giovedì 3 aprile 2014

#viaggionellarte: British Museum, Stele di Rosetta


Comincio oggi il mio Viaggio nell'arte, da un reperto che non si può non conoscere.
Chi entra al British Museum sa che vi troverà la stele di Rosetta e i fregi del Partenone. Ed è da qui che voglio cominciare per il mio percorso di preparazione alla visita, seguendo il suggerimento di Philippe Daverio che nel suo Il museo immaginato consiglia di preparare la vista di un quadro o di un reperto utilizzando la straordinaria risorsa del web. 
La stele di Rosetta è una di quelle cose che devo assolutamente vedere perché il ricordo del suo studio affonda le radici nella mia adolescenza, quando da ginnasiale mi affacciavo alle meraviglie della civiltà antica e alle chiavi che ci hanno permesso di conoscerla. Una di queste chiavi è proprio una pietra, Rosetta stone, si dice in inglese con espressione più pregnante del nostro stele
Rosetta è la città dove fu trovata da un oscuro soldato francese nel 1799 durante la campagna napoleonica in Egitto. I francesi persero e la stele dovette essere consegnata come bottino di guerra agli Inglesi che, dopo averla studiata, la esposero al British Museum.  Fu il fisico Thomas Young a comprendere che si trattava dello stesso testo in due grafie egizie (demotico e geroglifico) e in greco. Ma fu Champollion che nel 1822 riuscì a decifrare per la prima volta la scrittura egizia, aprendo le porte di un'intera civiltà.


Tutti coloro che avevano avuto a che fare con la stele, compresi alcuni soldati che conoscevano il greco, rimasero da subito incuriositi dai segni iconici della grafia geroglifica e si sperò che in qualche modo il testo greco fosse proprio una traslitterazione del testo egizio. Vennero fatte immediatamente tre copie, anche se i mezzi tecnici del tempo non permisero l'esatta riproduzione: Champollion fu rallentato nei suoi studi proprio dal fatto che non lavorava sull'originale ma su una delle copie. Poi, il 14 settembre del 1822 ebbe l'illuminazione: contare i segni! Quattordici righe di geroglifico corrispondevano a diciotto righe di testo greco e circa 1400 geroglifici corrispondevano a 400 parole greche, dunque non poteva trattarsi solo di ideogrammi come fino ad allora si era pensato, ma  anche di veri e propri suoni. Partì dall'identificazione del nome proprio di Tolomeo:


Il sistema geroglifico comprendeva dunque sia segni fonetici che simboli. Il segreto era stato forzato! (qui altre notizie su Champollion)

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