venerdì 10 febbraio 2012

L'ultimo bambino nei boschi


Lo scorso venerdì vi avevo annunciato che avrei al più presto scritto una recensione sui miei ultimi acquisti. Desidero cominciare da L'ultimo bambino dei boschi, per la ricchezza e la densità di spunti che mi ha lasciato.


Il primo spunto è il valore dell'esperienza diretta delle cose.
L'impoverimento dell'esperienza è evidente per chiunque abbia a che fare con i ragazzi di oggi: non sempre esempi che funzionano per chi scrive e in genere per chi abbia più di trent'anni risultano validi per chi oggi ha dieci anni, così come chi oggi ha sessant'anni rappresenta l'ultima propaggine di un mondo che ha vissuto nella fanciullezza un contatto diretto e costante con la natura.
L'educazione oggi enfatizza la comunicazione mediata, simbolica, astratta a scapito di un contatto diretto, non solo visivo, ma anche tattile con le cose.
Nelle facoltà di medicina dire che il cuore è una pompa non giova a far capire perché i giovani studenti raramente o mai hanno avuto un'esperienza dei principi di spostamento di liquidi, di travasi, di irrigazione...


"Quasi sempre apprendiamo creando, producendo e sentendo con le mani e, anche se molti credono il contrario, il mondo non è completamente accessibile mediante una tastiera" (p. 66).
Sapete che sono una paladina dell'hands on learning (liberamente tradotto da me con l'espressione studiamo con le mani): queste parole sono state per me un vero balsamo!


L'esperienza, come impatto con la realtà, non solo ascolto di una lezione su di essa o visione di una sua riproduzione su uno schermo, è la madre della conoscenza. 
Si apprende per esperienza, lo diciamo. Ma da insegnanti ne facciamo il punto di riferimento della nostra didattica? Da genitori investiamo sul contatto dei nostri figli con la natura?


Questo post partecipa a I venerdì del libro di Homemademamma



28 commenti:

  1. Ciao, grazie per la recensione e le riflessioni. Vorrei aggiungere un'ulteriore domanda: E noi, da adulti, come curiamo il nostro rapporto con la natura all'aria aperta, con il passare delle stagioni, con la natura che é il nostro corpo (basti pensare ai cambiamenti con l'etá che avanza, o periodi di malattia, gravidanza e altro...)?
    Buon finesettimana, ciao!

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  2. Che bella recensione mi hai incantato

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  3. non lo conoscevo: lo cercherò!!!
    Grazie

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  4. Apprendere creando, producendo, sentendo con le mani, ma anche con gli altri sensi.
    Questo è il messaggio che ogni giorno mi lancia mia figlia, sempre più restia ad affrontare lo studio mnemonico di nozioni e quindi sempre più in crisi perchè questo è quello che la scuola chiede. Vorrei aiutarla a non essere annoiata!

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  5. La tua recensione mi fa capire che il libro è come me lo immaginavo e che dovrò procurarmelo in qualche modo. Il tema mi sta davvero molto molto a cuore.
    Mi è piaciuta molto anche la domanda-riflessione di Sybille.
    A presto e grazie per la recensione!

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  6. @ sybille: hai ragione, anche noi ultratrentenni ;-) non siamo abituati a questo contatto e ascolto della natura e del corpo... Io ho dovuto lavorare parecchio per impararlo...

    @ Elisabetta e @ Luigi: pubblicherò almeno un altro post sull'argomento, è un libro che mi è piaciuto molto

    @ Catia: come ti capisco... ma già prenderne coscienza è un passo importantissimo

    @ Tamara: grazie a te per il tuo contributo...

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  7. Faccio attività educazione ambientale nelle scuole materne e primarie, purtroppo devo dire che i genitori non investono più nella "natura", i bambini si stanno allontanando sempre di più dal contatto con essa, sono dei perfetti cittadini digitalizzati ma non sanno più fare (ed apprezzare) una passeggiata nel bosco, per fortuna ci sono delle eccezioni che mi danno un po' di speranza ma sono pochine.

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  8. @ kemate: purtroppo confermi con la tua testimonianza la tesi espressa in questo libro!

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  9. Ciao Palmy, aspettavo con avidità la tua recensione, perchè la scorsa settimana questa tua proposta mi ha molto incuriosita. Portroppo le tesi sostenute da Kemate sono vere, ma chi ha bambini molto piccoli non può non notare come ciò non corrisponda alle loro spontanee inclinazioni. I bambini vivono in perfetta armonia con i ritmi naturali e l'ambiente, si tratta di una ricchezza che però va progressivamente erodendosi con la crescita, accentuata dal fatto che noi genitori non incoraggiamo con i nostri comportamenti le scoperte e le esplorazioni dei bambini. Ci sarebbe tanto da scrivere. Spero di riuscire entro stasera anche a rispondere alle tue domande su Juul. Prima però voglio finire il giro. Un caro saluto.
    Michela

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  10. Ma lo sai che come ho iniziato a leggere il post mi è subito venuto in mente mio papà che è chirurgo che dice sempre che si è persa nella professione rispetto a quando andava lui all'università la clinica a favore dei protocolli, che saranno anche importanti ma ben diversa cosa dall'esperienza diretta dei tempi passati!
    Noi cerchiamo il più possibile di metterli in condizione di fare esperienza, che sia sporcarsi di terra in giardino o rompere per sbaglio un bicchiere quando vogliono fare da soli, credo sia davvero importante per farli crescere responsabili della loro libertà. Ciao ciao :)

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  11. @ Michela: per la mia richiesta non c'è fretta, figurati. Quello che dici sulla progressiva perdita di spontaneo interesse per la natura è profondamente vero e lo spiega bene anche l'autore. L'iperstimolazione della Tv e dei videogiochi e simili rende i più grandicelli restii a farsi appassionare dallo spettacolo naturale!

    @ La casetta delle idee: ciò che racconti impressiona... la capacità di osservazione è proprio una delle cose che stiamo perdendo e questo in una professione come quella medica è deleterio!

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  12. Anche io mi riallaccio alla tua giusta domanda e ai commenti: e noi, quanto siamo consapevoli del fatto che il nostro essere alla sommità della catena biologica è solo darwinismo e caso, e che non durerà per sempre, e che...
    Siamo l'unica specie vivente che impatta sul mondo in maniera così disastrosa. Bene dunque qualunque libro, e riflessione, che contribuisca a renderci consapevoli del problema!

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  13. Un mese fa passeggiando con mio figlio in campagna abbiamo incontato un allevamento di cavalli: ci siamo avvicinati, Pietro ha voluto prendere un po' di biada da dare al cavallo più vicino alla staccionata.
    Si è avvicinato ilproprietario che ci ha chiesto se era la prima volta che il bimbo vedeva i cavalli: gli ho risposto che avevamo la fortuna di poterlo portare spesso in giro per la campagna, per entrare a conattto con natura e animali. Il proprietario mi ha fatto notare che avevo usato la parola giusta: fortuna. In molto vorrebbero vivere più a contatto con la natura ,ma per tanti motivi non possono farlo: un pizzico di fortuna, oltre alla buona volontà, serve anche a questo.

    Grazie per la tua recensione, buon week end.

    Grazia

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  14. ho letto quel libro 2 anni fa circa... perchè mi aveva attratto il titolo... e da quel momento è fonte di molte ispirazioni per i miei bambini, per il nido in famiglia e per i laboratori in giro per il territorio. Mi ha fatto tanto riflettere il deficit da natura e cerco di fare in modo che sia una "malattia da evitare" ... per questo ho indetto il 2012 l'anno verde... almeno per me... verde come cibo, autoproduzione, risparmio e tanta vita fuori, all'aria aperta, liberi liberi. grazie per il tuo spunto... condivido appieno! sara

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  15. Ciao Palmy, condividendo l'esperienza dell'insegnamento, posso confermare quello che dici dei ragazzi. Da quello che ho vissuto, aggiungerei che è minore anche l'esperienza che i ragazzi fanno delle situazioni e delle persone, con conseguenze sul piano linguistico e, quindi, con minori capacità nella relazione. Hai questa sensazione anche tu?

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  16. Bel libro, interessanti riflessioni.

    Per ora ho la coscienza a posto, anzi una cosa che alcune Cassandre qui vicino (parenti e amici) prefigurano è che mia figlia sarà desocializzata quando entrerà nella fase in cui i bambini si confrontano tra loro. Secondo questi osservatori devono poter parlare dei cartoni che vedono in TV (che noi abbiamo scelto di non avere più da 4 anni) o ammirare il vestito firmato che va di moda, perchè ha un bagaglio di esperienze totalmente diverse dagli altri bambini (per avere 4 anni appena ha visto e sperimentato più cose di molti adulti) e, ovviamente influenzata da come la penso io, ha idee e gusti abbastanza... originali.

    Anche se, per sicurezza (!), ci hanno riempito casa di oggetti rosa della famosa gattina e qualche cartone su youtube lo vediamo.

    Non vi sembra paradossale che si ravvisi il rischio di crescere bambini diversi perchè si rifiutano certe follie di massa? Non è pericolosa follia quello che ci riporta Kemate?

    Lei sa cosa è un grillo (ma quanto sono belli grilli e cavallette?), ha bevuto il latte appena munto di una mucca quando ad un alpeggio ce l'hanno offerto e visto anche sia come si munge, sia come si fa il formaggio e persino come si "smiela" (per me un impegno preciso a farle fare il maggior numero di esperienze visto che cucino solo vegan e sono animalista, così come io avevo bevuto un intruglio non ben definito in un monastero tibetano in cui le condizioni igieniche... lasciamo stare! ma sono qui a raccontarvelo ;) ) e la porto ovunque sia possibile andare, anche se di base viviamo in Brianza abbiamo alcune piccole autoproduzioni sul balcone (basta un vaso per avere i pomodorini, che sono anche belli da vedere tra l'altro, ma quando lo dici sembra che tu sia "strana") e lei sa quando una verdura è di stagione. E leggo leggo leggo con e per lei e la lascio fare gioco libero con quello che ricicliamo e a volte mi stupisce per le cose che fa. Speriamo basti, ammetto che a volte sono preoccupata.

    Bella la riflessione di Sybille, anche io ho dovuto lavorarci molto. Ancora ci lavoro...

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  17. @ la povna: sulla teoria del caso, lo sai, non sono d'accordo, la ritengo una spiegazione inadeguata di fronte a cotanta bellezza del creato - compresa la mente umana. Sull'impatto deleterio che l'ultima generazione di uomini sta riversando sul pianeta mi trovi invece perfettamente d'accordo, ci mancherebbe...

    @ to write down: la fortuna è una delle componenti, come dici tu... ma anche chi gode di tutte le condizioni favorevoli non sempre sfrutta l'occasione. La discriminante maggiore è a mio parere la consapevolezza...

    @ sara: 2012 anno verde, bellissimo!

    @ jessica: certo, povertà di esperienza e povertà di relazione vanno d'accordo. Noto anche come dicevi tu un impoverimento linguistico come incapacità di dare un nome alle emozioni, agli eventi, alle cose...

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  18. @ Cì: ti ringrazio del tuo... post (!), hai detto delle cose importantissime, hai detto di quanto impegno e di quanta attenzione ci vuole per mettere a disposizione dei nostri figli una vita... vera! Grazie!

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  19. Un libro che va sicuramente letto. Dopo la tua splendida recensione, poi... Dovrò procurarmelo.

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  20. Libro interessantissimo, cosi' come le vostre riflessioni.
    Da quando siamo qui a Zurigo, devo dire che il nostro "rapporto" con la natura è cambiato in meglio (ed era già buono). PF è sempre e continuamente a contatto (fisico) con essa e non solo perchè siamo vicini ai boschi, ma soprattutto perchè la scuola cura molto questo aspetto: escono tutti i giorni, ne parlano continuamente, la sperimentano in attività e lavoretti. E' un approccio diverso.
    Ora qui tra i bimbi vanno per la maggiore i ciondolini raffiguranti gli animali che vengono dati al supermercato con la spesa. Qualche mese fa c'era l'album degli animali del mondo... Son sempre gadget, è sempre moda, ma devo dire che preferisco questi che i soliti "personaggi".
    La questione che solleva Ci' in effetti me la pongo anch'io. Per ora non ho risposte!

    Grazie per il suggeriemnto e questo interessantissimo scambio di riflessioni

    Paola

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  21. @ stefania: grazie!

    @ paola: che bello sapere che nella scuola di tuo figlio, ad una temperatura non certo tropicale, si esce tutti i giorni... e qui certe volte i genitori si lamentano se li portiamo in cortile!

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  22. il tema mi interessa, sebbene per fortuna, grazie alle lunghe vacanze estive fuori città da un lato e al fatto che io sono cresciuta in campagna e quindi mi abbandono volentieri con lei ai ricordi per me e alle scoperte per lei (ricordo ancora quando alice cercava di riportare le ranocchiette appena nate nello stagno, a casa mamma... no tesoro, loro ora vanno verso la terra... ma per lei era un controsenso... ma aveva solo tre anni appena), nostra figlia sperimenta di persona altri ambienti, compatibilmente con allergie ecc. Ho notato però che l'autrice è Silvia Vegetti Finzi, quindi la sua è una lettura psicologica... mi incuriosisce, perché non riesco a immaginarmi quali aspetti ha messo in evidenza e come li ha trattati... terrò presente questo suggerimento

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  23. Ciao, Palmy.
    Grazie per la recensione, perchè mi fai venire voglia di rileggerlo. A una prima lettura mi era sembrato che parlasse motlo della necessità del contatto cn la natura ma non di come proporla. In effetti dopo mi sono accorta che non servivano grandi attività: bastava andare in un bosco. Noi però siamo un caso a parte, rispetto a molti altri bambini i miei hanno la fortuna di passare molto tempo nei boschi e sulle montagne del Trentino. Mi riprometto di raccontarti la loro visione della natura. Ciao

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  24. A me invece aveva destato molte perplessità che al tempo ho riassunto in un post di qualche tempo fa.
    http://momatwork2011.wordpress.com/2010/03/11/this-is-not-america/
    In questo caso mi sentirei di dire, per carità, hands off nature!

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  25. Di cosa tratta il libro precisamente? La recensione è bella ma omette di parlare in modo più dettagliato del contenuto del libro, a parte il fatto che parla del rapporto dei bambini con la natura :) Te lo chiedo perchè il tema mi sta particolarmente a cuore ma prima vorrei avere delle informazioni più sostanziali sul libro. Grazie!

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  26. @ andreina; ecco la recensione di ibs
    I bambini passano sempre più tempo chiusi in casa o in classe e sempre meno all'aria aperta. Sta crescendo una generazione per la quale la natura non è più l'"ambiente naturale", ma qualcosa di esotico ed estraneo, spesso vissuto come pericoloso. In questo libro si definisce il "disturbo da deficit di natura" ma anche i metodi per aiutare genitori e figli a stabilire un contatto diretto con la natura, formidabile strumento per sconfiggere altri disturbi e malattie dell'infanzia e dell'adolescenza, dall'obesità al deficit di attenzione alla depressione, e favorire il pensiero critico, la capacità di risolvere i problemi e la creatività.
    E poi tra i miei post più recenti:
    http://laproffa.blogspot.com/2012/02/outdoors-learning-per-i-venerdi-del.html

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  27. Perfetto, ti ringrazio! Il disturbo da deficit di natura mi era finora ignoto, anche se posso benissimo figurarmelo - e dev´essere una cosa terribile. La natura vissuta come pericolosa, la "cattiva matrigna" di leopardiana memoria... No grazie!!
    Cercherò il libro perchè mi pare molto interessante. Grazie ancora!

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