'argomento, anzi la invito a intervenire per donarci il suo punto di vista. Per conoscere un po' di più su questo paese del Nord, cliccate qui. Molto interessante l'intervista all'insegnante francese Claude Anttila che ha insegnato in Finlandia per 35 anni. Un'altra intervista a una maestra finlandese, in questa pagina.

10 commenti:

  1. Che bello leggere notizie dei scuole di altri Paesi. Non mi dispiacerebbe essere finlandese!

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  2. Per agganciare questo post ai precedenti resta da dire che in Finlandia non sono utilizzati test standardizzati per precisa scelta.

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  3. Cara Palmy,
    ieri sera avevo scritto una risposta articolata, ma blogger …ha fatto le bizze…
    Comunque complimenti per questi approfondimenti.
    La scuola in Finlandia è una mia fissa, spesso faccio riferimenti a quella realtà poiché, in virtù del mio ruolo nel nucleo di valutazione, mi hanno mandata, insieme ad altri colleghi, proprio in quella terra per visitare scuole e confrontarci con i rappresentanti del National Board of Education.
    Ho così visto la realtà scolastica, l'organizzazione, i bambini nelle loro attività, parlato con insegnanti e con i diversi rapprentanti.
    Innanzitutto una estrema calma e tranquillità nell'affrontare le questioni, tutto condiviso con famiglie e municipalità, nessuna corsa ai programmi, ma molta attenzione ai bambini.
    Seconda cosa, insegnanti molto competenti e motivati, tutti laureati, tanti maschietti, il lavoro è molto ambito, ben remunerato.
    Gli insegnanti devono passare un test di selezione e un test attitudinale basato sulle capacità relazionali e sull'assenza di disturbi di personalità o psichici…

    Gli alunni possono completare il percorso in 9 anni, ma è previsto un decimo anno per chi ne avesse necessità.

    E' vero nessuna valutazione scritta per i primi anni, alla nostra faccia stupita, ci hanno risposto che non volevano scrivere nulla che potesse contribuire a formare un pre-giudizio, in una fase così importante…solo colloqui con i genitori…

    Per il tuo lettore anonimo che afferma che non ci sono prove standardizzate faccio presente che è in vigore un attento sistema di valutazione esterna sia dell'organizzazione in generale, sia degli apprendimenti che vengono rilevati con cadenza biennale (mi sembra) attraverso prove di competenza in particolare in lingua madre e in matematica.
    La prova però viene condivisa con i docenti, nel senso che l'ente esterno la invia all'inizio dell'anno, i docenti la valutano e segnalano eventuali modifiche o integrazioni, quindi viene riformulata sulla base di queste segnalazioni.
    La somministrazione non è così fiscale come da noi, ad esempio nella prova di lettura, gli studenti leggono, riflettono, poi in un secondo momento (anche il giorno successivo) rispondono ai quesiti o scrivono quanto richiesto.
    Non si pongono il problema della correttezza della somministrazione, nè di quella della compilazione: ognuno rispetta i propri compiti, le richieste e le indicazioni.

    Detta così sembra il paese dei balocchi…in realtà la cronaca ci ha raccontato anche di episodi piuttosto gravi che hanno sconvolto la bella realtà finlandese…ma questo non inficia un modello di scuola da imitare, proprio nelle sue attenzioni e nella sua gestione municipale.

    Ah dimenticavo, i risultati dell'autovalutazione vengono inviati ai comuni che possono così essere informati del percorso dei propri cittadini ed aumentare i contributi qualora i risultati lo mettessero in luce.

    Vedo che hai già segnalato il sito della associazione treelle, consiglio di scaricare il pdf che esplicita le caratteristiche in modo molto completo.

    Grazie ancora,
    france

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  4. Io da studentessa (4° liceo) sono stata in una scuola superiore finlandese, e per una settimana ho frequentato le lezioni dei ragazzi della nostra età (si trattava di un classico scambio tra una scuola italiana e una finlandese). A parte le lezioni "teatrino", fatte apposta per coinvolgerci e intrattenerci, ho notato invece, nelle lezioni normali, un livello medio molto basso, tanto che anche i più scarsi della mia classe erano rimasti stupiti da quanto poco sapessero gli studenti finlandesi riguardo a un po' tutte le materie: in letteratura inglese e matematica, le due materie che potevamo comprendere meglio, i ragazzi nostri coetanei stavano affrontando argomenti che noi consocevamo, molto più approfonditamente, da almeno 4 anni. Così che abbiamo scoperto che nessuno dei ragazzi coinvolti nello scambio sapeva chi fosse Shakespeare, e nessuno di loro aveva mai visto un'equazione di secondo grado (tanto per citare due argomenti "fondamentali").
    Sapevo anch'io dell'ottima reputazione di cui gode la scuola finlandese in generale, ed infatti negli anni successivi allo scambio, ne ho sempre sentito parlare benissimo, però la mia esperienza mi ha fatto vedere tutt'altro...mi son sempre detta "per forza, se fai argomenti a livello di scuola media a ragazzi quasi diciottenni ovviamente i risultati sono ottimi!"
    Ma spero che la nostra sia stata solo sfortuna di essere capitati in una scuola scarsina!

    Annalisa

    PS. Leggo spesso questo blog anche se credo di non aver mai commentato. Tanti post sono stati fonte di idee interessantissime!

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  5. @ annalisa: che dire? Certo, i test ocse pisa sono uguali in tutta Europa, dunque i risultati sono attendibili... non saprei dire com'è possibile che quei ragazzi che hai incontrato tu fossero così ignoranti in tanti argomenti così importanti!

    @ france: grazie del contributo, come vedi qui ci sono pareri contrastanti... io vorrei fare un viaggio nei diversi sistemi europei, senza per forza dover dire che in Italia si sta peggio...

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  6. Questo post è davvero prezioso, Palmy. Sono assolutamente d'accordo con l'approccio alla scuola della Finlandia, ne avevo sentito parlare, ma non credevo che fosse così valido. Quanto alle carenze culturali, vere o presunte, dei finlandesi, non mi pare che il loro paese sia arretrato rispetto al nostro o che vi abitino individui più infelici. Forse siamo solo tanto, tanto diversi. Ciao!

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  7. Tempo fa avevo anche io fatto una ricerca sulla scuola finlandese, mossa dalla curiosità di capire come facessero a raggiungere ogni anni eccellenti risultati.
    E' proprio un mondo diverso, dove le menti migliori della nazione optano per l'insegnamento e sono adeguatamente retribuite. Lo stato ha a cuore l'educazione dei suoi ragazzi e il fine della scuola è imparare a fare ed essere. Si fanno meno giorni di lezione e più materie. Pensa che alle medie e superiori i ragazzi imparano anche a stirare! E in ogni scuola ci sono gli strumenti e laboratori adatti ad ogni disciplina: quindi anche i ferri e le assi da stiro!
    Ma quello che mi fa impazzire di gelosia è il motto: che nessuno si perda ed è davvero così.
    Come non invidiare una realtà del genere?

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  8. Buongiorno,
    Ti contatto tramite commento perché non ho trovato nessun altro modo per farlo.
    Vorrei farti conoscere il servizio Paperblog, http://it.paperblog.com che ha la missione di individuare e valorizzare i migliori blog della rete. I tuoi articoli mi sembrano adatti a figurare tra le pagine del nostro magazine Cultura/Societa/Educazione e mi piacerebbe che tu entrassi a far parte dei nostri autori.

    Sperando di averti incuriosito, ti invito a contattarmi per ulteriori chiarimenti,

    Silvia

    silvia [at] paperblog.com
    Responsabile Comunicazione Paperblog Italia
    http://it.paperblog.com

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  9. Bel post! Grazie!
    La questione degli argomenti di matematica di cui parla Annalisa, e la presunta arretratezza dei ragazzi finlandesi mi suscita una riflessione: ma siamo proprio sicuri che i ragazzi di una scuola superiore debbano proprio studiare le equazioni di secondo grado? Tutti? in tutte le scuole? E, soprattutto, cosa capiscono i nostri studenti di liceo di quelle equazioni, realmente? Sanno risolverle seguendo a pappagallo una procedura (che non capiscono - di cosa ci vantiamo?!), ma saprebbero tradurre un problema reale, concreto (anche di tipo scientifico, ma concreto) in una equazione di secondo grado? E qual è questo problema concreto tale che l'incognita ha sempre due valori possibili? (l'equazione di secondo grado ha due risultati, ricordate?). I più fortunati scoprono, ben dopo (geometria analitica), che l'equazione di secondo grado rappresenta, ad es., il cerchio, l'ellisse (per ogni x ci sono due y). Le applicazioni sono di livello alto comunque, lontane dalla vita comune, dalle competenze di cittadinanza, si approfondiscono (nel senso che se ne ottiene una comprensione vera) all'università.

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