mercoledì 26 settembre 2012

Classi di media effervescenza

Le coincidenze.
Da quando è ricominciata la scuola mi ritrovo a pensare a che tipo di insegnante sono. 

Entro spesso in altre classi e vedo scene diverse: file di pupi imbalsamati o bolge incontrollate. E io? "Con lei i ragazzi stanno buoni"- mi dicono i bidelli, che in genere sono i più severi e infallibili giudici degli insegnanti. Li vedo agitarsi a volte, tamburellare sul banco, sventolare quaderni e costruire architetture in equilibrio con matite e altro materiale di cancelleria. Da inesperta docente alle prime armi mal sopportavo questi sommovimenti, che oggi decifro come insopprimibile desiderio di muoversi, dovuto alla quotidiana costrizione nella posizione seduta.

Poi, ed è qui la coincidenza, trovo questo post de Il diario di Murasaki, collega del web che seguo da anni, una delle prime conoscenze nel magico mondo dei blog. Lei dice:

"Raramente le mie classi sono silenziose. Di fatto, quando riesco a parlare per più di un tot di minuti senza nemmeno un'interruzione mi insospettisco e ne concludo che non stanno ascoltando. Sì, certo, quel bel silenzio assorto quando la classe ti ascolta in un unico afflato di anime...  molto gratificante, d'accordo, ma se passa i due massimo tre minuti secondo me non è afflato, è solo che hanno staccato l'audio. Altrimenti commenterebbero. Di fatto, le classi molto silenziose mi mettono addosso un notevole senso di frustrazione.
In pratica il mio ambiente di lavoro consueto è una classe di media effervescenza, con qualcuno in piedi, qualcuno che esce e qualcuno che scrive a qualcun altro mentre uno o due  controllano che la LIM non faccia i capricci e qualcuno mi rivede le bucce perché sette settimane prima ho detto X, oggi dico Y e il manuale, nella didascalia della terza immagine dice Z". 

Anche le mie classi sono così: si partecipa, si chiacchiera a volte, si interrompe - alzando la mano - si domanda, si obietta, si fa. Ogni tanto, come un direttore d'orchestra che ode una dissonanza, lancio occhiate, faccio segnali o alzo il tono di voce per riportare all'ordine qualcuno che si agita un po' troppo, altre volte ricordo che alzare la mano non equivale a ricevere il permesso di parlare e certe altre mi arrabbio pure. Ma l'operosità e il lavoro comune di un laboratorio fanno rumore, devono fare rumore. I monologhi all'uditorio muto e fermo li lascio ad altri.

7 commenti:

  1. immagina il mio laboratorio di artistica, la mia rumorosa Artroom che quest’anno ho sistemato a “isole” seguendo qualche suggerimento delle scuole estere... Ho rinunciato ad avere classi silenziose da un pezzo, se obbligassero gli adulti a stare sul luogo di lavoro in assoluto silenzio ci appelleremmo ai diritti umani! Ho visto aule di artistica dove i ragazzi tiravano linee parallele con il pennello accostando tempere in gradazione in un mutismo da far spavento, mentre la prof alla cattedra interrogava sull’arte micenea... e intanto pensavo sconsolata: "che brava insegnante, io non sarò mai capace di farli stare così..” Ora anche io apprezzo la media effervescenza (di necessità virtù!) e ho paura che nessun bidello mi verrà mai a dire che con me "i ragazzi stanno buoni”. La tua ultima frase mi consola, mi incoraggia, mi affranca dalle frustrazioni, perchè la penso esattamente come te: " l'operosità e il lavoro comune di un laboratorio fanno rumore, DEVONO fare rumore. I monologhi all'uditorio muto e fermo li lascio ad altri”. Grazie Palmy!

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    1. Ma grazie a te! Ammiro molto gli insegnanti come te di arte o di tecnologia... sono materie in cui le classi che lavorano sono difficili da governare!

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  2. Bello leggere qui!
    Mi da speranza.

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  3. Come ho già detto anche a Murasaki, anche le mie classi sono così. Forse perché io non so stare seduta normale (non sto seduta normale: come minimo sono sopra la cattedra), mi ricordo, so quanto è palloso stare seduti per 6 ore. Anche da me media effervescenza. Anche io cerco di intervenire, prima e più spesso con cenni e linguaggio del corpo, quando l'effervescenza tende a uscire dal bicchiere. Ma anche io, soprattutto, credo che un laboratorio sia piacevolmente rumoroso. Come un alveare!

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    1. Evvai! Lo sapevo che eri dei nostri...

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  4. Un laboratorio, sì. In continuo divenire, dove si batte, si pialla, si martella... E le classi di artistica DEVONO essere rumorose. Il buon insegnante di artistica si riconosce, per il collega che arriva all'ora dopo, dall'aula sottosopra, la classe ancora scalmanata e il sorriso soddisfatto degli allievi che vengono a farti vedere i lavori che fanno prima di metterli via ^__^

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