domenica 6 aprile 2014

Learn & Travel #impariamoviaggiando Intervista a Liliana Monticone

Mentre si susseguono i viaggi di istruzione e rimbalza sulla stampa anche qualche funesta notizia (un terribile incidente è occorso a un quindicenne in gita a Barcellona), vorrei soffermarmi sulla valenza educativa del viaggio. Non è mia intenzione difendere la gita scolastica in sé perché, come sempre, ai fini di una riflessione è inutile generalizzare lodi o critiche. Piuttosto vorrei ispirare una riflessione sul tema: un viaggio è fatto di tanti ingredienti, l'ideazione, la preparazione, l'organizzazione, la realizzazione vera e propria... e ognuno di essi può essere più o meno adeguato. Tutto è frutto di una scelta all'interno di una visione dell'educazione e dell'istruzione.


Per due anni da questo blog e da quello di Valentina Cappio (The family companyabbiamo lanciato l'iniziativa Impariamo viaggiando, per condividere le esperienze in cui il viaggio è stata anche un'occasione privilegiata di apprendimento. Potete leggere il post conclusivo del 2012, per capire meglio di che si trattasse.
Il fatto è che continuiamo a credere che il viaggio sia un modo del tutto naturale e divertente per imparare senza fatica. La conoscenza stessa è un viaggio: dentro una terra ignota, dentro un argomento sconosciuto, dentro noi stessi. E per conoscere davvero qualcosa non basta sapere, ma occorre fare un'esperienza diretta. Così il viaggio diventa un'occasione unica per immergersi nella storia di un popolo, di una cultura, di una città.
Da queste riflessioni è nata in me l'idea di un'intervista a Liliana Monticone, mamma viaggiatrice. L'avevo già intervistata per la rubrica Parole in viaggio, qui. Dunque partiamo con le domande...


1) Raccontaci innanzitutto di cosa ha significato per te viaggiare con tua figlia. Cosa è cambiato rispetto ai viaggi precedenti?

Premetto che io e mio marito abbiamo sempre viaggiato con Valeria e non l'abbiamo mai lasciata a casa né per un viaggio, né per un weekend, né per una cena in due, a meno che non lo chiedesse lei espressamente, cosa che raramente è accaduta. Si è lasciata scappare una volta un weekend in montagna, per pentirsene poi alla vista delle foto. È stato l'unico! Oggi, crescendo, diventano ovviamente di più le volte in cui non vuole uscire con noi, ma al momento capita per qualche cena con amici e mai per i viaggi.
So di andare controcorrente con questa affermazione e di farmi mettere immediatamente il bersaglio sulla schiena, però... noi lo pensiamo davvero. Devo sicuramente dire grazie a mio marito: si è sempre alzato ogni notte con me da quando è nata. La mia maternità, lavorando in proprio, è durata i cinque giorni di ospedale dopo il cesareo. Il sesto giorno ero in ufficio e dieci giorni dopo, appena tolti i punti, io e Valeria eravamo in giro col furgone per il nord Italia. Non avevo (ovviamente!) latte facendo questa vita e la notte lui preparava con me scaldabiberon e il necessario, ripetendo che insieme l'abbiamo fatta e insieme ce ne occupiamo.
Ero - e sono! - convinta che fosse esagerato, ma ha sempre considerato le ore di lavoro fuori casa, come un tempo sottratto al piacere di stare con Valeria. Certe sere, cosa su cui ancora oggi scherziamo molto, era un contendersela: "Giochi con me a questo?" E lui ribatteva: "No. Con la mamma hai giocato ieri sera. Adesso tocca a me!"
Ecco perché non abbiamo mai avuto la necessità di uscire da soli per respirare, per staccare o per chissà cosa. Stiamo bene in tre e i nostri tempi in coppia, li ritagliamo e li abbiamo sempre ritagliati quando Valeria dorme.
Con questa vita il viaggiare con un bambino piccolo, per quanto frenetico ed estremo, per noi è sempre stato più riposante del lavoro. Viaggiare con Valeria è un completamento della nostra vita prima e dei nostri viaggi dopo. Il piacere di stare insieme noi tre in un tempo dedicato ed esclusivo e il piacere di vederla scoprire il mondo in condizioni insolite per tutti i bambini che non viaggiano.
Il nostro modo di viaggiare non è assolutamente cambiato. Forse l'unico aspetto che è un po' variato è stato il prediligere, nei primi anni di vita, destinazioni con condizioni igieniche "decenti", giusto per aspettare che il sistema immunitario si formasse.
Siamo passati dal piacere di stare insieme e viaggiare in coppia a quello di farlo in tre (non ho mai viaggiato sola, io e mio marito ci frequentiamo da quando avevo 17 anni io e 19 lui). Prima ci fermavamo due ore su una spiaggia deserta a guardare le foche nuotare, dopo abbiamo cominciato a farlo in tre. Senza ricerche, destinazioni particolari o dedicate, ma facendo assaporare a Valeria il piacere della scoperta in quello che si faceva. Quando poi capitava di incontrare un parco giochi sulla strada, ovviamente la fermata era d'obbligo, ma a quel punto... giocavamo anche noi con lei al parco giochi... anzi, giochiamo ancora!

2) Cosa hanno significato i viaggi per tua figlia? Quali competenze, quali life skills ha imparato?

Penso che i viaggi, soprattutto per il nostro modo di viverli, siano un bombardamento di stimoli e un fuoco incrociato di esperienze. La mente si apre in modo smisurato e incalcolabile.
In viaggio si impara a distruggere quegli schemi mentali costruiti a casa e a scuola con tanta fatica, per costruirne, in parallelo di nuovi. Si impara ad abbattere il concetto di normalità e a contestualizzarlo. Si impara a selezionare e discernere azioni che nel nostro ambiente sono considerate universalmente giuste o universalmente sbagliate. Anche nelle cose più piccole.
È bellissimo vedere il suo stupore davanti a divieti e permessi dati per acquisiti, che in viaggio vengono completamente stravolti. Penso alla sua faccia davanti ai primi "Qui puoi tuffarti dal ponte più alto della barca" o "Qui puoi salire sul tetto della jeep e viaggiare là sopra". Allo stesso modo una banale azione come il bere una spremuta fresca o il mangiare una mela con la buccia, diventano divieti assoluti in certi paesi e in certe situazioni.
Sono queste esperienze anche banali che insegnano a relativizzare concetti di assoluto che sono radicati in tanti adulti e non solo nei bambini e che tanti problemi danno nel nostro mondo.
Si cresce più in fretta, quando si tocca con mano la povertà degli altri bambini e il senso di impotenza davanti alle ingiustizie "mondiali".
Si ricollocano i nostri problemi che a casa sembrano enormi. Non si ha più il coraggio di lamentarsi per la mancanza di una maglia firmata quando si incontrano bambini a cui si regala in viaggio la propria perché, di primo mattino, stanno tremando di freddo e non hanno la possibilità di comprarla.



3) Come hanno reagito gli altri? I parenti, gli amici... soprattutto la scuola?

Bella domanda! La risposta perfetta ed esaustiva sarebbe probabilmente una lista di insulti! Penso che renda bene l'idea. Parenti e amici, salvo rare eccezioni in cui probabilmente tutti, leggendo, si identificheranno, non hanno mai capito il senso del nostro viaggiare. Nella loro testa si aspettavano che rimanendo incinta ci saremmo fermati e noi all'ottavo mese di gravidanza siamo stati in Norvegia, barando un po' sulle date per la compagnia aerea che altrimenti non mi avrebbe imbarcato. Poi quando è nata erano sicuri che sarebbe successo. Tutti a ripetere che le nostre pianificazioni sarebbero state distrutte con l'arrivo di Valeria, per scoprire che dopo quindici giorni dal mio cesareo siamo andati a sciare con lei (quella ammetto che è stata un po' esagerata!) e nostra figlia a 14 mesi aveva fatto 14 stati con buona pace di tutti, ormai rassegnati al fatto che non li avremmo fatti entrare nelle nostre decisioni.
Con la scuola capitolo a parte... e peggio ancora. Tutti a dirci di goderci i primi tre anni che poi con l'asilo la musica sarebbe cambiata. In realtà sono stati due e mezzo, perché Valeria è andata prima alla scuola materna. Le insegnanti hanno cominciato a dirci che le assenze erano "vivamente sconsigliate" perché sarebbe stato come ricominciare il reinserimento. Ora, non è il mio campo e non voglio insegnare niente a nessuno, ma di problemi non ne abbiamo mai avuti. Se il bambino ha un attaccamento sicuro, l'inserimento non è un problema dopo i primi due giorni in cui capisce che la mamma torna e non è un problema al ritorno da un viaggio, quando il bambino ha vissuto piacevolmente il fatto di avere i genitori 7/7-24/24 con lui, e vive bene allo stesso modo la normalità e la regolarità della vita quotidiana.
A quel punto le frasi sono diventate: fatelo adesso perché poi comincia la scuola e non potrete più farlo. Noi ovviamente abbiamo continuato. Alle elementari devo dire senza problemi esagerati,... insomma, le "rotture" normali. Forse perché già in seconda elementare c'erano stati una serie di eventi in cui, a differenza di tutti gli altri genitori, avevo preso posizione netta e mi ero esposta. Mi chiedo ancora oggi se sia proprio per questo mio essere rompiscatole che mi ripetevano "Valeria può permetterselo perché recupera in fretta".
Arrivate le medie ovviamente la situazione avrebbe dovuto cambiare con certezza. La frase è diventata: le medie non sono le elementari. Vero. Infatti abbiamo proseguito! Nel frattempo il blog offriva anche opportunità extra. L'anno scorso, seconda media, devo dire che è stato un anno scolastico "notevole": abbiamo fatto Danimarca, Faroe, Islanda, Sri Lanka, Oman, Maldive, Marocco, Camargue,... e diversi weekend vari. Quest'anno gli esami. Siamo stati un mese in Nepal e ora siamo di nuovo in partenza.
I problemi sono parecchi. Le obiezioni che normalmente ci vengono fatte sono sempre le stesse. Il ridicolo è che non ci vengono fatte solo dalla scuola. Gli insegnanti sono sotto un fuoco incrociato di genitori che vanno da loro (sì, avete capito bene!) a lamentarsi del fatto che noi facciamo troppe assenze. Non so se si sentono paladini della giustizia o più probabilmente siamo nella sfera di frustrazione e invidia. Siccome però il pacchetto bisogna prenderlo completo, li farei provare una settimana a lavorare con me! O anche solo a viaggiare con noi che, per farlo con le risorse economiche di una famiglia normale, ci adattiamo a  dormire con i topi in Nepal o a mangiare mosche in Sri Lanka.
Ecco allora che in quei genitori scatta un meccanismo perverso per cui Valeria fa tutte quelle assenze mantenendo i risultati, non perché si mette pancia a terra, giorno e notte, una settimana prima e una dopo, per recuperare quanto perso e raggiungere il risultato. Secondo loro riesce perché è la preferita degli insegnanti. Questi a loro volta entrando sulle difensive e pressati dai loro meccanismi di inadeguatezza, non difendono il loro operato. Il risultato non può che essere un mix esplosivo in cui barcamenarsi dove un insegnante, per paura di essere considerato di parte, dà quel mezzo punto in meno quando sente odore di assenze, cosa che, lungi dal placare le polemiche, le alimenta in un circolo vizioso da cui non si esce più.
Valeria, è capitato proprio in questi giorni, entra in casa sbraitando che non è giusto, che il suo voto doveva essere più alto e giù ad elencarmi tutte le virgole di ingiustizia scolastica cosmica. Siccome mi sono stufata di spiegarle che noi vogliamo il massimo e basta, vogliamo il risultato, ma davanti a queste cose passiamo oltre, dopo averla lasciata sfogare un po', le chiedo, volutamente sottovoce, se è giusto che in questo momento i bambini che qualche mese fa ha preso in braccio in Nepal non abbiano i soldi per gli antibiotici, mentre lei sta nuovamente partendo per le vacanze. Per loro non è una questione di scelta.
"Il mondo non è un posto in cui regna la giustizia. Cerca di fare in modo, con quello che sceglierai di fare nella tua vita, di lasciarne un po' di più di quella che hai trovato".
Da mamma la cosa che più mi infastidisce sono i discorsi sulla serietà e sul senso del dovere. Sono convinta che in educazione esistano tante strade per raggiungere lo stesso obiettivo, strade che passano attraverso il nostro modo di essere e di pensare, il nostro modo di essere coppia e di essere genitori, il nostro modo di vivere, per scelta o per necessità.
Quello che noi abbiamo scelto è questo, senza giudizio o condanna di quello che scelgono gli altri, semplicemente diverso. Per noi la serietà non passa da una presenza scolastica che non si può infrangere per senso di responsabilità, presenza che se non diventa, come spesso accade, solo una facciata, è comunque un metodo valido per passare il concetto. Noi, forse un po' per deformazione professionale, abbiamo deciso di trasmettere il concetto con il risultato. Una volta acquisito il metodo di studio che chiaramente le abbiamo insegnato, a noi non interessa se studi al pomeriggio alla tua scrivania, al mattino sull'autobus, alla sera prima di dormire o se ti va e non hai altro tempo, punta pure la sveglia alle 3 di notte. A noi interessa che tu sappia la lezione e porti a casa il risultato. Molto semplicemente.
A due anni e mezzo quando ha cominciato ad andare all'asilo aveva due alternative: alzarsi e svegliarsi con noi alle 6 e scendere in ufficio (la ditta è attaccata all'abitazione), oppure dormire fino alle 7.30, ma a quel punto doveva svegliarsi con la sveglia, vestirsi da sola e scendere in ufficio a fare colazione col tè della macchinetta mentre aspettava il pulmino. Quale scuola migliore di autonomia e senso di responsabilità?
Intorno ai suoi tre anni facevamo lunghi viaggi in autostrada, io e lei, col furgone, per lavoro. Avrei potuto tranquillamente rilassarmi sparando la musica e pensando ad altro. La tenevo spenta. Chiacchieravo con lei (anche se a quell'età non è poi così stimolante per noi adulti), le parlavo di quello che succedeva attorno a noi e quando avevamo finito gli argomenti e rischiava di annoiarsi, abbiamo cominciato per gioco a ripetere il Sabato del Villaggio. La sfidavo: "Scommetto che non ti ricordi. Scommetto che non riesci a ripeterla". Morale che in brevissimo tempo aveva imparato a memoria tutta la poesia. Il metodo aveva un po' la doppia funzione: anti-noia e allenamento della memoria.
Non vi dico cosa è successo quando un bel giorno, all'asilo, le maestre l'hanno sentita decantare la poesia mentre costruiva coi lego!
Dovevano soltanto più chiamare i servizi sociali. Ovviamente, quando sono arrivata a prenderla, avevano già deciso come stavano le cose e che io ero da rinchiudere. Senza possibilità di replica, a scuola sanno sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato!
Oggi però non mi parlano di voglia, di sbattimento, di impegno, di costanza, di senso di responsabilità riguardo la sua autonomia scolastica. Oggi mi dicono che sono fortunata perché mia figlia legge una volta e impara e i loro figli fanno ammattire!
Chiaramente ci tengo a precisarlo, questi sono solo casi relativamente isolati e non sono tutti così. Ci mancherebbe altro. Ho incontrato davvero tante persone professionali e preparate, lontanissime da questi schemi. Purtroppo, da un lato fa più rumore un albero che cade da una foresta che cresce, dall'altro credo che forse mai come oggi la scuola debba imparare ad adeguarsi alle esigenze delle famiglie che sono inevitabilmente cambiate.
Sono cosciente del fatto che serviranno secoli, ma gli orari di oggi e i tempi di vacanza, andavano bene quando il 90% della popolazione lavorava in fabbrica e aveva il mese di agosto libero. Oggi le esigenze sono quelle delle professioni più disparate: turnisti che lavorano di notte e/o il sabato e la domenica, professioni stagionali come la nostra, lavori da pendolari in cui un genitore sta a casa dieci giorni al mese o un mese ogni tre...



4) Cosa ne pensi dei viaggi di istruzione? Cosa proponi per renderli più significativi?

In realtà non mi sono mai posta più di tanto il problema. Devo ammettere di averli sempre considerati inutili ed estemporanei. Forse avevano un senso 30 o 40 anni fa, quando non ci si muoveva, non si viaggiava e non esistevano i voli lowcost. Mi verrebbe da dire meglio usare le stesse risorse in maniera più costruttiva. Penso ad esempio al Regno Unito dove da settembre il codice sarà materia obbligatoria dai 5 anni.
La seconda parte della domanda, quando si tratta di passare al costruttivo, mi mette in difficoltà. Temo che non ci sia un modo per riesumarli in maniera significativa, a meno, forse, di riuscire ad entrare, come scuola, in luoghi prettamente chiusi al pubblico. Mi viene in mente una gita di istruzione da Google o alla sede Apple Italia. Un incontro con Luca Parmitano nei suoi ambienti di lavoro, una persona che si dimostra sempre un grande uomo, prima di essere un grande professionista, rispondendo alle domande e ai commenti di tutti sui suoi canali social e dedicandosi particolarmente ai giovani. Penso anche solo alla prima volta in cui sono entrata al Coderdojo a Milano.


Forse le gite potrebbero focalizzarsi su ambienti altamente professionali che facciano percepire ai giovani che esiste la passione per il lavoro, per i propri risultati, la passione per quello che si fa. Far loro toccare con mano che non tutti gli adulti sono insoddisfatti e frustrati dall'arrivo del lunedì mattina. Credo ce ne sia davvero tanto bisogno e indipendentemente dall'età e dall'indirizzo scolastico, sarebbero sicuramente gite affascinanti e formative, oltre che di istruzione.

Su quest'ultima risposta, Liliana, dissento un po'. Non tutti oggi hanno la possibilità di partire con le famiglie, qualcuno prende l'aereo per la prima volta in una gita scolastica. E poi, come dicevo all'inizio, si tratta sempre di scelte e di visione. Un viaggio è utile se ben pensato. Che ne dici? Che ne dite?

Commentate pure, le risposte da parte mia riverranno tra qualche giorno quando sarò tornata da... una gita scolastica! ;-)

 

5 commenti:

  1. Non concordi sull'ultimo punto, significa che sei d'accordo su tutti gli altri? :D :D :D

    Parlando seriamente. Sul fatto di non poter partire non sono molto d'accordo. Credo sia più una questione di scelte delle famiglie con i prezzi ridicoli che si possono trovare oggi per tanti lowcost e sicuramente le gite d'istruzione costano di più.
    Sul fatto della visione invece, concordo al mille per mille. Quello che può dare, quando c'è, è davvero esponenziale e soprattutto reperibile in pochissime altre esperienze, proprio perchè fatto fuori dalla famiglia.

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  2. Anch'io penso che più che di un discorso economico per molte famiglie si tratta di una non abitudine a viaggiare. Per cui per il bambino può essere un'occasione per scoprire quanto sia bello visitare luoghi diversi dai propri. Per molti poi si tratta magari della prima volta che dormono senza genitori ed anche questo è un passo importante. Oltre al fatto di condividere il viaggio con il gruppo di appartenenza che è comunque diverso dalla famiglia. Per me per ora l'esperienza è limitata solo ai miei figli piccoli o alla mia quando andavo a scuola, ma vedo mio figlio di 6 anni entusiasmarsi molto anche solo per una gita di mezza giornata con i compagni.
    Mi permetto anche di aggiungere che Liliana ha avuto anche sicuramente, nella sua voglia di continuare a viaggiare dopo la maternità, una bambina adatta e collaborativa. O perlomeno così mi sembra emergere dal suo racconto. Io e mio marito amavamo molto viaggiare anche in destinazioni particolari e odiavamo i villaggi turistici. Dopo la nascita di mio figlio purtroppo ci siamo dovuti ridimensionare molto, facendo pochissime vacanze e quasi tutte fissi in villaggio. Lui era (ed in parte ancora è) molto vivace e molto abitudinario. Da sempre si eccita all'inverosimile nelle situazioni e negli ambienti nuovi. Fino a circa due anni fa per lui era molto difficile addormentarsi in un posto sconosciuto. Impiegavamo a volte anche 2 ore. Impensabile non fargli fare il riposino pomeridiano al suo orario così come sedere tutti e tre a tavola per più di 5 minuti. Ci sono bambini e bambini. Posso garantire che con alcuni molto spesso si stia meglio a casa! Non immaginatemi come una mamma bacchettona ed ansiosa e non rispondetemi che si tratta di abituarli da subito. Mio figlio è nato a Shanghai dove abbiamo vissuto tre anni ed ora viviamo in Thailandia. Amiamo sempre tanto viaggiare e a Natale abbiamo fatto il primo viaggio "on the road" in Australia e, per la prima volta, anche con lui è andata bene. Ora abbiamo anche un bimbo di due anni e per lui, nonostante fosse piccolo, non abbiamo avuto particolari problemi durante il viaggio. Inutile dire che sono completamente diversi. Tutto questo per dire che non bisogna generalizzare mai. C'è chi smette di viaggiare con i bimbi perché si fa prendere da ansie e pregiudizi, ma spesso dietro a questa decisione ci sono anche bimbi più complicati degli altri da gestire. Ovviamente da parte mia c'è una sana invidia per chi ci riesce!

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  3. Verissimo quanto dici. Diciamo che il mio discorso è rivolto più a chi per paura smette di viaggiare. Poi, non so perché ne ho una sola, magari sei cambiata anche tu tantissimo da un figlio all'altro e/o cambiate sono le condizioni di vita, chissà!
    Per il fatto di andare via senza genitori... non posso che quotarti! Mia figlia va spesso via con il gruppo dell'oratorio e quando torna sembra arrivata da Marte. Contenta e felice e guai a fargliene perdere uno!

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  4. Anche noi abbiamo viaggiato molto durante la gravidanza e anche con le bimbe, ora ragazze, che avevano pochissimi giorni.
    I nostri viaggi erano molto più europei, per una questione di durata, perché anche se le scuole qui da noi hanno parecchie vacanze e io sul lavoro ho 5 settimane all'anno che spesso diventano 7 a causa di giorni di libero che si attaccano, purtroppo spesso non coincidono. Ma questo non ci impedisce di concederci dei lunghi fine settimana.
    Quoto in pieno il partire senza i genitori, le mie lo fanno fin da piccolissime, sia da parenti, che con il gruppo scout e ora con amici.
    Prendiamo sempre in giro Lucrezia, che ora ha 18 anni perché é molto abitudinaria, ma in ques'ultimo anno ha dormito in 6 nazioni diverse, alla quale aggiungerà la Grecia fra qualche mese!
    Quello su cui non sono molto d'accordo é sul fatto di trovare prezzi ridicoli, sarà che qui la vita é più cara, ma partire in tre non é molto economico, nonostante noi non abbiamo molte pretese.

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  5. Grazie Leyla per il tuo commento. Fa sempre piacere leggere di qualcuno che viaggia davvero coi figli, visto che nella vita reale è così difficile trovarli! :)
    Per i prezzi ridicoli... diciamo che dipende molto dalle destinazioni, dalla flessibilità e dal periodo. Viaggiare non è gratis ma con alcune accortezze... noi abbiamo dormito in Olanda in tenda in campeggi superattrezzati la settimana scorsa (ed era il periodo di Pasqua) con 5 euro a testa. Si trovano spesso lowcost a 50/80 euro a testa tutto compreso per tutte le destinazioni europee. Una crociera tra Faroe e Islanda può costare (sbircia il mio blog) qualcosa come 237 euro a testa per 7 giorni. Non parliamo poi degli errori di prezzo...
    Ripeto non è gratis, ma questi sono prezzi abbastanza ridicoli. Il problema (credo di tutti per via del lavoro) è la flessibilità!

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