lunedì 3 ottobre 2011

To get a job - Trovare un lavoro (1)

Ogni genitore conosce la preoccupazione sul futuro dei propri figli: troveranno un lavoro? potranno essere contenti del lavoro che svolgeranno? come aiutarli a costruire la propria indipendenza?
Del resto, non è una preoccupazione da rimandare ad un futuro lontano: fin dalla scelta della scuola superiore è opportuno aiutare i figli ad orientarsi, ma anche prima è necessario offrire loro le risorse a nostra disposizione per facilitare il personale percorso di apprendimento.
E si tratta di suggerimenti, che  -adattati- possono dare un'ispirazione a chi il lavoro lo sta cercando da grande.

1) durante la terza media è consigliabile immaginare un progetto di massima, basandosi sulle inclinazioni e gli interessi del ragazzo. Non ci si deve spaventare di orientare il ragazzo, suggerendo e consigliando. Nel dubbio, meglio un percorso che non costringe ad una decisione precoce, che lasci aperte diverse possibilità.
Già durante la scuola media ma soprattutto durante gli anni della scuola superiore, per facilitare l'emergere della decisione si potrà parlare insieme con professionisti, lavoratori esperti e studenti universitari amici per concretizzare i sogni e le aspettative in un'immagine realistica del progetto. Ci si potrà documentare sul web o sfogliare dei libri universitari della facoltà che si vorrebbe scegliere o del corso che si vorrebbe frequentare.


immagine da qui

2) far crescere le idee. Mai rigettare le idee che vengono in mente senza prima averle vagliate. Qualsiasi suggerimento può avere una validità. Le idee migliori vanno coltivate. Ad esempio, se il ragazzo desidera lavorare all'estero, sarà necessario un percorso di apprendimento di una o più lingue straniere. se invece vuole aprire un'erboristeria, occorrerà prendere informazioni per capire come muoversi e quali documenti servono per farlo.

3) non smettere mai di apprendere.Non si finisce mai di imparare, dicevano i nonni. E avevano ragione. Oggi questa frase è ancora più vera: i cambiamenti a cui siamo sottoposti sono così repentini e intensi che non ci possiamo permettere di rimanere fermi al nostro bagaglio culturale di base. Anche chi già lavora deve rinnovarsi continuamente per stare al passo con i tempi: penso per esempio all'introduzione nelle scuole delle Lavagne interattive che ha "costretto" molti docenti ad aggiornarsi. A maggior ragione, chi ancora deve inserirsi nel mondo del lavoro: dovrà stare attento a cogliere le opportunità e in qualche modo a inseguirle, costruendosi una cassetta degli attrezzi sempre in movimento per acchiapparle.

Spero di esservi stata utile, a presto con la prossima puntata...

11 commenti:

  1. Grazie delle notizie sei stata molto utile...adoro la parte del mai smettere di apprendere

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  2. molto interessante!e quando sono le mamme in cerca di lavoro??

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  3. @ elisabetta: lo so, quella parte è la mia filosofia di vita...

    @ busshin: secondo me, adattate all'uopo, queste norme valgono anche per chi è adulto...

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  4. Potrei aggiungere una cosa derivata dalla mia esperienza personale?
    Coltivare il sapere come forma di indipendenza anche economica, incentivando le aspirazioni ad autodterminazione (leggi: lavoretti fin da adolescenti, no paghetta) e all'automantenimento grazie ai proprio studi (leggi: borse di studio che esistono già alle superiori, etc). In questo mondo si arriverà alla fine delle superiori senza l'idea (spesso radicata in Italia) che ci aspetta un tempo indefinito di ilare parcheggio, ma un tempo molto finito di preparazione specialistica, che ci porti nel più breve tempo possibile a ridare alla società ciò che ci ha dato (leggi: lavoro attivo e tasse per ripagare i servizi di cui usufruiamo quando non siamo ancora produttivi).

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  5. Ciao Palmy!
    Questo post è molto utile ed interessante, brava complimenti...
    Buona settimana...

    Ti invito al mio 1° anno di Blog, se ti va

    http://lamagiadelvento.blogspot.com/2011/10/il-1-compliblogsha-da-festeggiare.html

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  6. @ povna: hai ragione, del resto anche io da giovane ho cercato di contribuire al mio sostentamento, per esempio per le spesucce extra.

    @ lena: vengo subito!

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  7. Lo spunto è interessantissimo. L'adolescenza è il periodo migliore per far sentire ai ragazzi che lo studio non è fine a se stesso (un'idea che loro respirano senza che ce accorgiamo). Più difficile è individuare una strada per la vita già a quell'età. Forse se ne dovrebbero coltivare due o tre, ma il percorso che hai indicato è proprio quello giusto, almeno per me. Ciao!

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  8. La mia preoccupazione a volte è al contrario: non mi preoccupa tanto come realizzare i progetti dei miei figli, ma che di progetti ne abbiano. Il problema è un passo indietro: sulle mtivazioni e sulla curiosità suscitata dagli insegnanti. Credo che la scelta della scuola media sia molto importante, perchè se le materie non vengono aperte come un ventaglio, temo che non ci sia la possibilità di innamorarsene. Forse anche l'umore generale di classe influisce su questo. Conosco genitori nella classe di mio figlio che già in seconda elementare prevedono che i figli non andranno oltre la terza media. Nulla di male se è una necessità o una scelta, ma siccome in terza media si è in un'età in cui contano più gli amici dei genitori (così mi dicono) credo che le basse prospettive degli altri possano smorzare gli entusiasmi anche dell'alunno che potrebbe andare avanti a studiare. E' un discorso che ho fatto proprio pochi giorni fa con mio marito. Tu che conosci bene la scuola media, cosa ne pensi?

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  9. @ daniela: certo che la scuola media è importante! Si tratta della scuola in cui il ragazzo viene orientato al suo futuro. A quei genitori di cui parli vorrei fai sapere che l'obbligo scolastico in Italia è di 10 anni e dunque occorre andare a scuola almeno fino al secondo anno del superiore e dopo fino ai 18 anni esiste l'obbligo formativo, da espletare anche tramite stage o apprendistato...
    In ogni caso molto conta il background da dove proviene il ragazzo: purtroppo un ragazzo proveniente da una famiglia che non ha al centro dei suoi valori l'amore per la conoscenza,per lo studio e per il sapere ha meno possibilità di successo di uno che invece è supportato dalle abitudini domestiche, come quella alla lettura, allo studio, alla costruzione di sé anche attraverso il sacrificio. L'insegnante non può trasformare un ragazzo con la bacchetta magica, può e deve fare di tutto per farlo migliorare ma l'alunno parte da un livello di partenza che l'insegnante si ritrova. Se parte da 4 sarà bravo l'insegnante o meglio la scuola che lo porterà a un sei, ma diverso sarà sempre il ragazzo che parte da 8... E questo dipende dal contesto socio-familiare da cui si proviene.

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  10. @ tatagioiosa: certo, coltivare più di un interesse è meglio...

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  11. Figurati! Io la paghetta non l'ho mai avuta, e lavoravo da liceale (ripetizioni ai ragazzini piccoli) e mi mantengono agli studi da quando ho 15 anni e, dai 19, integralmente, e fuori casa, da sola! ;-)

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