venerdì 11 gennaio 2013

Riflessioni pedagogiche per i venerdì del libro

"Ho commesso un grave errore e se non sono stato capito dal mio allievo la colpa è mia. Dalla figura di un oggetto alla sua rappresentazione alfabetica la distanza è enorme e per Victor la difficoltà è insormontabile al punto in cui si trova della sua istruzione. Devo dunque cercare un metodo più affine alle facoltà ancora intorpidite del nostro selvaggio, un metodo in cui ogni difficoltà vinta lo porrà all'altezza della difficoltà da vincere". 

Sorprendente questa frase, vero?

L'ha scritta Jean Itard, riflettendo sul rapporto con Victor, il celebre ragazzo selvaggio dell'Aveyron (l'immagine è tratta dal film Il ragazzo selvaggio di Truffaut). Nel 1800 il dodicenne, cresciuto nella boscaglia, si fece catturare, suscitando l'interesse della comunità scientifica. Fu ricoverato in un istituto e affidato alle cure di Madame Guerìn, che attraverso la relazione affettiva si impegnò a lungo per promuoverne lo sviluppo. Il medico Itard, opponendosi a chi riteneva inutile ogni sforzo educativo, costruì dei materiali didattici per l'esercizio sensoriale del ragazzo, ponendosi di fatto come il padre della pedagogia della disabilità. Di fronte agli alti e ai bassi e ai numerosi fallimenti scrisse quella mirabile frase.

Lo studioso Cecconi nota che quella frase contiene i principi di una relazione educativa positiva e efficace, non solo nei confronti del disabile aggiungo io.

-Ho commesso un grave errore e se non sono stato capito dal mio allievo la colpa è mia.
La responsabilità della relazione educante è di chi educa, chi è adulto deve porsi in questione se i suoi metodi non funzionano.

-Dalla figura di un oggetto alla sua rappresentazione alfabetica la distanza è enorme: Itard si rende conto, ben prima di Piaget che lo sviluppo cognitivo dal concreto all'astratto procede per gradi e che il passaggio dall'uno all'altro a volte è insormontabile, occorre sostenerlo con passaggi intermedi e piccoli passi.

-e per Victor la difficoltà è insormontabile al punto in cui si trova della sua istruzione. Già, anche qui ben prima di Maria Montessori, Itard scopre che l'apprendimento va osservato e va analizzata la situazione di partenza.

-Devo dunque cercare un metodo più affine alle facoltà ancora intorpidite del nostro selvaggio: non è l'alunno che non capisce, che è tonto, che non mi segue, sono io che devo trovare un metodo, una strada per avvicinarmi a lui, un metodo affine alle sue caratteristiche.

-un metodo in cui ogni difficoltà vinta lo porrà all'altezza della difficoltà da vincere. Un metodo in cui ogni novità è agganciata a quanto già appreso. Mastery learning ante litteram?

E pensare che siamo a due secoli di distanza e ancora sulla bocca di tanti insegnanti sento fastidio per chi non riesce a stare al passo, la zavorra delle classi, impazienza se la classe non segue, sarcasmo sugli errori e accuse alla scarsa intelligenza!

Il libro che vi consiglio, a questo punto avete capito perché, è:



Un libro, un film: Il ragazzo selvaggio di F. Truffaut (1970)



16 commenti:

  1. Grazie, non aggiungo altro! Un salutone...
    Nadia

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  2. Interessante. Lo prenderò sicuramente.

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  3. Avviso per la 'povna: se passi di qua sappi che il mio commento al tuo post è nello spam! (wordpress ultimamente mi scambia per monnezza)

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  4. Bellissimo post. Complimenti, ti seguirò.

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  5. Che bellezza :)
    una bella lettura. mi piace!

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  6. Eccomi: provveduto a 'salvarti' (per fortuna che guardo lo spam quotidianamente, grazie comunque - a proposito: secondo me la ragione per cui ti dà spam è che metti nella prima riga, quella in cui andrebbe il nome, il sito internet. Che è una pratica che di solito mettono in atto i siti di spam. Di solito quando ti de-spammizzo provvedo anche a editare il tuo commento perché compaia normale. Oggi l'ho lasciato, così se passi da me vedi, anche dal confronto con come appaiono gli altri, che cosa intendo).

    Venendo a noi: era tanto che mi incuriosiva 'sto libro. Prendo dunque subito il consiglio e lo faccio mio! Grazie! :-)

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    1. Non so, io ho riempito il modulo dell'account Wordpress la prima volta che l'ho registrato e non mi ha dato mai problemi, ora invece li dà... vedo cosa posso fare per cancellare, ma il login prevede la mia mail e una password... vado a vedere

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    2. Prevede nome e pw, non l'indicazione del sito al posto del nome: vedi che ha funzionato?!

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    3. ok, ma mi chiedo perché finora non me ne ero mai accorta... bà. Comunque tutto è bene quel che finisce bene...

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  7. Le tue riflessioni mi catturano sempre. Mi è piaciuta soprattutto la tua prima osservazione sulla frase "Ho commesso un grave errore e se non sono stato capito dal mio allievo la colpa è mia". Quanto mi ci ritrovo. Sapersi prendere le proprie responsabilità senza far ricadere sempre la colpa sull'altro non è cosa facile, richiede onestà con se stessi e molto coraggio. Un punto su cui lavorare parecchio.
    Grazie per gli spunti e buon fine settimana

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    1. Grazie a te di questo tuo contributo... hai ragione, la prima frase può essere interpretata non solo nel campo dell'insegnamento!

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  8. ma allora esistono??
    Insomma ci sono educatori e insegnanti che mettono al primo posto la persona anzichè l'allievo che presuppone voti, giudizi e verifiche?

    E' uno spunto validissimo questo post per me e per la mia esperienza di mamma con un'esperienza desolante di scuola (elementare).
    Mi ha colpito molto la parte "Dalla figura di un oggetto alla sua rappresentazione alfabetica la distanza è enorme", a me è sempre sembrato un concetto banale, anche quando non avevo sentito parlare di Piaget, invece già dalla 1^ elementare l'insegnamento è astratto.

    Inoltre io parto dal concetto che sono l'educatore/genitore e , come tale, ho la responsabilità di mettermi in discussione ed evolvere. Ho trovato invece tante certezze ("si fa così") e nessun commento propositivo.

    Insomma il libro lo leggerò, non fosse che per recuperare un po' di auto stima......
    alessandra

    p.s. dovresti linkarlo a Schoolmommies!

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