sabato 27 settembre 2008

Il labirinto: metafora della vita


Ci sono immagini che mi attraggono in modo ricorrente, che mi incuriosiscono. Una di queste è il labirinto. 
Le origini non solo si perdono nella notte dei tempi, ma se ne ritrovano rappresentazioni a tutte le latitudini e in zone completamente indipendenti: probabilmente esso nacque come forma architettonica atta conservare e proteggere tesori o vie di fuga. Infatti, la sua pianta contorta è costruita apposta per confondere chi entra che tende a perdere, dopo l'ingresso, qualsiasi punto di riferimento.
Il labirinto più famoso è però quello di Cnosso, costruito da Dedalo per custodire il mostruoso Minotauro, sconfitto poi da Teseo con l'aiuto di Arianna. Rappresenterebbe la vittoria della ragione su ciò che è animalesco tramite il paziente dipanarsi di un filo tenuto da Arianna, l'anima. Esistono fin dalla preistoria anche labirinti come segni grafici, impressi sulla pietra o su altri materiali.
Vi sono anche labirinti letterari, come quello descritto da Petrarca nel Canzoniere: il poeta dice che vi entrò quando si innamorò di Laura e che non riuscì più a uscire. 
I labirinti sono quindi di due tipi: quelli con scelta multipla e percorsi senza sbocchi che possono non portare alla meta; quelli a percorso tortuoso ma obbligato, detti unicursali e storicamente originari. I primi rispecchiano una visione pessimista in cui la meta rimane quasi irraggiungibile; i secondi invece portano alla meta, anche se attraverso soste, momenti di scoramento, esitazioni, ripensamenti. 
Ci vuole una buona dose di pazienza per raggiungere il centro anche se appare a tratti così vicino. A questo secondo modello appartiene il labirinto pavimentale di Chartres. A questo link interessanti approfondimenti tra cui una simulazione del percorso di andata e ritorno. Ci sono diversi punti del tracciato, anche subito all'inizio del cammino, in cui la meta è lì, ma non puoi ancora accedervi. Devi allontanartene, devi quasi volgerle le spalle, sembra quasi perduta, ma poi il cammino ti riporta improvvisamente a sperare. Devi lasciare per strada presunzione e fretta: le scorciatoie nella vita non esistono. Anche in montagna la vetta ti appare subito in tutto il suo splendore (e se così non fosse non cominceresti neanche a camminare) ma poi non la scorgi più,  proprio quando sei molto vicino. Non è il momento di cedere alla disperazione. Perché sai che la meta c'è. L'hai già vista. E sei sulla strada giusta.
Lo stesso schema del labirinto di Chartres si trova all'ingresso del Duomo di Lucca, una delle città poste sulla via Francigena. Essa era nel Medioevo un'importante via di pellegrinaggio verso Gerusalemme. 

Quindi il labirinto rappresenta anche il cammino del pellegrino verso la città santa e per estensione verso la Gerusalemme celeste. Nell'interpretazione cristiana il filo di Arianna è la fede, che soccorre le intuizioni e la forza della ragione. Ma c'è un'altra simbologia cristiana che è ancora più appassionante: Teseo è Cristo stesso che si sottopone alla prova e che una volta sconfitta la morte ritorna per portare con sé tutta l'umanità.
"Nel labirinto non ci si perde. Nel labirinto ci si trova". (H. Kern)

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