mercoledì 3 settembre 2008

Rompicapi scolastici


Non ci si crede: dalle ore 8,30 alle 13,30, quasi senza interruzione, siamo stati chiusi in un'aula per formare le classi prime. Oltre a me c'erano altri due di Lettere di I media, un docente di scienze motorie, il vicepreside, il docente responsabile dei corsi musicali e due maestre di V.

I fattori del rompicapo erano: 121 alunni di cui 9 ripetenti (2 diversamente abili, che per comodità da ora in poi classificherò come H) e altri 5 H, più 21 casi problematici suddivisi dalle maestre in problematici normali, problematici al quadrato e problematici al cubo e una trentina di "ottimi", il tutto da redistribuire in 5 prime, tenendo conto delle richieste dei genitori (chi ha scelto il corso musicale, chi il tedesco, chi lo spagnolo, chi il francese).

Dopo discussioni, ipotesi, tentativi di tirare a sorte i casi più spinosi, contrattazioni di alta diplomazia, invasioni di campo da parte di colleghi che avevano avuto richieste varie da parte di genitori ansiosi, abbiamo condotto la nave in porto pur tra mille peripezie. Il risultato scontenta un po' tutti: c'è chi ha quattro ripetenti, ma "fantasmatici" (il collega che li ha così apostrofati intendeva dire che sono spesso assenti), chi un alunno H ma 5 casi problematici, chi quattro ottimi e due problematici al cubo, chi addirittura un solo caso grave che è insieme ripetente, H e problematico all'ennesima potenza!
Ma il lungo lavoro è servito almeno a evitare le famigerate classi-ghetto, soluzione facile ma profondamente ingiusta per tutti.

La mia classe, che conoscerò il 12 settembre è una delle due sezioni musicali, con inglese e spagnolo e contiene: n. 25 alunni di cui sei ottimi, 2 alunni H, 1 ripetente, 3 casi problematici di cui 1 al cubo! Che ne dite, m'è andata male?!

6 commenti:

  1. In questo panorama, i ripetenti dopo tutto mi sembrano quasi da leccarsi i baffi!...
    :o)
    Tornando un po' più seria, che tristezza che la scuola debba gestire l'emergenza sociale come se fosse qualcosa di normale. Non è giusto per gli insegnanti, sulla via del burn-out, ma soprattutto non è giusto per i disabili e i problematici alle varie potenze, che avrebbero diritto ad essere accolti in modo ben più specifico e professionale.
    Non sto parlando di scuole speciali, non parlo contro l'integrazione, che è sacrosanta.
    Dico che l'integrazione, quando è realizzata imponendo semplicemente la presenza di chi ha problemi seri, buttando selvaggiamente la persona sofferente in mezzo agli altri, rischia di essere controproducente su tutti i fronti.
    Scuola e sanità dovrebbero essere le priorità di ogni governo, e nella scuola la precedenza (in termini di risorse) dovrebbe essere riservata al sostegno, all'affiancamento professionale e specialistico per le problematiche speciali, all'intreccio con la società civile e il volontariato.

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  2. @pokankuni: sante parole, ma ti pare che il governo faccia le scelte sulla base di quello che è giusto? A me sembra che il criterio sia il risparmio. E basta.

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  3. da me abbiamo moltissimi "diversamente abili" (che squallido lo scolastichese...) e una quantità inadeguata di docenti di sostegno...
    in realtà se uno non ha mai vissuto sulla sua pelle o sulla pelle di amici cosa è lo strazio di essere soli ad affronare la croce di un figlio disabile, non riesce a guardare la sistemazione delle cattedre se non col criterio del risparmio...

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  4. Non so... forse poteva andarti peggio!
    Sarà che ancora devo carburare a pieno regime, sarà che sto scivolando lentamente verso una sorta di rassegnazione (?), non mi va di affrontare con ansia le situazioni "nuove".
    Ritengo che la formazione delle classi sia sempre una questione delicata e impegnativa, quasi quanto la quadratura del cerchio. importante è aver lavorato secondo criteri non troppo rigidi.
    A presto

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  5. @ anna righeblu: e invece grazie a chi presiedeva la seduta della commissione il vicepreside nonché insegnante di matematica nonché maniaco di statistiche e altre amenità del genere... abbiamo seguito criteri molto rigidi!

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