giovedì 14 ottobre 2010

A scuola senza zaino?

"Ma cosa mi resta se non alzare la voce?": questa la domanda sconsolata che una maestra, tra le più brave, mi ha rivolto di fronte a una prima classe piuttosto variegata, con molti bambini incapaci di fare attenzione e stare seduti. Ci tengo a ribadire che si tratta di una maestra forse un po' all'antica ma comunque molto capace e appassionata al suo lavoro. Eppure, uscire dall'impasse di una didattica basata sul rimprovero e sull'obbedienza alle regole, sulla lezione frontale cui corrisponde la classe ben allineata ai banchi sembra impossibile.



differenza tra un'aula tradizionale e un'aula laboratoriale


"Molti insegnanti - dice Marshall Rosenberg in Educazione che arricchisce la vita - si sentono impotenti quando viene loro suggerito di evitare premi, punizioni, sensi di colpa, sensi di vergogna, obblighi, per motivare gli studenti. Cosa ci resta? si chiedono".

Non sono così sicura che il corpo vada... "anestetizzato, disciplinato, reso inoffensivo: molta parte dell’azione scolastica è volta a far sì che i corpi stiano fermi ai banchi, in modo che sia la testa e il pensiero disincarnato a prevalere. Il sapere non passa dal corpo, ma da testa a testa…" (M. Orsi, A scuola senza zaino)

Quei bambini costretti a stare nei loro banchi fino alle 14,00 stavano solo giocherellando un po', ma alla maestra non viene in mente che possa non dico rivoluzionare ma almeno diversificare il suo metodo, per esempio creando delle isole di attività più ludica o dividendo il tempo a disposizione in unità di apprendimento diverse tra loro?
Io non ho voluto rispondere niente, anche se avrei voluto parlarle, farla riflettere, insinuarle la possibilità di una didattica diversa, più libera, meno irreggimentata... non vorrei dover dire sempre la stessa cosa, ma la Montessori aveva a che fare con classi difficili, non con bambini modello.
"Quello che resta - continua Rosenberg - sono le connessioni tra le persone e il desiderio di contribuire alla propria realizzazione ed al benessere degli altri".

Uno dei corsi PON che faremo quest'anno per gli insegnanti è proprio sul metodo Montessori, spero che sia accolto in modo positivo, poi vi saprò dire. Nel frattempo, sul sito Aesse potete vedere la differenza tra una classe tradizionale e un ambiente laboratoriale. Oppure potete leggere le idee di Marco Orsi, ideatore del progetto, sul sito SenzaZaino.

13 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Dall'anno scorso sto effettuando parte del mio tirocinio in una scuola che ha adottato la disposizione laboratoriale.

    I bambini lasciano gli zaini a scuola il lunedì e li riportano a casa il venerdì, giusto per fare un po' di compiti. Anche squadre, compassi, tempere e altri strumenti sono riposti in apposite scatole nelle mensole della classe.

    Le maestre non hanno una cattedra, ma un tavolo di lavoro alla stessa altezza e della stessa grandezza dei banchi. Su un altro ripiano, si trova il PC che viene spesso usato per registrare le verbalizzazioni dei bambini. Alcune interrogazioni vengono fatte in gruppo, con i bambini che imparano a "passarsi la palla", collegando un argomento con un altro.

    Non voglio dire che i difetti e i limiti siano inesistenti, ma come puoi immaginare sono entusiasta.

    Grazie, come sempre, per questi ottimi spunti.

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  3. Che bello leggere questi tuoi post; sono una lampante prova pratica della teoria, tra l'altro, molto spesso astratta in cui la didattica montessoriana viene relegata. Sai da un po' di tempo ho iniziato a riportare una volta a settimana brani tratti da me dai diversi testi montessoriani che ho letto: mi ero resa conto che molto spesso si parlava solo di come fare una lezione o come impostare una giornata di "tipo montessoriano". Ho pensato che riportare sul mio blog il suo pensiero, perchè, non dimentichiamo che, dietro alla figura della didattica montessoriana c'è la Maria Montessori, con le sue percezioni, il suo rispetto, il suo mettersi in gioco; insomma c'è il suo essere un'insegnante, persona, donna che attraverso il bambino vedeva l'umanità, candidata al premio nobel per la pace, non poteva essere altrimenti data la sua particolare umiltà difronte, proprio, agli esseri piu' indifesi sulla terra, dopo i moscerini. Dice: se vuoi conoscere il carattere di una persona guarda come si comporta con chi non gli è utile.
    Allora, dicevo, ho deciso di riportarne il pensiero e, venendo da te e leggendo questi tuoi ultimi post ho provato veramente una bella emozione. Grazie

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  4. Che coincidenza!
    Ieri vado a scuola per una riunione del Comitato genitori e vedo una maestra fuori dalle grazie perchè i bambini urlano, rispondono e non hanno rispetto per il materiale della scuola.
    "Darò una girata anche ai genitori alla prossima riunione!" ha concluso.
    Chissà come finira?
    Palmy ti ho mandato una mail.
    Un abbraccio

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  5. @ mugs: ma il tuo commento è degno di diventare un guest post... vuoi?

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  6. @ anna: vado subito a leggere sul tuo blog, allora... grazie del contributo!

    @ catia: ah, bene... vogliono irreggimentare anche i genitori;-) Ti ho risposto alla mail e scusa ancora una volta il ritardo...

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  7. Non so come lavorano le maestre della scuola che mi precede. So soltanto che io sono in un'aula dove, quando ci giriamo per prendere gli astucci, urtiamo contro i muri, gli armadi o il banco vicino, così si comincia a litigare e a darsi sulla voce. Abbiamo gli armadi per riporre tutto, ma non sono più sufficienti per ventisette, ventotto, trenta alunni (una mia collega ha trentun alunni e nemmeno lo spazio sufficiente sul registro).
    Voglio riprendere il quadernino di storia, i lap-book, la narrazione multimediale, e urto contro i tempi (ah, che Tempi!), i banchi, i computer che ormai vanno a pezzi. E qualcuno che, seduto nel banco, tagliuzza coscienzioso il libro di storia. Be', sarò arretrata, ma gli ho dato una girata...

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  8. @ La prof: i sogni e la realtà: certe volte quando sogno, desidero, intrevedo poi c'è sempre chi, giustamente, mi dà il classico pizzicotto che mi fa di nuovo "atterrare". Ma la vocina mi dice che lo spazio per la novità c'è sempre e non può dipendere dalle circostanze esterne. C'è: è dentro di noi e può venir fuori.

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  9. Mi viene da dire: fallo tu, un ambiente laboratoriale nelle due classi dove lavoro. Io non ho due classi, ho due scatole per sardine. E ho notato che le classi più "tranquille" sono quelle che hanno le stanze più grandi - prima di tutto perché quando si muovono non mettono a repentaglio sé stessi e gli altri.
    Della Montessori so poco o niente, ma da qualche parte devo aver letto che parlava di aule e scuole "a misura di bambino". Ecco, credo sarebbe davvero tempo di cercare di fare delle aule a misura di adolescente.
    Ai nostri gloriosi tempi, Quando La Scuola Era Una Cosa Seria, le classi erano più tranquille... ma per quel che ricordo io, erano anche in aule molto più grandi.

    Comunque chi può fa bene a organizzarsi lo spazio in modo il meno stressante possibile per gli alunni.
    Anche mia madre aveva un gran passeggio in classe... ma aveva anche lo spazio per gestirlo!

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  10. Murasaki, scusa ma voglio proprio dirti una cosa: Non è per niente produttivo l'atteggiamento di profonda lamentela che nutri per l'ambiente scolastico che ti circonda, che, essendo quello per cui lavori, è il luogo in cui passi la maggior parte del tempo della tua giornata. Ai tempi di tua madre... Ai tempi di tua madre c'èra una società che aveva appena finito di vivere il periodo bellico che tutti noi conosciamo per vie ormai indirette; Ma t'immagini se durante la guerra tutti avessero iniziato a piangere inesorabilmente e senza alcun alito muscolare, la loro povertà, la loro precarietà, il loro sguardo perso in mezzo alle rovine. No; i loro muscoli ( il primo il cervello) ha continuato ad elaborare desideri di rinascita e i muscoli hanno fatto tutto il resto innalzando la loro vita al livello al quale la troviamo oggi. No; non porta e non porterebbe assolutamente a nulla star li' a ripetere le cose che non ci piacciono: quella non è azione bensi' commiser-azione. Facciamo muovere i nostri muscoli (primo fra tutti il cervello)... :-)

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  11. Mia figlia-di-mezzo è una bambina con un vero talento artistico. Ha otto anni e disegna meglio di me, che non sono male. Nessuno le ha insegnato la prospettiva, eppure non la sbaglia mai. Ha innato il senso dei colori, delle ombre, un grande spirito di osservazione ed è capace, con poche linee, di centrare subito le particolarità del soggetto. Naturalmente, come tutti i bambini, possiede una razionalità matematica da far invidia! Ha fantasia, scrive poesie e piccoli racconti, tanto che la maestra di italiano ha raccolto qualche sua composizione per inserirli in un liberculo che sta facendo per la scuola. Ma non è affatto un genio: tutto ciò le deriva da una grande curiosità che noi genitori abbiamo sempre coltivato e che è stata utilizzata e coltivata anche dalle sue maestre, fin dall'asilo. Il meglio di sè lo dà nelle ore in cui fanno "laboratorio" e ho avuto occasione di vedere che tali ore si svolgono un po' come racconta mugs for two. Peccato siano solo quattro ore la settimana, ma quando torna a casa in quei giorni è molto più soddisfatta e reattiva. Mia figlia - come tutti i bambini - ha bisogno di credere nelle sue capacità, di sapere di essere speciale per come è e di coltivare a modo suo la capacità di imparare. Credo dovrebbe essere questo il compito educativo della scuola.

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  12. effettivamente è molto più funzionante e il bambino vive con più serenità il tutto!
    Io oltretutto abolirei gli zaini (non i quaderni.. alla fine lo scrivere si perderebbe) a mio figlio ho dovuto comprare dopo 2 settimane di scuola una nuova cartella (questa volta usata su ebay annunci xchè non posso permettermela nuova) con le rotelle. Faccio fatica io ad alzarla!

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